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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-02272026-122453


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
STEFANINI, TOMMASO
URN
etd-02272026-122453
Titolo
Le chiese medievali di Alessandria e del suo territorio
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E FORME DELLE ARTI VISIVE, DELLO SPETTACOLO E DEI NUOVI MEDIA
Relatori
relatore Prof. Ascani, Valerio
relatore Prof. Collavini, Simone Maria
Parole chiave
  • alessandria
  • medioevo
Data inizio appello
10/04/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
10/04/2029
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
La presente tesi si propone di analizzare le chiese medievali di Alessandria e del suo territorio, con l’obiettivo di comprendere non solo il loro valore artistico e architettonico, ma anche il ruolo sociale, politico e urbano che queste istituzioni religiose hanno avuto nel Medioevo. Alessandria, fondata alla fine del XII secolo come città nuova nel contesto del Piemonte nord-orientale, si sviluppò rapidamente come centro commerciale e strategico, e la presenza delle chiese rifletteva sia la crescita demografica sia le dinamiche di potere e devozione della comunità.
Per rispondere a questa esigenza, il lavoro è articolato in sei capitoli che seguono un ordine insieme cronologico e tematico. Il primo capitolo ripercorre la fondazione della città e ne analizza lo sviluppo nel basso Medioevo, delineando il quadro storico, politico e religioso entro cui nacquero le prime strutture ecclesiastiche. Il secondo capitolo costituisce un vero e proprio stato dell’arte: vi vengono passate in rassegna le pubblicazioni storiche e storico-artistiche riguardanti le chiese di Alessandria e del suo territorio, mettendo in luce come la letteratura esistente si concentri prevalentemente su età e fenomeni successivi al Medioevo e quanto poco sia stato fatto per isolare e approfondire specificamente l’epoca medievale. Il terzo capitolo entra nel vivo dell’oggetto della ricerca, prendendo in esame la diocesi di Alessandria in età medievale e le chiese del territorio diocesano. Per dare maggiore spessore al quadro comparativo, non mancano alcune digressioni su edifici posti al di fuori della diocesi ma utili a comprendere i modelli e le relazioni architettoniche dell’epoca.
Il quarto capitolo, prettamente di raccordo per parlare poi del Duomo e delle chiese cittadine, rappresenta una breve ed ipotetica ricostruzione dell’urbanistica medievale alessandrina. Vengono analizzate le piantine disponibili, vengono elencate le posizioni delle varie chiese e viene delineato un quadro urbanistico il più possibile accurato.
Il quinto capitolo è interamente dedicato al Duomo perduto di San Pietro, cuore religioso e simbolico della città. Attraverso le poche testimonianze dirette, la documentazione d’archivio, le fonti iconografiche e il confronto con le chiese coeve – del cosiddetto policentrismo lombardo – di Milano, Pavia e Casale Monferrato, si tenta una ricostruzione il più possibile attendibile dell’aspetto architettonico, delle fasi costruttive e del ruolo liturgico dell’edificio. Infine, il sesto capitolo si concentra sulle chiese urbane di Alessandria, sia quelle scomparse, sia quelle di primaria importanza – Santa Maria di Castello, Santa Maria del Carmine e San Francesco – che, per storia e caratteristiche, completano il panorama dell’architettura sacra medievale alessandrina.
Questa struttura consente di passare da un inquadramento generale a un’analisi puntuale dei singoli edifici, mantenendo sempre come filo conduttore l’esigenza di interpretare il patrimonio ecclesiastico alessandrino nel suo contesto medievale. L’intento non è semplicemente quello di raccogliere dati o di descrivere monumenti, ma di proporre un’interpretazione che riconnetta architettura, storia urbana e cultura religiosa, restituendo al Medioevo alessandrino il ruolo che gli spetta nella formazione dell’identità del territorio. In questo senso, la tesi si propone non solo come contributo scientifico alla conoscenza di una realtà poco indagata, ma anche come base di partenza per future ricerche, per progetti di valorizzazione e per una più ampia consapevolezza del patrimonio storico-artistico della città e del suo contado.
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