Tesi etd-01092026-163452 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
CONTI, ELENA
URN
etd-01092026-163452
Titolo
L'attuazione dei provvedimenti cautelari in deroga al Libro III c.p.c.
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
relatore Cecchella, Claudio
Parole chiave
- art. 669 duodecies c.p.c.
- attuazione dei provvedimenti cautelari
- ordini di protezione
- provvedimenti indifferibili
- provvedimenti temporanei ed urgenti
- riforma Cartabia
- riforma del 1990
Data inizio appello
26/01/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
26/01/2029
Riassunto
L'elaborato prende avvio dall'analisi dell'attuazione delle misure cautelari ante riforma del 1990, dove a prevalere era la cosiddetta teoria dell'unità del procedimento cautelare elaborata da Liebman, secondo la quale la concessione della misura e l'attuazione della stessa sarebbero due fasi inscindibili e quindi necessariamente rimesse alla competenza del medesimo giudice, quello cautelare.
Con la l.353/1990, figlia di varie ricostruzioni dottrinali e giurisprudenziali che si sono susseguite nel corso del tempo, questa teoria è stata definitivamente superata ed è stato introdotto il cd. procedimento cautelare uniforme.
Ne deriva che, oggi la disciplina alla quale dobbiamo far riferimento per l'attuazione delle misure cautelari è contenuta negli articoli che vanno dal 669 bis al 669 quaterdecies c.p.c.
Si pone particolare attenzione alle diverse modalità di attuazione previste all'art. 669 duodecies c.p.c. che distingue tra misure cautelari aventi ad oggetto obblighi di fare, non fare, consegna e rilascio per le quali si affida al giudice la la cd. esecuzione in via breve, e misure cautelari a contenuto pecuniario, per le quali invece, si rinvia alle forme dell'esecuzione forzata previste all'interno del codice di rito.
Particolare attenzione è poi riservata ai sequestri, che l'art. 669 duodecies c.p.c. espressamente sottrae dalla propria disciplina rinviando alle norme contenute negli articoli 677 ss. c.p.c.
Una parte fondamentale dell'elaborato è destinata ai provvedimenti emessi in ambito familiare, ossia i provvedimenti provvisori di famiglia e gli ordini di protezione, alla luce delle rilevantissime novità introdotte dalla riforma Cartabia: art. 473-bis ss. c.p.c.
La tesi si sofferma sia sui provvedimenti indifferibili previsti dall'art. 473-bis. 15 c.p.c., che su quelli temporanei e urgenti ex art. 473-bis. 22, analizzandone i presupposti applicativi e i rimedi impugnatori.
Passando poi all'analisi degli ordini di protezione, essi sono operanti nel nostro ordinamento dal 2001, ma con la riforma hanno subito una importante riorganizzazione di disciplina. Nell'elaborato vengono esaminati i presupposti oggettivi e soggettivi per l'adozione degli ordini di protezione nonchè il contenuto degli stessi.
L'attuazione di tali provvedimenti non può essere certamente ricondotta alle regole contenute all'interno del Libro III c.p.c., poichè in gioco ci sono diritti particolarmente delicati e riguardanti prevalente minori; ne deriva che, si predilige la tempestività e l'effettività della tutela rispetto ad una rigidità di forme che sarebbe prevista dal Libro III del codice di rito.
La riforma Cartabia ha riorganizzato il processo di famiglia e rafforzato in maniera evidente il ruolo del giudice, promuovendo gli strumenti di coercizione indiretta previsti all'art. 473-bis. 39 c.p.c.
In conclusione, si mettono in luce le criticità connesse all'attuazione dei provvedimenti cautelari in deroga al Libro III c.p.c., ponendo un focus particolare sugli obblighi a contenuto personale previsti agli artt. 473-bis. 38 e 39 c.p.c.
Una questione ancora controversa riguarda la possibilità di identificare in un unico procedimento le due disposizioni (Art. 473-bis. 38 e 39 c.p.c.) e in generale la disciplina della competenza concernente l'art. 473-bis. 38 c.p.c. collegata all'art.38 delle disp. att. c.c.
Con la l.353/1990, figlia di varie ricostruzioni dottrinali e giurisprudenziali che si sono susseguite nel corso del tempo, questa teoria è stata definitivamente superata ed è stato introdotto il cd. procedimento cautelare uniforme.
Ne deriva che, oggi la disciplina alla quale dobbiamo far riferimento per l'attuazione delle misure cautelari è contenuta negli articoli che vanno dal 669 bis al 669 quaterdecies c.p.c.
Si pone particolare attenzione alle diverse modalità di attuazione previste all'art. 669 duodecies c.p.c. che distingue tra misure cautelari aventi ad oggetto obblighi di fare, non fare, consegna e rilascio per le quali si affida al giudice la la cd. esecuzione in via breve, e misure cautelari a contenuto pecuniario, per le quali invece, si rinvia alle forme dell'esecuzione forzata previste all'interno del codice di rito.
Particolare attenzione è poi riservata ai sequestri, che l'art. 669 duodecies c.p.c. espressamente sottrae dalla propria disciplina rinviando alle norme contenute negli articoli 677 ss. c.p.c.
Una parte fondamentale dell'elaborato è destinata ai provvedimenti emessi in ambito familiare, ossia i provvedimenti provvisori di famiglia e gli ordini di protezione, alla luce delle rilevantissime novità introdotte dalla riforma Cartabia: art. 473-bis ss. c.p.c.
La tesi si sofferma sia sui provvedimenti indifferibili previsti dall'art. 473-bis. 15 c.p.c., che su quelli temporanei e urgenti ex art. 473-bis. 22, analizzandone i presupposti applicativi e i rimedi impugnatori.
Passando poi all'analisi degli ordini di protezione, essi sono operanti nel nostro ordinamento dal 2001, ma con la riforma hanno subito una importante riorganizzazione di disciplina. Nell'elaborato vengono esaminati i presupposti oggettivi e soggettivi per l'adozione degli ordini di protezione nonchè il contenuto degli stessi.
L'attuazione di tali provvedimenti non può essere certamente ricondotta alle regole contenute all'interno del Libro III c.p.c., poichè in gioco ci sono diritti particolarmente delicati e riguardanti prevalente minori; ne deriva che, si predilige la tempestività e l'effettività della tutela rispetto ad una rigidità di forme che sarebbe prevista dal Libro III del codice di rito.
La riforma Cartabia ha riorganizzato il processo di famiglia e rafforzato in maniera evidente il ruolo del giudice, promuovendo gli strumenti di coercizione indiretta previsti all'art. 473-bis. 39 c.p.c.
In conclusione, si mettono in luce le criticità connesse all'attuazione dei provvedimenti cautelari in deroga al Libro III c.p.c., ponendo un focus particolare sugli obblighi a contenuto personale previsti agli artt. 473-bis. 38 e 39 c.p.c.
Una questione ancora controversa riguarda la possibilità di identificare in un unico procedimento le due disposizioni (Art. 473-bis. 38 e 39 c.p.c.) e in generale la disciplina della competenza concernente l'art. 473-bis. 38 c.p.c. collegata all'art.38 delle disp. att. c.c.
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