Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (4 anni)
Titolo
La terapia anticoagulante nella popolazione ospedalizzata geriatrica affetta da fibrillazione non valvolare di nuovo riscontro. Uno studio pilota, prospettico, osservazionale, monocentrico
Dipartimento
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Parole chiave
- DOAC
- FA
- HFpEFF
- HFrEF
- malnutrizione
- sarcopenia
Data inizio appello
17/02/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
17/02/2095
Riassunto (Italiano)
Introduzione: il processo coagulativo riveste un ruolo evolutivo fondamentale, la cui funzione principale è l’emostasi, intesa come processo omeostatico finalizzato ad arrestare il sanguinamento; essa risulta in contrapposizione con la trombosi, definita come formazione patologica di un coagulo (trombo) nel lume dei vasi. La terapia anticoagulante svolge un’importante funzione per la profilassi primaria o secondaria del rischio tromboembolico, in particolare risulta ampiamente utilizzata nel paziente anziano, visto l’aumentato rischio trombotico al crescere dell’età. Il profilo di efficacia e di sicurezza è significativamente incrementato con l’avvento degli anticoagulanti diretti orali (DOAC) rispetto alla precedente terapia con il warfarin. La prevalenza della fibrillazione atriale inoltre è molto frequente nella popolazione anziana e cresce all’aumentare dell’età. Si stima che essa si attesti oltre il 15% nei pazienti ultraottantacinquenni. Inoltre, tale condizione presenta un ruolo bidirezionale con la fragilità e si associa a un aumentato carico polipatologico e polifarmacologico, oltreché a un’aumentata mortalità per tutte le cause del paziente.
Obiettivo: Il nostro studio è di tipo osservazionale, prospettico, monocentrico, ed è volto a descrivere le caratteristiche cliniche e di fragilità della popolazione geriatrica ospedalizzata sottoposta a terapia anticoagulante per nuovo riscontro di fibrillazione atriale non valvolare. È stato condotto da gennaio 2021 a dicembre 2024 e si inserisce nello studio multicentrico PRESBUS.
Metodi e materiali: conformemente allo Studio PRESBUS, per l’inclusione nello studio si sono adottati i seguenti criteri di eleggibilità: età≥ 75 anni alla data di firma del consenso informato, diagnosi documentata di fibrillazione atriale non valvolare (FANV), pazienti naïve al trattamento con anticoagulanti e sottoposti a valutazione multidimensionale geriatrica (VMDG) al momento dell’arruolamento. L'analisi statistica è stata condotta con metodo statistico-descrittivo, l'ANOVA a misure ripetute, le tabelle di contingenza, il test t di Bonferroni e la regressione logistica binomiale.
Risultati: Lo studio ha coinvolto 49 pazienti geriatrici (età media: 84 ± 6 anni), di cui il 45% donne. La popolazione studiata presentava un elevato carico di comorbidità (CIRS-CI mediano: 3) e polifarmacoterapia (mediana: 6 farmaci/die). L'ipertensione arteriosa (89%) e il diabete mellito tipo 2 (30%) erano le comorbidità più frequenti. Lo scompenso cardiaco era presente nel 65% dei pazienti, principalmente con frazione di eiezione preservata (HRpEF, >50%). Il rischio tromboembolico appariva elevato (CHA2DS2-VASC > 4 nel 50% dei casi), mentre il rischio emorragico, valutato con HAS-BLED, risultava modesto (mediana: 1). La popolazione in studio inoltre presentava un profilo di fragilità lieve. Le attività quotidiane (BADL) risultano sostanzialmente conservate (mediana: 6 su 6), mentre quelle strumentali (IADL), risultavano parzialmente compromesse (mediana: 5.5 su 8). Il declino cognitivo era presente in una minoranza dei casi (15%) e il rischio di demenza risultava basso (SPSMQ mediano: 1 su 10). Lo stato nutrizionale risultava borderline per rischio di malnutrizione (MNA mediano: 24 su 30) e la performance fisica era anch'essa leggermente compromessa (Tinetti mediano: 22 su 28). Circa il 50% dei casi ha necessitato di un ulteriore accesso in PS e/o di ospedalizzazione; tuttavia, solo il 10% dei casi ha presentato un sanguinamento maggiore.
Discussione: l’analisi ANOVA ha messo in evidenza una riduzione statisticamente significativa della frequenza cardiaca all’ingresso in reparto e al follow-up a 12 mesi (p=0.03). Tale dato è verosimilmente da mettere in relazione alla terapia antiaritmica con betabloccante, prescritta a basse dosi in dimissione. Un’altra evidenzia significativa risultata all’analisi ANOVA è la riduzione statisticamente significativa del BMI (body mass index) durante il follow-up (p=<0.001). Inoltre, l’indice nutrizionale valutato con il MNA si è dimostrato il miglior predittore significativo della mortalità (p=0.004). Abbiamo riscontrato diverse limitazioni a questo studio in particolare legate ai criteri di selezione condivisi con lo studio PRESBUS.
Conclusione: L’utilizzo dei DOAC nella popolazione geriatrica ultraottantenne, affetta da fibrillazione atriale, mostra un profilo di sicurezza generalmente favorevole. La relazione tra fibrillazione atriale e malnutrizione (e sarcopenia) è una correlazione emergente che evidenzia la necessità di un approccio multidimensionale nella gestione dei pazienti anziani con fibrillazione atriale, includendo in particolare la valutazione dello stato nutrizionale, muscolare e della performance fisica. Occorrono tuttavia ulteriori studi per chiarire ulteriormente i meccanismi sottostanti e definire eventuali interventi clinici mirati.