Tesi etd-01152026-110203 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
CORTOPASSI, GIULIA
URN
etd-01152026-110203
Titolo
Entre silence et voix retrouvée : étude critique des représentations de l’oppression et de la résistance féminines dans l’univers romanesque de Maïssa Bey
Dipartimento
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
LINGUE, LETTERATURE E FILOLOGIE EURO - AMERICANE
Relatori
relatore Prof.ssa Sommovigo, Barbara
correlatore Prof. Attruia, Francesco
correlatore Prof. Attruia, Francesco
Parole chiave
- Algeria
- Au commencement était la mer
- Cette fille-là
- donne
- Hizya
- libertà
- Maïssa Bey
- Nouvelles d’Algérie
- Nulle autre voix
- oppressione
- patriarcato
- silenzio
Data inizio appello
06/02/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
06/02/2029
Riassunto
La presente tesi esamina le modalità attraverso cui l’oppressione e la resistenza femminili vengono rappresentate nell’opera narrativa di Maïssa Bey, inscrivendole nel più ampio contesto storico, sociale e politico dell’Algeria. Adottando un approccio interdisciplinare che coniuga analisi storica, riflessione sociologica e critica letteraria, il lavoro ricostruisce l’evoluzione della condizione delle donne algerine dalla fase precoloniale fino all’epoca contemporanea. Tale ricostruzione consente di mettere in evidenza non solo le forme di marginalizzazione, di controllo e di violenza che hanno segnato l’esperienza femminile, ma anche le strategie di silenziamento, adattamento e resistenza attraverso le quali le donne hanno cercato di negoziare la propria posizione all’interno dell’ordine sociale.
L’analisi dimostra che la scrittura di Maïssa Bey non si limita a offrire una testimonianza della subalternità femminile, ma sviluppa una riflessione critica sulla possibilità stessa dell’emancipazione in un contesto attraversato da eredità coloniali, tensioni politiche e rigidità normative. In questa prospettiva, la parola femminile si configura come un atto al tempo stesso precario e radicalmente sovversivo, capace di trasformare il silenzio imposto in uno spazio di significazione e di resistenza. Lo scopo della presente ricerca è pertanto quello di mostrare come, nelle opere di Maïssa Bey, il percorso verso la libertà femminile si costruisca attraverso l’esperienza del dolore, dell’oppressione e del silenzio forzato. La libertà non viene mai rappresentata come una conquista immediata o pacificata, ma come l’esito estremo di un processo di resistenza che implica una frattura irreversibile con l’ordine imposto. In tale itinerario, l’emancipazione si apre solo oltre una soglia irreversibile, là dove la libertà si conquista nel sacrificio della vita.
This thesis explores how female oppression and resistance are represented in the narrative works of Maïssa Bey, situating these representations within the broader historical, social, and political context of Algeria. Drawing on an interdisciplinary framework that combines historical analysis, sociological perspectives, and literary criticism, the study traces the evolution of Algerian women’s conditions from the precolonial period to the present. This contextualization highlights not only the mechanisms of marginalization, control, and violence shaping women’s experiences, but also the strategies of silencing, negotiation, and resistance through which women have sought to assert agency within a restrictive social order.
The analysis argues that Maïssa Bey’s writing moves beyond testimonial accounts of female subalternity to offer a critical interrogation of the very possibility of emancipation in a context marked by colonial legacies, political instability, and rigid normative structures. In Bey’s work, female speech emerges as both fragile and profoundly subversive, transforming imposed silence into a site of meaning and resistance. This thesis demonstrates that the path toward female freedom is constructed through experiences of pain, oppression, and enforced silence. Freedom is never depicted as an immediate or harmonious achievement, but rather as the ultimate outcome of a prolonged process of resistance that requires an irreversible rupture with the dominant order. Within this trajectory, emancipation becomes conceivable only beyond a point of no return, where freedom is attained at the cost of life itself.
L’analisi dimostra che la scrittura di Maïssa Bey non si limita a offrire una testimonianza della subalternità femminile, ma sviluppa una riflessione critica sulla possibilità stessa dell’emancipazione in un contesto attraversato da eredità coloniali, tensioni politiche e rigidità normative. In questa prospettiva, la parola femminile si configura come un atto al tempo stesso precario e radicalmente sovversivo, capace di trasformare il silenzio imposto in uno spazio di significazione e di resistenza. Lo scopo della presente ricerca è pertanto quello di mostrare come, nelle opere di Maïssa Bey, il percorso verso la libertà femminile si costruisca attraverso l’esperienza del dolore, dell’oppressione e del silenzio forzato. La libertà non viene mai rappresentata come una conquista immediata o pacificata, ma come l’esito estremo di un processo di resistenza che implica una frattura irreversibile con l’ordine imposto. In tale itinerario, l’emancipazione si apre solo oltre una soglia irreversibile, là dove la libertà si conquista nel sacrificio della vita.
This thesis explores how female oppression and resistance are represented in the narrative works of Maïssa Bey, situating these representations within the broader historical, social, and political context of Algeria. Drawing on an interdisciplinary framework that combines historical analysis, sociological perspectives, and literary criticism, the study traces the evolution of Algerian women’s conditions from the precolonial period to the present. This contextualization highlights not only the mechanisms of marginalization, control, and violence shaping women’s experiences, but also the strategies of silencing, negotiation, and resistance through which women have sought to assert agency within a restrictive social order.
The analysis argues that Maïssa Bey’s writing moves beyond testimonial accounts of female subalternity to offer a critical interrogation of the very possibility of emancipation in a context marked by colonial legacies, political instability, and rigid normative structures. In Bey’s work, female speech emerges as both fragile and profoundly subversive, transforming imposed silence into a site of meaning and resistance. This thesis demonstrates that the path toward female freedom is constructed through experiences of pain, oppression, and enforced silence. Freedom is never depicted as an immediate or harmonious achievement, but rather as the ultimate outcome of a prolonged process of resistance that requires an irreversible rupture with the dominant order. Within this trajectory, emancipation becomes conceivable only beyond a point of no return, where freedom is attained at the cost of life itself.
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