Tesi etd-01212025-112130 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
DOMENICI, CRISTINA
URN
etd-01212025-112130
Titolo
Biocostruzioni a Sabellaria alveolata: relazioni specie-area
Dipartimento
BIOLOGIA
Corso di studi
BIOLOGIA MARINA
Relatori
relatore Prof. Bertocci, Iacopo
Parole chiave
- biocostruzioni
- relazione specie-area
- Sabellaria alveolata
Data inizio appello
10/02/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
10/02/2028
Riassunto
Le biocostruzioni marine sono strutture complesse formate da organismi viventi in grado di modificare l’ambiente circostante e di creare habitat tridimensionali capaci di sostenere un’ampia biodiversità. Tra questi organismi, il polichete gregario Sabellaria alveolata si distingue come ingegnere ecosistemico capace di formare reef dalla caratteristica forma a nido d'ape, utilizzando sabbia consolidata grazie al muco prodotto da un apposito organo. Questi reef svolgono ruoli ecologici essenziali non solo supportando la fauna associata, ma anche proteggendo le coste dall’erosione, mantenendo la qualità dell'acqua e regolando i cicli dei nutrienti. Tuttavia, queste biocostruzioni sono anche soggette a severe minacce, tra cui l’inquinamento, lo sviluppo costiero e i cambiamenti climatici, tanto da essere incluse tra gli habitat meritevoli di conservazione secondo direttive nazionali ed europee.
La relazione specie-area, che descrive come la ricchezza di specie aumenti tipicamente con l’espansione dell’area dell'habitat, è un principio fondamentale in ecologia della conservazione e, a partire dalla sua prima formulazione da parte di Hugo Arrhenius nel 1921, è stata spiegata attraverso vari modelli. Tra questi, hanno tradizionalmente rivestito particolare interesse l’ipotesi del posizionamento casuale e quella della diversità di habitat.
In questo contesto, la presente tesi ha esaminato la relazione tra la dimensione delle chiazze di biocostruzione di S. alveolata localizzate presso la spiaggia di Marina di San Nicola (Ladispoli, costa laziale settentrionale) e la ricchezza e composizione di specie della macrofauna associata. In particolare, sono stati esaminati due modelli alternativi: il posizionamento casuale, secondo cui chiazze di biocostruzione di dimensione diversa dovrebbero ospitare lo stesso numero e la stessa composizione di specie per unità di volume, e il modello secondo cui processi operanti a diversa scala spaziale determinerebbero una diversa struttura dei popolamenti associati tra chiazze di taglia diversa e tra campioni prelevati a diversa distanza gli uni dagli altri all’interno di chiazze di taglia relativamente grande.
Risultati preliminari hanno mostrato un numero maggiore di taxa nelle chiazze di S. alveolata piccole e medie rispetto a quelle grandi, in contrasto con la visione classica della relazione specie-area. Analogamente, le chiazze di diversa dimensione ospitavano popolamenti di macrofauna diversi specialmente in termini di modalità presenza vs. assenza di determinati taxa. Questo fenomeno è attribuibile a processi specifici legati alla dimensione delle chiazze, presumibilmente in gran parte legati al diverso rapporto perimetro-area associato a diversa importanza di processi quali il reclutamento, la competizione, la predazione e l’esposizione a eventi di disturbo.
Sebbene preliminari e parziali, questi risultati suggeriscono rilevanti implicazioni per la gestione e la conservazione dei reef a S. alveolata, come ad esempio l’adozione di strategie che tengano in considerazione non solo le chiazze più grandi, ma anche quelle di dimensioni medie, fondamentali per il mantenimento della biodiversità.
La relazione specie-area, che descrive come la ricchezza di specie aumenti tipicamente con l’espansione dell’area dell'habitat, è un principio fondamentale in ecologia della conservazione e, a partire dalla sua prima formulazione da parte di Hugo Arrhenius nel 1921, è stata spiegata attraverso vari modelli. Tra questi, hanno tradizionalmente rivestito particolare interesse l’ipotesi del posizionamento casuale e quella della diversità di habitat.
In questo contesto, la presente tesi ha esaminato la relazione tra la dimensione delle chiazze di biocostruzione di S. alveolata localizzate presso la spiaggia di Marina di San Nicola (Ladispoli, costa laziale settentrionale) e la ricchezza e composizione di specie della macrofauna associata. In particolare, sono stati esaminati due modelli alternativi: il posizionamento casuale, secondo cui chiazze di biocostruzione di dimensione diversa dovrebbero ospitare lo stesso numero e la stessa composizione di specie per unità di volume, e il modello secondo cui processi operanti a diversa scala spaziale determinerebbero una diversa struttura dei popolamenti associati tra chiazze di taglia diversa e tra campioni prelevati a diversa distanza gli uni dagli altri all’interno di chiazze di taglia relativamente grande.
Risultati preliminari hanno mostrato un numero maggiore di taxa nelle chiazze di S. alveolata piccole e medie rispetto a quelle grandi, in contrasto con la visione classica della relazione specie-area. Analogamente, le chiazze di diversa dimensione ospitavano popolamenti di macrofauna diversi specialmente in termini di modalità presenza vs. assenza di determinati taxa. Questo fenomeno è attribuibile a processi specifici legati alla dimensione delle chiazze, presumibilmente in gran parte legati al diverso rapporto perimetro-area associato a diversa importanza di processi quali il reclutamento, la competizione, la predazione e l’esposizione a eventi di disturbo.
Sebbene preliminari e parziali, questi risultati suggeriscono rilevanti implicazioni per la gestione e la conservazione dei reef a S. alveolata, come ad esempio l’adozione di strategie che tengano in considerazione non solo le chiazze più grandi, ma anche quelle di dimensioni medie, fondamentali per il mantenimento della biodiversità.
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