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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01202026-140531


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
BUTURA IONISOR, MARA
URN
etd-01202026-140531
Titolo
Il ruolo delle donne nella costruzione del sapere economico e organizzativo tra canone, pratiche e invisibilità
Dipartimento
ECONOMIA E MANAGEMENT
Corso di studi
STRATEGIA, MANAGEMENT E CONTROLLO
Relatori
relatore Prof.ssa Dal Degan, Francesca
Parole chiave
  • donne
  • economia
  • invisibilità
  • organizzazione
Data inizio appello
24/02/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto
La tesi analizza il ruolo delle donne nella costruzione del sapere economico e organizzativo, mettendo in discussione la narrazione canonica che ha storicamente presentato tali discipline come neutre e universalistiche, ma di fatto costruite a partire da esperienze, valori e percorsi prevalentemente maschili. Il lavoro muove dall’idea che l’assenza delle donne dalle genealogie ufficiali dell’economia e dell’organizzazione non sia il risultato di una mancanza di contributi, bensì l’esito di processi di esclusione istituzionale, culturale e simbolica, nonché di una definizione ristretta di ciò che viene riconosciuto come sapere legittimo.
La tesi mostra come la storia del pensiero economico e organizzativo sia stata costruita privilegiando la produzione teorica formalizzata, scritta e astratta, trascurando invece le pratiche economiche e organizzative sviluppate nella vita quotidiana, nella gestione delle risorse, nel lavoro di cura, nell’impresa familiare e nella riproduzione sociale. Ambiti che, pur essendo centrali per il funzionamento dell’economia, sono stati a lungo considerati marginali e nei quali le donne hanno avuto un ruolo fondamentale. In questo senso, l’invisibilità femminile non è solo una questione di accesso alle istituzioni, ma anche di criteri interpretativi che hanno escluso intere aree dell’esperienza dal campo del “pensiero economico”.
Viene ricostruita inoltre l’evoluzione storica del lavoro femminile in Italia nel corso del Novecento, mettendo in luce la distanza persistente tra riconoscimento formale dei diritti e realtà organizzativa. Dall’ingresso massiccio delle donne nel lavoro durante le guerre mondiali, alle conquiste giuridiche del secondo dopoguerra, fino alle riforme degli anni Sessanta e Settanta, emerge un percorso segnato da avanzamenti normativi che non hanno però scardinato del tutto modelli organizzativi pensati su misura di un lavoratore maschile, libero da responsabilità di cura. In questo contesto si afferma la categoria della “doppia presenza”, che descrive la condizione strutturale di compresenza tra lavoro produttivo e lavoro riproduttivo, non solo come vincolo, ma anche come competenza organizzativa specifica.
Nel secondo capitolo la tesi affronta le principali teorie dell’organizzazione e dell’impresa, mostrando come esse riflettano presupposti storicamente situati su razionalità, efficienza, controllo e decisione. Dalle teorie classiche fino agli approcci più attenti alle dimensioni sociali e decisionali, l’organizzazione viene prevalentemente pensata come strumento orientato al risultato, mentre restano in ombra aspetti come le relazioni, i processi, la cura e la cooperazione quotidiana. L’assenza delle donne nelle teorie organizzative viene quindi letta non come una dimenticanza accidentale, ma come effetto coerente di un impianto teorico che ha privilegiato un certo tipo di esperienza e di razionalità. In questa prospettiva, l’esperienza delle donne diventa una chiave interpretativa fondamentale per comprendere e spiegare le loro pratiche organizzative e la loro specifica “retorica”, intesa come modo di dare senso all’azione economica e organizzativa.
L’ultimo capitolo è dedicato ai case study di Luisa Spagnoli e Iris Origo, analizzate come figure emblematiche di imprenditoria femminile nel contesto italiano. Attraverso la ricostruzione delle loro storie personali e imprenditoriali, il capitolo mostra come l’esperienza vissuta abbia inciso profondamente sul loro modo di organizzare l’impresa, di concepire il lavoro, le relazioni e il rapporto con il territorio. Il confronto tra i due casi permette di individuare alcuni elementi comuni dal punto di vista organizzativo, tra cui l’attenzione alle persone, la centralità delle relazioni, una visione dell’impresa come spazio sociale oltre che produttivo e una forte integrazione tra dimensione economica e responsabilità sociale.
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