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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01212026-195137


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
COSENTINO, EMILIA MARIA
URN
etd-01212026-195137
Titolo
Sartre e Ricoeur. Dialettiche di riconoscimento a confronto
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
FILOSOFIA E FORME DEL SAPERE
Relatori
relatore Manca, Danilo
correlatore Paoletti, Giovanni
Parole chiave
  • alterità
  • desiderio
  • ethics
  • etica
  • gratitude.
  • gratitudine
  • imagination
  • immaginazione
  • intersubjectivity
  • intesoggettività
  • memoria
  • memory
  • narratività
  • narrativity
  • recognition
  • responsabilità
  • responsability
  • Ricoeur
  • riconoscimento
  • Sartre
  • tempo
  • time
Data inizio appello
06/02/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
06/02/2029
Riassunto
Il presente lavoro si propone di esaminare un confronto tra Sartre e Ricoeur nella dinamica intersoggettiva del riconoscimento. Pur partendo da approcci diversi, si può scorgere un terreno comune nella trattazione dei fattori che strutturano tale dinamica e, nello specifico, nella riflessione sul desiderio che ne consegue.
I primi due capitoli vertono su due declinazioni del concetto di “riconoscimento”, quella riflessiva e quella mutuale, ovvero un riconoscere e riconoscersi con e per gli altri. Infine, una trattazione a parte è riservata al desiderio, concetto chiave nel dibattito contemporaneo sulla relazione con l’Altro.
Il primo capitolo verte sull’accezione riflessiva del riconoscimento. In Sartre, muovendo da L’Essere e il nulla, il concetto di essere-per-sé si lega a quello di progetto e di ricerca immaginaria d’essere, anche alla luce dell’interpretazione di Judith Butler in Soggetti di desiderio. Un primo punto di contatto con il pensiero ricoeuriano emerge dall’importanza attribuita alle psicobiografie. Se in Sartre esse rimandano alla struttura narrativa del desiderio e a un progetto di ripresa del sé, in Ricoeur l’esperienza narrativa costituisce una delle capacità dell’“io-posso”, ovvero una delle forme del riconoscimento di sé. Tale prospettiva è approfondita in Tempo e racconto, dove l’esperienza narrativa implica una riflessione su temporalità, memoria e promessa, trovando un sostegno significativo nella filosofia narrativa proustiana.
Nel capitolo successivo, declinando il riconoscimento nel rapporto con l’altro, si entra nel cuore della dinamica intersoggettiva. A partire dal per-altri sartriano, il rapporto io-altri è definito dal conflitto, in particolare dal conflitto d’amore, e dall’emergere del desiderio come progetto di ripresa del sé di fronte a un’altra libertà. Se in Sartre tale dinamica assume tratti conflittuali e pessimistici, in Ricoeur il mutuo riconoscimento, come delineato in Percorsi di riconoscimento, genera uno spossessamento del sé inscritto in un’ermeneutica del “cogito spezzato”, a favore di un’ipseità definita dall’alterità. In conclusione, in entrambe le prospettive il riconoscimento reciproco apre le porte a una dimensione etica. In Ricoeur l’etica della gratitudine e della responsabilità è parallela al concetto di responsabilità e alla sfera affettiva sartriana.
Il terzo capitolo esamina infine, a partire da una breve ricostruzione storica, il concetto di desiderio, elemento fondante nella dinamica intersoggettiva e riconoscitiva. Rivelandosi il fil rouge della trattazione sartriana, esso è posto in confronto con l’accezione ricoeuriana espressa nella sua filosofia della volontà, in particolare ne Il volontario e l’involontario.

The present work aims to examine a comparison between Sartre and Ricoeur within the intersubjective dynamics of recognition. Although starting from different approaches, it is possible to discern a common ground in the treatment of the factors that structure this dynamic and, more specifically, in the reflection on the desire that follows from it.
The first two chapters therefore focus on two articulations of the concept of “recognition,” the reflective and the mutual one, that is, a recognizing and recognizing oneself with and for others. Finally, a separate discussion is devoted to desire, a key concept in the contemporary debate on the relation with the Other.
The first chapter focuses on the reflective meaning of recognition. In Sartre, starting from Being and Nothingness, the concept of being-for-itself is linked to that of project and to the imaginary quest for being, also in light of Judith Butler’s interpretation in Subjects of Desire. A first point of contact with Ricoeur’s thought emerges from the importance attributed to psychobiographies. Whereas in Sartre they refer to the narrative structure of desire and to a project of self-recovery, in Ricoeur narrative experience constitutes one of the capacities of the “I can,” that is, one of the forms of self-recognition. This perspective is further developed in Time and Narrative, where narrative experience implies a reflection on temporality, memory, and promise, finding a significant support in Proustian narrative philosophy.
In the following chapter, by articulating recognition in relation to the other, one enters the heart of the intersubjective dynamic. Starting from the Sartrean being-for-others, the I–others relation is defined by conflict, in particular by the conflict of love, and by the emergence of desire as a project of self-recovery in the face of another freedom. If in Sartre this dynamic takes on conflictual and pessimistic traits, in Ricoeur mutual recognition, as outlined in The Course of Recognition, generates a dispossession of the self inscribed within a hermeneutics of the “broken cogito,” in favor of an ipseity defined by alterity.
In conclusion, in both perspectives mutual recognition opens onto an ethical dimension. In Ricoeur, the ethics of gratitude and responsibility runs parallel to the concept of responsibility and to the Sartrean affective sphere.
Finally, the third chapter examines, starting from a brief historical reconstruction, the concept of desire, a foundational element in the intersubjective and recognitive dynamic. Revealing itself as the fil rouge of Sartre’s treatment, it is compared with the Ricoeurian meaning expressed in his philosophy of the will, in particular in The Voluntary and the Involuntary.
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