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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-02102026-122924


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
COLUCCI, SOFIA
URN
etd-02102026-122924
Titolo
Il Morbo di Crohn: aspetti eziopatogenetici e farmacologici
Dipartimento
FARMACIA
Corso di studi
FARMACIA
Relatori
relatore Prof.ssa Betti, Laura
relatore Prof. Giannaccini, Gino
Parole chiave
  • morbo di Crohn. Crohn’s disease
Data inizio appello
25/02/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
25/02/2029
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
Il Morbo di Crohn è una malattia infiammatoria cronica intestinale appartenente al gruppo delle MICI (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali), caratterizzata da un’infiammazione transmurale che può interessare qualsiasi tratto del tubo digerente, dalla bocca all’ano, con una predilezione per l’ileo terminale e il colon. La patologia presenta un andamento cronico-recidivante, con fasi di riacutizzazione alternate a periodi di remissione, e può dare luogo a complicanze strutturali e sistemiche che incidono in modo significativo sulla qualità di vita del paziente. Nonostante i progressi terapeutici, ad oggi non esiste una cura definitiva, ma solo strategie di controllo della malattia.

Il primo capitolo fornisce un inquadramento generale della patologia, ripercorrendone anche lo sviluppo storico. Sebbene descrizioni cliniche compatibili con il Morbo di Crohn siano rintracciabili già nel XVIII e XIX secolo, la definizione sistematica della malattia risale al 1932, quando Burrill B. Crohn e collaboratori descrissero l’“ileite regionale”, distinguendola da altre patologie infettive come la tubercolosi intestinale. Nel corso del XX secolo, le conoscenze sulla malattia si sono progressivamente ampliate, portando al riconoscimento del coinvolgimento dell’intero tratto gastrointestinale e del ruolo centrale del sistema immunitario e della predisposizione genetica. Il capitolo mette inoltre in evidenza le differenze fondamentali tra Morbo di Crohn e Rettocolite Ulcerosa, sottolineando come la prima possa colpire in modo discontinuo e transmurale tutto il tubo digerente, mentre la seconda interessa esclusivamente il colon e il retto con un’infiammazione limitata alla mucosa.

Dal punto di vista epidemiologico, il Morbo di Crohn presenta una maggiore incidenza e prevalenza nei Paesi industrializzati, in particolare in Europa settentrionale e Nord America, mentre risulta meno diffuso in Asia, Africa e Sud America, sebbene negli ultimi decenni si osservi un incremento anche in queste aree. L’esordio è più frequente nei giovani adulti, con un possibile secondo picco in età avanzata, e la malattia mostra una lieve prevalenza nel sesso femminile. L’andamento epidemiologico rafforza l’ipotesi di un ruolo rilevante dei fattori ambientali e dello stile di vita occidentale nell’insorgenza della patologia.

Il secondo capitolo è dedicato all’eziopatogenesi e rappresenta il cuore teorico della tesi. La malattia viene interpretata come il risultato di una complessa interazione tra predisposizione genetica, fattori immunitari e influenze ambientali. Gli studi di associazione genome-wide hanno identificato oltre duecento loci di suscettibilità, tra cui spiccano geni chiave come NOD2, ATG16L1 e IL23R. In particolare, le varianti di NOD2 sono associate a una risposta immunitaria innata alterata e a fenotipi clinici più aggressivi, come la localizzazione ileale e la tendenza a sviluppare stenosi. ATG16L1 è coinvolto nei processi di autofagia, fondamentali per il mantenimento dell’omeostasi mucosale, mentre IL23R evidenzia il ruolo cruciale dell’asse citochinico IL-23/Th17 nella perpetuazione dell’infiammazione.

Sul piano immunologico, il Morbo di Crohn è caratterizzato da una risposta immunitaria mucosale disregolata, in cui si osserva un’eccessiva attivazione delle cellule dell’immunità innata e adattativa, con produzione persistente di citochine pro-infiammatorie come TNF-α, IL-12, IL-23 e IL-17. Particolare rilievo assume lo squilibrio tra cellule T effettrici (Th1 e Th17) e cellule T regolatorie, che determina la perdita dei meccanismi di controllo dell’infiammazione. Recenti evidenze suggeriscono inoltre il coinvolgimento delle cellule T residenti della mucosa intestinale, che contribuiscono alla cronicizzazione della risposta infiammatoria.

I fattori ambientali rappresentano un ulteriore elemento chiave della patogenesi. La dieta occidentale, ricca di grassi saturi e povera di fibre, il fumo di sigaretta e l’alterazione del microbiota intestinale (disbiosi) sono fortemente associati allo sviluppo e alla progressione della malattia. In particolare, la riduzione dei batteri produttori di acidi grassi a catena corta, come il butirrato, compromette la funzione di barriera dell’epitelio intestinale e favorisce l’attivazione immunitaria. Il fumo, a differenza di quanto avviene nella Rettocolite Ulcerosa, peggiora il decorso del Morbo di Crohn, aumentando il rischio di recidive e complicanze.

Il terzo capitolo analizza le manifestazioni cliniche e le modalità diagnostiche. La sintomatologia è estremamente variabile e dipende dalla sede e dal comportamento della malattia, classificato secondo la Classificazione di Montreal in fenotipo infiammatorio, stenosante e fistolizzante. I sintomi principali includono dolore addominale, diarrea cronica, perdita di peso e affaticamento, ai quali possono associarsi manifestazioni extra-intestinali. Le complicanze più rilevanti sono le stenosi e le fistole, conseguenza diretta dell’infiammazione transmurale. La diagnosi si basa su un approccio integrato che comprende endoscopia, tecniche di imaging e biomarcatori sierologici e fecali.

Il quarto e quinto capitolo affrontano rispettivamente il trattamento farmacologico e non farmacologico. L’obiettivo della terapia è indurre e mantenere la remissione clinica e mucosale, prevenendo le complicanze. Accanto ai farmaci convenzionali e ai biologici, assumono crescente importanza le nuove terapie mirate e gli interventi sullo stile di vita, in particolare la dieta e il supporto nutrizionale.

Infine, la tesi sottolinea l’importanza della farmacovigilanza, della sicurezza a lungo termine delle terapie e di un approccio multidisciplinare e personalizzato, che integri aspetti clinici, nutrizionali e psicologici. In conclusione, il Morbo di Crohn emerge come una patologia complessa e multifattoriale, la cui comprensione richiede una visione integrata dei meccanismi genetici, immunitari e ambientali, aprendo la strada a strategie terapeutiche sempre più personalizzate.
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