Tesi etd-01162026-123702 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
TOCCO, FEDERICA
URN
etd-01162026-123702
Titolo
Scultura tra le due guerre: la vicenda artistica di Quirino Ruggeri (1920-1950)
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA DELL'ARTE
Relatori
relatore Patti, Mattia
Parole chiave
- Novecento
- Quirino Ruggeri
- ritorno all'ordine
- Roma
- scultura
Data inizio appello
06/02/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
06/02/2096
Riassunto
La presente tesi si concentra sulla figura dello scultore marchigiano Quirino Ruggeri, attivo a Roma tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del Novecento.
Sarto di formazione, scultore per vocazione e anche pittore in vecchiaia, Quirino Ruggeri seppe destreggiarsi abilmente in un ambiente artistico complesso, come quello romano dei primi anni Venti, avvicinandosi in un primo momento a Valori Plastici, rileggendo e interiorizzandone i dettami, in una scultura dai tratti primitivisti, arcaicizzanti. Non solo, Ruggeri era pienamente inserito nel contesto culturale dell’epoca grazie alla frequentazione della Terza Saletta del Caffè Aragno, di cui ci dà testimonianza il famoso dipinto di Amerigo Bartoli, realizzato nel 1930, in cui vengono ritratti tutti i grandi protagonisti dell’ambiente culturale romano: dal critico fiorentino Emilio Cecchi, al grande poeta Giuseppe Ungaretti, fino agli artisti Carlo Socrate e Riccardo Francalancia.
Tra gli anni Trenta e Quaranta Ruggeri si specializzò nel genere ritrattistico, senza rinunciare a sperimentazioni di altorilievi e sculture a tutto tondo. In questi anni lo scultore addolcisce il modellato avvicinandosi a un gusto classicheggiante, che più si avvicinava ai busti romani di età imperiale, influenzato probabilmente dagli stringenti dettami del regime fascista, per la quale collaborò anche nella realizzazione di numerosi monumenti pubblici.
Alla fine degli anni Quaranta, con il concludersi della guerra, in età avanzata, a settant’anni, Quirino Ruggeri cambiò ulteriormente strada, abbandonando la scultura per la pittura, una pittura astratta, rigorosa e geometrica tutta intesa a donare potenza alla linea e al colore saturo e ricco.
Sarto di formazione, scultore per vocazione e anche pittore in vecchiaia, Quirino Ruggeri seppe destreggiarsi abilmente in un ambiente artistico complesso, come quello romano dei primi anni Venti, avvicinandosi in un primo momento a Valori Plastici, rileggendo e interiorizzandone i dettami, in una scultura dai tratti primitivisti, arcaicizzanti. Non solo, Ruggeri era pienamente inserito nel contesto culturale dell’epoca grazie alla frequentazione della Terza Saletta del Caffè Aragno, di cui ci dà testimonianza il famoso dipinto di Amerigo Bartoli, realizzato nel 1930, in cui vengono ritratti tutti i grandi protagonisti dell’ambiente culturale romano: dal critico fiorentino Emilio Cecchi, al grande poeta Giuseppe Ungaretti, fino agli artisti Carlo Socrate e Riccardo Francalancia.
Tra gli anni Trenta e Quaranta Ruggeri si specializzò nel genere ritrattistico, senza rinunciare a sperimentazioni di altorilievi e sculture a tutto tondo. In questi anni lo scultore addolcisce il modellato avvicinandosi a un gusto classicheggiante, che più si avvicinava ai busti romani di età imperiale, influenzato probabilmente dagli stringenti dettami del regime fascista, per la quale collaborò anche nella realizzazione di numerosi monumenti pubblici.
Alla fine degli anni Quaranta, con il concludersi della guerra, in età avanzata, a settant’anni, Quirino Ruggeri cambiò ulteriormente strada, abbandonando la scultura per la pittura, una pittura astratta, rigorosa e geometrica tutta intesa a donare potenza alla linea e al colore saturo e ricco.
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La tesi non è consultabile. |
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