Tesi etd-01092026-123713 |
Link copiato negli appunti
Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (5 anni)
Autore
ADAMO, LUDOVICA
URN
etd-01092026-123713
Titolo
Caratterizzazione genetica e principali manifestazioni cliniche nella Discinesia Ciliare Primaria: casistica della UO di Pediatria dell’AOUP
Dipartimento
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Corso di studi
PEDIATRIA
Relatori
relatore Dott.ssa Di Cicco, Maria Elisa
correlatore Prof. Peroni, Diego
correlatore Prof. Peroni, Diego
Parole chiave
- CCDC39
- CCDC40
- ciliopatia
- Dcp
- discinesia ciliare primaria
- DNAH11
- DNAH5
- Kartagener
- pediatria
Data inizio appello
27/01/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
27/01/2066
Riassunto
Background: La Discinesia Ciliare Primaria (DCP) è una patologia rara causata da mutazioni in più di 60 geni che causano anomalie nella struttura e/o nel movimento delle ciglia della mucosa respiratoria, che compromettono la clereance muco-ciliare con conseguenti infezioni respiratorie ricorrenti e progressivo decadimento della funzionalità respiratoria e compromissione della qualità di vita.
La diffusione di test genetici sempre più rapidi ed economici permette di caratterizzare i pazienti, potendone studiare la correlazione genotipo-fenotipo e aprendo le porte a terapie personalizzate.
Obiettivo: Scopo dello studio è stato analizzare la prevalenza delle mutazioni dei geni causa di DCP nei pazienti diagnosticati presso il nostro centro mediante analisi del movimento e dell’ultrastruttura delle ciglia prelevate mediante brushing nasale, sottoposti a test genetico (dapprima Sanger, più recentemente NGS e cGH array, con eventuale conferma dello stato di portatore nei genitori), valutandone la distribuzione geografica sul territorio nazionale.
Materiali e Metodi: Abbiamo eseguito uno studio retrospettivo sulle cartelle cliniche dei soggetti diagnosticati dal 2000 al 2025, selezionando i pazienti in cui è stata ottenuta la caratterizzazione genetica, previa verifica della coerenza della stessa con gli studi ciliari e della sua interpretazione su VarSome.
Risultati: Dei 332 pazienti diagnosticati (F 54,5%; età mediana alla prima valutazione: 16,8 anni, IQR 27,37; range 1 mese - 72 anni), 286 (86,1%) sono stati caratterizzati geneticamente. I geni più frequentemente mutati sono DNAH5 (n=61/286, 21,3%), DNAH11 (n=49/286, 17,1%), CCDC40 (n=32/286, 11,2%),
CCDC39 (n=22/286, 7,7%), con mutazioni in altri 33 geni nella restante casistica. Escludendo 35 stranieri, la distribuzione di questi geni dimostra una significativa prevalenza di CCDC39 e CCDC40 nelle regioni del sud , DNAH11 risulta più frequente al nord
Inoltre, dall’analisi dell’anamnesi familiare è emerso che 104 dei 286 pazienti geneticamente caratterizzati presentavano consanguineità; Nella coorte di pazienti italiani la consanguineità è presente nel 32,6%dei casi con una netta prevalenza nelle regioni del Sud Italia (n= 47/82, 57.3%. Un alto tasso di consanguineità è stato riscontrato anche nei pazienti di origine straniera (62,8%)
Conclusioni: La prevalenza delle mutazioni nella nostra casistica, la più vasta disponibile in Italia, conferma i dati della letteratura, ma per la prima volta ne abbiamo descritto la distribuzione geografica, dimostrando una significativa prevalenza dei geni CCDC39 e CCDC40 nelle regioni del sud, aprendo le porte a un potenziale protocollo di screening neonatale e allo sviluppo di terapie mirate e personalizzate per ciascun individuo
La diffusione di test genetici sempre più rapidi ed economici permette di caratterizzare i pazienti, potendone studiare la correlazione genotipo-fenotipo e aprendo le porte a terapie personalizzate.
Obiettivo: Scopo dello studio è stato analizzare la prevalenza delle mutazioni dei geni causa di DCP nei pazienti diagnosticati presso il nostro centro mediante analisi del movimento e dell’ultrastruttura delle ciglia prelevate mediante brushing nasale, sottoposti a test genetico (dapprima Sanger, più recentemente NGS e cGH array, con eventuale conferma dello stato di portatore nei genitori), valutandone la distribuzione geografica sul territorio nazionale.
Materiali e Metodi: Abbiamo eseguito uno studio retrospettivo sulle cartelle cliniche dei soggetti diagnosticati dal 2000 al 2025, selezionando i pazienti in cui è stata ottenuta la caratterizzazione genetica, previa verifica della coerenza della stessa con gli studi ciliari e della sua interpretazione su VarSome.
Risultati: Dei 332 pazienti diagnosticati (F 54,5%; età mediana alla prima valutazione: 16,8 anni, IQR 27,37; range 1 mese - 72 anni), 286 (86,1%) sono stati caratterizzati geneticamente. I geni più frequentemente mutati sono DNAH5 (n=61/286, 21,3%), DNAH11 (n=49/286, 17,1%), CCDC40 (n=32/286, 11,2%),
CCDC39 (n=22/286, 7,7%), con mutazioni in altri 33 geni nella restante casistica. Escludendo 35 stranieri, la distribuzione di questi geni dimostra una significativa prevalenza di CCDC39 e CCDC40 nelle regioni del sud , DNAH11 risulta più frequente al nord
Inoltre, dall’analisi dell’anamnesi familiare è emerso che 104 dei 286 pazienti geneticamente caratterizzati presentavano consanguineità; Nella coorte di pazienti italiani la consanguineità è presente nel 32,6%dei casi con una netta prevalenza nelle regioni del Sud Italia (n= 47/82, 57.3%. Un alto tasso di consanguineità è stato riscontrato anche nei pazienti di origine straniera (62,8%)
Conclusioni: La prevalenza delle mutazioni nella nostra casistica, la più vasta disponibile in Italia, conferma i dati della letteratura, ma per la prima volta ne abbiamo descritto la distribuzione geografica, dimostrando una significativa prevalenza dei geni CCDC39 e CCDC40 nelle regioni del sud, aprendo le porte a un potenziale protocollo di screening neonatale e allo sviluppo di terapie mirate e personalizzate per ciascun individuo
File
| Nome file | Dimensione |
|---|---|
La tesi non è consultabile. |
|