Tesi etd-01202025-152332 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
Autore
NARDECCHIA, CHIARA
URN
etd-01202025-152332
Titolo
Il rischio cardiovascolare nel paziente con angiopatia amiloide cerebrale
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
relatore Prof. Taddei, Stefano
correlatore Prof. Masi, Stefano
correlatore Prof. Masi, Stefano
Parole chiave
- angiopatia amiloide cerebrale
- ipertensione arteriosa
- pulse wave analysis
- pulse wave velocity
- shear wave elastography
Data inizio appello
11/02/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
11/02/2095
Riassunto
L’angiopatia amiloide cerebrale (CAA) è una malattia cerebrovascolare caratterizzata dall'accumulo di amiloide β nei vasi cerebrali, che coinvolge principalmente la tonaca media e l’avventizia dei vasi corticali e leptomeningei.
Questo accumulo indebolisce le pareti vascolari, aumentando il rischio di emorragie intraparenchimali lobari e contribuendo al declino cognitivo, all’insorgenza di demenza e di sintomi neurologici focali transitori. La CAA è una patologia tipica dell'età avanzata ed è frequentemente associata alla malattia di Alzheimer. La diagnosi di certezza è possibile solo con esame bioptico post mortem, mentre quella clinico-radiologica in vivo si basa sui criteri di Boston modificati, che identificano marker tipici all’imaging come microemorragie lobari e siderosi corticale superficiale.
Questo studio si propone di analizzare le differenze tra pazienti ipertesi con e senza CAA in termini di fattori di rischio cardiovascolari e rischio cardiovascolare globale, al fine di valutarne il possibile contributo, migliorare la comprensione della patologia e ottimizzare la gestione clinica del paziente.
Nel nostro studio, di tipo osservazionale trasversale, sono stati analizzati pazienti con probabile angiopatia amiloide cerebrale diagnosticata presso il reparto di Neurologia dell’AOUP. Per un’accurata caratterizzazione cardiovascolare, questi pazienti sono stati inviati al Centro di riferimento Regionale per la Diagnosi e la Cura dell’ipertensione arteriosa (U.O. Medicina 1 Universitaria, AOUP). Qui, sono stati acquisiti dati anamnestici, clinici e relativi ai principali fattori di rischio cardiovascolare, includendo età, sesso, BMI, comorbilità come dislipidemia, fibrillazione atriale e insufficienza renale. Sono stati inoltre raccolti parametri ematochimici e informazioni sulla terapia farmacologica in corso. Le valutazioni strumentali hanno incluso la misurazione della pressione arteriosa, ecocardiografia transtoracica, ecocolordoppler dei vasi cerebroafferenti, tonometria ad applanazione e l’uso della Shear Wave Elastography per lo studio della rigidità della parete arteriosa carotidea. Questo gruppo di pazienti con CAA è stato quindi confrontato con pazienti ipertesi senza CAA, che avessero le stesse informazioni cliniche, seguiti dallo stesso Centro.
Lo studio ha confrontato 163 pazienti ipertesi senza CAA con 24 pazienti con CAA. I pazienti con CAA presentavano un’età media di 72±11 anni rispetto a 68±18 anni nei pazienti ipertesi senza CAA (p=0,124). Il BMI tendeva ad essere inferiore nei pazienti con CAA (25,24±4,04 vs 26,97±, p=0,084). Dal punto di vista clinico, i pazienti con CAA mostravano una maggiore prevalenza di insufficienza renale cronica (30,4% vs 12,5%, p=0,032), dislipidemia (95,7% vs 73,6%, p=0,018) ed eventi cardiovascolari (50,0% vs 6,8%, p<0,0001) rispetto ai pazienti ipertesi senza CAA. Inoltre, presentavano livelli di colesterolo totale e LDL inferiori rispetto agli ipertesi (171±47 vs 188±41 mg/dl, p=0,067; 96±34 vs 110±36 mg/dl, p=0,077, rispettivamente), una pressione sistolica tendenzialmente più bassa (128±19 vs 134±15 mmHg, p=0,085) e una pressione diastolica significativamente inferiore (77±11 vs 85±9 mmHg, p=0,001).
Il danno d’organo risultava più marcato nei pazienti con angiopatia amiloide, evidenziato da valori significativamente più elevati di rigidità carotidea misurata con la Shear Wave Elastography (mediana 48 kPa, IQR 11 - 66 vs 18 kPa, IQR 13 - 33, p=0,006), un diametro dell’aorta ascendente maggiore (3,67±0,47 vs 3,44±0,40 cm, p=0,025), un valore più elevato di massa ventricolare sinistra indicizzata per superficie corporea (119,9±25,3 mq vs 106,1±21,3 mq, p=0,024) e livelli significativamente superiori di albuminuria (mediana 16, IQR 4 - 30 vs 5, IQR 2 - 11 mg/dl, p=0,007). Dal punto di vista farmacologico, i pazienti con CAA assumevano più frequentemente terapia antiaggregante rispetto ai soli ipertesi (39,1% vs 13,8%, p=0,006).
La maggiore prevalenza di eventi cardiovascolari nei pazienti con CAA non sembra essere spiegata dai fattori di rischio tradizionali, che risultano infatti ben controllati. Questo potrebbe essere attribuito all’ottimizzazione delle terapie, sebbene non emergano significative differenze nell’assunzione di farmaci tra i due gruppi. Più plausibilmente, questo dato potrebbe riflettere un iniziale decadimento globale, con un impatto sulla capacità di alimentazione e sul BMI del paziente. Questi pazienti presentano un danno d’organo più marcato rispetto ai soli ipertesi, caratterizzato da una maggiore rigidità vascolare, segni di invecchiamento vascolare e un coinvolgimento cardiaco e renale più evidente. Inoltre, nonostante l’elevato rischio di emorragia cerebrale, i pazienti con CAA assumono antiaggreganti con una frequenza significativamente maggiore, riflettendo la maggiore attenzione alla cardioprotezione secondaria rispetto al rischio emorragico.
Essendo uno studio osservazionale, non è possibile stabilire relazioni di causalità, e la ridotta numerosità del campione limita le analisi stratificate per età e sesso.
In conclusione, i dati confermano che i pazienti con CAA presentano un fenotipo vascolare complesso, caratterizzato da un’elevata prevalenza di eventi cardiovascolari e un danno d’organo più significativo rispetto ai soli ipertesi. Inoltre, sebbene i parametri clinici possano apparire ben controllati, potrebbero rappresentare un indicatore di maggiore fragilità piuttosto che un reale vantaggio prognostico.
Questi risultati evidenziano la necessità di uno screening vascolare più approfondito nei pazienti con CAA, poiché il solo controllo dei tradizionali fattori di rischio cardiovascolari potrebbe sottostimare il rischio clinico effettivo.
Questo accumulo indebolisce le pareti vascolari, aumentando il rischio di emorragie intraparenchimali lobari e contribuendo al declino cognitivo, all’insorgenza di demenza e di sintomi neurologici focali transitori. La CAA è una patologia tipica dell'età avanzata ed è frequentemente associata alla malattia di Alzheimer. La diagnosi di certezza è possibile solo con esame bioptico post mortem, mentre quella clinico-radiologica in vivo si basa sui criteri di Boston modificati, che identificano marker tipici all’imaging come microemorragie lobari e siderosi corticale superficiale.
Questo studio si propone di analizzare le differenze tra pazienti ipertesi con e senza CAA in termini di fattori di rischio cardiovascolari e rischio cardiovascolare globale, al fine di valutarne il possibile contributo, migliorare la comprensione della patologia e ottimizzare la gestione clinica del paziente.
Nel nostro studio, di tipo osservazionale trasversale, sono stati analizzati pazienti con probabile angiopatia amiloide cerebrale diagnosticata presso il reparto di Neurologia dell’AOUP. Per un’accurata caratterizzazione cardiovascolare, questi pazienti sono stati inviati al Centro di riferimento Regionale per la Diagnosi e la Cura dell’ipertensione arteriosa (U.O. Medicina 1 Universitaria, AOUP). Qui, sono stati acquisiti dati anamnestici, clinici e relativi ai principali fattori di rischio cardiovascolare, includendo età, sesso, BMI, comorbilità come dislipidemia, fibrillazione atriale e insufficienza renale. Sono stati inoltre raccolti parametri ematochimici e informazioni sulla terapia farmacologica in corso. Le valutazioni strumentali hanno incluso la misurazione della pressione arteriosa, ecocardiografia transtoracica, ecocolordoppler dei vasi cerebroafferenti, tonometria ad applanazione e l’uso della Shear Wave Elastography per lo studio della rigidità della parete arteriosa carotidea. Questo gruppo di pazienti con CAA è stato quindi confrontato con pazienti ipertesi senza CAA, che avessero le stesse informazioni cliniche, seguiti dallo stesso Centro.
Lo studio ha confrontato 163 pazienti ipertesi senza CAA con 24 pazienti con CAA. I pazienti con CAA presentavano un’età media di 72±11 anni rispetto a 68±18 anni nei pazienti ipertesi senza CAA (p=0,124). Il BMI tendeva ad essere inferiore nei pazienti con CAA (25,24±4,04 vs 26,97±, p=0,084). Dal punto di vista clinico, i pazienti con CAA mostravano una maggiore prevalenza di insufficienza renale cronica (30,4% vs 12,5%, p=0,032), dislipidemia (95,7% vs 73,6%, p=0,018) ed eventi cardiovascolari (50,0% vs 6,8%, p<0,0001) rispetto ai pazienti ipertesi senza CAA. Inoltre, presentavano livelli di colesterolo totale e LDL inferiori rispetto agli ipertesi (171±47 vs 188±41 mg/dl, p=0,067; 96±34 vs 110±36 mg/dl, p=0,077, rispettivamente), una pressione sistolica tendenzialmente più bassa (128±19 vs 134±15 mmHg, p=0,085) e una pressione diastolica significativamente inferiore (77±11 vs 85±9 mmHg, p=0,001).
Il danno d’organo risultava più marcato nei pazienti con angiopatia amiloide, evidenziato da valori significativamente più elevati di rigidità carotidea misurata con la Shear Wave Elastography (mediana 48 kPa, IQR 11 - 66 vs 18 kPa, IQR 13 - 33, p=0,006), un diametro dell’aorta ascendente maggiore (3,67±0,47 vs 3,44±0,40 cm, p=0,025), un valore più elevato di massa ventricolare sinistra indicizzata per superficie corporea (119,9±25,3 mq vs 106,1±21,3 mq, p=0,024) e livelli significativamente superiori di albuminuria (mediana 16, IQR 4 - 30 vs 5, IQR 2 - 11 mg/dl, p=0,007). Dal punto di vista farmacologico, i pazienti con CAA assumevano più frequentemente terapia antiaggregante rispetto ai soli ipertesi (39,1% vs 13,8%, p=0,006).
La maggiore prevalenza di eventi cardiovascolari nei pazienti con CAA non sembra essere spiegata dai fattori di rischio tradizionali, che risultano infatti ben controllati. Questo potrebbe essere attribuito all’ottimizzazione delle terapie, sebbene non emergano significative differenze nell’assunzione di farmaci tra i due gruppi. Più plausibilmente, questo dato potrebbe riflettere un iniziale decadimento globale, con un impatto sulla capacità di alimentazione e sul BMI del paziente. Questi pazienti presentano un danno d’organo più marcato rispetto ai soli ipertesi, caratterizzato da una maggiore rigidità vascolare, segni di invecchiamento vascolare e un coinvolgimento cardiaco e renale più evidente. Inoltre, nonostante l’elevato rischio di emorragia cerebrale, i pazienti con CAA assumono antiaggreganti con una frequenza significativamente maggiore, riflettendo la maggiore attenzione alla cardioprotezione secondaria rispetto al rischio emorragico.
Essendo uno studio osservazionale, non è possibile stabilire relazioni di causalità, e la ridotta numerosità del campione limita le analisi stratificate per età e sesso.
In conclusione, i dati confermano che i pazienti con CAA presentano un fenotipo vascolare complesso, caratterizzato da un’elevata prevalenza di eventi cardiovascolari e un danno d’organo più significativo rispetto ai soli ipertesi. Inoltre, sebbene i parametri clinici possano apparire ben controllati, potrebbero rappresentare un indicatore di maggiore fragilità piuttosto che un reale vantaggio prognostico.
Questi risultati evidenziano la necessità di uno screening vascolare più approfondito nei pazienti con CAA, poiché il solo controllo dei tradizionali fattori di rischio cardiovascolari potrebbe sottostimare il rischio clinico effettivo.
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