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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01162026-161652


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
LEO, BEATRICE
URN
etd-01162026-161652
Titolo
Governare al femminile: Le ultime Stuart nelle fonti diplomatiche medicee tra alterità e rappresentazione politica (1685-1714)
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E CIVILTÀ
Relatori
relatore Prof. Buono, Alessandro
correlatore Dott. Calcagni, Matteo
Parole chiave
  • Ambassadors
  • Anne Stuart
  • Early modern diplomacy
  • Early Modern History
  • Early Modern Italy
  • Gender History
  • Livorno
  • Mary II Stuart
  • Political History
  • Stuart Dinasty
  • The Glorious Revolution
  • Tuscany and England
  • Women's History
Data inizio appello
06/02/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
06/02/2066
Riassunto
L’obiettivo di questa tesi è analizzare e descrivere come il potere femminile delle ultime regine Stuart inglesi fosse percepito e rappresentato dagli ambasciatori toscani di stanza a Londra. Quella che verrà analizzata è una dinamica tra due interlocutori, che si relazionano e si confrontano: da un lato, questa è una storia di donne e di regine, di drammi privati e di potere pubblico nell’epoca turbolenta della Gloriosa Rivoluzione e della guerra di successione spagnola; dall’altro, ciò che porteremo avanti è l’analisi di una narrazione diplomatica inserita nel contesto del Granducato di Toscana, la cui neutralità e la centralità strategica del porto di Livorno entrarono spesso in tensione con gli obiettivi della corona inglese.
La diplomazia toscana rappresenta la principale fonte di questo lavoro di tesi, che si basa sulle lettere e sui rapporti degli ambasciatori toscani conservati nell’Archivio di Stato di Firenze, nel fondo Mediceo del Principato. In particolare, i fascicoli analizzati comprendono gli scritti degli ambasciatori Francesco Terriesi, che si trovò in Inghilterra dal 1680 al 1691; Iacopo Giraldi, dal 1700 al 1714; e Vincenzo Pucci, sempre nel 1714. Sono inoltre prese in considerazione anche le lettere personali di Giraldi indirizzate al granduca Cosimo III.
Nel periodo considerato, si stava concludendo il processo di diffusione della residenzialità degli ambasciatori nelle corti straniere, iniziato a partire dal XVI secolo. La permanenza stabile permise, da un lato, lo sviluppo di una rete di rapporti all’interno della corte di destinazione, e dall’altro, una moltiplicazione di rapporti epistolari, sia ufficiali che privati, con la madrepatria, creando un flusso costante di informazioni. Esse non riguardavano più solo aspetti politici, ma si estendevano anche ai settori artistici, letterari e, più in generale, culturali, così come sociali, religiosi ed economici. In questo ampliarsi del flusso informativo, si trovano anche notizie sulle donne dell’élite della corte, con maggiore dettaglio in relazione al potere che esse detenevano. Da questo punto di vista, quindi, il carteggio diplomatico può essere utilizzato come strumento per approfondire la storia di genere.
Il presupposto di base da cui è partita l’analisi delle fonti è che queste fonti ci restituiscano una narrazione di parte. In primo luogo, gli ambasciatori, essendo uomini figli del loro tempo, avevano una percezione della realtà dei fatti già di per sé filtrata, deformata e modellata da convinzioni e pregiudizi di natura politica, religiosa, culturale e di genere. In secondo luogo, quando questi dovevano mettere per iscritto le informazioni, erano portati anche a considerare come esse sarebbero state ricevute dal granduca di Toscana, di cui tutti loro erano sudditi e dipendenti dal suo favore; per cui, si era inevitabilmente spinti verso una narrazione in grado di compiacerlo. Tuttavia, questo non vuol dire che non sia possibile da esse ricavarne uno sguardo interessante sulla società del tempo.
L’obiettivo in questo caso è analizzare lo sguardo toscano sulle regine prese in considerazione, piuttosto che le regine stesse. Si prenderanno quindi seriamente le fonti, tentando di offrire una spiegazione del motivo per cui determinate narrazioni hanno trovato spazio tra le lettere e i rapporti di viaggio indirizzati alla Toscana. In questo contesto, non si mira a individuare una verità oggettiva, bensì a comprendere ciò che gli ambasciatori trasmettevano come verità e che la corte toscana considerava tale.
Le donne prese in considerazione sono tre: Maria Beatrice d’Este, Maria II Stuart e Anna Stuart. Di esse, si dispone di una quantità e qualità delle informazioni variabile, in funzione dell’interesse che suscitavano presso la corte toscana, più che del reale potere che detenevano. Quando possibile, si cercherà di analizzare non solo le singole vicissitudini di ciascuna di esse, ma anche il delicato equilibrio tra ciò che volevano, o che erano chiamate a fare, e le aspettative imposte loro in quanto donne inserite in una società maschilista e patriarcale come quella della fine del XVII secolo.
Ognuna di queste donne, inoltre, avrà uno o più uomini ad accompagnarle, e spesso a “rubarle”, più o meno indebitamente, la scena. Per le prime due, si tratta dei rispettivi mariti; per la terza, dei grandi uomini del suo consiglio, tra cui spicca in particolare il duca di Marlborough. La storia di queste regine è quindi strettamente legata alle figure maschili che le affiancavano e al rapporto che avevano con loro, che fosse in concordia o in opposizione.
Infine, si procederà con un’analisi e un confronto di tre diversi modelli di coppie reali, che costituiscono la struttura centrale di questo lavoro di tesi. La prima coppia, composta da Giacomo II e Maria d’Este, rappresenta un modello tradizionale di coppia re-regina consorte. La seconda coppia, formata da Guglielmo e Maria II, è un esempio di coppia re-regina regnante. La terza coppia, quella di Anna Stuart e Giorgio, principe di Danimarca, è costituita da una regina regnante e un principe consorte, in cui il trono è quindi interamente detenuto da una donna.
Per quanto riguarda l’arco cronologico, si è scelto di considerare il periodo compreso tra il 1688 e il 1714. Si partirà quindi dall’ultimo anno del regno di Giacomo e Maria d’Este, focalizzandosi in particolare sulla gravidanza della regina, diligentemente documentata da Terriesi, che porterà al tanto desiderato erede maschio e fungerà anche da scintilla per lo scoppio della Gloriosa Rivoluzione. Dal 1689 al 1691 si analizzerà il regno di Guglielmo III e Maria II, concentrandosi sull’equilibrio instauratosi tra i due sovrani e sulla gestione del potere reale. A partire dall’aprile 1691, con la partenza di Terriesi dall’Inghilterra, si avrà un’interruzione della presenza diplomatica toscana a Londra di circa nove anni, fino all’arrivo di Giraldi nel febbraio 1700, che descriverà gli ultimi due anni di regno di Guglielmo, rimasto unico sovrano dopo la morte della moglie. Dal 1702 al 1714, le relazioni di Giraldi copriranno quasi tutto il regno di Anna, affrontando non solo i profondi cambiamenti politici interni all’Inghilterra, ma anche le questioni di politica estera. In questa sede si è scelto di trascurare il tema, preponderante, della guerra di successione spagnola, preferendo invece concentrarsi su due incidenti diplomatico-politico-religiosi tra la toscana e l’Inghilterra: il caso di Anna Serle, una giovane ragazza anglicana, che si convertì al cattolicesimo e volle prendere i voti; e il caso di Kennett, un predicatore protestante che l’Inghilterra inviò come cappellano per la comunità inglese a Livorno. Per quanto riguarda Anna, la figura più approfonditamente descritta nelle lettere diplomatiche tra le tre sovrane, si cercherà di offrire una lettura più sfaccettata dei vari ruoli da lei ricoperti: oltre a quello di regina, verranno analizzati il ruolo di moglie amorevole, madre in lutto, amica tradita e donna malata. Infine, Vincenzo Pucci coprirà gli ultimi sei mesi del regno di Anna, fino alla sua morte e all’arrivo del successore, che inaugurerà la dinastia degli Hannover.
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