Tesi etd-01072026-210359 |
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Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (5 anni)
Autore
DEL SARTO, ANNA
URN
etd-01072026-210359
Titolo
Management clinico ed outcome delle fasciti necrotizzanti nel setting intensivo: l’esperienza di un centro di secondo livello
Dipartimento
PATOLOGIA CHIRURGICA, MEDICA, MOLECOLARE E DELL'AREA CRITICA
Corso di studi
ANESTESIA, RIANIMAZIONE, TERAPIA INTENSIVA E DEL DOLORE
Relatori
relatore Prof. Forfori, Francesco
Parole chiave
- fascite
- LRINEC
- necrotizzante
Data inizio appello
28/01/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
28/01/2096
Riassunto
La fascite necrotizzante è una rara infezione dei tessuti molli, rapidamente progressiva e aggressiva, caratterizzata da necrosi diffusa della fascia superficiale e del tessuto sottocutaneo. Spesso associata a sepsi e insufficienza multiorgano, presenta una mortalità elevata, stimata tra il 20% e il 30%.
La diagnosi di fascite necrotizzante è complessa e rimane prevalentemente clinica. La combinazione di anamnesi (caratteristiche antropometriche, comorbidità, terapie croniche), esame obiettivo, dati di laboratorio e imaging consente di raggiungere un elevato livello di sospetto diagnostico, la cui conferma può essere ottenuta solo a posteriori mediante campionamento tissutale e successiva analisi microbiologica e istopatologica. Un ritardo nella diagnosi e nel trattamento di appena 6–12 ore è stato associato a un significativo aumento della mortalità.
Il trattamento si articola su più linee terapeutiche concomitanti: debridement chirurgico precoce con campionamento di tessuto, iniziale terapia antibiotica empirica ad ampio spettro, successivamente mirata in base ai risultati microbiologici, supporto intensivo e gestione dello shock settico e dell’insufficienza d’organo, nonché terapie addizionali quali immunoglobuline endovena o ossigenoterapia iperbarica.
Lo scopo principale di questo lavoro è stato fornire un quadro completo della fascite necrotizzante attraverso l’analisi di una casistica di pazienti integrata con una revisione della letteratura più aggiornata. Scopo secondario è stato valutare la relazione tra score diagnostici, quali il LRINEC score, e parametri di gravità clinica e mortalità.
È stata condotta un’analisi retrospettiva di 19 pazienti afferiti presso l’Ospedale San Luca, ricoverati in Terapia Intensiva nel periodo compreso tra gennaio 2023 e dicembre 2025. Quattordici pazienti erano di sesso maschile e cinque di sesso femminile, con un’età media di 61,9 ± 20,2 anni e un BMI medio di 27,3 ± 7,8. La raccolta dei dati è stata effettuata a partire dall’accesso in Pronto Soccorso, mediante revisione del verbale di ricovero, e successivamente tramite analisi della cartella clinica di Terapia Intensiva.
L’analisi dei dati, confrontata con la letteratura, ha evidenziato come diabete mellito, immunodepressione e abuso di sostanze siano fortemente implicati nello sviluppo della fascite necrotizzante. Nella nostra esperienza, il timing chirurgico è risultato superiore rispetto ai dati riportati in letteratura, con una media di 15,18 ± 8,00 ore, senza tuttavia determinare un aumento della mortalità o del tasso di amputazioni. È stata osservata un’associazione tra LRINEC ≥ 8 e un maggior numero di distretti corporei coinvolti (media 3,88 ± 1,96), nonché una correlazione significativa tra LRINEC ≥ 6 e la durata del ricovero ospedaliero e in Terapia Intensiva (rispettivamente p = 0,006 e p = 0,001). Questi dati suggeriscono un possibile ruolo del LRINEC come score di gravità in termini di estensione della malattia e durata del ricovero, sebbene siano necessari ulteriori studi su casistiche più ampie per confermarne il valore predittivo precoce.
I distretti corporei coinvolti risultano in linea con le classificazioni riportate in letteratura, con una maggiore prevalenza del distretto inguinale e un’associazione tra coinvolgimento degli arti superiori e del distretto testa-collo nei pazienti con tossicodipendenza. Analogamente, gli isolamenti microbiologici e le strategie di terapia antibiotica empirica risultano concordi con i principali studi, confermando il ruolo della clindamicina nei casi di shock tossico, associata a un netto miglioramento clinico. La gestione intensiva, in termini di supporto ventilatorio, emodinamico e nutrizionale, è risultata conforme alle linee guida della Surviving Sepsis Campaign. Per quanto riguarda l’utilizzo di immunoglobuline e ossigenoterapia iperbarica come terapie addizionali, non è stato possibile definirne un beneficio certo in termini di sopravvivenza o riduzione della durata del ricovero in Terapia Intensiva, rendendo necessari ulteriori studi con campioni più ampi.
Concludendo, la fascite necrotizzante rimane una patologia rara ma gravata da elevata mortalità, nella quale la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo sono determinanti per l’outcome. Un approccio multidisciplinare che integri chirurgia precoce, terapia antibiotica appropriata e gestione intensiva avanzata rappresenta il cardine della cura. Il LRINEC score potrebbe trovare un ruolo come indicatore di gravità clinica e durata del ricovero, sebbene siano necessari ulteriori studi su casistiche più ampie per confermarne l’utilità prognostica.
La diagnosi di fascite necrotizzante è complessa e rimane prevalentemente clinica. La combinazione di anamnesi (caratteristiche antropometriche, comorbidità, terapie croniche), esame obiettivo, dati di laboratorio e imaging consente di raggiungere un elevato livello di sospetto diagnostico, la cui conferma può essere ottenuta solo a posteriori mediante campionamento tissutale e successiva analisi microbiologica e istopatologica. Un ritardo nella diagnosi e nel trattamento di appena 6–12 ore è stato associato a un significativo aumento della mortalità.
Il trattamento si articola su più linee terapeutiche concomitanti: debridement chirurgico precoce con campionamento di tessuto, iniziale terapia antibiotica empirica ad ampio spettro, successivamente mirata in base ai risultati microbiologici, supporto intensivo e gestione dello shock settico e dell’insufficienza d’organo, nonché terapie addizionali quali immunoglobuline endovena o ossigenoterapia iperbarica.
Lo scopo principale di questo lavoro è stato fornire un quadro completo della fascite necrotizzante attraverso l’analisi di una casistica di pazienti integrata con una revisione della letteratura più aggiornata. Scopo secondario è stato valutare la relazione tra score diagnostici, quali il LRINEC score, e parametri di gravità clinica e mortalità.
È stata condotta un’analisi retrospettiva di 19 pazienti afferiti presso l’Ospedale San Luca, ricoverati in Terapia Intensiva nel periodo compreso tra gennaio 2023 e dicembre 2025. Quattordici pazienti erano di sesso maschile e cinque di sesso femminile, con un’età media di 61,9 ± 20,2 anni e un BMI medio di 27,3 ± 7,8. La raccolta dei dati è stata effettuata a partire dall’accesso in Pronto Soccorso, mediante revisione del verbale di ricovero, e successivamente tramite analisi della cartella clinica di Terapia Intensiva.
L’analisi dei dati, confrontata con la letteratura, ha evidenziato come diabete mellito, immunodepressione e abuso di sostanze siano fortemente implicati nello sviluppo della fascite necrotizzante. Nella nostra esperienza, il timing chirurgico è risultato superiore rispetto ai dati riportati in letteratura, con una media di 15,18 ± 8,00 ore, senza tuttavia determinare un aumento della mortalità o del tasso di amputazioni. È stata osservata un’associazione tra LRINEC ≥ 8 e un maggior numero di distretti corporei coinvolti (media 3,88 ± 1,96), nonché una correlazione significativa tra LRINEC ≥ 6 e la durata del ricovero ospedaliero e in Terapia Intensiva (rispettivamente p = 0,006 e p = 0,001). Questi dati suggeriscono un possibile ruolo del LRINEC come score di gravità in termini di estensione della malattia e durata del ricovero, sebbene siano necessari ulteriori studi su casistiche più ampie per confermarne il valore predittivo precoce.
I distretti corporei coinvolti risultano in linea con le classificazioni riportate in letteratura, con una maggiore prevalenza del distretto inguinale e un’associazione tra coinvolgimento degli arti superiori e del distretto testa-collo nei pazienti con tossicodipendenza. Analogamente, gli isolamenti microbiologici e le strategie di terapia antibiotica empirica risultano concordi con i principali studi, confermando il ruolo della clindamicina nei casi di shock tossico, associata a un netto miglioramento clinico. La gestione intensiva, in termini di supporto ventilatorio, emodinamico e nutrizionale, è risultata conforme alle linee guida della Surviving Sepsis Campaign. Per quanto riguarda l’utilizzo di immunoglobuline e ossigenoterapia iperbarica come terapie addizionali, non è stato possibile definirne un beneficio certo in termini di sopravvivenza o riduzione della durata del ricovero in Terapia Intensiva, rendendo necessari ulteriori studi con campioni più ampi.
Concludendo, la fascite necrotizzante rimane una patologia rara ma gravata da elevata mortalità, nella quale la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo sono determinanti per l’outcome. Un approccio multidisciplinare che integri chirurgia precoce, terapia antibiotica appropriata e gestione intensiva avanzata rappresenta il cardine della cura. Il LRINEC score potrebbe trovare un ruolo come indicatore di gravità clinica e durata del ricovero, sebbene siano necessari ulteriori studi su casistiche più ampie per confermarne l’utilità prognostica.
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Tesi non consultabile. |
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