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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01262026-122848


Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (5 anni)
Autore
SCOGNAMIGLIO, BRANIMIR
URN
etd-01262026-122848
Titolo
Ricostruzione del ventaglio gluteo con graft sintetico nelle megaprotesi di resezione femorale prossimale: tecnica chirurgica e risultati preliminari
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA
Relatori
relatore Prof. Parchi, Paolo Domenico
correlatore Dott. Capuano, Nicola
Parole chiave
  • abductor mechanism
  • abductor reattachment
  • gluteus medius
  • meccanismo abduttori
  • megaprotesi femore prossimale
  • proximal femur megaprostheses proximal
  • ricostruzione abduttori
Data inizio appello
12/02/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
12/02/2096
Riassunto
L’intervento di protesi totale di anca (PTA) con le principali caratteristi che applichiamo anche oggi nasce negli anni ’60 ad opera del chirurgo britannico John Charnley. La protesi totale di anca (PTA) è stato nominato come intervento del secolo 1 in virtù degli incredibili risultati clinici raggiunti anche grazie al miglioramento della tecnica chirurgica e dei nuovi materiali. I risultati clinici delle PTA si sono automaticamente tradotti con l’aumento delle procedure chirurgiche. Esistono previsioni che attestano un aumento annuale di procedure del 176% per il 2040 e addirittura del 685% per il 2060, rispetto ai dati del 2012.
Con lo sviluppo di tecniche e materiali anche la sopravvivenza degli impianti è aumentata. Solo nell’ultima decade il tasso di sopravvivenza a 15 anni è aumentato del 5%, passando da un comunque alto tasso del 90% al 95%. Ciononostante, permane un numero di casi che vanno incontro alle diverse e numerose complicanze: mobilizzazione delle componenti, infezioni, fratture, usura dei materiali.
L’aumento dei primi impianti di PTA si traduce inevitabilmente in un incremento degli interventi di revisione. L’esito di una revisione dipende da molteplici fattori, tra cui il motivo del fallimento del primo impianto: in generale, le revisioni eseguite per mobilizzazione asettica presentano risultati migliori rispetto a quelle eseguite per infezione periprotesica. Indipendentemente dall’indicazione, la sopravvivenza di una protesi revisionata risulta comunque inferiore rispetto a quella di un primo impianto.
Questo accade per varie ragioni. Nel corso di una revisione si verifica ulteriore consumo di bone stock, che espone a un maggiore rischio di mobilizzazione delle componenti protesiche. La durata dell’intervento è significativamente prolungata rispetto a un primo impianto, aumentando l’esposizione a rischi infettivi. I tessuti molli circostanti, già traumatizzati da procedure precedenti, presentano diffusi esiti cicatriziali e ridotta vascolarizzazione, compromettendone la facile guarigione e la stabilità dell’impianto.
Quello che viene iniziato è a tutti gli effetti un fenomeno di eventi a cascata, per cui essere sottoposti ad una revisione espone ad aumentato rischio di una nuova revisione e così via. Secondo alcune stime, si va incontro al dimezzamento della sopravvivenza per ogni intervento.
Le protesi da resezione sono impianti che prevedono l’asportazione en-bloc di una porzione ossea dall’estensione variabile (comprendente o meno la porzione articolare) e la sua sostituzione con una componente protesica. Questo tipo di protesi venne inizialmente ideato nel contesto dell’oncologia ortopedica, quando l’avanzamento medico nel trattamento dei sarcomi degli arti evidenziò risultati sovrapponibili fra amputazione e salvataggio dell’arto.
Nel corso degli anni l’indicazione all’esecuzione di una protesi di resezione si è ampliata ai casi complessi di revisione di anca con importante perdita di bone stock e addirittura si sta consolidando anche il suo utilizzo in specifici casi di traumatologia. Nell’ambito della revisione di PTA, parliamo specificatamente di protesi da resezione del femore prossimale.
L’atto chirurgico della resezione del femore prossimale porta con sé l’inevitabile sacrificio dell’inserzione distale della muscolatura extrarotatoria e glutea dell’anca.
La resezione del femore prossimale comporta inevitabilmente il sacrificio dell’inserzione distale della muscolatura extrarotatoria e di parte della muscolatura glutea. Questi gruppi muscolari svolgono un ruolo fondamentale nella biomeccanica dell’anca e nella stabilità dell’impianto protesico. Di conseguenza, le megaprotesi prossimali di femore sono gravate da un elevato rischio di instabilità e lussazione, oltre che da un’incidenza non trascurabile di andamento in Trendelenburg.
Allo scopo di ridurre le complicanze legate all’impianto di una megaprotesi di femore prossimale, ad oggi vengono sostanzialmente utilizzate quattro tipologie di tecniche chirurgiche: reinserzione diretta dei tendini, osteotomia trocanterica, sutura tendine su muscolo ed infine ricostruzione con tessuto sintetico.
La tesi qui presentata si propone di descrivere e valutare una nuova tecnica chirurgica che ricostruisce il ventaglio gluteo e il gruppo muscolare degli extrarotatori con l’utilizzo di un graft sintetico. L’obiettivo è ridurre il rischio di lussazione e il fenomeno di Trendelenburg nei pazienti sottoposti a protesi da resezione del femore prossimale. Lo studio, che viene presentato con dei risultati preliminari
mostra che la tecnica proposta offre vantaggi clinici nella tipologia di chirurgia in esame e apre ad applicazioni future
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