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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-02022026-104622


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
Autore
ZANNONI, NICOLA
URN
etd-02022026-104622
Titolo
UTILIZZO DEI TEST VISCOELASTICI NELLA GESTIONE DEL PAZIENTE CRITICO IN AMBITO MATERNO-INFANTILE
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
relatore Prof. Forfori, Francesco
correlatore Dott. De Simone, Luigi
Parole chiave
  • emostati
  • neonato
  • preeclampsia
  • rotem
  • teg
  • terapia intensiva neonatale
  • test tradizionali
  • test viscoelastici
  • VCM
Data inizio appello
24/02/2026
Consultabilità
Tesi non consultabile
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
L’emostasi rappresenta un sistema fisiologico complesso e finemente regolato, finalizzato al mantenimento dell’integrità vascolare e dell’equilibrio tra rischio emorragico e trombotico. Essa deriva dall’interazione dinamica tra parete vascolare, piastrine, fattori plasmatici della coagulazione, sistemi anticoagulanti naturali e fibrinolisi. Alterazioni di questo equilibrio possono condurre a quadri clinici di elevata gravità, in particolare nei contesti caratterizzati da rapide variazioni dell’assetto emostatico, come l’ambito materno-infantile.
Tradizionalmente, la valutazione della coagulazione si è basata su test di laboratorio convenzionali, quali tempo di protrombina (PT), tempo di tromboplastina parziale attivata (aPTT), dosaggio del fibrinogeno e conta piastrinica. Sebbene utili per lo screening di specifiche alterazioni, tali esami presentano limiti significativi: forniscono informazioni statiche, parziali e riferite a singoli segmenti della cascata coagulativa, sono eseguiti su plasma citratato e non considerano il contributo delle componenti cellulari né le interazioni dinamiche del sangue intero. Queste limitazioni risultano particolarmente evidenti nelle condizioni cliniche complesse, acute e tempo-dipendenti.
In questo contesto si collocano i test viscoelastici, sviluppati per fornire una valutazione globale, funzionale e in tempo reale dell’emostasi su sangue intero. A partire dalla tromboelastografia (TEG), introdotta da Hartert nel 1948, fino alla tromboelastometria rotazionale (ROTEM) e al più recente Viscoelastic Coagulation Monitor (VCM), queste metodiche consentono di analizzare l’intero processo coagulativo, dall’innesco alla formazione e stabilizzazione del coagulo, fino alla sua eventuale lisi. I parametri ottenuti permettono di valutare la generazione di trombina, la cinetica di crescita del coagulo, la sua forza meccanica e la stabilità nel tempo, offrendo un quadro molto più aderente alla fisiopatologia reale del paziente.
L’ambito materno-infantile rappresenta un contesto di particolare interesse per l’applicazione dei test viscoelastici. La gravidanza è caratterizzata da profonde modificazioni fisiologiche dell’emostasi, che determinano uno stato di ipercoagulabilità adattativa finalizzata alla prevenzione dell’emorragia peripartum, ma associata a un aumentato rischio tromboembolico. Tale assetto deriva dall’incremento dei fattori procoagulanti, dalla riduzione dell’attività dei sistemi anticoagulanti naturali e dall’inibizione della fibrinolisi.
All’interno di questo equilibrio già delicato, la preeclampsia rappresenta una condizione patologica in cui la disfunzione endoteliale sistemica altera ulteriormente l’assetto emostatico. L’attivazione piastrinica diffusa, l’aumentata generazione di trombina, il consumo di piastrine e fattori della coagulazione e l’inibizione della fibrinolisi possono determinare la coesistenza di rischio trombotico ed emorragico. Nelle forme più severe, come la sindrome HELLP o la coagulazione intravascolare disseminata, i test convenzionali possono non essere sufficientemente sensibili o tempestivi nel rilevare alterazioni funzionali precoci. In questo scenario, il TEG si configura come uno strumento utile per integrare i dati ematochimici tradizionali, migliorando l’inquadramento fisiopatologico e supportando decisioni cliniche più mirate.
Parallelamente, il neonato presenta un sistema emostatico peculiare, definito dal concetto di “developmental hemostasis”. Alla nascita, i livelli di numerosi fattori della coagulazione e degli anticoagulanti naturali risultano ridotti rispetto all’adulto, ma l’equilibrio globale è generalmente mantenuto in condizioni fisiologiche. Tuttavia, nel neonato patologico, in particolare nel pretermine o nel neonato critico affetto da sepsi, asfissia o emorragie, questo equilibrio può facilmente rompersi. La gestione delle coagulopatie neonatali è resa ulteriormente complessa dall’esiguità dei volumi ematici disponibili e dalla necessità di decisioni rapide.
In tale contesto, il Viscoelastic Coagulation Monitor emerge come uno strumento promettente per l’impiego in Terapia Intensiva Neonatale. Grazie all’utilizzo di sangue intero nativo, ai ridotti volumi richiesti e alla semplicità operativa, il VCM consente una valutazione point-of-care dell’emostasi, potenzialmente utile per guidare la gestione trasfusionale e monitorare l’evoluzione delle coagulopatie nel neonato critico.
In conclusione, i test viscoelastici rappresentano un’evoluzione significativa nella valutazione dell’emostasi, offrendo una visione globale e dinamica che supera i limiti dei test tradizionali. Il loro impiego nel reparto materno-infantile, sia in ambito ostetrico che neonatale, appare particolarmente promettente per migliorare l’interpretazione delle alterazioni coagulativa, supportare una gestione trasfusionale mirata e contribuire a un approccio più fisiopatologicamente orientato al paziente critico.


Hemostasis is a complex and tightly regulated physiological process aimed at preserving vascular integrity and maintaining a balance between bleeding and thrombosis. It results from the dynamic interaction between the vascular wall, platelets, plasma coagulation factors, natural anticoagulant systems, and fibrinolysis. Disruption of this balance may lead to severe clinical conditions, particularly in settings characterized by rapid and profound changes in coagulation status, such as the maternal–infant context.
Traditionally, the assessment of coagulation has relied on conventional laboratory tests, including prothrombin time (PT), activated partial thromboplastin time (aPTT), fibrinogen levels, and platelet count. Although widely used, these tests provide only static and partial information, focusing on isolated segments of the coagulation cascade and being performed on citrated plasma. They do not account for cellular components or the dynamic interactions occurring in whole blood, limiting their clinical relevance in complex and rapidly evolving conditions.
Viscoelastic tests were developed to overcome these limitations by offering a global, functional, and real-time evaluation of hemostasis using whole blood. Starting from thromboelastography (TEG), first described by Hartert in 1948, to rotational thromboelastometry (ROTEM) and the more recent Viscoelastic Coagulation Monitor (VCM), these techniques allow continuous monitoring of clot initiation, formation, strength, and dissolution. The parameters obtained reflect thrombin generation, clot kinetics, mechanical stability, and fibrinolytic activity, providing a comprehensive picture of coagulation that more closely reflects in vivo physiology.
The maternal–infant setting represents a particularly relevant field for the application of viscoelastic testing. Pregnancy is characterized by profound physiological changes in hemostasis, resulting in a state of acquired hypercoagulability aimed at preventing peripartum hemorrhage but associated with an increased risk of thromboembolic events. This condition arises from increased levels of procoagulant factors, reduced activity of natural anticoagulants, and suppression of fibrinolysis.
Within this already delicate balance, preeclampsia represents a pathological condition in which systemic endothelial dysfunction further disrupts hemostasis. Enhanced platelet activation, increased thrombin generation, consumption of platelets and coagulation factors, and impaired fibrinolysis may coexist, leading to both thrombotic and hemorrhagic risks. In severe cases, such as HELLP syndrome or disseminated intravascular coagulation, conventional coagulation tests may lack sensitivity or timeliness in detecting early functional alterations. In this context, TEG may provide valuable additional information by integrating conventional laboratory data and improving the pathophysiological assessment of coagulation disorders in preeclamptic patients.
Similarly, the neonatal hemostatic system exhibits distinctive features described by the concept of “developmental hemostasis.” At birth, levels of several coagulation factors and natural anticoagulants are lower than in adults, yet a functional balance is generally maintained in healthy neonates. However, in pathological conditions—particularly in preterm or critically ill neonates affected by sepsis, perinatal asphyxia, or hemorrhage—this fragile equilibrium can easily be disrupted. The management of neonatal coagulopathies is further complicated by limited blood volume and the need for rapid therapeutic decisions.
In this scenario, the Viscoelastic Coagulation Monitor emerges as a promising tool for use in Neonatal Intensive Care Units. By analyzing native whole blood, requiring minimal sample volumes, and offering a standardized point-of-care workflow, VCM enables functional assessment of coagulation that may support transfusion management and monitoring of hemostatic alterations in critically ill neonates.
In conclusion, viscoelastic tests represent a significant advancement in the evaluation of hemostasis, providing a dynamic and comprehensive assessment that overcomes the limitations of conventional coagulation tests. Their application in the maternal–infant setting, both in obstetrics and neonatology, appears particularly valuable for improving the understanding of complex coagulopathies, guiding goal-directed transfusion strategies, and supporting a more pathophysiology-oriented management of the critically ill patient.
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