Tesi etd-03122026-160355 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
AVOLESE, ANISIA
URN
etd-03122026-160355
Titolo
LA GUERRA DI MINE NELL’ATTUALE CONTESTO MARITTIMO INTERNAZIONALE: CONFRONTO TRA MEZZI NAVALI TRADIZIONALI E MEZZI AUTONOMI
Dipartimento
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
SCIENZE MARITTIME E NAVALI
Relatori
relatore C.C. (AN) Masi, Carlo Alberto
Parole chiave
- Cacciamine
- Guerra di Mine
- UUV
Data inizio appello
01/04/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
01/04/2096
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Lo scenario marittimo contemporaneo, caratterizzato da una continua evoluzione delle minacce subacquee, identifica nella guerra di mine una sfida di primaria importanza per la stabilità geopolitica e la protezione delle infrastrutture critiche. La mina navale si configura come un’arma asimmetrica per eccellenza, capace di coniugare un elevato potenziale distruttivo con un impatto psicologico tale da paralizzare i flussi commerciali globali. La tassonomia di questi ordigni include mine da fondo, attivate da sensori ad influenza, mine ormeggiate e mine mobili, queste ultime dotate di sistemi propulsivi o autoguidati che ne amplificano la pericolosità. In questo contesto, l'evoluzione tecnologica ha spostato il baricentro delle operazioni dalle metodologie tradizionali di dragaggio e caccia alle mine verso l'integrazione di sistemi autonomi e robotizzati, tematica centrale del dibattito dottrinale attuale.
L’introduzione dei veicoli subacquei senza equipaggio, o UUV, ha radicalmente trasformato le modalità di monitoraggio dell’ambiente subacqueo, offrendo soluzioni versatili per la ricerca scientifica, la sorveglianza e la guerra di mine. Questi sistemi si suddividono principalmente in ROV, veicoli controllati a distanza tramite un cavo ombelicale, e AUV, dispositivi capaci di operare in completa autonomia seguendo algoritmi pre-programmati. I ROV sono ulteriormente classificati in base alla loro taglia e capacità operativa: dalla Classe I, dedicata alla mera osservazione a basse profondità, fino alla Classe III da lavoro, in grado di operare fino a 10.000 metri con manipolatori idraulici complessi, e alla Classe IV per l'escavazione di trincee sottomarine. Gli AUV, privi di collegamento fisico con la nave madre, utilizzano sistemi di navigazione inerziale e tecniche di Dead Reckoning per stimare la propria posizione durante le fasi di immersione, memorizzando dati acustici e ottici che vengono elaborati solo dopo il recupero del mezzo.
A livello internazionale, programmi come l’MMCM sviluppato da Francia e Regno Unito rappresentano l’avanguardia di questo "sistema di sistemi". Tale approccio, basato sulla cooperazione tra industria e forze armate, mira a sostituire integralmente le unità navali con equipaggio attraverso l'impiego di USV equipaggiati con sonar a scorrimento laterale e ROV per la neutralizzazione degli ordigni. Parallelamente, la U.S. Navy ha avviato una transizione dottrinale sostituendo la classe Avenger con le Littoral Combat Ships (LCS), piattaforme modulari che impiegano pacchetti di missione specifici per la guerra di mine basati su droni di superficie e subacquei come il Knifefish. Anche il Belgio e i Paesi Bassi hanno adottato un concetto operativo rivoluzionario denominato rMCM, centrato su navi madri della classe City che trasportano "toolbox" modulari di mezzi unmanned, operando in modalità stand-off per minimizzare il rischio per il personale.
La valutazione comparativa tra i mezzi tradizionali e i sistemi autonomi evidenzia una netta distinzione strategica tra le nazioni. Le unità cacciamine convenzionali, pur essendo soggette a costi elevati e rischi significativi per l’equipaggio, garantiscono una supremazia decisionale basata sull’intuito umano e sulla capacità di valutare criticamente contesti tattici complessi o ambigui. Al contrario, i sistemi autonomi permettono di operare a distanze di sicurezza, riducendo drasticamente l’esposizione del personale e aumentando la velocità di bonifica grazie all'impiego coordinato di più droni. Tuttavia, questi ultimi rimangono vulnerabili a interruzioni delle reti di comunicazione, attacchi informatici e limiti intrinseci degli algoritmi di intelligenza artificiale nel decifrare situazioni insolite. La sintesi di queste due visioni conduce all’ipotesi di un modello ibrido, in cui l’indipendenza dei sistemi unmanned e la supervisione umana si integrano in un unico ecosistema tattico. In questo schema, le navi tradizionali si evolvono in centri di controllo mobili, delegando ai droni la raccolta informativa e mantenendo per l’uomo la funzione critica di comando e controllo.
Questo paradigma è pienamente recepito dalla Marina Militare Italiana attraverso il programma "Cacciamine di Nuova Generazione" (CNG), volto a trasformare la forza MCM nazionale in un assetto capace di coniugare l’esperienza dei mezzi classe Gaeta con l'agilità della tecnologia robotica. Le nuove unità italiane saranno equipaggiate con sonar a profondità variabile e sistemi modulari containerizzati di AUV e USV, elevando l’Italia a un ruolo di primo piano nella difesa dei fondali e delle infrastrutture subacquee. L’integrazione internazionale di queste capacità è garantita dai gruppi permanenti della NATO, lo SNMCMG 1 e lo SNMCMG 2, che assicurano una presenza marittima costante e una risposta immediata alle minacce mine nelle aree strategiche globali, favorendo l'interoperabilità tra le marine alleate.
In conclusione, la guerra di mine nel XXI secolo si configura non come un residuo del passato, ma come un pilastro fondamentale della sicurezza marittima. Il passaggio verso mezzi autonomi non deve sminuire il valore del fattore umano, poiché l'intuito e la capacità decisionale del personale restano gli elementi che trasformano il dato tecnologico in efficacia tattica. La vera sfida per le marine moderne risiede nella capacità di integrare queste due dimensioni in modo ragionato, garantendo la supremazia marittima attraverso una lotta anti-mine ibrida, resiliente e tecnologicamente all’avanguardia.
L’introduzione dei veicoli subacquei senza equipaggio, o UUV, ha radicalmente trasformato le modalità di monitoraggio dell’ambiente subacqueo, offrendo soluzioni versatili per la ricerca scientifica, la sorveglianza e la guerra di mine. Questi sistemi si suddividono principalmente in ROV, veicoli controllati a distanza tramite un cavo ombelicale, e AUV, dispositivi capaci di operare in completa autonomia seguendo algoritmi pre-programmati. I ROV sono ulteriormente classificati in base alla loro taglia e capacità operativa: dalla Classe I, dedicata alla mera osservazione a basse profondità, fino alla Classe III da lavoro, in grado di operare fino a 10.000 metri con manipolatori idraulici complessi, e alla Classe IV per l'escavazione di trincee sottomarine. Gli AUV, privi di collegamento fisico con la nave madre, utilizzano sistemi di navigazione inerziale e tecniche di Dead Reckoning per stimare la propria posizione durante le fasi di immersione, memorizzando dati acustici e ottici che vengono elaborati solo dopo il recupero del mezzo.
A livello internazionale, programmi come l’MMCM sviluppato da Francia e Regno Unito rappresentano l’avanguardia di questo "sistema di sistemi". Tale approccio, basato sulla cooperazione tra industria e forze armate, mira a sostituire integralmente le unità navali con equipaggio attraverso l'impiego di USV equipaggiati con sonar a scorrimento laterale e ROV per la neutralizzazione degli ordigni. Parallelamente, la U.S. Navy ha avviato una transizione dottrinale sostituendo la classe Avenger con le Littoral Combat Ships (LCS), piattaforme modulari che impiegano pacchetti di missione specifici per la guerra di mine basati su droni di superficie e subacquei come il Knifefish. Anche il Belgio e i Paesi Bassi hanno adottato un concetto operativo rivoluzionario denominato rMCM, centrato su navi madri della classe City che trasportano "toolbox" modulari di mezzi unmanned, operando in modalità stand-off per minimizzare il rischio per il personale.
La valutazione comparativa tra i mezzi tradizionali e i sistemi autonomi evidenzia una netta distinzione strategica tra le nazioni. Le unità cacciamine convenzionali, pur essendo soggette a costi elevati e rischi significativi per l’equipaggio, garantiscono una supremazia decisionale basata sull’intuito umano e sulla capacità di valutare criticamente contesti tattici complessi o ambigui. Al contrario, i sistemi autonomi permettono di operare a distanze di sicurezza, riducendo drasticamente l’esposizione del personale e aumentando la velocità di bonifica grazie all'impiego coordinato di più droni. Tuttavia, questi ultimi rimangono vulnerabili a interruzioni delle reti di comunicazione, attacchi informatici e limiti intrinseci degli algoritmi di intelligenza artificiale nel decifrare situazioni insolite. La sintesi di queste due visioni conduce all’ipotesi di un modello ibrido, in cui l’indipendenza dei sistemi unmanned e la supervisione umana si integrano in un unico ecosistema tattico. In questo schema, le navi tradizionali si evolvono in centri di controllo mobili, delegando ai droni la raccolta informativa e mantenendo per l’uomo la funzione critica di comando e controllo.
Questo paradigma è pienamente recepito dalla Marina Militare Italiana attraverso il programma "Cacciamine di Nuova Generazione" (CNG), volto a trasformare la forza MCM nazionale in un assetto capace di coniugare l’esperienza dei mezzi classe Gaeta con l'agilità della tecnologia robotica. Le nuove unità italiane saranno equipaggiate con sonar a profondità variabile e sistemi modulari containerizzati di AUV e USV, elevando l’Italia a un ruolo di primo piano nella difesa dei fondali e delle infrastrutture subacquee. L’integrazione internazionale di queste capacità è garantita dai gruppi permanenti della NATO, lo SNMCMG 1 e lo SNMCMG 2, che assicurano una presenza marittima costante e una risposta immediata alle minacce mine nelle aree strategiche globali, favorendo l'interoperabilità tra le marine alleate.
In conclusione, la guerra di mine nel XXI secolo si configura non come un residuo del passato, ma come un pilastro fondamentale della sicurezza marittima. Il passaggio verso mezzi autonomi non deve sminuire il valore del fattore umano, poiché l'intuito e la capacità decisionale del personale restano gli elementi che trasformano il dato tecnologico in efficacia tattica. La vera sfida per le marine moderne risiede nella capacità di integrare queste due dimensioni in modo ragionato, garantendo la supremazia marittima attraverso una lotta anti-mine ibrida, resiliente e tecnologicamente all’avanguardia.
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