Tesi etd-01312025-175320 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
MARINO, MARIANNA
URN
etd-01312025-175320
Titolo
Asse intestino-cervello: il ruolo del microbiota intestinale nel disturbo depressivo
Dipartimento
FARMACIA
Corso di studi
SCIENZE DELLA NUTRIZIONE UMANA
Relatori
relatore Prof.ssa Daniele, Simona
Parole chiave
- asse intestino-cervello
- depression
- depressione
- depressive disorder
- disturbo depressivo
- gut microbiota
- gut-brain axis
- microbiota intestinale
Data inizio appello
26/02/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
26/02/2065
Riassunto
Riassunto
La depressione rappresenta uno dei disturbi psicologici maggiormente diffuso a livello mondiale, che colpisce un numero sempre crescente di individui in tutte le fasce d’età e con diversi livelli di gravità. Le origini multifattoriali alla base del suo sviluppo includono sia fattori genetici come la predisposizione familiare che non genetici come fattori ambientali e psicologici di cui ne sono un esempio esperienze traumatiche o stress prolungato. Le persone affette da depressione vanno incontro ad una serie di conseguenze che possono includere non solo sintomi emotivi come tristezza, irritabilità ed apatia, ma anche difficoltà cognitive come problemi di concentrazione e decisione. Questi sintomi possono influenzare le relazioni interpersonali e le prestazioni lavorative, portando ad un isolamento sociale che può aggravare ulteriormente la condizione. Le terapie attualmente disponibili per il trattamento del disturbo depressivo comprendono diverse opzioni, tra cui la terapia farmacologica che include gli antidepressivi, la psicoterapia che include approcci come la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia interpersonale. Inoltre, può essere raccomandata in alcuni casi in cui i pazienti presentano una forma di depressione grave e che non rispondono ad altre forme di trattamento, la terapia elettroconvulsiva.
Diverse ricerche scientifiche hanno messo in evidenza, la comunicazione bidirezionale tra l’intestino e il cervello, rivelando i meccanismi attraverso i quali il cervello riesce a comunicare con l’intestino e come l’intestino, d’altra parte, produce metaboliti in grado di influenzare la funzionalità celebrale.
Il microbiota intestinale, definito come l’insieme di microrganismi simbionti presenti a livello del tratto gastrointestinale, è in grado di produrre una serie di metaboliti come gli acidi grassi a catena corta, responsabili di numerosi effetti benefici sulla salute dell’intero organismo. Esso ha attirato una particolare attenzione per il suo ruolo fondamentale svolto nell’asse intestino-cervello. È emerso infatti, che la modulazione della composizione del microbiota intestinale è coinvolta nello sviluppo di diversi disturbi che colpiscono non solo il sistema gastrointestinale, ma anche il sistema nervoso. Sulla base di ciò, è stato ipotizzato il coinvolgimento del microbiota intestinale anche nell’insorgenza del disturbo depressivo, rilevando da molteplici studi che i soggetti depressi presentavano una composizione del microbiota intestinale diversa rispetto ai soggetti sani, suggerendo pertanto un potenziale legame tra la salute intestinale e l’insorgenza della depressione.
Queste scoperte hanno aperto la strada per lo studio e lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche per migliorare la sintomatologia depressiva, attraverso il ripristino dello stato di eubiosi del microbiota intestinale. Tra le strategie esplorate che hanno determinato miglioramenti sia dal punto di vista emotivo, che dal punto di vista dei disturbi gastrointestinali riscontrati nei pazienti depressi, ci sono l’uso dei probiotici e prebiotici, che migliorano l’equilibrio microbico intestinale e promuovono la produzione di metaboliti benefici. Inoltre, sono stati investigati come potenziali interventi, il consumo di un regime alimentare basato sulla dieta mediterranea, ricca di nutrienti benefici per la corretta funzionalità celebrale e per la salute intestinale, e il trapianto del microbiota fecale da donatori sani.
I risultati ottenuti finora da queste strategie, sono promettenti, suggerendo che possano costituire valide alternative alle terapie farmacologiche tradizionali, che non sempre producono gli effetti clinici desiderati e che possono inoltre essere rifiutate dai pazienti a causa degli effetti collaterali. Questi approcci innovativi e le conoscenze sull’interazione tra la salute intestinale e la salute mentale potrebbero quindi rappresentare una nuova frontiera nel trattamento della depressione ed aprire la strada a trattamenti più integrati e personalizzati per affrontare la depressione e migliorare il benessere complessivo delle persone che ne sono affette. La continua ricerca in questo ambito potrebbe inoltre portare ad una maggiore integrazione di strategie nutrizionali e di intervento microbico nei piani di trattamento tradizionali.
Abstract
Depression is one of the most widespread psychological disorders worldwide, affecting a growing number of individuals across all age groups and with varying degrees of severity. The multifactorial origins underlying its development include both genetic factors, such as family predisposition, and non-genetic factors, such as environmental and psychological factors, exemplified by traumatic experiences or prolonged stress. People suffering from depression face a range of consequences that may include not only emotional symptoms like sadness, irritability, and apathy, but also cognitive difficulties, such as problems with concentration and decision-making. These symptoms can affect interpersonal relationships and work performance, leading to social isolation, which can further worsen the condition.
Currently available therapies for treating depressive disorders include various options, such as pharmacological therapy, which involves antidepressants, and psychotherapy, which includes approaches like cognitive-behavioral therapy and interpersonal therapy. Additionally, in some cases where patients present with severe depression that does not respond to other forms of treatment, electroconvulsive therapy may be recommended.
Several scientific studies have highlighted the bidirectional communication between the gut and the brain, revealing the mechanisms through which the brain communicates with the gut and how the gut, in turn, produces metabolites capable of influencing brain function.
The gut microbiota, defined as the collection of symbiotic microorganisms present in the gastrointestinal tract, can produce a series of metabolites, such as short-chain fatty acids, responsible for numerous beneficial effects on the overall health of the organism. It has attracted particular attention for its fundamental role in the gut-brain axis. Indeed, it has emerged that the modulation of gut microbiota composition is involved in the development of various disorders affecting not only the gastrointestinal system but also the nervous system. Based on this, it has been hypothesized that the gut microbiota is also involved in the onset of depressive disorders, with multiple studies finding that depressed individuals had a different gut microbiota composition compared to healthy subjects, suggesting a potential link between gut health and the onset of depression.
These discoveries have paved the way for the study and development of new therapeutic strategies to improve depressive symptoms by restoring the state of eubiosis in the gut microbiota. Among the explored strategies that have shown improvements both in terms of emotional well-being and gastrointestinal issues in depressed patients are the use of probiotics and prebiotics, which improve the intestinal microbial balance and promote the production of beneficial metabolites. Additionally, potential interventions have included adopting a Mediterranean diet, rich in nutrients beneficial for proper brain function and gut health, and fecal microbiota transplantation from healthy donors.
The results obtained so far from these strategies are promising, suggesting they could constitute valid alternatives to traditional pharmacological therapies, which do not always produce the desired clinical effects and may be rejected by patients due to side effects. These innovative approaches and the growing understanding of the interaction between gut health and mental health could represent a new frontier in depression treatment, paving the way for more integrated and personalized treatments to address depression and improve the overall well-being of affected individuals. Continued research in this field could also lead to greater integration of nutritional strategies and microbial interventions in traditional treatment plans.
La depressione rappresenta uno dei disturbi psicologici maggiormente diffuso a livello mondiale, che colpisce un numero sempre crescente di individui in tutte le fasce d’età e con diversi livelli di gravità. Le origini multifattoriali alla base del suo sviluppo includono sia fattori genetici come la predisposizione familiare che non genetici come fattori ambientali e psicologici di cui ne sono un esempio esperienze traumatiche o stress prolungato. Le persone affette da depressione vanno incontro ad una serie di conseguenze che possono includere non solo sintomi emotivi come tristezza, irritabilità ed apatia, ma anche difficoltà cognitive come problemi di concentrazione e decisione. Questi sintomi possono influenzare le relazioni interpersonali e le prestazioni lavorative, portando ad un isolamento sociale che può aggravare ulteriormente la condizione. Le terapie attualmente disponibili per il trattamento del disturbo depressivo comprendono diverse opzioni, tra cui la terapia farmacologica che include gli antidepressivi, la psicoterapia che include approcci come la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia interpersonale. Inoltre, può essere raccomandata in alcuni casi in cui i pazienti presentano una forma di depressione grave e che non rispondono ad altre forme di trattamento, la terapia elettroconvulsiva.
Diverse ricerche scientifiche hanno messo in evidenza, la comunicazione bidirezionale tra l’intestino e il cervello, rivelando i meccanismi attraverso i quali il cervello riesce a comunicare con l’intestino e come l’intestino, d’altra parte, produce metaboliti in grado di influenzare la funzionalità celebrale.
Il microbiota intestinale, definito come l’insieme di microrganismi simbionti presenti a livello del tratto gastrointestinale, è in grado di produrre una serie di metaboliti come gli acidi grassi a catena corta, responsabili di numerosi effetti benefici sulla salute dell’intero organismo. Esso ha attirato una particolare attenzione per il suo ruolo fondamentale svolto nell’asse intestino-cervello. È emerso infatti, che la modulazione della composizione del microbiota intestinale è coinvolta nello sviluppo di diversi disturbi che colpiscono non solo il sistema gastrointestinale, ma anche il sistema nervoso. Sulla base di ciò, è stato ipotizzato il coinvolgimento del microbiota intestinale anche nell’insorgenza del disturbo depressivo, rilevando da molteplici studi che i soggetti depressi presentavano una composizione del microbiota intestinale diversa rispetto ai soggetti sani, suggerendo pertanto un potenziale legame tra la salute intestinale e l’insorgenza della depressione.
Queste scoperte hanno aperto la strada per lo studio e lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche per migliorare la sintomatologia depressiva, attraverso il ripristino dello stato di eubiosi del microbiota intestinale. Tra le strategie esplorate che hanno determinato miglioramenti sia dal punto di vista emotivo, che dal punto di vista dei disturbi gastrointestinali riscontrati nei pazienti depressi, ci sono l’uso dei probiotici e prebiotici, che migliorano l’equilibrio microbico intestinale e promuovono la produzione di metaboliti benefici. Inoltre, sono stati investigati come potenziali interventi, il consumo di un regime alimentare basato sulla dieta mediterranea, ricca di nutrienti benefici per la corretta funzionalità celebrale e per la salute intestinale, e il trapianto del microbiota fecale da donatori sani.
I risultati ottenuti finora da queste strategie, sono promettenti, suggerendo che possano costituire valide alternative alle terapie farmacologiche tradizionali, che non sempre producono gli effetti clinici desiderati e che possono inoltre essere rifiutate dai pazienti a causa degli effetti collaterali. Questi approcci innovativi e le conoscenze sull’interazione tra la salute intestinale e la salute mentale potrebbero quindi rappresentare una nuova frontiera nel trattamento della depressione ed aprire la strada a trattamenti più integrati e personalizzati per affrontare la depressione e migliorare il benessere complessivo delle persone che ne sono affette. La continua ricerca in questo ambito potrebbe inoltre portare ad una maggiore integrazione di strategie nutrizionali e di intervento microbico nei piani di trattamento tradizionali.
Abstract
Depression is one of the most widespread psychological disorders worldwide, affecting a growing number of individuals across all age groups and with varying degrees of severity. The multifactorial origins underlying its development include both genetic factors, such as family predisposition, and non-genetic factors, such as environmental and psychological factors, exemplified by traumatic experiences or prolonged stress. People suffering from depression face a range of consequences that may include not only emotional symptoms like sadness, irritability, and apathy, but also cognitive difficulties, such as problems with concentration and decision-making. These symptoms can affect interpersonal relationships and work performance, leading to social isolation, which can further worsen the condition.
Currently available therapies for treating depressive disorders include various options, such as pharmacological therapy, which involves antidepressants, and psychotherapy, which includes approaches like cognitive-behavioral therapy and interpersonal therapy. Additionally, in some cases where patients present with severe depression that does not respond to other forms of treatment, electroconvulsive therapy may be recommended.
Several scientific studies have highlighted the bidirectional communication between the gut and the brain, revealing the mechanisms through which the brain communicates with the gut and how the gut, in turn, produces metabolites capable of influencing brain function.
The gut microbiota, defined as the collection of symbiotic microorganisms present in the gastrointestinal tract, can produce a series of metabolites, such as short-chain fatty acids, responsible for numerous beneficial effects on the overall health of the organism. It has attracted particular attention for its fundamental role in the gut-brain axis. Indeed, it has emerged that the modulation of gut microbiota composition is involved in the development of various disorders affecting not only the gastrointestinal system but also the nervous system. Based on this, it has been hypothesized that the gut microbiota is also involved in the onset of depressive disorders, with multiple studies finding that depressed individuals had a different gut microbiota composition compared to healthy subjects, suggesting a potential link between gut health and the onset of depression.
These discoveries have paved the way for the study and development of new therapeutic strategies to improve depressive symptoms by restoring the state of eubiosis in the gut microbiota. Among the explored strategies that have shown improvements both in terms of emotional well-being and gastrointestinal issues in depressed patients are the use of probiotics and prebiotics, which improve the intestinal microbial balance and promote the production of beneficial metabolites. Additionally, potential interventions have included adopting a Mediterranean diet, rich in nutrients beneficial for proper brain function and gut health, and fecal microbiota transplantation from healthy donors.
The results obtained so far from these strategies are promising, suggesting they could constitute valid alternatives to traditional pharmacological therapies, which do not always produce the desired clinical effects and may be rejected by patients due to side effects. These innovative approaches and the growing understanding of the interaction between gut health and mental health could represent a new frontier in depression treatment, paving the way for more integrated and personalized treatments to address depression and improve the overall well-being of affected individuals. Continued research in this field could also lead to greater integration of nutritional strategies and microbial interventions in traditional treatment plans.
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