Tesi etd-01122026-153550 |
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Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (5 anni)
Autore
ALBERTI, ELENA
URN
etd-01122026-153550
Titolo
Monitoraggio pressorio non invasivo continuo versus intermittente: variazione dell'outcome in chirurgia ortopedica
Dipartimento
PATOLOGIA CHIRURGICA, MEDICA, MOLECOLARE E DELL'AREA CRITICA
Corso di studi
ANESTESIA, RIANIMAZIONE, TERAPIA INTENSIVA E DEL DOLORE
Relatori
relatore Prof. Corradi, Francesco
Parole chiave
- ipotensione intraoperatoria
- monitoraggio pressorio
Data inizio appello
28/01/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
28/01/2066
Riassunto
L’ipotensione intraoperatoria è stata progressivamente riconosciuta come importante fattore di rischio modificabile per danno d’organo e mortalità a 30 giorni dopo chirurgia non cardiaca. Il monitoraggio intraoperatorio della pressione arteriosa è quindi diventato uno dei parametri più rilevanti da monitorare. Le recenti linee guida della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva raccomandano, seppur con un basso livello di evidenza, un monitoraggio continuo della pressione arteriosa in tutti i pazienti per intercettare e trattare precocemente gli episodi ipotensivi, riducendo l’esposizione effettiva all’ipotensione. I sistemi di monitoraggio pressorio continuo non invasivo basati sul metodo volume‑clamp (finger‑cuff) consentono una rilevazione battito‑per‑battito della pressione arteriosa e riducono l’esposizione all’ipotensione rispetto al monitoraggio oscillometrico intermittente, ma il loro impatto sugli esiti clinici rimane incerto.
Questo studio ha avuto come obiettivo quello di valutare l’effetto del monitoraggio pressorio intraoperatorio continuo non invasivo rispetto al monitoraggio standard intermittente sullo sviluppo di danno miocardico, renale e altri eventi avversi postoperatori in una popolazione di pazienti sottoposti a chirurgia ortopedica elettiva. La popolazione ortopedica rappresenta un modello ideale per questo tipo di indagine, in quanto spesso costituita da pazienti fragili, con importanti comorbidità, che si collocano in una fascia di rischio intermedio/alto nella quale è particolarmente complesso trovare un equilibrio tra accuratezza e invasività del monitoraggio intraoperatorio e l’adesione a percorsi ERAS e fast‑track.
Cinquanta pazienti candidati a chirurgia ortopedica elettiva con durata prevista ≥60 minuti sono stati assegnati a monitoraggio continuo non invasivo (C‑NiBP, finger‑cuff/volume‑clamp) o a monitoraggio standard intermittente (I‑NiBP, bracciale oscillometrico). L’outcome primario era lo sviluppo di danno miocardico dopo chirurgia non cardiaca (classificabile come MINS) nella prima settimana postoperatoria; gli outcomes secondari includevano danno renale acuto (AKI) a 7 giorni, mortalità intra‑ospedaliera ed eventi clinici gravi a 30 e 90 giorni.
I due gruppi presentavano caratteristiche basali sovrapponibili. Nel corso dell’intervento, gli episodi di ipotensione (pressione arteriosa media <65 mmHg) si sono verificati in una quota rilevante di pazienti in entrambi i bracci, con valori minimi di MAP tendenzialmente più elevati nel gruppo sottoposto a monitoraggio continuo. Nonostante ciò, l’incidenza di MINS, AKI e degli altri esiti clinici considerati è risultata complessivamente simile tra monitoraggio continuo e monitoraggio intermittente.
In conclusione, in una popolazione ortopedica elettiva a rischio moderato e inserita in percorsi ERAS, il monitoraggio continuo non invasivo riduce la severità degli eventi ipotensivi ma non si associa a una variazione positiva dell’outcome rispetto al monitoraggio intermittente. Studi multicentrici di maggiori dimensioni sono necessari per definire meglio l’impatto su outcomes clinici, le popolazioni di riferimento e la sostenibilità economica di questo tipo di monitoraggio.
Questo studio ha avuto come obiettivo quello di valutare l’effetto del monitoraggio pressorio intraoperatorio continuo non invasivo rispetto al monitoraggio standard intermittente sullo sviluppo di danno miocardico, renale e altri eventi avversi postoperatori in una popolazione di pazienti sottoposti a chirurgia ortopedica elettiva. La popolazione ortopedica rappresenta un modello ideale per questo tipo di indagine, in quanto spesso costituita da pazienti fragili, con importanti comorbidità, che si collocano in una fascia di rischio intermedio/alto nella quale è particolarmente complesso trovare un equilibrio tra accuratezza e invasività del monitoraggio intraoperatorio e l’adesione a percorsi ERAS e fast‑track.
Cinquanta pazienti candidati a chirurgia ortopedica elettiva con durata prevista ≥60 minuti sono stati assegnati a monitoraggio continuo non invasivo (C‑NiBP, finger‑cuff/volume‑clamp) o a monitoraggio standard intermittente (I‑NiBP, bracciale oscillometrico). L’outcome primario era lo sviluppo di danno miocardico dopo chirurgia non cardiaca (classificabile come MINS) nella prima settimana postoperatoria; gli outcomes secondari includevano danno renale acuto (AKI) a 7 giorni, mortalità intra‑ospedaliera ed eventi clinici gravi a 30 e 90 giorni.
I due gruppi presentavano caratteristiche basali sovrapponibili. Nel corso dell’intervento, gli episodi di ipotensione (pressione arteriosa media <65 mmHg) si sono verificati in una quota rilevante di pazienti in entrambi i bracci, con valori minimi di MAP tendenzialmente più elevati nel gruppo sottoposto a monitoraggio continuo. Nonostante ciò, l’incidenza di MINS, AKI e degli altri esiti clinici considerati è risultata complessivamente simile tra monitoraggio continuo e monitoraggio intermittente.
In conclusione, in una popolazione ortopedica elettiva a rischio moderato e inserita in percorsi ERAS, il monitoraggio continuo non invasivo riduce la severità degli eventi ipotensivi ma non si associa a una variazione positiva dell’outcome rispetto al monitoraggio intermittente. Studi multicentrici di maggiori dimensioni sono necessari per definire meglio l’impatto su outcomes clinici, le popolazioni di riferimento e la sostenibilità economica di questo tipo di monitoraggio.
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