logo SBA

ETD

Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01222025-182708


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
LATTANZI, EMMA
URN
etd-01222025-182708
Titolo
Il dio smarrito nella carne. Una trattazione su corpo, impulso e linguaggio
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
FILOSOFIA E FORME DEL SAPERE
Relatori
relatore Prof. Manca, Danilo
correlatore Prof.ssa Achella, Stefania
Parole chiave
  • Animal studies
  • Animalization
  • Animalizzazione
  • Antispecism
  • Antispecismo
  • Biopolitcs
  • Biopolitica
  • Butler
  • Corpo vivo
  • Derrida
  • Desiderio
  • Desire
  • Disembodied paradigm
  • Drive
  • Filosofia teoretica
  • French post-modernism
  • Gender studies
  • Haraway
  • Hegel
  • Impulso
  • Language
  • Leib
  • Life
  • Linguaggio
  • Merleau-Ponty
  • Neo-pragmatism
  • Neo-pragmatismo
  • Paradigma disincarnato
  • Ricezione francese
  • Sistema
  • Situated mind
  • Soggetto-oggetto
  • Subject-object
  • System
  • Theoretical philosophy
  • Vita
Data inizio appello
07/02/2025
Consultabilità
Completa
Riassunto
Questo elaborato si caratterizza come uno studio critico che prende le mosse dalla messa in discussione del paradigma disincarnato, termine preso in prestito dalla filosofia di J. Butler, per analizzare le implicazioni della tendenza dualistica e binaria a separare razionalità e desiderio. Tale contrapposizione, radicata nella tradizione filosofica occidentale, getta ombra sul ruolo del corpo vivo e istituisce una divisione netta tra una dimensione razionale – esemplificata dal linguaggio articolato umano – e una sfera desiderativa-pulsionale, relegata al mondo animale e giudicata come inferiore e invalidante. Questo tipo di giudizio predilige una libertà spirituale che considera la concretezza corporea come un limite, facendo di essa una vera e propria gabbia da cui emanciparsi. Al contrario, in questa sede si sostiene la compenetrazione reciproca tra impulso e ragione, adottando una prospettiva incarnata che valorizza uno spettro più ampio di soggettività.
La struttura del lavoro è articolata in tre parti principali. La premessa ricostruisce e analizza le diverse manifestazioni di questo paradigma, evidenziandone le conseguenze e problematizzandole. La prima parte si concentra sul pensiero di Hegel, con particolare riferimento alla Filosofia dello spirito soggettivo, dimostrando come il sistema hegeliano stabilisca una continuità tra impulso e linguaggio, specialmente nelle sezioni dedicate all'antropologia e alla psicologia. Da ciò deriva il conflitto tra logos e pathos non viene inteso come perpetuo, ma come un dinamico processo reciproco di compenetrazione, in cui l'opposizione viene ricompresa in una totalità concreta. Dunque, il processo di spiritualizzazione non mira a un'atarassia stoica, caratterizzata dall'astensione dagli impulsi e da una vita contemplativa astratta. Intenderlo in tale modo significherebbe tradire il pensiero hegeliano, riducendolo a un vuoto astrattismo. Al contrario, lo spirito si manifesta in una logica immanente, intrinseca al divenire e al processo che indaga e trasforma la realtà. Nello sviluppare ciò, ci si sofferma soprattutto sul rapporto tra vita-spirito e finito-infinito, sul linguaggio hegeliano inteso come performativo e di come la nozione di pensiero oggettivo offra possibili spunti critici per una visione meno antropocentrica.

La seconda parte mette in luce i limiti del sistema hegeliano, criticandone le posizioni eurocentriche, razziste, sessiste e speciste. Attraverso un dialogo critico con prospettive alternative, si cerca di superare tali limiti, conservando gli elementi validi e affrontando in particolare l'ambiguità del corpo vivo. Dopo un breve excursus della ricezione francese e neo-pragmatista hegeliana, ci si soffermerà sull’esercizio di sospetto che alcuni pensieri, influenzati principalmente dal Postmodernismo, ereditano. In particolare, si analizzerà il linguaggio come dispositivo di potere: le posizioni di Foucault, Butler e Derrida verranno usate come utili strumenti euristici per condurre tale ricerca. Si tenterà, infine, di integrare alcuni aspetti hegeliani attraverso la prospettiva incarnata e situata di Merleau-Ponty. Nello specifico, mediante la ripresa della tesi per cui il linguaggio non deriva da un atto intellettuale, ma da un corpo vivo desiderante. Ciò si manifesta in tutte le forme di linguaggio possibile: anche in quello scritto. Quest’ultimo assume un valore imprescindibile nella pratica artistica umana, che in questa sede verrà analizzata soprattutto tramite l’opera letteraria (il riferimento sarà quello alle psico-biografie sartriane). Infine, riprendendo le tesi che emergono dall’Animale che dunque sono, il lavoro propone una visione ampia del desiderio di raccontarsi tramite un linguaggio, che include diverse forme dello stesso e differenti soggettività. Riconoscendo il gioco dello stare al mondo di Homo sapiens soprattutto dato dall’atto del grafismo. Abbracciando l’incontro intersoggettivo dello sguardo della gatta di Derrida, non più dipendente dalla visione binaria di ragione-passione/umanità-animalità, lo studio si conclude con la trattazione del multispecie e il legame parentale (odd kin) di Haraway.

This thesis presents a critical study that begins by questioning the concept of the disembodied paradigm, a term borrowed from J. Butler’s philosophy, to analyze the implications of the dualistic and binary tendency to separate rationality from desire. This dichotomy, deeply rooted in Western philosophical tradition, marginalizes the role of the living body and establishes a rigid division between the rational dimension – exemplified by human articulated language – and the sphere of desire and drives, relegated to the animal world and deemed inferior. Such a perspective privileges spiritual freedom while viewing corporeal concreteness as a constraint. In contrast, this work argues for the reciprocal interpenetration of impulse and reason, adopting an embodied perspective that embraces a broader spectrum of subjectivities.
The thesis is structured into three main sections. The preface reconstructs and examines the various manifestations of the disembodied paradigm, highlighting its consequences and critically problematizing them. The first part focuses on Hegel’s thought, particularly the Philosophy of Subjective Spirit, demonstrating how Hegel’s system establishes a continuity between impulse and language, especially in the sections on anthropology and psychology. Here, the conflict between logos and pathos is not understood as perpetual but as a dynamic and reciprocal process, where opposition is integrated into a concrete totality. Consequently, the process of spiritualization does not aim at stoic ataraxia characterized by abstention from impulses or abstract contemplative life. Interpreting it in such terms would betray Hegel’s philosophy, reducing it to an empty abstraction. Instead, spirit emerges as an immanent logic intrinsic to the process of becoming, shaping and transforming reality. This section focuses particularly on the relationship between life and spirit, the finite and infinite, Hegel’s performative conception of language, and how the notion of objective thought provides critical insights for a less anthropocentric perspective.
The second part highlights the limitations of Hegel’s system, critiquing its eurocentric, racist, sexist, and speciesist positions. Through a dialogue with alternative perspectives, this section seeks to transcend these limitations while preserving Hegel’s valuable contributions, addressing in particular the ambiguity of the living body. After a brief overview of the French and neo-pragmatist receptions of Hegel, this section focuses on the exercise of suspicion inherited from postmodern-influenced thinkers. In particular, it examines language as a device of power, employing the positions of Foucault, Butler, and Derrida as heuristic tools. Finally, it seeks to integrate certain Hegelian elements through Merleau-Ponty’s embodied and situated perspective, particularly revisiting the thesis that language does not originate from an intellectual act but from a living, desiring body. This dynamic is evident in all forms of language, including written language. The latter assumes critical importance in human artistic practices, analyzed here through Sartre’s psychobiographies.
Lastly, drawing on insights from The Animal That Therefore I Am, this study proposes a broader view of the desire to narrate through language, encompassing diverse forms and subjectivities. It recognizes that Homo sapiens’ engagement with the world is particularly shaped by the act of graphism. Embracing Derrida’s intersubjective encounter with the gaze of his cat, this work moves beyond the binary framework of reason versus passion and humanity versus animality. It concludes by addressing multispecies relationships and Donna Haraway’s concept of “odd kin,” emphasizing the interconnectedness and relationality across species boundaries.
File