Tesi etd-01102026-082502 |
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Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (5 anni)
Autore
SANTUCCI, FILIPPO
URN
etd-01102026-082502
Titolo
L'atriopatia sinistra come fonte di embolia sistemica negli ictus ischemici di origine ignota
Dipartimento
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Corso di studi
MEDICINA D'EMERGENZA URGENZA
Relatori
relatore Prof. Ghiadoni, Lorenzo
correlatore Prof. Orlandi, Giovanni
correlatore Prof. Orlandi, Giovanni
Parole chiave
- atriopathy
- atriopatia
- embolism
- ESUS
- ictus ischemico
- ischemic stroke
Data inizio appello
27/01/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
27/01/2096
Riassunto
Introduzione
L’ictus ischemico rappresenta una delle principali cause di disabilità e mortalità a livello globale. In una quota non trascurabile di casi, nonostante un iter diagnostico completo e conforme alle linee guida internazionali, non è possibile identificare una causa certa dell’evento ischemico. In questo contesto si colloca la definizione di ictus ischemico embolico di origine indeterminata (embolic stroke of undetermined source, ESUS), che identifica una sottoclasse di ictus ischemici non lacunari, in assenza di stenosi arteriose significative, fonti cardioemboliche maggiori o altre eziologie note.
L’eziopatogenesi dell’ictus ESUS rimane tuttora oggetto di dibattito. L’ipotesi attualmente più accreditata è che una parte rilevante di questi eventi sia secondaria a fibrillazione atriale occulta, non documentata con i comuni strumenti di monitoraggio elettrocardiografico standard. In tale scenario, l’attenzione si è progressivamente spostata dal riscontro diretto dell’aritmia all’identificazione di una sottostante cardiopatia atriale, strutturale o funzionale, in grado di favorire la formazione di trombi in atrio sinistro.
Numerosi studi hanno individuato alcuni marcatori ecocardiografici ed elettrocardiografici associati a un aumentato rischio di sviluppo di fibrillazione atriale. Tra questi rivestono particolare importanza l’atriomegalia sinistra, l’alterazione della funzione diastolica ventricolare sinistra con rapporto E/A invertito, l’allungamento dell’intervallo PR e la presenza di extrasistoli sopraventricolari. L’analisi integrata di tali parametri potrebbe quindi contribuire a una migliore caratterizzazione fisiopatologica degli ictus
ESUS.
Ecco un riassunto di circa 350 parole, strutturato come richiesto e con inclusione esplicita di medie, mediane e risultati statistici (t-test e Wilcoxon) per ciascun confronto.
Materiali e metodi
Sono stati reclutati 24 soggetti adulti affetti da ictus ischemico embolico di origine ignota (ESUS), selezionati secondo le linee guida TOAST e ASCOD. Il campione comprendeva 13 uomini e 11 donne, con età compresa tra 43 e 87 anni (mediana 69 anni). Sono stati esclusi soggetti con fibrillazione atriale documentata, ictus lacunare, stenosi carotidea ≥50%, dissezione arteriosa, neoplasia attiva o altre condizioni note in grado di giustificare l’evento ischemico.
Per ciascun soggetto sono stati raccolti dati biometrici, un elettrocardiogramma standard (intervallo PR ed extrasistoli sopraventricolari) e un ecocardiogramma completo. I parametri ecocardiografici analizzati includevano il diametro atriale sinistro, il volume atriale sinistro indicizzato e il rapporto E/A del flusso transmitralico.
I valori ottenuti sono stati confrontati con quelli della popolazione generale e con campioni di pazienti affetti da ictus ischemico riportati in letteratura. L’analisi statistica è stata condotta mediante t-test per dati appaiati e Wilcoxon signed rank test, con soglia di significatività p≤0,05.
Risultati
L’intervallo PR nei soggetti ESUS era nei limiti di normalità, con media 167±33,94 ms e mediana 160 ms; le extrasistoli sopraventricolari mostravano una media di 0,58±1,56 e mediana 0.
Nei maschi ESUS, il diametro atriale sinistro aveva media 50,69±10,19 mm e mediana 50 mm, significativamente maggiore rispetto al valore di riferimento maschile (35 mm): t-test p<0,00006; Wilcoxon p<0,00083. Nelle femmine, la media era 46,21±8,13 mm e la mediana 49,1 mm, superiori al valore di riferimento femminile (32,5 mm): t-test p<0,00102; Wilcoxon p<0,00781.
Il diametro atriale sinistro globale dei soggetti ESUS (media 48,99±9,51 mm; mediana 50 mm) risultava maggiore rispetto ai pazienti con ictus ischemico (40,5±6,3 mm): t-test p<0,00029; Wilcoxon p<0,00054.
Il volume atriale sinistro indicizzato mostrava una media di 72,63±34,29 ml/m² e mediana 68 ml/m², superiore alla popolazione generale (34 ml/m²): t-test p<0,00001; Wilcoxon p<0,00006. Valori significativamente maggiori sono stati riscontrati anche rispetto ai pazienti con ictus cardioembolico e non cardioembolico: t-test p<0,00000 per entrambi; Wilcoxon p<0,00006 e p<0,00005 rispettivamente.
Il rapporto E/A nei soggetti ESUS (media 0,94±0,29; mediana 0,9) risultava inferiore rispetto alla popolazione generale (1,74): t-test p<0,00000; Wilcoxon p<0,00001.
Discussione
I risultati indicano che i soggetti ESUS presentano un’importante atriomegalia sinistra, sia in termini di diametro sia di volume indicizzato, associata a riduzione del rapporto E/A, suggerendo una cardiopatia atriale strutturale e funzionale. L’assenza di alterazioni elettrocardiografiche significative potrebbe riflettere una fase precoce o prevalentemente anatomica della patologia. Nel complesso, i dati supportano l’ipotesi che gli ictus ESUS possano derivare da un meccanismo cardiogeno distinto dalle forme cardioemboliche e non cardioemboliche classiche, con potenziali implicazioni diagnostiche e terapeutiche.
L’ictus ischemico rappresenta una delle principali cause di disabilità e mortalità a livello globale. In una quota non trascurabile di casi, nonostante un iter diagnostico completo e conforme alle linee guida internazionali, non è possibile identificare una causa certa dell’evento ischemico. In questo contesto si colloca la definizione di ictus ischemico embolico di origine indeterminata (embolic stroke of undetermined source, ESUS), che identifica una sottoclasse di ictus ischemici non lacunari, in assenza di stenosi arteriose significative, fonti cardioemboliche maggiori o altre eziologie note.
L’eziopatogenesi dell’ictus ESUS rimane tuttora oggetto di dibattito. L’ipotesi attualmente più accreditata è che una parte rilevante di questi eventi sia secondaria a fibrillazione atriale occulta, non documentata con i comuni strumenti di monitoraggio elettrocardiografico standard. In tale scenario, l’attenzione si è progressivamente spostata dal riscontro diretto dell’aritmia all’identificazione di una sottostante cardiopatia atriale, strutturale o funzionale, in grado di favorire la formazione di trombi in atrio sinistro.
Numerosi studi hanno individuato alcuni marcatori ecocardiografici ed elettrocardiografici associati a un aumentato rischio di sviluppo di fibrillazione atriale. Tra questi rivestono particolare importanza l’atriomegalia sinistra, l’alterazione della funzione diastolica ventricolare sinistra con rapporto E/A invertito, l’allungamento dell’intervallo PR e la presenza di extrasistoli sopraventricolari. L’analisi integrata di tali parametri potrebbe quindi contribuire a una migliore caratterizzazione fisiopatologica degli ictus
ESUS.
Ecco un riassunto di circa 350 parole, strutturato come richiesto e con inclusione esplicita di medie, mediane e risultati statistici (t-test e Wilcoxon) per ciascun confronto.
Materiali e metodi
Sono stati reclutati 24 soggetti adulti affetti da ictus ischemico embolico di origine ignota (ESUS), selezionati secondo le linee guida TOAST e ASCOD. Il campione comprendeva 13 uomini e 11 donne, con età compresa tra 43 e 87 anni (mediana 69 anni). Sono stati esclusi soggetti con fibrillazione atriale documentata, ictus lacunare, stenosi carotidea ≥50%, dissezione arteriosa, neoplasia attiva o altre condizioni note in grado di giustificare l’evento ischemico.
Per ciascun soggetto sono stati raccolti dati biometrici, un elettrocardiogramma standard (intervallo PR ed extrasistoli sopraventricolari) e un ecocardiogramma completo. I parametri ecocardiografici analizzati includevano il diametro atriale sinistro, il volume atriale sinistro indicizzato e il rapporto E/A del flusso transmitralico.
I valori ottenuti sono stati confrontati con quelli della popolazione generale e con campioni di pazienti affetti da ictus ischemico riportati in letteratura. L’analisi statistica è stata condotta mediante t-test per dati appaiati e Wilcoxon signed rank test, con soglia di significatività p≤0,05.
Risultati
L’intervallo PR nei soggetti ESUS era nei limiti di normalità, con media 167±33,94 ms e mediana 160 ms; le extrasistoli sopraventricolari mostravano una media di 0,58±1,56 e mediana 0.
Nei maschi ESUS, il diametro atriale sinistro aveva media 50,69±10,19 mm e mediana 50 mm, significativamente maggiore rispetto al valore di riferimento maschile (35 mm): t-test p<0,00006; Wilcoxon p<0,00083. Nelle femmine, la media era 46,21±8,13 mm e la mediana 49,1 mm, superiori al valore di riferimento femminile (32,5 mm): t-test p<0,00102; Wilcoxon p<0,00781.
Il diametro atriale sinistro globale dei soggetti ESUS (media 48,99±9,51 mm; mediana 50 mm) risultava maggiore rispetto ai pazienti con ictus ischemico (40,5±6,3 mm): t-test p<0,00029; Wilcoxon p<0,00054.
Il volume atriale sinistro indicizzato mostrava una media di 72,63±34,29 ml/m² e mediana 68 ml/m², superiore alla popolazione generale (34 ml/m²): t-test p<0,00001; Wilcoxon p<0,00006. Valori significativamente maggiori sono stati riscontrati anche rispetto ai pazienti con ictus cardioembolico e non cardioembolico: t-test p<0,00000 per entrambi; Wilcoxon p<0,00006 e p<0,00005 rispettivamente.
Il rapporto E/A nei soggetti ESUS (media 0,94±0,29; mediana 0,9) risultava inferiore rispetto alla popolazione generale (1,74): t-test p<0,00000; Wilcoxon p<0,00001.
Discussione
I risultati indicano che i soggetti ESUS presentano un’importante atriomegalia sinistra, sia in termini di diametro sia di volume indicizzato, associata a riduzione del rapporto E/A, suggerendo una cardiopatia atriale strutturale e funzionale. L’assenza di alterazioni elettrocardiografiche significative potrebbe riflettere una fase precoce o prevalentemente anatomica della patologia. Nel complesso, i dati supportano l’ipotesi che gli ictus ESUS possano derivare da un meccanismo cardiogeno distinto dalle forme cardioemboliche e non cardioemboliche classiche, con potenziali implicazioni diagnostiche e terapeutiche.
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Tesi non consultabile. |
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