Tesi etd-03032026-130454 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
MUCCIARELLI, MARCO
URN
etd-03032026-130454
Titolo
Niente su di noi, senza di noi. Oltre la retorica: la localizzazione come strategia per una cooperazione internazionale autentica e sostenibile.
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
SCIENZE PER LA PACE: TRASFORMAZIONE DEI CONFLITTI E COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
Relatori
relatore Fabbroni, Valeria
Parole chiave
- cooperazione internazionale
- localizzazione
Data inizio appello
10/04/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
“Nothing about us, without us.” It is a radical principle in its simplicity: decisions that affect a group of people cannot be legitimate if made without their participation and consent. Applied to international cooperation, this principle challenges the entire architecture of a system that too often decides in Washington, Geneva or Brussels what is best for communities in Afghanistan, Haiti or Sudan.
The objective of this thesis is to help ensure that this principle stops being a rhetorical slogan to become the operational rule of a new way of doing cooperation. A system in which local organizations and communities are not treated as passive recipients of help or as junior partners, but as the legitimate protagonists of their own development and response to their own crises. A system in which the role of international actors is rethought: no longer as implementers who "bring" development, but as facilitators who put resources and skills at the service of locally defined agendas.
This is not just a question of operational effectiveness, as important as that is. It is also, and perhaps above all, a question of justice. The marginalization of local actors in international cooperation reproduces colonial power dynamics, where the global North maintains a monopoly on knowledge, resources and decisions, while the South is relegated to the role of passive object of interventions designed and managed elsewhere. Authentic localization, understood as an effective redistribution of power and resources, therefore represents a necessary step towards the decolonization of international cooperation.
Of course, this work has its limitations. The analysis focuses on two specific cases which, although emblematic, cannot capture the entire complexity and variety of international cooperation experiences. The sources are mainly secondary, documents, reports, analyzes produced by others and the interview with the CEO of ODP. Furthermore, the focus is mainly on the humanitarian and development sector in the short term, while the dynamics in long-term development cooperation might present different specificities.
Nonetheless, the ambition is that this work can contribute to an urgent debate, providing both analytical tools to distinguish authentic localization from its rhetorical simulation, and concrete proposals to accelerate the transition towards a fairer and more effective system. The time would now have come to move from declarations to action, from rhetoric to practice.
The objective of this thesis is to help ensure that this principle stops being a rhetorical slogan to become the operational rule of a new way of doing cooperation. A system in which local organizations and communities are not treated as passive recipients of help or as junior partners, but as the legitimate protagonists of their own development and response to their own crises. A system in which the role of international actors is rethought: no longer as implementers who "bring" development, but as facilitators who put resources and skills at the service of locally defined agendas.
This is not just a question of operational effectiveness, as important as that is. It is also, and perhaps above all, a question of justice. The marginalization of local actors in international cooperation reproduces colonial power dynamics, where the global North maintains a monopoly on knowledge, resources and decisions, while the South is relegated to the role of passive object of interventions designed and managed elsewhere. Authentic localization, understood as an effective redistribution of power and resources, therefore represents a necessary step towards the decolonization of international cooperation.
Of course, this work has its limitations. The analysis focuses on two specific cases which, although emblematic, cannot capture the entire complexity and variety of international cooperation experiences. The sources are mainly secondary, documents, reports, analyzes produced by others and the interview with the CEO of ODP. Furthermore, the focus is mainly on the humanitarian and development sector in the short term, while the dynamics in long-term development cooperation might present different specificities.
Nonetheless, the ambition is that this work can contribute to an urgent debate, providing both analytical tools to distinguish authentic localization from its rhetorical simulation, and concrete proposals to accelerate the transition towards a fairer and more effective system. The time would now have come to move from declarations to action, from rhetoric to practice.
Riassunto (Italiano)
"Niente su di noi, senza di noi". È un principio radicale nella sua semplicità: le decisioni che riguardano un gruppo di persone non possono essere legittime se prese senza la loro partecipazione e il loro consenso. Applicato alla cooperazione internazionale, questo principio sfida l'intera architettura di un sistema che troppo spesso decide a Washington, Ginevra o Bruxelles cosa è meglio per comunità in Afghanistan, Haiti o Sudan.
L'obiettivo di questa tesi è contribuire a far sì che questo principio smetta di essere uno slogan retorico per diventare la regola operativa di un nuovo modo di fare cooperazione. Un sistema in cui le organizzazioni e le comunità locali non siano trattate come destinatarie passive di aiuto o come partner minori, ma come i legittimi protagonisti del proprio sviluppo e della risposta alle proprie crisi. Un sistema in cui il ruolo degli attori internazionali sia ripensato: non più come implementatori che "portano" lo sviluppo, ma come facilitatori che mettono risorse e competenze al servizio di agende definite localmente.
Questa non è solo una questione di efficacia operativa, per quanto importante. È anche, e forse soprattutto, una questione di giustizia. La marginalizzazione degli attori locali nella cooperazione internazionale riproduce dinamiche di potere coloniali, dove il Nord globale mantiene il monopolio della conoscenza, delle risorse e delle decisioni, mentre il Sud è relegato al ruolo di oggetto passivo di interventi pensati e gestiti altrove. La localizzazione autentica, intesa come redistribuzione effettiva di potere e risorse, rappresenta quindi un passo necessario verso la decolonizzazione della cooperazione internazionale.
Naturalmente, questo lavoro ha i suoi limiti. L'analisi si concentra su due casi specifici che, per quanto emblematici, non possono catturare l'intera complessità e varietà delle esperienze di cooperazione internazionale. Le fonti sono prevalentemente secondarie, documenti, rapporti, analisi prodotte da altri e l’intervista al CEO di ODP. Inoltre, il focus è principalmente sul settore umanitario e dello sviluppo a breve termine, mentre le dinamiche nella cooperazione allo sviluppo a lungo termine potrebbero presentare specificità diverse.
Ciononostante, l'ambizione è che questo lavoro possa contribuire a un dibattito urgente, fornendo sia strumenti analitici per distinguere la localizzazione autentica dalla sua simulazione retorica, sia proposte concrete per accelerare la transizione verso un sistema più equo ed efficace. Sarebbe ormai giunto il momento di passare dalle dichiarazioni all'azione, dalla retorica alla pratica.
L'obiettivo di questa tesi è contribuire a far sì che questo principio smetta di essere uno slogan retorico per diventare la regola operativa di un nuovo modo di fare cooperazione. Un sistema in cui le organizzazioni e le comunità locali non siano trattate come destinatarie passive di aiuto o come partner minori, ma come i legittimi protagonisti del proprio sviluppo e della risposta alle proprie crisi. Un sistema in cui il ruolo degli attori internazionali sia ripensato: non più come implementatori che "portano" lo sviluppo, ma come facilitatori che mettono risorse e competenze al servizio di agende definite localmente.
Questa non è solo una questione di efficacia operativa, per quanto importante. È anche, e forse soprattutto, una questione di giustizia. La marginalizzazione degli attori locali nella cooperazione internazionale riproduce dinamiche di potere coloniali, dove il Nord globale mantiene il monopolio della conoscenza, delle risorse e delle decisioni, mentre il Sud è relegato al ruolo di oggetto passivo di interventi pensati e gestiti altrove. La localizzazione autentica, intesa come redistribuzione effettiva di potere e risorse, rappresenta quindi un passo necessario verso la decolonizzazione della cooperazione internazionale.
Naturalmente, questo lavoro ha i suoi limiti. L'analisi si concentra su due casi specifici che, per quanto emblematici, non possono catturare l'intera complessità e varietà delle esperienze di cooperazione internazionale. Le fonti sono prevalentemente secondarie, documenti, rapporti, analisi prodotte da altri e l’intervista al CEO di ODP. Inoltre, il focus è principalmente sul settore umanitario e dello sviluppo a breve termine, mentre le dinamiche nella cooperazione allo sviluppo a lungo termine potrebbero presentare specificità diverse.
Ciononostante, l'ambizione è che questo lavoro possa contribuire a un dibattito urgente, fornendo sia strumenti analitici per distinguere la localizzazione autentica dalla sua simulazione retorica, sia proposte concrete per accelerare la transizione verso un sistema più equo ed efficace. Sarebbe ormai giunto il momento di passare dalle dichiarazioni all'azione, dalla retorica alla pratica.
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