Tesi etd-03112026-233754 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
PALAZZO, GIADA
URN
etd-03112026-233754
Titolo
La gestione collaborativa della lite tra poteri di «case management» e accordi: spunti comparatistici per una «ragionevole durata» del processo civile
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
relatore Prof. Amadei, Davide
Parole chiave
- art. 175 c.p.c.
- art. 6 CEDU
- calendario del processo
- case management
- Civil Procedure Rules
- Code de Procédure Civile
- contrats de procédure
- elasticità processuale
- principio di collaborazione
- ragionevole durata del processo
- riforma Cartabia
Data inizio appello
13/04/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Il presente elaborato nasce con l’obiettivo di indagare, in una prospettiva comparatistica, il rapporto tra disciplina legale del processo, poteri del giudice e autonomia delle parti nella gestione della lite, allo scopo di trarre spunti e proposte per rendere effettivo il principio della «ragionevole durata» del processo.
Nel contesto europeo, per la realizzazione dei principi di cui all’art. 6 CEDU, si è diffusa la tendenza ad adottare architetture processuali elastiche, fondate su una disciplina che rinuncia a predeterminare ex ante la scansione del processo, consentendo di adattare in concreto il modulo processuale alle caratteristiche della singola lite.
In un siffatto quadro, si sviluppa una dialettica collaborativa tra parti e giudice, al quale sono attribuiti una serie di poteri direttivi di case management, così da dar luogo ad una gestione condivisa della lite.
Analizzati due modelli processuali emblematici di elasticità processuale (l’ordinamento inglese e l’ordinamento francese), si procederà a un raffronto con il sistema italiano, che, anche a seguito della riforma Cartabia, presenta ancora caratteri di rigidità, a causa di un’interpretazione restrittiva della clausola del «giusto processo regolato dalla legge» di cui all’art. 111 Cost., nonché di una più generale riluttanza culturale verso l’attribuzione di poteri discrezionali al giudice.
Infine, quale forma più compiuta di gestione collaborativa ed efficiente della lite, si passerà all’esame del fenomeno della «contrattualizzazione del processo», che si concreta in intese raggiunte tra tutti gli attori processuali, in via collettiva o relativamente alla singola lite, al fine di modulare taluni aspetti afferenti alla gestione della lite.
Nel contesto europeo, per la realizzazione dei principi di cui all’art. 6 CEDU, si è diffusa la tendenza ad adottare architetture processuali elastiche, fondate su una disciplina che rinuncia a predeterminare ex ante la scansione del processo, consentendo di adattare in concreto il modulo processuale alle caratteristiche della singola lite.
In un siffatto quadro, si sviluppa una dialettica collaborativa tra parti e giudice, al quale sono attribuiti una serie di poteri direttivi di case management, così da dar luogo ad una gestione condivisa della lite.
Analizzati due modelli processuali emblematici di elasticità processuale (l’ordinamento inglese e l’ordinamento francese), si procederà a un raffronto con il sistema italiano, che, anche a seguito della riforma Cartabia, presenta ancora caratteri di rigidità, a causa di un’interpretazione restrittiva della clausola del «giusto processo regolato dalla legge» di cui all’art. 111 Cost., nonché di una più generale riluttanza culturale verso l’attribuzione di poteri discrezionali al giudice.
Infine, quale forma più compiuta di gestione collaborativa ed efficiente della lite, si passerà all’esame del fenomeno della «contrattualizzazione del processo», che si concreta in intese raggiunte tra tutti gli attori processuali, in via collettiva o relativamente alla singola lite, al fine di modulare taluni aspetti afferenti alla gestione della lite.
File
| Nome file | Dimensione |
|---|---|
| tesi_def...lazzo.pdf | 1.81 Mb |
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