Tesi etd-03132026-093638 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
LENTINI, GIUSEPPE
URN
etd-03132026-093638
Titolo
La protezione navale del commercio internazionale e l’Operazione EUNAVFOR Aspides: implicazioni economiche e strategiche per l’Italia e l’Unione Europea
Dipartimento
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
SCIENZE MARITTIME E NAVALI
Relatori
relatore C.C. (AN) Maio, Giacomo
Parole chiave
- Aspides
- Houthi
- Mar Rosso
- Marina Militare
Data inizio appello
31/03/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Il mare rappresenta da sempre il motore principale dell'economia globale e la garanzia della prosperità delle nazioni, ma nel terzo decennio del XXI secolo la sua sicurezza non può più essere data per scontata. L'ordine internazionale che regola la vita degli oceani, fondato sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) del 1982 e sul principio della libertà di navigazione, si trova oggi a fronteggiare una sfida senza precedenti. Se per decenni la possibilità di navigare liberamente è stata percepita come un diritto acquisito, garantito dalla stabilità internazionale, la fine del 2023 ha segnato un punto di svolta.
La crisi scoppiata nello Stretto di Bab el-Mandeb, innescata dagli attacchi sistematici delle milizie Houthi dello Yemen contro le navi mercantili, ha dimostrato chiaramente come la sicurezza delle rotte commerciali non sia più un fatto automatico, ma un obiettivo che richiede una difesa attiva e costante. La tesi si propone di analizzare la risposta strategica messa in campo dall'Unione Europea e dall'Italia per fronteggiare questa minaccia. L'indagine parte dall'esame della natura specifica di questa minaccia, che si rivela qualitativamente diversa dai fenomeni di pirateria visti in passato, come quelli nelle acque somale. La campagna degli Houthi rappresenta un vero e proprio conflitto ibrido e tecnologico: per la prima volta vengono impiegati missili balistici antinave contro obiettivi mobili civili, insieme a sciami di droni aerei e imbarcazioni teleguidate esplosive. Questo scenario ha creato un grave problema di sostenibilità economica per le marine occidentali, noto come "asimmetria dei costi": gli attaccanti utilizzano armi molto economiche per bloccare il commercio marittimo, costringendo le forze di difesa a utilizzare missili intercettori estremamente costosi e tecnologicamente avanzati per proteggere le navi. In questo contesto complesso, la nascita dell'Operazione Aspides viene esaminata come una scelta politica precisa dell'Unione Europea per affermare la propria autonomia. La decisione di lanciare una missione dotata di un mandato esecutivo ma "puramente difensivo" (distinta politicamente dall'operazione degli Stati Uniti Prosperity Guardian e dagli attacchi offensivi sul suolo yemenita) riflette la volontà europea di proteggere i flussi commerciali vitali evitando, allo stesso tempo, di alimentare un'escalation militare nella regione. Aspides diventa così un banco di prova fondamentale per capire se l'Europa è pronta a trasformarsi da attore che scrive le regole ad attore capace di garantire la sicurezza fisica dei propri interessi. Un'attenzione centrale e prioritaria è dedicata al ruolo dell’Italia, per la quale la crisi del Mar Rosso non è solo un problema di politica estera, ma una minaccia diretta alla propria sicurezza economica. Con una quota stimata intorno al 40% del proprio commercio marittimo che dipende dal transito attraverso il Canale di Suez, l'Italia è esposta più di altri partner europei al rischio di un isolamento economico. Se la deviazione delle navi verso la rotta più lunga che circumnaviga l'Africa diventasse permanente, i porti del Mediterraneo come Genova, Trieste e Gioia Tauro verrebbero tagliati fuori dalle rotte principali, a vantaggio dei porti del Nord Europa. Attraverso l'analisi del concetto di "Mediterraneo Allargato", la ricerca dimostrerà come l'impegno italiano in Aspides non sia casuale, ma risponda a una precisa necessità nazionale. L'Italia ha infatti assunto fin da subito un ruolo di leadership, prendendo il Comando Tattico della forza in mare e inviando le sue navi più avanzate, come i Cacciatorpediniere Classe Orizzonte, per garantire che il Mediterraneo resti al centro dei flussi commerciali. Il lavoro di ricerca si svilupperà seguendo un percorso che partirà dall'analisi delle regole internazionali sulla navigazione e dall'evoluzione tecnologica della minaccia Houthi; esaminare nel dettaglio l'Operazione Aspides per poi valutare i danni economici concreti della crisi, quantificando l'aumento dei costi delle assicurazioni e dei trasporti marittimi. Verrà successivamente confrontata con le precedenti missioni europee come Atalanta e Irini; per concludere infine con una riflessione sul futuro della difesa europea. Ci si interrogherà se l'esperienza di Aspides possa rappresentare il primo passo verso una vera capacità navale comune, necessaria per proteggere gli interessi del continente in un mondo sempre più instabile e per evitare che l'Europa subisca passivamente le conseguenze dei conflitti globali.
La crisi scoppiata nello Stretto di Bab el-Mandeb, innescata dagli attacchi sistematici delle milizie Houthi dello Yemen contro le navi mercantili, ha dimostrato chiaramente come la sicurezza delle rotte commerciali non sia più un fatto automatico, ma un obiettivo che richiede una difesa attiva e costante. La tesi si propone di analizzare la risposta strategica messa in campo dall'Unione Europea e dall'Italia per fronteggiare questa minaccia. L'indagine parte dall'esame della natura specifica di questa minaccia, che si rivela qualitativamente diversa dai fenomeni di pirateria visti in passato, come quelli nelle acque somale. La campagna degli Houthi rappresenta un vero e proprio conflitto ibrido e tecnologico: per la prima volta vengono impiegati missili balistici antinave contro obiettivi mobili civili, insieme a sciami di droni aerei e imbarcazioni teleguidate esplosive. Questo scenario ha creato un grave problema di sostenibilità economica per le marine occidentali, noto come "asimmetria dei costi": gli attaccanti utilizzano armi molto economiche per bloccare il commercio marittimo, costringendo le forze di difesa a utilizzare missili intercettori estremamente costosi e tecnologicamente avanzati per proteggere le navi. In questo contesto complesso, la nascita dell'Operazione Aspides viene esaminata come una scelta politica precisa dell'Unione Europea per affermare la propria autonomia. La decisione di lanciare una missione dotata di un mandato esecutivo ma "puramente difensivo" (distinta politicamente dall'operazione degli Stati Uniti Prosperity Guardian e dagli attacchi offensivi sul suolo yemenita) riflette la volontà europea di proteggere i flussi commerciali vitali evitando, allo stesso tempo, di alimentare un'escalation militare nella regione. Aspides diventa così un banco di prova fondamentale per capire se l'Europa è pronta a trasformarsi da attore che scrive le regole ad attore capace di garantire la sicurezza fisica dei propri interessi. Un'attenzione centrale e prioritaria è dedicata al ruolo dell’Italia, per la quale la crisi del Mar Rosso non è solo un problema di politica estera, ma una minaccia diretta alla propria sicurezza economica. Con una quota stimata intorno al 40% del proprio commercio marittimo che dipende dal transito attraverso il Canale di Suez, l'Italia è esposta più di altri partner europei al rischio di un isolamento economico. Se la deviazione delle navi verso la rotta più lunga che circumnaviga l'Africa diventasse permanente, i porti del Mediterraneo come Genova, Trieste e Gioia Tauro verrebbero tagliati fuori dalle rotte principali, a vantaggio dei porti del Nord Europa. Attraverso l'analisi del concetto di "Mediterraneo Allargato", la ricerca dimostrerà come l'impegno italiano in Aspides non sia casuale, ma risponda a una precisa necessità nazionale. L'Italia ha infatti assunto fin da subito un ruolo di leadership, prendendo il Comando Tattico della forza in mare e inviando le sue navi più avanzate, come i Cacciatorpediniere Classe Orizzonte, per garantire che il Mediterraneo resti al centro dei flussi commerciali. Il lavoro di ricerca si svilupperà seguendo un percorso che partirà dall'analisi delle regole internazionali sulla navigazione e dall'evoluzione tecnologica della minaccia Houthi; esaminare nel dettaglio l'Operazione Aspides per poi valutare i danni economici concreti della crisi, quantificando l'aumento dei costi delle assicurazioni e dei trasporti marittimi. Verrà successivamente confrontata con le precedenti missioni europee come Atalanta e Irini; per concludere infine con una riflessione sul futuro della difesa europea. Ci si interrogherà se l'esperienza di Aspides possa rappresentare il primo passo verso una vera capacità navale comune, necessaria per proteggere gli interessi del continente in un mondo sempre più instabile e per evitare che l'Europa subisca passivamente le conseguenze dei conflitti globali.
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| TESI_GM_...NTINI.pdf | 7.02 Mb |
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