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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-02052026-135045


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
FENIGLI, CATERINA
URN
etd-02052026-135045
Titolo
L'ESTREMO ORIENTE RUSSO: DINAMICHE STORICO-AMMINISTRATIVE E QUESTIONI REGIONALI
Dipartimento
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
STUDI INTERNAZIONALI
Relatori
relatore Prof. Giannotti, Andrea
Parole chiave
  • bilanciamento
  • Crisi Ucraina
  • dinamiche regionali
  • Distretto dell'Estremo Oriente Russo
  • geopolitica
  • Giappone
  • influenza
  • investimenti
  • relazioni bilaterali
  • Repubblica Popolare Cinese
  • Stati Uniti
  • sviluppo socio-economico
  • Vladimir Putin
  • Xi Jinping
Data inizio appello
23/02/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
L'Estremo Oriente Russo rappresenta una delle regioni più strategiche e affascinanti della Federazione Russa, sia per la sua posizione geografica che per le sue caratteristiche uniche. Si affaccia sull’Oceano Pacifico e sul Mar Glaciale Artico, e confina con ben 5 Paesi: Cina, Mongolia, Giappone, Corea del Nord e Stati Uniti. Nonostante occupi circa il 41% del territorio nazionale, questa vasta area ospita solo il 6% della popolazione, meno di una persona per km², e presenta una notevole varietà di habitat, da foreste temperate a tundre e zone vulcaniche. Anche dal punto di vista umano, la regione è un mosaico di gruppi etnici, inclusi popoli indigeni che conservano ancora oggi stili di vita tradizionali.
Sebbene ricca di risorse naturali, l’area affronta numerose criticità. Tra le principali ci sono la crisi demografica, l’alto tasso di povertà, il sottosviluppo delle infrastrutture, un clima inospitale e la presenza radicata della criminalità organizzata. Nel 2012 il PIL della regione rappresentava appena il 4% dell’economia russa, collocandola tra le unità amministrative più deboli del Paese.
Dal punto di vista storico, l’interesse russo per l’Estremo Oriente emerse in modo marcato già tra il XVII ed il XIX secolo. Le prime spedizioni furono finanziate da privati e vennero poi seguite dalla conquista della Kamčatka e di alcune isole del Pacifico, ma il controllo dell’area venne consolidato nel 1858 e nel 1860 rispettivamente con il Trattato di Aigun e con la Convenzione di Pechino, che garantirono a Mosca il dominio sui territori dell’Amur e dell’Ussuri. Un'importante innovazione introdotta durante l’epoca zarista fu lo sviluppo di una rete ferroviaria che consentisse di collegare più rapidamente le regioni remote dell’Estremo Oriente russo, riducendo significativamente i tempi di viaggio rispetto alle tradizionali rotte marittime. Ciononostante, la difficile integrazione delle popolazioni indigene, con tradizioni economiche diverse, complicò il processo di assimilazione. Negli anni successivi alla Guerra Civile Russa, l’Estremo Oriente conobbe una fase particolarmente difficile caratterizzata da instabilità politica e recessione economica, colpendo così una regione già fragile. A partire dagli anni ’20 e ’30, l’Unione Sovietica avviò una politica di industrializzazione su larga scala, con l’obiettivo di rafforzare le capacità produttive anche nelle aree remote del Paese. Tuttavia, questo slancio venne accompagnato dalle purghe staliniane ed il clima di terrore rallentò e distorse il processo di crescita. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Vladivostok assunse un ruolo strategico come snodo per la ricezione degli aiuti americani nella lotta contro il Giappone. Nel dopoguerra, però, l’attenzione politica ed economica di Mosca si concentrò sull’Europa, relegando l’Estremo Oriente a un ruolo secondario. Questo sbilanciamento si accentuò ulteriormente con la dissoluzione dell’URSS, quando la neonata Federazione Russa, affrontò un importante periodo di crisi, che portò a massicce migrazioni verso la Russia europea.
Con l'ascesa di Vladimir Putin, il Distretto dell’Estremo Oriente tornò a essere centrale nelle strategie di sviluppo nazionale. Grazie all'aumento dei prezzi del petrolio e alla crescente domanda di materie prime da parte della Cina, la regione iniziò a riprendersi economicamente. Il governo russo avviò una serie di iniziative per migliorare le infrastrutture e attrarre investimenti, promuovendo zone economiche speciali per stimolare la crescita. Anche la crescita demografica è rimasta una priorità per il governo russo, con il Distretto dell'Estremo Oriente che presenta tassi di natalità in calo e mortalità elevata e le politiche per incentivare la natalità, come il Capitale di maternità, hanno avuto risultati limitati. Inoltre, la mortalità in età lavorativa è significativamente superiore alla media nazionale, con malattie cardiovascolari e tumori tra le principali cause.
Uno dei programmi più rilevanti è il “Programma nazionale per lo sviluppo socioeconomico dell'Estremo Oriente”, che mira, invece, a promuovere la crescita economica attraverso investimenti in infrastrutture e innovazione. Tuttavia, la regione continua a soffrire di disuguaglianze e carenze infrastrutturali. Le politiche di sostegno alle piccole e medie imprese sono state implementate, ma l'efficacia varia tra le diverse aree. Oltre a ciò, lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto è stato una priorità, con investimenti significativi per migliorare la rete aerea e ferroviaria. Tuttavia, la regione rimane isolata e costosa da raggiungere, ostacolando ulteriormente la crescita economica.
Per quanto riguarda le relazioni tra Russia e Cina, queste hanno attraversato fasi diverse, passando da tensioni territoriali a una crescente cooperazione economica. La Repubblica Popolare Cinese è diventata un partner commerciale fondamentale per la Federazione Russa, specialmente dopo l'annessione della Crimea nel 2014, quando Mosca ha cercato di diversificare le sue esportazioni. Tuttavia, la dipendenza economica dalla Cina solleva preoccupazioni per la sovranità russa e per il controllo delle risorse. Negli anni '90, il commercio tra il Distretto dell'Estremo Oriente e la Cina è aumentato, ma la Russia ha cercato di limitare il commercio a spola per le piccole imprese, concentrandolo nelle mani di grandi aziende. Nonostante gli sforzi e l’incremento degli scambi, gli investimenti cinesi nella regione sono rimasti relativamente contenuti e si concentrano ancora oggi soprattutto su piccole attività imprenditoriali.
In merito alle relazioni tra Russia e Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico, esse sono state storicamente contraddistinte da tensioni, pur non essendo mancati momenti di cooperazione, come durante la Seconda Guerra Mondiale e subito dopo la dissoluzione dell’URSS, poiché il Paese non veniva visto più come una minaccia. Mosca ha cercato, quindi, di rafforzare i legami con gli Stati Uniti ed il Giappone per bilanciare l'influenza cinese. Ciononostante, ultimi anni, le ostilità sono aumentate a causa della crisi ucraina e delle sanzioni, riducendo le opportunità di cooperazione nel Distretto dell'Estremo Oriente.
Anche le relazioni russo-giapponesi sono complesse, segnate da conflitti territoriali e tentativi di cooperazione economica. Durante il mandato di Shinzo Abe come Primo Ministro, e con Putin presidente della Federazione Russa, si sono registrati diversi sforzi per avvicinare i due Paesi, con l’obiettivo di rafforzare i legami commerciali e di investimento. Tuttavia, nonostante dei segnali di apertura, il processo di cooperazione è fortemente ostacolato dalla questione territoriale delle isole Curili, che rappresenta tutt’ora un nodo irrisolto nelle relazioni tra Mosca e Tokyo.
L'Estremo Oriente Russo è una regione di grande potenziale economico e strategico, ma affronta sfide significative in termini di sviluppo demografico e infrastrutturale. La cooperazione con la Cina offre opportunità, ma solleva anche preoccupazioni per la dipendenza economica. Le relazioni con gli Stati Uniti e il Giappone sono complesse e influenzate da fattori geopolitici. La gestione dello sviluppo dell'Estremo Oriente richiede un approccio integrato e multidimensionale per affrontare le sfide attuali e garantire un futuro prospero per la regione.
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