Tesi etd-02142026-172423 |
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Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (5 anni)
Autore
SERRANO, ELENA
URN
etd-02142026-172423
Titolo
Trattamento chirurgico delle fratture di calcagno: studio retrospettivo multicentrico ed analisi della letteratura.
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA
Relatori
relatore Prof. Parchi, Paolo Domenico
Parole chiave
- calcagno
- fracture
- frattura
- heel
Data inizio appello
05/03/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
05/03/2096
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Le fratture di calcagno, note storicamente con l’appellativo di fratture dell’amante, sono state nel corso del XVIII secolo una vera e propria stigma sociale in quanto tipiche dei giovani che, nel tentativo di fuggire dai balconi per l’improvviso ritorno dei mariti, cadevano dall’alto. Le fratture di calcagno, a differenza di fratture in altri distretti anatomici, sono state descritte solo più recentemente poiché conseguenti a traumi più complessi e talvolta incompatibili con la sopravvivenza. Inizialmente queste fratture erano trattate in maniera conservativa e lasciavano esiti invalidanti nei sopravvissuti. È stato solo con l’avvento della radiologia, prima, e la TC, successivamente, che si è concretizzata la possibilità di ripristinare l’anatomia articolare di tale osso ed è iniziato così lo sviluppo di tecniche di riduzione a cielo chiuso.
Le fratture di calcagno rappresentano circa il 2% di tutte le fratture dello scheletro e sono le fratture del tarso più frequenti (65% delle fratture del tarso). L’eziologia delle fratture di calcagno è nella maggior parte dei casi legata a traumi ad alta energia (importanti decelerazioni) come caduta dall’alto, traumi sportivi (es. paracadutismo e salto in alto), incidenti automobilistici (“traumi da pedaliera”). Nelle donne di età maggiore di 50 anni con osso osteoporotico le fratture di calcagno possono essere causate anche da cadute a bassa energia. Circa il 75% delle fratture di calcagno sono intra-articolari coinvolgendo la faccetta posteriore dell’articolazione sub talare. Tra il 3 e il 7,9% delle fatture di calcagno sono bilaterali. Il 10% circa della fratture di calcagno sono fratture esposte, e sono spesso più complesse con maggiore comminuzione intra-articolare, con maggior tasso di infezioni e altre lesioni associate. Le fratture di calcagno sono principalmente causate da forze assiali. La morfologia delle fratture dipende principalmente da tre aspetti:
la forma e la posizione reciproca del calcagno e dell’astragalo al momento del trauma, la struttura trabecolare interna del calcagno, l’entità e la durata della forza. Secondariamente contribuiscono ai diversi pattern di frattura la qualità dell’osso e la forza muscolare.
La diagnosti delle fratture di calcagno, oltre che dell’anamnesi e dell’esame obiettivo che sono fondamentali, si avvale della radiologia convenzionale come esame di primo livello. La TC è un esame di secondo livello ormai utilizzato routinariamente nella valutazione della fratture di calcagno che grazie al suo sviluppo ha permesso l’ideazione di sistemi classificativi, tra cui quello più usato è la classificazione di Sanders.
Per quanto riguarda il trattamento di queste fratture storicamente il gold standard era il trattamento conservativo, che ancora oggi trova indicazione in caso di fratture extrarticolari e articolari composte. Nel caso di fratture extra-articolari e articolari della sottoastragalica con scomposizione dei frammenti e nelle articolari della calcaneo-cuboidea molti autori optano per il trattamento chirurgico. Per quale sia la procedura chirurgica ideale per ogni tipo di frattura, la via di accesso da utilizzare e il tipo di fissazione il dibattito è ancora aperto. Attualmente non esistono delle misure universalmente riconosciute per valutare gli outcome delle fratture di calcagno. Alla radiografia convenzionale vengono valutate il ripristino della superficie articolare, il ripristino dell’angolo di Bohler e l’incidenza di artrosi post-traumatica della sottoastragalica. Comunemente vengono utilizzati negli studi prospettici in letteratura la Visual Analog Scale (VAS), lo Short Form Health Survey 36 (SF-36) , Orthopaedic Foot and Ankle Society Ankle-Hindfoot Scale Score (AOFAS) e il Foot Function Index (FFI).
È stato condotto uno studio multicentrico in un centro ospedaliero universitario di terzo livello e in un centro ospedaliero di primo livello. Sono stati raccolti e analizzati dati clinici, radiografici e terapeutici di pazienti trattati chirurgicamente in questi due ospedali con diagnosti di frattura di calcagno dal 1 Gennaio 2022 al 31 Dicembre 2025. Sono stati valutati gli angoli di Bohler e Gissane prima e dopo l’intervento chirurgico e ai pazienti è stato somministrato il 17-Italian Foot Function Index (17-IFFI) e la Visaul Analog Scale (VAS) per andare a valutare l’impatto che la frattura del calcagno ha avuto sullo stato di salute percepito dal paziente stesso.
Le fratture di calcagno rimangono ancora oggi una patologia invalidante. Alcuni autori sottolineano come la qualità della vita percepita da un paziente fratturato al calcagno dopo un anno dall’infortunio è sovrapponibile a quella di un paziente trapiantato d’organo o che ha subito un infarto miocardico. Già nel 1916 Cotton esortava così i colleghi: “ordinarily speaking the man who break his hell bone is ‘done’… we must do better than this: it must be possible” e ancora oggi questa resta una vera e propria sfida per il chirurgo ortopedico che si approccia a queste fratture.
Le fratture di calcagno rappresentano circa il 2% di tutte le fratture dello scheletro e sono le fratture del tarso più frequenti (65% delle fratture del tarso). L’eziologia delle fratture di calcagno è nella maggior parte dei casi legata a traumi ad alta energia (importanti decelerazioni) come caduta dall’alto, traumi sportivi (es. paracadutismo e salto in alto), incidenti automobilistici (“traumi da pedaliera”). Nelle donne di età maggiore di 50 anni con osso osteoporotico le fratture di calcagno possono essere causate anche da cadute a bassa energia. Circa il 75% delle fratture di calcagno sono intra-articolari coinvolgendo la faccetta posteriore dell’articolazione sub talare. Tra il 3 e il 7,9% delle fatture di calcagno sono bilaterali. Il 10% circa della fratture di calcagno sono fratture esposte, e sono spesso più complesse con maggiore comminuzione intra-articolare, con maggior tasso di infezioni e altre lesioni associate. Le fratture di calcagno sono principalmente causate da forze assiali. La morfologia delle fratture dipende principalmente da tre aspetti:
la forma e la posizione reciproca del calcagno e dell’astragalo al momento del trauma, la struttura trabecolare interna del calcagno, l’entità e la durata della forza. Secondariamente contribuiscono ai diversi pattern di frattura la qualità dell’osso e la forza muscolare.
La diagnosti delle fratture di calcagno, oltre che dell’anamnesi e dell’esame obiettivo che sono fondamentali, si avvale della radiologia convenzionale come esame di primo livello. La TC è un esame di secondo livello ormai utilizzato routinariamente nella valutazione della fratture di calcagno che grazie al suo sviluppo ha permesso l’ideazione di sistemi classificativi, tra cui quello più usato è la classificazione di Sanders.
Per quanto riguarda il trattamento di queste fratture storicamente il gold standard era il trattamento conservativo, che ancora oggi trova indicazione in caso di fratture extrarticolari e articolari composte. Nel caso di fratture extra-articolari e articolari della sottoastragalica con scomposizione dei frammenti e nelle articolari della calcaneo-cuboidea molti autori optano per il trattamento chirurgico. Per quale sia la procedura chirurgica ideale per ogni tipo di frattura, la via di accesso da utilizzare e il tipo di fissazione il dibattito è ancora aperto. Attualmente non esistono delle misure universalmente riconosciute per valutare gli outcome delle fratture di calcagno. Alla radiografia convenzionale vengono valutate il ripristino della superficie articolare, il ripristino dell’angolo di Bohler e l’incidenza di artrosi post-traumatica della sottoastragalica. Comunemente vengono utilizzati negli studi prospettici in letteratura la Visual Analog Scale (VAS), lo Short Form Health Survey 36 (SF-36) , Orthopaedic Foot and Ankle Society Ankle-Hindfoot Scale Score (AOFAS) e il Foot Function Index (FFI).
È stato condotto uno studio multicentrico in un centro ospedaliero universitario di terzo livello e in un centro ospedaliero di primo livello. Sono stati raccolti e analizzati dati clinici, radiografici e terapeutici di pazienti trattati chirurgicamente in questi due ospedali con diagnosti di frattura di calcagno dal 1 Gennaio 2022 al 31 Dicembre 2025. Sono stati valutati gli angoli di Bohler e Gissane prima e dopo l’intervento chirurgico e ai pazienti è stato somministrato il 17-Italian Foot Function Index (17-IFFI) e la Visaul Analog Scale (VAS) per andare a valutare l’impatto che la frattura del calcagno ha avuto sullo stato di salute percepito dal paziente stesso.
Le fratture di calcagno rimangono ancora oggi una patologia invalidante. Alcuni autori sottolineano come la qualità della vita percepita da un paziente fratturato al calcagno dopo un anno dall’infortunio è sovrapponibile a quella di un paziente trapiantato d’organo o che ha subito un infarto miocardico. Già nel 1916 Cotton esortava così i colleghi: “ordinarily speaking the man who break his hell bone is ‘done’… we must do better than this: it must be possible” e ancora oggi questa resta una vera e propria sfida per il chirurgo ortopedico che si approccia a queste fratture.
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Tesi non consultabile. |
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