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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01132026-160438


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
MIHAILA, ANDREI
URN
etd-01132026-160438
Titolo
Abitare l'angoscia. La casa tra rifugio e prigione nelle opere di Michele Mari
Dipartimento
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
ITALIANISTICA
Relatori
relatore Savettieri, Cristina
controrelatore Donnarumma, Raffaele
Parole chiave
  • casa
  • home
  • Mari
  • Michele
  • prigione
  • prison
  • rifugio
  • shelter
Data inizio appello
06/02/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto
La tesi analizza il ruolo della casa nelle opere narrative di Michele Mari, interpretandola come spazio simbolico in cui si intrecciano memoria, trauma, immaginazione e formazione intellettuale. Attraverso l’esame di romanzi, racconti e testi autobiografici, la casa emerge come luogo ambivalente: rifugio dall’angoscia e, al tempo stesso, prigione dell’identità.

Il lavoro si articola in tre prospettive principali: la casa gotica, abitata da mostri e presenze perturbanti; la casa psichico-mentale, costruita dalle dinamiche familiari e dai conflitti interiori; la casa-libro, in cui la cultura e la biblioteca diventano insieme salvezza e condanna. In ciascun caso, lo spazio domestico non funge da semplice scenario, ma da vero e proprio organismo narrativo, capace di riflettere le tensioni emotive e simboliche dei personaggi.

La violenza, il fantastico e l’iper-letterarietà vengono letti come strumenti attraverso cui Mari rielabora il trauma e rende narrabile l’esperienza del dolore. Ne emerge un’immagine della casa come luogo infestato, labirintico e instabile, in cui abitare significa confrontarsi con la propria memoria e con le proprie ferite originarie. La casa, in Mari, diventa così la forma stessa dell’angoscia e, insieme, il tentativo di contenerla attraverso la scrittura.

This thesis examines the role of the house in Michele Mari’s narrative works, interpreting it as a symbolic space where memory, trauma, imagination and intellectual formation intersect. Through the analysis of novels, short stories and autobiographical texts, the house emerges as an ambivalent place: both a refuge from anguish and a prison of identity.

The study develops along three main perspectives: the Gothic house, inhabited by monsters and uncanny presences; the psycho-mental house, shaped by family dynamics and inner conflicts; and the book-house, where culture and the library become at once salvation and condemnation. In each case, the domestic space is not a mere setting, but a living narrative organism reflecting the emotional and symbolic tensions of the characters.

Violence, the fantastic and hyper-literary language are interpreted as strategies through which Mari reworks trauma and makes pain narratable. The house thus appears as a haunted, labyrinthine and unstable place, where dwelling means confronting one’s own memory and original wounds. In Mari’s work, the house becomes both the form of anguish itself and an attempt to contain it through writing.
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