Tesi etd-01232025-171551 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
Autore
GIORGI, SEBASTIANO
URN
etd-01232025-171551
Titolo
Genere e Ipertensione: una valutazione critica delle possibili differenze in un gruppo di pazienti seguiti presso il Centro ipertensione della Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
relatore Prof. Taddei, Stefano
correlatore Dott.ssa Bacca, Alessandra Violet
correlatore Prof.ssa Biancheri, Rita
correlatore Dott.ssa Bacca, Alessandra Violet
correlatore Prof.ssa Biancheri, Rita
Parole chiave
- genere
- ipertensione arteriosa
- medicina
- medicina di genere
- sesso
Data inizio appello
11/02/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
11/02/2095
Riassunto
Il concetto di Medicina di Genere nasce dall'idea che le differenze in termini di salute tra uomini e donne non siano riconducibili solo alla biologia e alla funzione riproduttiva, ma anche a fattori ambientali, sociali, culturali e relazionali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il genere come un insieme di criteri socialmente costruiti che influenzano comportamenti, ruoli e azioni attribuiti ai sessi, con impatti significativi sulla promozione della salute.Il tema ha guadagnato attenzione nel 1988, quando il National Institute of Health (NIH) degli Stati Uniti evidenziò che pochi studi clinici includevano donne. Uno dei casi emblematici riguarda le sindromi coronariche acute: nelle donne, la sintomatologia "atipica" ritardava diagnosi e trattamento. Nel 1991, Bernardine Patricia Healy coniò il termine "Medicina di Genere" per sottolineare la necessità di approcci specifici nella ricerca e nella pratica clinica.Nel 2001, un rapporto del NIH confermò che il sesso influenza la salute in modi inaspettati. È emerso, ad esempio, che molte patologie apparentemente non legate alla funzione riproduttiva, come le malattie cardiovascolari, mostrano significative differenze di genere.In Italia, solo nel 2018, con la Legge n. 3/2018, è stato introdotto l'obbligo di considerare il genere nei percorsi diagnostico-terapeutici, nella ricerca scientifica, nella formazione e nella comunicazione sanitaria. Nel 2023, il Ministero della Salute ha approvato il "Piano formativo nazionale per la Medicina di Genere" per sensibilizzare e formare i professionisti della salute. Tuttavia, per migliorare l’efficacia di queste misure, è necessario monitorare i risultati e promuovere la comunicazione medico-paziente.Le malattie cardiovascolari sono responsabili di quasi il 50% della mortalità totale nelle donne, superando il carcinoma mammario. Nonostante ciò, la percezione della gravità di queste patologie nelle donne è spesso sottostimata, anche a causa di stereotipi sociali che le vedono come caregiver primarie, spesso a scapito della propria salute.
L'ipertensione arteriosa è la patologia cardiovascolare più diffusa al mondo, colpendo 1,3 miliardi di persone. Nei giovani (<50 anni), è più prevalente negli uomini, mentre nelle donne aumenta significativamente dopo i 65 anni, soprattutto per via della riduzione degli estrogeni dopo la menopausa, che comporta alterazioni lipidiche, redistribuzione del grasso corporeo e maggiore rigidità vascolare.Le donne mostrano una maggiore sensibilità al sodio, spesso associata alla sindrome metabolica, che include obesità addominale, dislipidemia e insulino-resistenza. Questo rende le donne meno responsive alla terapia antipertensiva rispetto agli uomini e più soggette a effetti collaterali farmacologici.La gestione dell'ipertensione nelle donne in post-menopausa richiede particolare attenzione, poiché questa fase della vita è associata a un rischio cardiovascolare più elevato.Uno degli aspetti cruciali della Medicina di Genere è la necessità di includere fattori psicosociali nella diagnosi e nel trattamento. Il concetto sociologico della "doppia presenza", che descrive il ruolo delle donne come lavoratrici e caregiver familiari, evidenzia il peso del sovraccarico psicofisico. Questo influenza negativamente la salute e contribuisce al paradosso del genere, secondo cui le donne vivono più a lungo ma con una peggiore qualità di vita percepita.
L'ipertensione arteriosa è la patologia cardiovascolare più diffusa al mondo, colpendo 1,3 miliardi di persone. Nei giovani (<50 anni), è più prevalente negli uomini, mentre nelle donne aumenta significativamente dopo i 65 anni, soprattutto per via della riduzione degli estrogeni dopo la menopausa, che comporta alterazioni lipidiche, redistribuzione del grasso corporeo e maggiore rigidità vascolare.Le donne mostrano una maggiore sensibilità al sodio, spesso associata alla sindrome metabolica, che include obesità addominale, dislipidemia e insulino-resistenza. Questo rende le donne meno responsive alla terapia antipertensiva rispetto agli uomini e più soggette a effetti collaterali farmacologici.La gestione dell'ipertensione nelle donne in post-menopausa richiede particolare attenzione, poiché questa fase della vita è associata a un rischio cardiovascolare più elevato.Uno degli aspetti cruciali della Medicina di Genere è la necessità di includere fattori psicosociali nella diagnosi e nel trattamento. Il concetto sociologico della "doppia presenza", che descrive il ruolo delle donne come lavoratrici e caregiver familiari, evidenzia il peso del sovraccarico psicofisico. Questo influenza negativamente la salute e contribuisce al paradosso del genere, secondo cui le donne vivono più a lungo ma con una peggiore qualità di vita percepita.
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