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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01112026-222521


Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (5 anni)
Autore
MARINAI, ANDREA
URN
etd-01112026-222521
Titolo
Sindrome da Annegamento nel Dipartimento di Emergenza Disegno dello Studio Multicentrico DrownInED (Drowning In the Emergency Department)
Dipartimento
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Corso di studi
MEDICINA D'EMERGENZA URGENZA
Relatori
relatore Prof. Ghiadoni, Lorenzo
Parole chiave
  • Annegamento
  • DrownInED
  • Drowning
  • Emergenza
Data inizio appello
27/01/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
27/01/2096
Riassunto
La sindrome da annegamento, definita anche come lesione da sommersione, rappresenta un processo patologico complesso caratterizzato dalla comparsa di difficoltà respiratoria conseguente all’immersione o alla sommersione delle vie aeree in un liquido. Questa definizione sottolinea come l’annegamento non debba essere inteso esclusivamente come un evento fatale, bensì come una sequenza dinamica di fenomeni fisiopatologici che possono evolvere verso esiti clinici estremamente eterogenei. Il processo di annegamento ha inizio nel momento in cui l’acqua entra in contatto con le vie aeree, indipendentemente dal fatto che queste siano al di sopra della superficie del liquido (immersione) o al di sotto di essa (sommersione).
A partire da questo contatto si innesca una catena di eventi che, se non interrotta tempestivamente da un intervento di salvataggio, può progredire fino al decesso. Qualora la morte sopraggiunga in qualunque fase di questo processo, l’evento viene definito annegamento fatale. Al contrario, se la vittima viene soccorsa e il processo viene interrotto, si parla di annegamento non fatale. Quest’ultimo rappresenta la condizione più frequente dal punto di vista epidemiologico ed è ulteriormente suddiviso in base alla gravità del quadro respiratorio. Nelle forme lievi il paziente respira autonomamente, è vigile e può presentare tosse senza segni di compromissione respiratoria. Le forme moderate sono caratterizzate da difficoltà respiratoria e/o alterazioni dello stato mentale, pur in presenza di coscienza. Le forme gravi includono arresto respiratorio e/o perdita di coscienza, configurando un quadro clinico potenzialmente letale.
Dal punto di vista epidemiologico, gli eventi di annegamento non fatale sono nettamente più frequenti rispetto ai decessi. Tuttavia, la mortalità associata alla sindrome da annegamento rimane significativa. In Italia si stimano circa 350 decessi annui, mentre a livello globale l’annegamento è responsabile di circa 360.000 morti ogni anno, rappresentando una delle principali cause di morte accidentale prevenibile. Questi dati evidenziano l’importanza del problema in termini di sanità pubblica, nonostante esso sia spesso sottovalutato.
La fisiopatologia dell’annegamento segue un andamento relativamente tipico. Nelle fasi iniziali la vittima sperimenta panico, intensa sensazione di fame d’aria e compie sforzi volontari per mantenere le vie aeree al di sopra della superficie del liquido, associati a trattenimento del respiro. Con il protrarsi dell’evento, il riflesso respiratorio diventa inevitabile e determina l’inalazione di liquido. L’ingresso di acqua nelle vie aeree e negli alveoli compromette gli scambi gassosi, causando ipossiemia progressiva. Questa condizione porta inizialmente alla perdita di coscienza e successivamente al decesso.
L’ipossiemia rappresenta il meccanismo centrale di danno sistemico nell’annegamento. A livello cardiovascolare può determinare bradicardia, che può evolvere in attività elettrica senza polso (PEA) e quindi in arresto cardiaco. A livello neurologico, l’ipossia cerebrale è responsabile di danni spesso irreversibili, che costituiscono il principale determinante di morbidità e mortalità nei pazienti sopravvissuti. Anche altri sistemi d’organo possono essere coinvolti, contribuendo alla complessità clinica del quadro.
Poiché l’intervento di salvataggio può avvenire in qualsiasi momento della sequenza fisiopatologica, la catena di eventi dell’annegamento può essere interrotta a diversi livelli. Questo determina una notevole eterogeneità nella presentazione clinica, che può spaziare da pazienti completamente asintomatici a soggetti in arresto cardiorespiratorio. Tale variabilità rende complessa la gestione clinica e la definizione di protocolli standardizzati.
Dal punto di vista gestionale, i pazienti con annegamento non fatale lieve o moderato possono spesso essere dimessi direttamente dal Pronto Soccorso se asintomatici, oppure dopo un periodo di osservazione variabile, generalmente compreso tra 6 e 48 ore. Al contrario, i pazienti con forme gravi necessitano di un monitoraggio prolungato in contesti ad alta intensità assistenziale, come unità di terapia sub-intensiva (HDU) o terapia intensiva, a causa dell’elevato rischio di deterioramento clinico e di complicanze.
Per supportare la stratificazione del rischio e la valutazione prognostica sono stati sviluppati diversi strumenti. Tra questi, lo score di Orlowski è uno dei più utilizzati in ambito pediatrico. Esso attribuisce un punto a specifici parametri clinici e temporali, tra cui età superiore a tre anni, durata della sommersione superiore a cinque minuti, ritardo nell’inizio della rianimazione superiore a dieci minuti, assenza di respiro spontaneo al momento del soccorso e Glasgow Coma Scale inferiore a cinque all’arrivo in Pronto Soccorso. Un punteggio superiore a tre è associato a prognosi sfavorevole. Tuttavia, questo score non è stato validato nella popolazione adulta.
Negli adulti, la classificazione di Szpilman rappresenta il sistema di riferimento più diffuso per la valutazione della gravità clinica dell’annegamento. Essa suddivide i pazienti in sei gradi, che vanno dalla semplice tosse con auscultazione polmonare normale fino all’arresto cardiorespiratorio in assenza di segni evidenti di morte e con un tempo di sommersione inferiore a un’ora. Questa classificazione consente una valutazione standardizzata della severità e facilita le decisioni cliniche e assistenziali.
I casi di annegamento non fatale presentano un’ampia variabilità clinica e prognostica, con esiti che possono variare dal completo recupero a gravi danni neurologici permanenti. Questa eterogeneità rende indispensabile una raccolta sistematica e strutturata dei dati clinici, al fine di migliorare la comprensione del fenomeno e ottimizzare la gestione dei pazienti.
In questo contesto si inserisce l’esperienza della U.O.C. Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso dell’Ospedale Versilia, che rappresenta un Dipartimento di Emergenza-Urgenza (DEA) di primo livello. Tale presidio risente di una marcata stagionalità legata al turismo balneare estivo, fattore che aumenta significativamente gli incidenti in ambiente acquatico.
Nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2025, l’unità operativa ha registrato oltre 152.000 accessi, di cui 656 classificati come incidenti balneari. Tra questi, 20 pazienti sono stati dimessi con diagnosi codificata di sindrome da annegamento. La distribuzione dei codici di priorità in triage evidenzia una prevalenza di casi a gravità intermedia, sebbene una quota significativa sia stata classificata come emergenza. La maggioranza dei pazienti era di sesso maschile e la fascia d’età più colpita risultava compresa tra 15 e 64 anni, in linea con i dati epidemiologici nazionali.
Il tempo medio di permanenza in Pronto Soccorso è stato di circa 20 ore. L’analisi degli esiti ha mostrato che l’80% dei pazienti è stato gestito esclusivamente in Pronto Soccorso, mentre una minoranza ha richiesto ricovero, trasferimento o è deceduta. Il tasso di mortalità osservato, pari al 5%, sottolinea la rilevanza clinica della sindrome da annegamento e il suo impatto in termini di salute pubblica, nonostante la bassa incidenza.
Proprio la limitata numerosità dei casi a livello di singolo centro rappresenta un ostacolo alla produzione di dati statisticamente significativi. Per questo motivo è stato ideato lo studio multicentrico DrownInED (Drowning In the Emergency Department), promosso dal Gruppo di Ricerca Versilia e attualmente coinvolgente otto Dipartimenti di Emergenza-Urgenza.
Lo studio DrownInED è uno studio multicentrico, osservazionale, non interventistico, retro-prospettico e no profit, con durata complessiva prevista di cinque anni. Verranno arruolati pazienti adulti con sindrome da annegamento non fatale che accedono ai Pronto Soccorso dei centri aderenti. Lo studio prevede la raccolta sistematica di dati clinici, laboratoristici e strumentali mediante un database elettronico pseudonimizzato.
L’obiettivo primario dello studio è la creazione di un registro multicentrico delle caratteristiche clinico-epidemiologiche dei pazienti con sindrome da annegamento. L’obiettivo secondario è la valutazione del potere prognostico di alcuni parametri rilevati all’accesso, come lattato ematico, rapporto PaO₂/FiO₂, Glasgow Coma Scale e grado della classificazione di Szpilman, nel predire la necessità di ricovero in terapia intensiva o in area subintensiva.
In conclusione, la sindrome da annegamento si configura come una patologia complessa, caratterizzata da un’elevata variabilità clinica e da un impatto significativo in termini di mortalità e disabilità permanenti. La scarsità di studi strutturati e di linee guida dedicate rende spesso la gestione clinica disomogenea. Lo studio DrownInED si propone di colmare questa lacuna attraverso la creazione di un registro multicentrico, che possa rappresentare uno strumento fondamentale per migliorare la conoscenza del fenomeno, standardizzare l’approccio clinico-assistenziale e promuovere il miglioramento continuo della qualità delle cure.
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