Tesi etd-02052026-114800 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
Autore
TRABELSI, JESSICA NARJES
URN
etd-02052026-114800
Titolo
Il fenotipo del paziente iperteso sottoposto a denervazione renale: esperienza di un centro di eccellenza europeo
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
relatore Prof. Taddei, Stefano
correlatore Prof. Masi, Stefano
correlatore Prof. Masi, Stefano
Parole chiave
- denervazione renale
- fenotipo clinico
- ipertensione
Data inizio appello
24/02/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
24/02/2096
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
La presente tesi si propone di analizzare in maniera sistematica le caratteristiche cliniche, laboratoristiche, ecocardiografiche e terapeutiche dei pazienti sottoposti a denervazione simpatica renale (renal denervation, RDN) presso il Centro di riferimento regionale per la diagnosi e la cura dell’ipertensione arteriosa dell’U.O. Medicina I dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, centro d’eccellenza riconosciuto dalla Società Europea dell’Ipertensione Arteriosa. Obiettivo dello studio è stato quello di valutare l’associazione tra le caratteristiche basali dei pazienti e la risposta alla procedura, definita in termini di riduzione dei valori pressori e/o del carico farmacologico antipertensivo al fine di individuare eventuali determinanti cliniche della risposta terapeutica. I pazienti sono stati classificati come responders in presenza di una riduzione significativa dei valori pressori (riduzione ≥10 mmHg della pressione arteriosa sistolica e/o ≥5 mmHg della pressione arteriosa diastolica) o del numero di farmaci antipertensivi, in assenza di peggioramento del controllo pressorio.
È stata condotta un’analisi retrospettiva monocentrica su una coorte di 26 pazienti sottoposti a procedura di denervazione delle arterie renali nel periodo compreso tra giugno 2021 e luglio 2025. L’indicazione alla procedura era posta sulla base di criteri clinici, principalmente in presenza di ipertensione arteriosa resistente o di limitazioni terapeutiche dovute a scarsa tollerabilità della terapia farmacologica. Sono stati esclusi soggetti con ipertensione secondaria, pregressa angioplastica delle arterie renali, severa compromissione della funzione renale (eGFR <30 ml/min secondo formula MDRD), gravidanza o grave decadimento cognitivo. Per ciascun paziente sono stati raccolti dati demografici e antropometrici, parametri pressori clinici e ambulatoriali mediante monitoraggio ambulatorio della pressione o delle 24 ore (ABPM), comorbidità cardiovascolari e metaboliche, segni di danno d’organo ipertensivo, caratteristiche ecocardiografiche e dettagli del regime terapeutico antipertensivo al basale e al follow-up.
La popolazione studiata presentava un’età mediana di circa 52 anni, era prevalentemente di sesso maschile e mostrava un indice di massa corporea nel range del sovrappeso. Il profilo laboratoristico documentava una funzione renale complessivamente conservata e parametri metabolici generalmente nei limiti di norma. Al basale emergeva un controllo pressorio subottimale nonostante un’intensiva terapia farmacologica antipertensiva, con valori mediani di pressione arteriosa clinica pari a 148/93 mmHg e valori di pressione ambulatoria superiori ai target raccomandati dalle linee guida, configurando un quadro compatibile con ipertensione di difficile controllo.
A sei mesi dall’intervento, la denervazione renale si associava a una riduzione significativa della pressione arteriosa sistolica clinica, mentre i valori pressori rilevati mediante monitoraggio ambulatorio della pressione risultavano complessivamente stabili. Un dato di particolare rilevanza clinica era rappresentato dalla significativa riduzione del carico farmacologico antipertensivo, con una diminuzione del numero mediano di farmaci da 3,5 a 2,6 e una riduzione della terapia nel 62% dei pazienti. Le classi farmacologiche maggiormente ridotte erano rappresentate dai farmaci ad azione simpaticolitica, suggerendo un possibile effetto della procedura sulla modulazione dell’attività simpatica e una conseguente semplificazione del regime terapeutico.
Dal punto di vista della caratterizzazione cardiovascolare strutturale e funzionale, la popolazione presentava una funzione sistolica ventricolare sinistra globalmente conservata, con segni di rimodellamento ventricolare variabile e lieve alterazione della funzione diastolica, oltre a una frequente dilatazione atriale sinistra di grado lieve-moderato. Il profilo clinico complessivo evidenziava un elevato rischio cardiovascolare, caratterizzato da alta prevalenza di dislipidemia, obesità, familiarità per ipertensione arteriosa e segni di danno d’organo ipertensivo e aterosclerosi subclinica, in particolare ateromasia carotidea e cardiopatia ipertensiva.
Il confronto delle caratteristiche basali tra pazienti responders e non responders ha mostrato che le uniche variabili significativamente associate alla risposta alla procedura erano i parametri pressori ottenuti mediante monitoraggio ambulatorio delle 24 ore. In particolare, in apparente contrasto con parte delle evidenze disponibili in letteratura, valori pressori ambulatoriali più elevati al basale risultavano associati a una minore probabilità di risposta alla procedura, suggerendo che la denervazione renale possa risultare maggiormente efficace quando eseguita in fasi meno avanzate della malattia ipertensiva. Non sono emerse associazioni significative tra risposta terapeutica e parametri ecocardiografici, comorbidità o caratteristiche della terapia farmacologica, ad eccezione di una tendenza non significativa a maggiore prevalenza di ateromasia nei soggetti responders. Nel complesso, i risultati della presente analisi monocentrica confermano che la denervazione simpatica renale rappresenta una strategia terapeutica efficace nel migliorare il controllo pressorio e nel ridurre il carico farmacologico nei pazienti con ipertensione arteriosa di difficile gestione. L’osservazione che i principali predittori di risposta siano rappresentati dai valori di pressione ambulatoria basale e che livelli pressori più elevati non si associno a maggiore beneficio suggerisce la possibilità di un ripensamento del timing di utilizzo della procedura, orientando verso un approccio più precoce e personalizzato. Tuttavia, la natura monocentrica dello studio, la limitata numerosità campionaria e il carattere esplorativo delle analisi richiedono cautela nell’interpretazione dei risultati e rendono necessari ulteriori studi prospettici su popolazioni più ampie per confermare tali evidenze.
È stata condotta un’analisi retrospettiva monocentrica su una coorte di 26 pazienti sottoposti a procedura di denervazione delle arterie renali nel periodo compreso tra giugno 2021 e luglio 2025. L’indicazione alla procedura era posta sulla base di criteri clinici, principalmente in presenza di ipertensione arteriosa resistente o di limitazioni terapeutiche dovute a scarsa tollerabilità della terapia farmacologica. Sono stati esclusi soggetti con ipertensione secondaria, pregressa angioplastica delle arterie renali, severa compromissione della funzione renale (eGFR <30 ml/min secondo formula MDRD), gravidanza o grave decadimento cognitivo. Per ciascun paziente sono stati raccolti dati demografici e antropometrici, parametri pressori clinici e ambulatoriali mediante monitoraggio ambulatorio della pressione o delle 24 ore (ABPM), comorbidità cardiovascolari e metaboliche, segni di danno d’organo ipertensivo, caratteristiche ecocardiografiche e dettagli del regime terapeutico antipertensivo al basale e al follow-up.
La popolazione studiata presentava un’età mediana di circa 52 anni, era prevalentemente di sesso maschile e mostrava un indice di massa corporea nel range del sovrappeso. Il profilo laboratoristico documentava una funzione renale complessivamente conservata e parametri metabolici generalmente nei limiti di norma. Al basale emergeva un controllo pressorio subottimale nonostante un’intensiva terapia farmacologica antipertensiva, con valori mediani di pressione arteriosa clinica pari a 148/93 mmHg e valori di pressione ambulatoria superiori ai target raccomandati dalle linee guida, configurando un quadro compatibile con ipertensione di difficile controllo.
A sei mesi dall’intervento, la denervazione renale si associava a una riduzione significativa della pressione arteriosa sistolica clinica, mentre i valori pressori rilevati mediante monitoraggio ambulatorio della pressione risultavano complessivamente stabili. Un dato di particolare rilevanza clinica era rappresentato dalla significativa riduzione del carico farmacologico antipertensivo, con una diminuzione del numero mediano di farmaci da 3,5 a 2,6 e una riduzione della terapia nel 62% dei pazienti. Le classi farmacologiche maggiormente ridotte erano rappresentate dai farmaci ad azione simpaticolitica, suggerendo un possibile effetto della procedura sulla modulazione dell’attività simpatica e una conseguente semplificazione del regime terapeutico.
Dal punto di vista della caratterizzazione cardiovascolare strutturale e funzionale, la popolazione presentava una funzione sistolica ventricolare sinistra globalmente conservata, con segni di rimodellamento ventricolare variabile e lieve alterazione della funzione diastolica, oltre a una frequente dilatazione atriale sinistra di grado lieve-moderato. Il profilo clinico complessivo evidenziava un elevato rischio cardiovascolare, caratterizzato da alta prevalenza di dislipidemia, obesità, familiarità per ipertensione arteriosa e segni di danno d’organo ipertensivo e aterosclerosi subclinica, in particolare ateromasia carotidea e cardiopatia ipertensiva.
Il confronto delle caratteristiche basali tra pazienti responders e non responders ha mostrato che le uniche variabili significativamente associate alla risposta alla procedura erano i parametri pressori ottenuti mediante monitoraggio ambulatorio delle 24 ore. In particolare, in apparente contrasto con parte delle evidenze disponibili in letteratura, valori pressori ambulatoriali più elevati al basale risultavano associati a una minore probabilità di risposta alla procedura, suggerendo che la denervazione renale possa risultare maggiormente efficace quando eseguita in fasi meno avanzate della malattia ipertensiva. Non sono emerse associazioni significative tra risposta terapeutica e parametri ecocardiografici, comorbidità o caratteristiche della terapia farmacologica, ad eccezione di una tendenza non significativa a maggiore prevalenza di ateromasia nei soggetti responders. Nel complesso, i risultati della presente analisi monocentrica confermano che la denervazione simpatica renale rappresenta una strategia terapeutica efficace nel migliorare il controllo pressorio e nel ridurre il carico farmacologico nei pazienti con ipertensione arteriosa di difficile gestione. L’osservazione che i principali predittori di risposta siano rappresentati dai valori di pressione ambulatoria basale e che livelli pressori più elevati non si associno a maggiore beneficio suggerisce la possibilità di un ripensamento del timing di utilizzo della procedura, orientando verso un approccio più precoce e personalizzato. Tuttavia, la natura monocentrica dello studio, la limitata numerosità campionaria e il carattere esplorativo delle analisi richiedono cautela nell’interpretazione dei risultati e rendono necessari ulteriori studi prospettici su popolazioni più ampie per confermare tali evidenze.
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