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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-03042025-173359


Tipo di tesi
Tesi di dottorato di ricerca
Autore
TORTOLI, CATERINA
URN
etd-03042025-173359
Titolo
L'ermafroditismo: da condizione biologica a paradigma culturale
Settore scientifico disciplinare
PHIL-04/A - Estetica
Corso di studi
FILOSOFIA
Relatori
tutor Prof. Mecacci, Andrea
Parole chiave
  • androgino
  • ermafroditismo
  • indifferenziazione sessuale
  • teratologia
  • travestitismo
Data inizio appello
14/02/2025
Consultabilità
Completa
Riassunto
Il progetto di ricerca da me portato avanti ha visto l’analisi di due anime: l’ermafroditismo biologico e l’ermafroditismo culturale. Per questo, in una prima parte del lavoro ci si è concentrati sulla modalità di classificazione dell’ermafroditismo all’interno della Teratologia nella Francia del 1800. Grazie agli studi di Etienne Geoffroy de Saint-Hilaire e Isidor Geoffroy de Saint-Hilaire, l’ermafroditismo raggiunge un suo status e l’interesse verso tali creature accresce grazie all’attenzione che viene loro riservata anche in ambito letterario.
Nell’opera di Balzac la sessualità canonica viene problematizzata e questo apre la strada ad un io che è in sé ermafroditico e paradigmatico, come quello che sarà descritto da Baudelaire. L’io baudeleriano, è scisso nel dandy e nella donna truccata e, d’altro canto, anche l’io wildiano al pari di Baudelaire si fa oggetto della propria arte tramite la commistione con l’artificio. È in questa idea di commistione che si inizia a parlare di transessualità, concetto cardine per parlare di un ermafroditismo culturale.
In questo è centrale la riflessione di Jean Baudrillard sul concetto di orgia come esplosione di valori e come strada per la transessualità, in quanto la grande avventura della sessualità ha un destino di deterioramento.
Per tale motivo vengono analizzati gli archetipi di indifferenziazione sessuale individuate da Baudrillard (Andy Warhol, Michael Jackson, Madonna) e uno nuovo: David Bowie.
In ciascuno di questi archetipi si rintraccia un’androginia completa che va oltre la binarietà apparentemente mantenuta. Il paradigma Bowie è interessante perché ci permette di esplorare anche la categoria del camp, con cui arte e sessualità convivono l’uno nell’altra.
Il fil rouge del lavoro, il quale fa in modo che questo possa anche essere letto a ritroso come un canone inverso, lega stretta la prima parte con la seconda, anche attraverso il racconto biografico di Einar Wegener e l’esposizione del concetto di “festa” ne Il grande Gatsby, facendo vedere come Filosofia della natura ed Estetica sono connesse, a volta addirittura sovrapposte, grazie alla figura del mostro, che in questo caso è rappresentato dall’ermafrodito.
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