Tesi etd-02262026-120544 |
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Tipo di tesi
Tesi di dottorato di ricerca
Autore
MAZZARONE, TESSA
URN
etd-02262026-120544
Titolo
Understanding the Complexity of Frailty in Older Adults: From Early Detection to Management
Settore scientifico disciplinare
MED/09 - MEDICINA INTERNA
Corso di studi
FISIOPATOLOGIA CLINICA
Relatori
supervisore Prof. Virdis, Agostino
Parole chiave
- frailty
- geriatric care
- multidimensional
Data inizio appello
09/03/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
09/03/2029
Riassunto (Inglese)
The present thesis aims to explore the concept of frailty, from its diagnosis to its management. The interest in this topic stems from the growing body of scientific evidence emphasizing the importance of preserving an individual’s intrinsic capacity and robustness in older adults, to delay as much as possible the transition to a pre-frail or frail state, thereby promoting active and healthy ageing.
Building on these premises, the objectives of the three studies presented herein are as follows:
i) The first study aimed to comprehensively characterize frailty across its multiple dimensions and to validate its mid-term prognostic value in a population of geriatric patients.
ii) The second study evaluated the impact of participation intensity in the multidomain AGIL+ intervention launched in Barcelona in 2016 to contrast frailty in older adults. The program included multicomponent exercise sessions, personalized counseling on nutrition and sleep hygiene, medication review, and screening for cognitive impairment, depression, and social isolation.
iii) Finally, the third study aimed to explore the effectiveness of the Comprehensive Geriatric Assessment–Hospital at Home (CGA-HaH) model compared with usual care in the management of older patients.
Study 1 demonstrated that comorbidity burden, along with physical rather than cognitive performance, represents a major determinant of adverse outcomes. Anyway, longitudinal changes in physical and cognitive performance, as well as in complex instrumental activities, appeared to have a stronger influence on outcomes than baseline values.
Study 2 showed that the effectiveness of the AGIL+ intervention strongly depends on adherence, which directly impacts the risk of fall’s hospitalizations.
Study 3 demonstrated that the CGA-HaH model, compared to a bed-based unit, increased the percentage of days spent at home without affecting the risk of mortality and first re-hospitalizations.
Altogether, the evidence supports a paradigm shift toward person-centered, aimed at promoting healthy ageing and reducing adverse outcomes in this growing population.
Building on these premises, the objectives of the three studies presented herein are as follows:
i) The first study aimed to comprehensively characterize frailty across its multiple dimensions and to validate its mid-term prognostic value in a population of geriatric patients.
ii) The second study evaluated the impact of participation intensity in the multidomain AGIL+ intervention launched in Barcelona in 2016 to contrast frailty in older adults. The program included multicomponent exercise sessions, personalized counseling on nutrition and sleep hygiene, medication review, and screening for cognitive impairment, depression, and social isolation.
iii) Finally, the third study aimed to explore the effectiveness of the Comprehensive Geriatric Assessment–Hospital at Home (CGA-HaH) model compared with usual care in the management of older patients.
Study 1 demonstrated that comorbidity burden, along with physical rather than cognitive performance, represents a major determinant of adverse outcomes. Anyway, longitudinal changes in physical and cognitive performance, as well as in complex instrumental activities, appeared to have a stronger influence on outcomes than baseline values.
Study 2 showed that the effectiveness of the AGIL+ intervention strongly depends on adherence, which directly impacts the risk of fall’s hospitalizations.
Study 3 demonstrated that the CGA-HaH model, compared to a bed-based unit, increased the percentage of days spent at home without affecting the risk of mortality and first re-hospitalizations.
Altogether, the evidence supports a paradigm shift toward person-centered, aimed at promoting healthy ageing and reducing adverse outcomes in this growing population.
Riassunto (Italiano)
La presente tesi mira a esplorare il concetto di fragilità, dalla sua diagnosi alla sua gestione. L’interesse per questo tema nasce dal crescente corpo di evidenze scientifiche che sottolineano l’importanza di preservare la capacità intrinseca e la robustezza dell’individuo adulto anziano, per ritardare il più possibile la transizione a uno stato pre‑fragile o fragile, promuovendo così un invecchiamento attivo e sano.
Sulla base di queste premesse, gli obiettivi dei tre studi qui presentati sono i seguenti:
i) Il primo studio ha mirato a caratterizzare in modo completo la fragilità nelle sue molteplici dimensioni e a validarne il valore prognostico a medio termine in una popolazione di pazienti geriatrici.
ii) Il secondo studio ha valutato l’impatto dell’intensità di partecipazione all’intervento multidominio AGIL+ avviato a Barcellona nel 2016 per contrastare la fragilità negli adulti anziani. Il programma comprendeva sessioni di esercizio multicomponente, consulenza personalizzata su nutrizione e igiene del sonno, revisione della terapia farmacologica e screening per il deterioramento cognitivo, la depressione e l’isolamento sociale.
iii) Infine, il terzo studio ha mirato a esplorare l’efficacia del modello Comprehensive Geriatric Assessment–Hospital at Home (CGA‑HaH) rispetto alle cure abituali nella gestione dei pazienti anziani.
Lo Studio 1 ha dimostrato che il carico di comorbidità, insieme alla performance fisica piuttosto che cognitiva, rappresenta un determinante fondamentale degli esiti avversi. Tuttavia, i cambiamenti longitudinali nella performance fisica e cognitiva, così come nelle attività strumentali complesse, sembrano avere un’influenza più forte sugli esiti rispetto ai valori basali.
Lo Studio 2 ha mostrato che l’efficacia dell’intervento AGIL+ dipende fortemente dall’aderenza, che incide direttamente sul rischio di ospedalizzazione per cadute.
Lo Studio 3 ha dimostrato che il modello CGA‑HaH, rispetto a un’unità tradizionale di degenza, aumenta la percentuale di giorni trascorsi a casa senza influenzare il rischio di mortalità e di primo ricovero.
Nel complesso, l’evidenza supporta un cambiamento di paradigma verso un approccio personalizzato, volto a promuovere un invecchiamento sano e a ridurre gli esiti avversi in questa popolazione in crescita.
Sulla base di queste premesse, gli obiettivi dei tre studi qui presentati sono i seguenti:
i) Il primo studio ha mirato a caratterizzare in modo completo la fragilità nelle sue molteplici dimensioni e a validarne il valore prognostico a medio termine in una popolazione di pazienti geriatrici.
ii) Il secondo studio ha valutato l’impatto dell’intensità di partecipazione all’intervento multidominio AGIL+ avviato a Barcellona nel 2016 per contrastare la fragilità negli adulti anziani. Il programma comprendeva sessioni di esercizio multicomponente, consulenza personalizzata su nutrizione e igiene del sonno, revisione della terapia farmacologica e screening per il deterioramento cognitivo, la depressione e l’isolamento sociale.
iii) Infine, il terzo studio ha mirato a esplorare l’efficacia del modello Comprehensive Geriatric Assessment–Hospital at Home (CGA‑HaH) rispetto alle cure abituali nella gestione dei pazienti anziani.
Lo Studio 1 ha dimostrato che il carico di comorbidità, insieme alla performance fisica piuttosto che cognitiva, rappresenta un determinante fondamentale degli esiti avversi. Tuttavia, i cambiamenti longitudinali nella performance fisica e cognitiva, così come nelle attività strumentali complesse, sembrano avere un’influenza più forte sugli esiti rispetto ai valori basali.
Lo Studio 2 ha mostrato che l’efficacia dell’intervento AGIL+ dipende fortemente dall’aderenza, che incide direttamente sul rischio di ospedalizzazione per cadute.
Lo Studio 3 ha dimostrato che il modello CGA‑HaH, rispetto a un’unità tradizionale di degenza, aumenta la percentuale di giorni trascorsi a casa senza influenzare il rischio di mortalità e di primo ricovero.
Nel complesso, l’evidenza supporta un cambiamento di paradigma verso un approccio personalizzato, volto a promuovere un invecchiamento sano e a ridurre gli esiti avversi in questa popolazione in crescita.
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