Tesi etd-01132026-155934 |
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Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (5 anni)
Autore
MORI, MARIA TERESA
URN
etd-01132026-155934
Titolo
Sorveglianza delle infezioni acquisite in terapia intensiva - Protocollo SPIN-UTI
Dipartimento
PATOLOGIA CHIRURGICA, MEDICA, MOLECOLARE E DELL'AREA CRITICA
Corso di studi
ANESTESIA, RIANIMAZIONE, TERAPIA INTENSIVA E DEL DOLORE
Relatori
relatore Prof. Corradi, Francesco
Parole chiave
- antibiotici
- infezioni
- mdr
- Protocollo SPIN-UTI
- sorveglianza
Data inizio appello
28/01/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto
Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano una delle principali criticità nella gestione del paziente critico ricoverato in Terapia Intensiva, con un impatto rilevante in termini di morbilità, mortalità, durata della degenza e consumo di risorse sanitarie. In questo contesto, i programmi strutturati di sorveglianza assumono un ruolo centrale nel monitoraggio dell’epidemiologia infettiva, nell’identificazione dei fattori di rischio e nel supporto alle strategie di prevenzione e controllo delle infezioni.
Il presente studio applica il protocollo di sorveglianza SPIN-UTI nell’ambito dell’unità di Terapia Intensiva dell’Ospedale di La Spezia, con l’obiettivo di descrivere l’epidemiologia delle ICA, analizzarne l’impatto clinico e valutare la relazione tra durata della degenza, esposizione antibiotica e sviluppo di infezioni correlate all’assistenza. Il periodo di osservazione ha avuto una durata di tre mesi (ottobre 2025 – gennaio 2026) e ha incluso tutti i pazienti ricoverati in Terapia Intensiva per un periodo superiore a 48 ore.
Sono stati arruolati complessivamente 30 pazienti, caratterizzati da elevata complessità clinica, come evidenziato dai punteggi di gravità all’ingresso (media SAPS II 46,5; media APACHE II 18). La popolazione era prevalentemente anziana e di sesso maschile, con un’alta esposizione a dispositivi invasivi (ventilazione meccanica, cateteri venosi centrali, nutrizione parenterale), elementi noti per aumentare il rischio infettivo.
L’analisi descrittiva fino ad ora condotta ha mostrato che oltre un terzo dei pazienti (36,7%) ha sviluppato almeno un episodio di ICA durante la degenza in Terapia Intensiva. L’analisi degli score di gravità ha confermato la loro capacità discriminativa nel predire l’outcome: SAPS II e APACHE II risultavano significativamente più elevati nei pazienti deceduti rispetto ai sopravvissuti, a conferma della coerenza interna del dataset e della validità metodologica dell’analisi.
Un elemento centrale emerso dallo studio è la forte associazione tra durata della degenza in Terapia Intensiva e sviluppo di ICA: nessun paziente con degenza ≤ 7 giorni ha sviluppato ICA, mentre la maggioranza dei pazienti con degenza superiore a tale soglia ha presentato almeno un evento infettivo. L’associazione diventa ancora più marcata utilizzando cut-off di 14 giorni, suggerendo l’esistenza di una soglia temporale critica oltre la quale il rischio di ICA aumenta drasticamente. Tale relazione deve tuttavia essere interpretata tenendo conto della possibile bidirezionalità del fenomeno, poiché le infezioni possono essere sia conseguenza sia causa di un ricovero prolungato.
Parallelamente stiamo analizzando la terapia antibiotica somministrata durante la degenza: i pazienti inclusi nello studio hanno ricevuto un numero variabile di antibiotici, con una media di due antibiotici per paziente e un ampio ricorso ad antibiotici ad ampio spettro, in particolare penicilline associate a inibitori delle β-lattamasi, carbapenemi e glicopeptidi. La terapia empirica ha rappresentato la modalità iniziale prevalente, mentre una quota rilevante di pazienti ha successivamente ricevuto una terapia mirata sulla base dei risultati microbiologici. L’analisi statistica ha evidenziato che il numero di antibiotici somministrati è significativamente più elevato nei pazienti che hanno sviluppato ICA rispetto a quelli senza infezioni. Tuttavia, nonostante una maggiore proporzione di decessi nei pazienti con ICA, non è emersa un’associazione statisticamente significativa tra sviluppo di ICA e mortalità ospedaliera, verosimilmente a causa della limitata numerosità campionaria.
Sono tutt’ora in corso le analisi delle varie tipologie di ICA che i pazienti del nostro studio hanno contratto durante il ricovero (VAP, batteriemie, infezioni urinarie), con particolare attenzione al timing di insorgenza, ai microrganismi isolati e ai profili di antibiotico-resistenza.
Nel complesso, questo lavoro si propone come un’applicazione concreta e realistica della sorveglianza SPIN-UTI in un singolo centro, per poter operare in modo oggettivo sul miglioramento della qualità dell’assistenza, sia dal punto di vista medico che infermieristico.
Il presente studio applica il protocollo di sorveglianza SPIN-UTI nell’ambito dell’unità di Terapia Intensiva dell’Ospedale di La Spezia, con l’obiettivo di descrivere l’epidemiologia delle ICA, analizzarne l’impatto clinico e valutare la relazione tra durata della degenza, esposizione antibiotica e sviluppo di infezioni correlate all’assistenza. Il periodo di osservazione ha avuto una durata di tre mesi (ottobre 2025 – gennaio 2026) e ha incluso tutti i pazienti ricoverati in Terapia Intensiva per un periodo superiore a 48 ore.
Sono stati arruolati complessivamente 30 pazienti, caratterizzati da elevata complessità clinica, come evidenziato dai punteggi di gravità all’ingresso (media SAPS II 46,5; media APACHE II 18). La popolazione era prevalentemente anziana e di sesso maschile, con un’alta esposizione a dispositivi invasivi (ventilazione meccanica, cateteri venosi centrali, nutrizione parenterale), elementi noti per aumentare il rischio infettivo.
L’analisi descrittiva fino ad ora condotta ha mostrato che oltre un terzo dei pazienti (36,7%) ha sviluppato almeno un episodio di ICA durante la degenza in Terapia Intensiva. L’analisi degli score di gravità ha confermato la loro capacità discriminativa nel predire l’outcome: SAPS II e APACHE II risultavano significativamente più elevati nei pazienti deceduti rispetto ai sopravvissuti, a conferma della coerenza interna del dataset e della validità metodologica dell’analisi.
Un elemento centrale emerso dallo studio è la forte associazione tra durata della degenza in Terapia Intensiva e sviluppo di ICA: nessun paziente con degenza ≤ 7 giorni ha sviluppato ICA, mentre la maggioranza dei pazienti con degenza superiore a tale soglia ha presentato almeno un evento infettivo. L’associazione diventa ancora più marcata utilizzando cut-off di 14 giorni, suggerendo l’esistenza di una soglia temporale critica oltre la quale il rischio di ICA aumenta drasticamente. Tale relazione deve tuttavia essere interpretata tenendo conto della possibile bidirezionalità del fenomeno, poiché le infezioni possono essere sia conseguenza sia causa di un ricovero prolungato.
Parallelamente stiamo analizzando la terapia antibiotica somministrata durante la degenza: i pazienti inclusi nello studio hanno ricevuto un numero variabile di antibiotici, con una media di due antibiotici per paziente e un ampio ricorso ad antibiotici ad ampio spettro, in particolare penicilline associate a inibitori delle β-lattamasi, carbapenemi e glicopeptidi. La terapia empirica ha rappresentato la modalità iniziale prevalente, mentre una quota rilevante di pazienti ha successivamente ricevuto una terapia mirata sulla base dei risultati microbiologici. L’analisi statistica ha evidenziato che il numero di antibiotici somministrati è significativamente più elevato nei pazienti che hanno sviluppato ICA rispetto a quelli senza infezioni. Tuttavia, nonostante una maggiore proporzione di decessi nei pazienti con ICA, non è emersa un’associazione statisticamente significativa tra sviluppo di ICA e mortalità ospedaliera, verosimilmente a causa della limitata numerosità campionaria.
Sono tutt’ora in corso le analisi delle varie tipologie di ICA che i pazienti del nostro studio hanno contratto durante il ricovero (VAP, batteriemie, infezioni urinarie), con particolare attenzione al timing di insorgenza, ai microrganismi isolati e ai profili di antibiotico-resistenza.
Nel complesso, questo lavoro si propone come un’applicazione concreta e realistica della sorveglianza SPIN-UTI in un singolo centro, per poter operare in modo oggettivo sul miglioramento della qualità dell’assistenza, sia dal punto di vista medico che infermieristico.
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