Tesi etd-01192026-190731 |
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Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (5 anni)
Autore
POLI, VIRGINIA
URN
etd-01192026-190731
Titolo
Ruolo dei biomarkers leucocitari nella predizione delle complicanze infettive e degli outcomes clinici nell’ictus ischemico. Risultati di uno studio retrospettivo in Medicina Interna su 137 casi stratificati per gravità clinica e neuroradiologica.
Dipartimento
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Corso di studi
MEDICINA INTERNA
Relatori
relatore Prof. Taddei, Stefano
correlatore Dott. Meini, Simone
correlatore Dott. Meini, Simone
Parole chiave
- biomarkers
- ictus ischemico
- immunodepressione indotta da ictus
- infezioni associate a ictus
- linfociti
- outcomes clinici
- rapporto neutrofili/linfociti
Data inizio appello
05/02/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
05/02/2029
Riassunto
Background: L’immunosoppressione indotta dall’ictus (stroke-induced immunosuppression, SIIS) ha un ruolo importante nel determinare mortalità e disabilità a breve e medio termine dopo l’evento infartuale. In particolare, linfocitopenia e incremento del rapporto neutrofili/linfociti (NLR) sono stati proposti come possibili biomarcatori prognostici. Tuttavia, il loro valore predittivo in relazione a diversi sistemi di classificazione della gravità dell’ictus (clinica vs neuroradiologica) e a differenti outcome clinici rimane dibattuto.
Obiettivi: Valutare l’associazione tra alterazioni ematologiche (linfociti e NLR), gravità dell’ictus (secondo criteri clinici NIHSS e neuroradiologici) e principali outcome clinici: complicanze infettive, mortalità a 30 e 90 giorni e disabilità funzionale a 90 giorni (mRS).
Metodi: Studio retrospettivo monocentrico su 137 pazienti con ictus ischemico acuto (età media 78 anni; 54% maschi). Sono stati raccolti dati clinici, comorbidità, terapie in atto, sottotipo etiologico secondo TOAST e parametri ematologici (linfociti e NLR) entro 48 ore e al 5° giorno dall’ictus. La gravità è stata stratificata sia con NIHSS sia con criteri neuroradiologici. Gli outcome analizzati sono stati: infezioni nosocomiali, mortalità a 30 giorni e mRS a 90 giorni.
Risultati: Il 42% dei pazienti ha sviluppato complicanze infettive (23% UTI, 11% polmonite). Ictus moderati-gravi (NIHSS) erano associati a maggiore rischio infettivo (60.7% vs 29.6%, p<0.001), maggiore mortalità a 30 e 90 giorni e peggior recupero funzionale a 90 giorni (mRS≤2: 21.4% vs 69.1%, p<0.001). Linfocitopenia e NLR elevato entro 48h e al 5° giorno correlavano significativamente con maggiore gravità clinica (NIHSS) e con peggiori outcome funzionali; l’associazione con la gravità neuroradiologica era significativa solo per i valori al 5° giorno. I pazienti infetti erano più anziani (82.2 vs 75.2 anni, p<0.001), avevano più frequentemente ictus grave e presentavano linfociti più bassi e NLR più elevato. La mortalità a 90 giorni era significativamente maggiore nei pazienti infetti (27.6% vs 10.1%, p=0.008). Un NLR elevato al 5° giorno risultava fortemente associato alla mortalità a 30 giorni (14.01 vs 4.45, p<0.001). Peggior outcome funzionale (mRS 3–5) era associato a età più avanzata, linfocitopenia persistente e NLR elevato sia a 48h che al 5° giorno. Tra i sottotipi TOAST, l’ictus da malattia dei grandi vasi era associato a maggiore disabilità residua, mentre quello cardioembolico a maggiore mortalità a 30 giorni.
Conclusioni: La gravità clinica dell’ictus (NIHSS) predice gli outcome meglio della classificazione neuroradiologica per rischio infettivo, mortalità e recupero funzionale. Linfocitopenia e NLR elevato rappresentano marcatori affidabili di immunosoppressione ictus-indotta e sono associati a maggior rischio di infezioni e a peggior outcome funzionale, con particolare valore prognostico del NLR al 5° giorno per la mortalità precoce. Questi risultati supportano l’utilità del monitoraggio precoce della conta di linfociti e neutrofili per l’identificazione dei pazienti ad alto rischio e per strategie di prevenzione mirata delle complicanze post-ictus.
Obiettivi: Valutare l’associazione tra alterazioni ematologiche (linfociti e NLR), gravità dell’ictus (secondo criteri clinici NIHSS e neuroradiologici) e principali outcome clinici: complicanze infettive, mortalità a 30 e 90 giorni e disabilità funzionale a 90 giorni (mRS).
Metodi: Studio retrospettivo monocentrico su 137 pazienti con ictus ischemico acuto (età media 78 anni; 54% maschi). Sono stati raccolti dati clinici, comorbidità, terapie in atto, sottotipo etiologico secondo TOAST e parametri ematologici (linfociti e NLR) entro 48 ore e al 5° giorno dall’ictus. La gravità è stata stratificata sia con NIHSS sia con criteri neuroradiologici. Gli outcome analizzati sono stati: infezioni nosocomiali, mortalità a 30 giorni e mRS a 90 giorni.
Risultati: Il 42% dei pazienti ha sviluppato complicanze infettive (23% UTI, 11% polmonite). Ictus moderati-gravi (NIHSS) erano associati a maggiore rischio infettivo (60.7% vs 29.6%, p<0.001), maggiore mortalità a 30 e 90 giorni e peggior recupero funzionale a 90 giorni (mRS≤2: 21.4% vs 69.1%, p<0.001). Linfocitopenia e NLR elevato entro 48h e al 5° giorno correlavano significativamente con maggiore gravità clinica (NIHSS) e con peggiori outcome funzionali; l’associazione con la gravità neuroradiologica era significativa solo per i valori al 5° giorno. I pazienti infetti erano più anziani (82.2 vs 75.2 anni, p<0.001), avevano più frequentemente ictus grave e presentavano linfociti più bassi e NLR più elevato. La mortalità a 90 giorni era significativamente maggiore nei pazienti infetti (27.6% vs 10.1%, p=0.008). Un NLR elevato al 5° giorno risultava fortemente associato alla mortalità a 30 giorni (14.01 vs 4.45, p<0.001). Peggior outcome funzionale (mRS 3–5) era associato a età più avanzata, linfocitopenia persistente e NLR elevato sia a 48h che al 5° giorno. Tra i sottotipi TOAST, l’ictus da malattia dei grandi vasi era associato a maggiore disabilità residua, mentre quello cardioembolico a maggiore mortalità a 30 giorni.
Conclusioni: La gravità clinica dell’ictus (NIHSS) predice gli outcome meglio della classificazione neuroradiologica per rischio infettivo, mortalità e recupero funzionale. Linfocitopenia e NLR elevato rappresentano marcatori affidabili di immunosoppressione ictus-indotta e sono associati a maggior rischio di infezioni e a peggior outcome funzionale, con particolare valore prognostico del NLR al 5° giorno per la mortalità precoce. Questi risultati supportano l’utilità del monitoraggio precoce della conta di linfociti e neutrofili per l’identificazione dei pazienti ad alto rischio e per strategie di prevenzione mirata delle complicanze post-ictus.
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