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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01172025-184445


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
Autore
CASINI, FRANCESCO
URN
etd-01172025-184445
Titolo
Fluidoterapia personalizzata nel paziente cardiopatico critico: solo fluid responsiveness?
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
relatore Prof. Biancofiore, Giandomenico Luigi
correlatore Prof. Guarracino, Fabio
Parole chiave
  • congestione venosa
  • fluid congestion
  • fluid responsiveness
  • fluid therapy
  • fluid tolerance
  • fluidoterapia
  • hemodynamic instability
  • hemodynamic monitoring
  • instabilità emodinamica
  • monitoraggio emodinamico
  • venous congestion
Data inizio appello
11/02/2025
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
11/02/2095
Riassunto
La fluidoterapia rappresenta uno dei trattamenti cardine per il ripristino della volemia e della perfusione tissutale nei pazienti in stato di shock e non solo. I fluidi devono essere considerati come dei veri e propri farmaci, che hanno una propria farmacodinamica e farmacocinetica dalle quali dipendono tempi e modalità di somministrazione.
Se da un lato la fluidoterapia rappresenta una terapia salvavita, dall’altro sono sempre maggiori le evidenze di come un suo utilizzo improprio, ad esempio una somministrazione eccessiva di liquidi, si associ al rischio di sviluppare congestione e danno d’organo, con esiti deleteri per il paziente.
L’intento dello studio è quello di indagare se l’analisi dei flussi venosi secondo lo schema VExUS possa essere di aiuto al clinico nel guidare le strategie di rianimazione del paziente con instabilità emodinamica. Sappiamo infatti che il paziente cardiopatico critico, per via della alterata funzionalità cardiovascolare, risulta particolarmente soggetto al rischio di sovraccarico di liquidi e le sue conseguenze. Per tanto, riuscire a sviluppare una strategia di personalizzazione della fluidoterapia, che prenda in analisi sia la fluid responsiveness che la fluid tolerance, potrebbe limitare tali rischi.
Sono stati esaminati 17 pazienti ricoverati nell’unità di terapia intensiva cardio-toraco-vascolare dell’AOUP, valutando, al momento della comparsa dell’instabilità emodinamica, la presenza di segni di fluid responsivensess e fluid intolerance (VExUS). Dopo l’inizio della fluidoterapia, una seconda valutazione è stata fatta a distanza di circa 24 ore per verificare se si fossero sviluppati, o fossero peggiorati, segni ecografici di accumulo di liquidi. L’obiettivo, in futuro, è quello di sviluppare una terapia personalizzata in base alle caratteristiche emodinamiche valutate con le tecniche di monitoraggio descritte, al fine di evitare o minimizzare gli effetti avversi di un uso improprio dei fluidi.

Fluid therapy is one of the cornerstone treatments for restoring blood volume and tissue perfusion in patients in shock and beyond. Fluids must be considered as drugs, which have their own pharmacodynamics and pharmacokinetics on which the timing and method of administration depend on.
While on the one hand fluid therapy is a life-saving therapy, on the other hand there is increasing evidence of how its improper use, such as an excessive administration of fluids, is associated with the risk of developing venous congestion and organ damage, with deleterious outcomes for the patient.
The aim of the study is to investigate whether the analysis of venous flow patterns according to the VExUS scheme can be of help to the clinician in guiding the resuscitation strategies of patients with hemodynamic instability. In fact, we know that the critically ill patient who has undergone cardiac surgery, due to the altered cardiovascular function, is particularly prone to the risk of fluid overload and its consequences. Therefore, developing a strategy for personalising fluid therapy, which takes into account both fluid responsiveness and fluid tolerance, could limit these risks.
We examined seventeen patients admitted to the AOUP cardio-thoracic-vascular intensive care unit, evaluating, at the time of the onset of hemodynamic instability, the presence of signs of fluid responsiveness and fluid intolerance (VExUS). After the administration of fluids, a second assessment was performed approximately 24 hours later to verify whether signs of fluid accumulation had developed or had worsened . The goal is to develop in the future a personalised therapy based on the hemodynamic characteristics assessed with the monitoring techniques described in this paper, in order to avoid or minimize the adverse effects of an improper use of fluids.
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