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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01242026-134936


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
CHIMENTI, ISABELLA ALESSANDRA
URN
etd-01242026-134936
Titolo
Ruolo della dieta materna in gravidanza e in allattamento per lo sviluppo dei sensi fetali e l'influenza nelle scelte alimentari in età adulta
Dipartimento
FARMACIA
Corso di studi
SCIENZE DELLA NUTRIZIONE UMANA
Relatori
relatore Venturi, Francesca
Parole chiave
  • allattamento
  • arfid
  • arfid
  • breastfeeding
  • educazione alimentare
  • food education
  • food neophobia
  • food selectivity
  • gestation
  • gestazione
  • integrazione sensoriale
  • metabolic disorders
  • neofobia alimentare
  • parental role
  • patologie metaboliche
  • ruolo genitoriale sensory development
  • selettività alimentare
  • sensory integration
  • svezzamento
  • sviluppo sensoriale
  • weaning
Data inizio appello
25/02/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
25/02/2029
Riassunto (Inglese)
Riassunto (Italiano)
L’ambiente intrauterino rappresenta un contesto altamente stimolante, all’interno del quale il feto è esposto a numerosi input sensoriali ed emotivi. Le esperienze vissute della madre durante la gravidanza, come i livelli di stress, lo stato emotivo, la percezione di benessere e le abitudini alimentari, possono esercitare un’influenza rilevante sullo sviluppo del bambino non ancora nato. Fin dalle prime fasi della gestazione, tali stimoli contribuiscono alla maturazione dei sistemi sensoriali e alla futura organizzazione di risposte comportamentali ed alimentari.
Nel comportamento alimentare, l’organismo elabora una vasta gamma di informazioni sensoriali che includono i canali visivo, olfattivo, gustativo, tattile e uditivo, oltre a sistemi fondamentali quali vestibolare, il propriocettivo ed enterocettivo. Tutti questi segnali devono essere integrati dal cervello in un’unica esperienze percettiva coerente. Tale processo, noto come “integrazione multisensoriale”, consiste nella capacità del Sistema Nervoso di unificare stimoli simultanei provenienti da fonti diverse, fondendoli in una rappresentazione percettiva unificata. L’integrazione multisensoriale facilita il riconoscimento degli stimoli e ne migliora l’elaborazione rispetto alla percezione isolata di ciascun input, influenzano in modo sostanziale la percezione del sapore e il livello di gradimento dell’alimento.
Le esperienze sensoriali risultano essenziali per una crescita equilibrata: affinché il patrimonio genetico possa esprimersi pienamente, è necessario che tali stimolazioni siano adeguate in termini di intensità, qualità e momento di esposizione. Nell’essere umano, la maturazione dei sistemi sensoriali segue una sequenza specifica: tatto, equilibrio, olfatto, gusto, udito e vista. Ogni sistema si sviluppa in stretta relazione con gli altri, e un’alterazione o una stimolazione inadeguata di determinate strutture nervose può compromettere l’equilibrio sensoriale complessivo.
L’apprendimento dei sapori inizia durante la vita prenatale attraverso il liquido amniotico e prosegue nel periodo postnatale mediante il latte materno, entrambi contenenti molecole aromatiche derivate dall‘ alimentazione della madre. Queste fasi offrono al neonato un’esperienza chemiosensoriale ricca e variabile, favorendo una maggiore familiarità con diversi sapori, facilitando il passaggio all’alimentazione complementare nella tarda infanzia e promuovo una più ampia accettazione di alimenti nuovi e salutari.
Un ulteriore fase cruciale e delicata è rappresentata dallo svezzamento. Alla nascita, i sistemi sensoriali del bambino sono presenti e attivi, ma non ancora pienamente funzionali sul piano interpretativo. Inizialmente, il neonato non è in grado di attribuire un significato agli stimoli ricevuti; tale capacità si sviluppa gradualmente attraverso l’esperienza ripetuta. È stato osservato che i bambini esposti ripetutamente a uno stesso alimento sviluppano un maggiore consumo e una progressiva accettazione del suo sapore.
Subito dopo la nascita emergono preferenze gustative innate, con una predispostone positiva verso il dolce e l’umami e reazioni di rifiuto verso l’amaro e l’acido. Sebbene tali preferenze abbiano una funzione adattiva, una scarsa varietà alimentare e limitate esperienze gustative possono contribuire allo sviluppo di neofobie alimentari, selettività alimentare e ARFID, oltre ad aumentare il rischio di patologie metaboliche come obesità e diabete. Tuttavia, gusti e avversioni precoci possono essere modificate attraverso interventi educativi adeguati, evidenziando il ruolo centrale e importante dei genitori come primi educatori alimentari.
L’adozione di strategie integrate e di un approccio multidisciplinare consente di promuovere uno sviluppo alimentare equilibrato, favorendo una relazione positiva con il cibo e trasformando l’atto del mangiare da una semplice necessità biologica a esperienza di piacere, benessere e soddisfazione.

INGLESE:
The intrauterine environment represents a highly stimulating context in which the fetus is exposed to numerous sensory and emotional inputs. Maternal experiences during pregnancy such as stress levels, emotional state, perceived well-being, and dietary habits can exert a significant influence on the development of the unborn child. From the earliest stages of gestation, these stimuli contribute to the development of sensory systems and to future organization of behavioral and eating-related responses.
The body processes a wide range of sensory information during eating behavior involving the visual, olfactory, gustatory, tactile, and auditory modalities and simultaneously engages fundamental systems such as the vestibular, proprioceptive, and interoceptive systems. All of these signals are then integrated by the brain into a single, coherent perceptual experience. This process is known as multisensory integration refers to the ability of the nervous system to combine simultaneous stimuli originating from the same source into a unified perceptual representation. Multisensory integration facilitates stimulus recognition and enhances processing efficiency when compared to the isolated perception of individual sensory inputs, substantially influencing both flavor perception and food liking.

Sensory experiences are essential for balanced development in order for the genetic endowment to be fully expressed. Sensory stimulation must be appropriate in terms of intensity, quality, and timing of exposure. In humans the development of sensory systems follows a specific sequence: touch, balance, smell, taste, hearing, and vision. Each system develops in close interaction with the others where alterations or inadequate stimulation of specific neural structures may compromise overall sensory balance.

Flavor learning begins during prenatal life through exposure to amniotic fluid and continues in the postnatal period through breast milk. Both of these human secretions contain aromatic compounds derived from the mother’s diet. These stages provide the infant with a rich and dynamic chemosensory experience, fostering greater familiarity with a variety of flavors. Early flavor exposure facilitates the transition to complementary feeding during late infancy and early childhood and promotes greater acceptance of new and healthy foods.
Another particularly critical and sensitive phase is weaning. At birth, the infant’s sensory systems are present and active but not yet fully functional at an interpretative level. Initially the newborn is unable to attribute meaning to the stimuli received, this only develops through repeated experience. Evidence shows that infants who are repeatedly exposed to a particular food tend to consume larger amounts of it and progressively learn to appreciate its taste.
Shortly after birth innate taste preferences emerge which can be characterized by positive responses to sweet and umami flavors and aversive reactions to bitter and sour tastes. These preferences serve an adaptive function; however, limited dietary variety and restricted taste experiences may contribute to the development of food neophobia, food selectivity, and Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder (ARFID), as well as increase the risk of metabolic conditions such as obesity and diabetes. Notwithstanding the circumstances of an infant's birth, early tastes and aversions are not fixed and can be modified through appropriate educational interventions, highlighting the central role of parents as primary agents of food education.
The adoption of integrated strategies and a multidisciplinary approach supports healthy eating development and helps to foster a positive relationship with food and transform eating from a mere biological necessity into an experience of pleasure, well-being, and satisfaction.
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