Tesi etd-01222025-101203 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
D'ANTONE, COSTANZA
URN
etd-01222025-101203
Titolo
I Canti corsi e l'opera di Tommaseo. Unità profonda e disorganicità apparente
Dipartimento
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
ITALIANISTICA
Relatori
relatore Prof. Masi, Giorgio
relatore Prof. Maggiore, Marco
relatore Prof. Franceschini, Fabrizio
relatore Prof. Maggiore, Marco
relatore Prof. Franceschini, Fabrizio
Parole chiave
- Canti corsi
- Canti greci
- Canti illirici
- Canti popolari
- Canti toscani
- coerenza
- còrsi
- Corsica
- còrso
- disorganicità
- frammentarietà
- incoerenza
- Scintille
- Tommaseo
- unità
- unitas
- varietà
- varietate
Data inizio appello
07/02/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
07/02/2065
Riassunto
L’opera di Niccolò Tommaseo è stata per lungo tempo considerata disorganica. A causa del carattere frammentario di molti dei suoi scritti e della loro natura spesso ibrida, nella mescolanza di prosa e poesia e di generi letterari diversi, l’esistenza di una qualche forma di coerenza nel sistema di pensiero dell’autore è stata infatti ripetutamente messa in discussione e in alcuni casi propriamente negata. In tempi relativamente recenti il dibattito critico in merito ha trovato nuova linfa e, in modo particolare dai primi anni 2000, numerosi studi hanno aperto la strada a una revisione di quell'immagine, ormai vulgata, di un Tommaseo incoerente e contraddittorio. In tal senso, il magistrale lavoro di riedizione di Scintille (2008), coordinato e diretto da Francesco Bruni, ha rappresentato un contributo fondamentale, invitando a prospettare in modo più moderno l'attività dell'intellettuale dalmata.
Naturalmente, le riserve sull’organicità della sua opera non sono infondate. Tuttavia, nel magma dell’esperienza dell’autore sembra possibile scorgere alcuni elementi di continuità, in forza dei quali è lecito interrogarsi sull’esistenza, nel suo pensiero e nella sua produzione, di una qualche forma di coerenza, benché di non facile individuazione.
Il punto di partenza di tale riflessione è in un’analisi del volume dei Canti corsi, cui Tommaseo dà forma durante l’esilio nel piccolo dipartimento d’oltralpe (1838-39). Data alle stampe nel 1841 a Venezia, presso Girolamo Tasso, l’opera è parte di un progetto più ampio: la grande raccolta dei Canti popolari, che consta nel suo complesso di cinque volumi, incluso il testo proemiale, Scintille. Unitamente al proemio e alle raccolte dei Canti toscani, greci e illirici, i Canti corsi rispondono quindi a un disegno univoco, organico e omogeneo. Benché naturalmente sussistano differenze di ordine storico e culturale tra i territori rappresentati, tutte le partizioni sono infatti chiamate a dare voce alla tradizione poetica popolare di aree accomunate da una certa mediterraneità e vanno infine a costituire le diverse faville che danno forma al fuoco dell’Europa tommaseana.
Nel contempo, nonostante la manifesta coesione progettuale, si possono scorgere alcune differenze, di forma e di sostanza, tra il volume dei Canti corsi e i restanti volumi dell'opera complessiva. A fronte dell’organicità tematica e strutturale che qualifica segnatamente i Canti toscani, i Canti greci e, benché in modo meno accentuato, anche gli illirici, i Canti corsi si caratterizzano per un inedito andamento prosimetrico e i componimenti, del tutto privi di titoli, sono inseriti in un ragionamento continuo di Tommaseo, che, libero da vincoli di natura tematica, si sofferma su quanto di volta in volta possa contribuire a una rappresentazione integrale del popolo còrso. Contestualmente, la prosa di commento dei Canti corsi è ricchissima di ossimori, mentre la figura del contrasto compare con una frequenza assai minore nelle altre raccolte. È vero, movenze prosimetriche e discromie tematiche caratterizzano anche il proemio, Scintille. Tuttavia, in relazione al suo diverso statuto e in virtù del fatto che la prefazione ai Canti popolari è chiamata a integrare la voce di popoli differenti e poi a illustrare l’importanza di un’auspicata mescolanza tra genti e culture diverse, si comprende la scelta compiuta dall’autore in questa sede. Di contro, risulta più difficoltoso dar conto del peculiare assetto dei Canti corsi.
Eppure, proprio il caso di Scintille può essere dirimente. Se nel proemio le diverse forme testuali presenti, come l’eterogeneità degli argomenti affrontati, sono funzionali a veicolare un messaggio specifico - l’idea dell’esistenza di un’unità mediterranea entro la varietà dei popoli europei – è possibile ipotizzare che anche nel caso dei Canti corsi la scelta del prosimetro, di un incedere narrativo apparentemente discontinuo e l’insistenza sulla conflittualità insita nella dimensione insulare abbiano una specifica valenza. Tale valenza appare tuttavia complessa. Essa sembra scaturire dall'interazione tra fattori diversi: la vicenda biografica ed esperienziale di Tommaseo, il momento storico in cui essa si radica, l'esperienza dell'esilio e il significato che l'autore le attribuisce. Nel contempo, è da porsi in relazione con l'intrinseca singolarità delle genti còrse.
Di tale singolarità parla infatti l’autore, senza tuttavia definirne i contorni. Seguendo il Leitmotiv antinomico che permea il volume sembra però possibile ipotizzare che essa risieda in quel crogiolo di solide virtù, civili e morali, che i còrsi hanno saputo conservare insino in un contesto acre e sotto al governo di dominatori iniqui.
Nei Canti corsi, l'insistenza su istanze conflittuali pone infatti il focus su specifici aspetti della rappresentazione (il valore morale e civile di Pasquale Paoli, il singolare eroismo del bandito còrso, le virtù incorrotte delle genti insulari), sino a forgiare una precisa immagine della realtà còrsa. Un’immagine che, saldata all’italianità dell’isola, sembra funzionale a veicolare un messaggio specifico: l’invito, rivolto agli uomini risorgimentali, a seguire l’esempio còrso e così a resistere e a persistere nei propri intenti seppure osteggiati da condizioni difficili.
Contestualmente, l’affinità riscontrabile tra l’opera dei Canti corsi e le multiformi Scintille induce ad ampliare lo sguardo e, nel ravvisare analoghe movenze scrittorie anche altrove, porta infine a individuare una seppur velata forma di coerenza nel corpus dell'autore. La sinergia tra forma e sostanza, l'interazione tra tessere e tarsie differenti (prosa e poesia, generi letterari e nuclei concettuali diversi), che caratterizza queste due opere è infatti ravvisabili anche in altri scritti di Tommaseo: nelle Memorie poetiche, in racconti storici quali il Sacco di Lucca e Il Duca di Atene, nel Diario intimo, in Fede e bellezza e, ancora, nel commento tommaseano alla Commedia.
Se noi rapportiamo la peculiare fisionomia di queste opere al principio agostiniano di unitas in varietate, cui Tommaseo fa appello dal 1827 (nel trattato Del bello e del sublime) e da cui intende trarre conseguenze generali e più pratiche, ecco che il discontinuo incedere della parola tommaseana assume i contorni di un singolare modus operandi: una prassi scrittoria in cui la forma sovente è sostanza e il frammento, tassello o tessera che lo si voglia definire, non è che il mezzo per sondare in profondità i numerosi e variegati aspetti di questioni complesse, consentendoci infine di contemplare, nelle sue diverse rifrazioni, un’univoca ma composita verità. Imprescindibile elemento di raccordo, in tal senso, la parola di Tommaseo, che, come sinopia, sempre ci guida lungo gli itinerari delineati dall’autore, facendo trapelare il disegno che ogni “opera-mosaico” cela in sé e così la ratio sottostante un caos solo apparente.
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