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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01092026-230935


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
LEZZERINI, MARTA
URN
etd-01092026-230935
Titolo
Il microcosmo femminile e la presunta neutralità dell’istituzione carceraria. Per un superamento della logica androcentrica
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
relatore Prof. Bresciani, Luca
Parole chiave
  • carcere
  • detenzione femminile
  • devianza femminile
  • discriminazione di genere
  • ICAM
  • marginalità
  • ordinamento penitenziario
  • pena detentiva
  • pena naturale
Data inizio appello
26/01/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
26/01/2096
Riassunto
La reclusione femminile pone problemi specifici e diversi rispetto a quella maschile, ma è stata scarsamente considerata dalle norme dell’Ordinamento Penitenziario, che si sono sempre limitate a disciplinare esclusivamente le questioni inerenti alla detenuta madre.
Per questo motivo, il presente lavoro si prefigge l’obiettivo di condurre un’analisi sulla devianza femminile che intende differenziarsi da quelle soventemente condotte negli anni, evitando di limitarsi al solo ruolo di madre, ma cercando, invece, di condurre un’indagine con una prospettiva diversa e maggiormente attenta alle specificità di genere.
È stato predisposto un excursus storico sulle teorie in tema di criminalità femminile a partire dall’analisi pseudo-scientifica - condotta da C. Lombroso e G. Ferrero sulla donna delinquente, la prostituita e la donna normale - culminata nell’omonima celebre opera, per giungere fino agli approdi attuali delle neuroscienze. Tale ricostruzione dei pensieri criminologici è stata utilizzata per analizzare la (assurda) costruzione giuridica dell’inferiorità femminile che ha poi rappresentato la base per la predisposizione di distinti istituti carcerari per il contenimento della devianza degli uomini e delle donne.
Successivamente, è stata analizzata la normativa sovranazionale che, negli anni, ha cercato di sollecitare il nostro Ordinamento a considerare (e disciplinare) la questione femminile prendendo in considerazione la detenuta olisticamente senza relegarla al ruolo di madre e ha fornito, ai vari Stati, le linee guida per la rimozione della discriminazione di genere. È stata poi esaminata la pronuncia Khamtokhu and Aksenchik v. Russia, [GC], n. 60367/08 e 961/11, 24 gennaio 2017 per delineare l’orientamento giurisprudenziale della Corte EDU con riferimento all’esclusione dell’applicabilità dell’ergastolo alle detenute che, a parere dei ricorrenti, consisterebbe in una misura in contrasto con il principio di uguaglianza.
Volgendo lo sguardo alla normativa interna si è posta l’attenzione su come, negli anni, nonostante le varie sollecitazioni europee e internazionali, il nostro Ordinamento sia rimasto impregnato dalla visione androcentrica della detenzione, sia per l’esigua presenza delle donne in carcere che per la loro ridotta pericolosità sociale. Prendendo le mosse dalla sentenza Corte cost. 18 aprile 2025, n. 52 si è evidenziata la discriminazione parentale che si sostanzia nella concessione di alcune misure alternative alle sole detenute madri, senza tenere in considerazione il diritto del minore alla bigenitoralità che da anni, ormai, è stato riconosciuto.
Nella parte centrale dell’elaborato sono state menzionate le problematiche riscontrate dalle donne durante la detenzione che rendono, per loro, l’istituzione totale maggiormente afflittiva.
Infine, si è cercato di proporre alcune prospettive di superamento di questa logica carceraria, analizzando il possibile adeguamento del sistema penitenziario alle esigenze femminili, proponendo un’eventuale estensione a tutte le detenute del modello caratterizzato da Istituti a Custodia Attenuata per le detenute Madri, e poi interrogandosi se, per alcune fattispecie di reato, potesse essere applicabile la c.d. poena naturalis, contemplata dall’ordinamento tedesco, con l’intento di ridurre l’entità della sanzione penale o sfociare, in certe circostanze, in un’utopica rinuncia al carcere nei confronti della donna.
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