Tesi etd-02172025-124638 |
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Tipo di tesi
Tesi di dottorato di ricerca
Autore
ELEFANTE, CAMILLA
URN
etd-02172025-124638
Titolo
Predictors of Cognitive Decline and Conversion to Dementia in Geriatric Patients with Mood and Anxiety Disorders: A Longitudinal Evaluation of Mild Behavioral Impairment, Mild Cognitive Impairment, and Plasma Biomarkers
Settore scientifico disciplinare
MEDS-11/A - Psichiatria
Corso di studi
SCIENZE CLINICHE E TRASLAZIONALI
Relatori
tutor Prof. Perugi, Giulio
Parole chiave
- Alzheimer’s Disease
- cognitive decline
- dementia
- Mild Behavioral impairment
- Mild Cognitive Impairment
- Neuropsychiatric symptoms
- plasma biomarkers of neurodegeneration
Data inizio appello
21/02/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
21/02/2095
Riassunto
Introduzione: L'identificazione precoce degli individui a rischio di decadimento cognitivo è essenziale per lo sviluppo di terapie per le malattie neurodegenerative. Studi precedenti hanno evidenziato che la presenza di sintomi neuropsichiatrici ascrivibili al costrutto del Mild Behavioral Impairment (MBI) possa rappresentare un fattore di rischio per la demenza. Recentemente, inoltre, sono stati studiati biomarcatori ematici come la tau fosforilata 217 (pTau217) e la catena leggera dei neurofilamenti (NfL), associati rispettivamente alla malattia di Alzheimer e al danno assonale. Obiettivi: Valutare il valore dell'MBI nel predire la progressione a demenza e analizzare l'efficacia dei biomarcatori ematici nell'identificazione dei pazienti con MBI e Mild Cognitive Impairment (MCI), nonché di quelli a rischio di progressione verso la demenza. Inoltre, determinare l'utilità di questi biomarcatori per monitorare il declino cognitivo nel tempo.
Metodo: È stato condotto uno studio longitudinale su un campione di 51 individui anziani non affetti da demenza (età ≥ 60 anni) giunti alla nostra attenzione per disturbi dell'umore o d'ansia. Lo stato psichiatrico, neuropsichiatrico e cognitivo dei partecipanti è stato valutato mediante scale di valutazione standardizzate, e le misurazioni ematiche dei biomarcatori neurodegenerativi, NfL e pTau217, sono state effettuate al basale e al termine di un follow-up di 12 mesi.
Risultati: I pazienti con MBI presentano una prevalenza significativamente più elevata di dislipidemia (p < 0,001) e una maggiore probabilità di progressione verso la demenza (p = 0,006) rispetto a quelli senza MBI. Sebbene i livelli di pTau217 al basale siano più alti nel gruppo con MBI, questa differenza non è statisticamente significativa (p = 0,096). Tra i pazienti con MCI, la dislipidemia è più comune (p = 0,059) e i tassi di MBI sono significativamente più elevati (p < 0,001), con un rischio maggiore di progressione verso la demenza (p < 0,001) rispetto ai pazienti senza MCI. Inoltre nei pazienti con MCI si osservano livelli più elevati di pTau217 (p = 0,003) e NfL (p = 0,042). I pazienti che convertono a demenza mostrano un esordio più tardivo dei sintomi psichiatrici (p = 0,036), una prevalenza di MBI più elevata (p = 0,006) e livelli basali relativamente più elevati di pTau217 (p = 0,053) e NfL (p = 0,091). Il numero limitato di pazienti che ha ripetuto il prelievo al termine del follow-up potrebbe aver ridotto la potenza statistica, limitando la capacità di rilevare differenze significative nei livelli di pTau217 e NfL tra i gruppi alla conclusione del follow-up. Il modello di regressione logistica ha evidenziato che livelli di NfL superiori alla mediana rappresentano un predittore significativo di MCI, aumentando il rischio di cinque volte (p = 0,014). Sebbene l'età di esordio dei sintomi psichiatrici sembri aumentare il rischio di MCI (p = 0,054), tale effetto non raggiunge la soglia di significatività statistica. Per quanto riguarda la conversione a demenza, l'MBI si è dimostrato un predittore significativo, incrementando il rischio di circa 16 volte (p = 0,015). Parallelamente, i livelli superiori alla mediana di pTau217 indicano una possibile associazione con la
conversione a demenza (p = 0,061), suggerendo una tendenza che tuttavia non raggiunge la significatività statistica.
Conclusioni: In questo studio, l'integrazione della valutazione psichiatrica, dei biomarcatori ematici, della valutazione di MBI, dei profili metabolici e dello screening cognitivo fornisce un approccio efficace per l'identificazione precoce del rischio di demenza. L'associazione osservata tra MBI e un aumento della progressione verso la demenza supporta il ruolo potenziale dell'MBI come predittore significativo di declino neurocognitivo. Inoltre, lo studio evidenzia la relazione tra MBI, MCI e biomarcatori ematici di neurodegenerazione, sottolineando l'utilità di questi indicatori nella rilevazione delle fasi iniziali della neurodegenerazione. Questo approccio integrato è utile per impostare diagnosi e interventi tempestivi nelle fasi precoci del declino cognitivo offrendo un'alternativa meno invasiva rispetto ai metodi diagnostici più complessi.
Background: Early identification of individuals at risk for cognitive decline is essential for developing therapies for neurodegenerative diseases. Mild Behavioral Impairment (MBI) has been suggested as a possible risk factor for dementia and blood-based biomarkers such as phosphorylated tau 217 (pTau217) and neurofilament light chain (NfL) have been associated with Alzheimer’s disease and axonal damage respectively. Aims: To assess the predictive value of MBI for the progression to dementia and to evaluate the effectiveness of blood-based biomarkers in identifying patients with MBI and Mild Cognitive Impairment (MCI), and those at risk of progressing to dementia. Additionally, to determine the utility of these biomarkers for monitoring cognitive decline over time. Method: This longitudinal study assessed 51 elderly, non-demented individuals (aged ≥ 60) with mood or anxiety disorders, evaluating psychiatric, neuropsychiatric, and cognitive status, with blood measurements of NfL and pTau217 at baseline and a one-year follow-up. Results: Patients with Mild Behavioral Impairment (MBI) have significantly higher dyslipidemia prevalence (p < 0.001) and a greater likelihood of progression to dementia (p = 0.006) compared to those without MBI. Although baseline pTau217 levels are higher in the MBI group, this difference is not statistically significant (p = 0.096). Among patients with MCI, dyslipidemia is more common (p = 0.059), and MBI rates are significantly elevated (p < 0.001), with a higher risk of dementia progression (p < 0.001) and elevated pTau217 (p = 0.003) and NfL (p = 0.042) levels. Dementia converters show a later onset of psychiatric symptoms (p = 0.036), increased MBI prevalence (p = 0.006), and marginally higher baseline pTau217 (p = 0.053) and NfL (p = 0.091) levels. Limited follow-up may have reduced the power to detect significant differences in pTau217 and NfL levels across all groups. Logistic regression analysis identifies NfL levels above the median as a significant predictor of MCI (p = 0.014), which increases the risk fivefold. Age of onset of psychiatric symptoms has a marginal effect (p = 0.054). For dementia conversion, MBI is a strong predictor (p = 0.015), raising the risk by about 16 times, with median pTau217 levels showing a potential association (p = 0.061). Conclusion: In this study, the integration of psychiatric evaluations, blood-based biomarkers, MBI assessments, metabolic profiling, and cognitive screening provides an effective approach for early detection of dementia risk. The observed association between MBI and an increased risk of progression to dementia supports the potential role of MBI as a significant predictor of neurocognitive decline. Additionally, the study highlights the relationship between MBI, MCI, and neurodegeneration biomarkers, underscoring the utility of these indicators in detecting early neurodegenerative stages. This comprehensive approach supports timely interventions while offering a less invasive alternative to more complex diagnostic methods.
Metodo: È stato condotto uno studio longitudinale su un campione di 51 individui anziani non affetti da demenza (età ≥ 60 anni) giunti alla nostra attenzione per disturbi dell'umore o d'ansia. Lo stato psichiatrico, neuropsichiatrico e cognitivo dei partecipanti è stato valutato mediante scale di valutazione standardizzate, e le misurazioni ematiche dei biomarcatori neurodegenerativi, NfL e pTau217, sono state effettuate al basale e al termine di un follow-up di 12 mesi.
Risultati: I pazienti con MBI presentano una prevalenza significativamente più elevata di dislipidemia (p < 0,001) e una maggiore probabilità di progressione verso la demenza (p = 0,006) rispetto a quelli senza MBI. Sebbene i livelli di pTau217 al basale siano più alti nel gruppo con MBI, questa differenza non è statisticamente significativa (p = 0,096). Tra i pazienti con MCI, la dislipidemia è più comune (p = 0,059) e i tassi di MBI sono significativamente più elevati (p < 0,001), con un rischio maggiore di progressione verso la demenza (p < 0,001) rispetto ai pazienti senza MCI. Inoltre nei pazienti con MCI si osservano livelli più elevati di pTau217 (p = 0,003) e NfL (p = 0,042). I pazienti che convertono a demenza mostrano un esordio più tardivo dei sintomi psichiatrici (p = 0,036), una prevalenza di MBI più elevata (p = 0,006) e livelli basali relativamente più elevati di pTau217 (p = 0,053) e NfL (p = 0,091). Il numero limitato di pazienti che ha ripetuto il prelievo al termine del follow-up potrebbe aver ridotto la potenza statistica, limitando la capacità di rilevare differenze significative nei livelli di pTau217 e NfL tra i gruppi alla conclusione del follow-up. Il modello di regressione logistica ha evidenziato che livelli di NfL superiori alla mediana rappresentano un predittore significativo di MCI, aumentando il rischio di cinque volte (p = 0,014). Sebbene l'età di esordio dei sintomi psichiatrici sembri aumentare il rischio di MCI (p = 0,054), tale effetto non raggiunge la soglia di significatività statistica. Per quanto riguarda la conversione a demenza, l'MBI si è dimostrato un predittore significativo, incrementando il rischio di circa 16 volte (p = 0,015). Parallelamente, i livelli superiori alla mediana di pTau217 indicano una possibile associazione con la
conversione a demenza (p = 0,061), suggerendo una tendenza che tuttavia non raggiunge la significatività statistica.
Conclusioni: In questo studio, l'integrazione della valutazione psichiatrica, dei biomarcatori ematici, della valutazione di MBI, dei profili metabolici e dello screening cognitivo fornisce un approccio efficace per l'identificazione precoce del rischio di demenza. L'associazione osservata tra MBI e un aumento della progressione verso la demenza supporta il ruolo potenziale dell'MBI come predittore significativo di declino neurocognitivo. Inoltre, lo studio evidenzia la relazione tra MBI, MCI e biomarcatori ematici di neurodegenerazione, sottolineando l'utilità di questi indicatori nella rilevazione delle fasi iniziali della neurodegenerazione. Questo approccio integrato è utile per impostare diagnosi e interventi tempestivi nelle fasi precoci del declino cognitivo offrendo un'alternativa meno invasiva rispetto ai metodi diagnostici più complessi.
Background: Early identification of individuals at risk for cognitive decline is essential for developing therapies for neurodegenerative diseases. Mild Behavioral Impairment (MBI) has been suggested as a possible risk factor for dementia and blood-based biomarkers such as phosphorylated tau 217 (pTau217) and neurofilament light chain (NfL) have been associated with Alzheimer’s disease and axonal damage respectively. Aims: To assess the predictive value of MBI for the progression to dementia and to evaluate the effectiveness of blood-based biomarkers in identifying patients with MBI and Mild Cognitive Impairment (MCI), and those at risk of progressing to dementia. Additionally, to determine the utility of these biomarkers for monitoring cognitive decline over time. Method: This longitudinal study assessed 51 elderly, non-demented individuals (aged ≥ 60) with mood or anxiety disorders, evaluating psychiatric, neuropsychiatric, and cognitive status, with blood measurements of NfL and pTau217 at baseline and a one-year follow-up. Results: Patients with Mild Behavioral Impairment (MBI) have significantly higher dyslipidemia prevalence (p < 0.001) and a greater likelihood of progression to dementia (p = 0.006) compared to those without MBI. Although baseline pTau217 levels are higher in the MBI group, this difference is not statistically significant (p = 0.096). Among patients with MCI, dyslipidemia is more common (p = 0.059), and MBI rates are significantly elevated (p < 0.001), with a higher risk of dementia progression (p < 0.001) and elevated pTau217 (p = 0.003) and NfL (p = 0.042) levels. Dementia converters show a later onset of psychiatric symptoms (p = 0.036), increased MBI prevalence (p = 0.006), and marginally higher baseline pTau217 (p = 0.053) and NfL (p = 0.091) levels. Limited follow-up may have reduced the power to detect significant differences in pTau217 and NfL levels across all groups. Logistic regression analysis identifies NfL levels above the median as a significant predictor of MCI (p = 0.014), which increases the risk fivefold. Age of onset of psychiatric symptoms has a marginal effect (p = 0.054). For dementia conversion, MBI is a strong predictor (p = 0.015), raising the risk by about 16 times, with median pTau217 levels showing a potential association (p = 0.061). Conclusion: In this study, the integration of psychiatric evaluations, blood-based biomarkers, MBI assessments, metabolic profiling, and cognitive screening provides an effective approach for early detection of dementia risk. The observed association between MBI and an increased risk of progression to dementia supports the potential role of MBI as a significant predictor of neurocognitive decline. Additionally, the study highlights the relationship between MBI, MCI, and neurodegeneration biomarkers, underscoring the utility of these indicators in detecting early neurodegenerative stages. This comprehensive approach supports timely interventions while offering a less invasive alternative to more complex diagnostic methods.
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