Tesi etd-01072026-150515 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
DE GIUSEPPE, DAVIDE
URN
etd-01072026-150515
Titolo
Usi metaforici del lessico della sovranità nella letteratura greca arcaica
Dipartimento
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
FILOLOGIA E STORIA DELL'ANTICHITA'
Relatori
relatore Prof. Corradi, Michele
relatore Prof. Donato, Marco
relatore Prof. Donato, Marco
Parole chiave
- lessico
- letteratura greca arcaica
- metafore
- regalità
- sovranità
Data inizio appello
06/02/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
06/02/2066
Riassunto
La presente tesi si propone l’obiettivo di individuare e analizzare le ricorrenze nelle quali il lessico della regalità viene traslato dal contesto originario e applicato in senso metaforico durante l’età arcaica della letteratura greca. L’indagine si concentra prevalentemente su questo periodo, pur includendo, ove opportuno, brevi riferimenti alle epoche successive con finalità esclusivamente orientative. Il lavoro non adotta un’impostazione monografica né segue una ripartizione per generi letterari o per opere opere tradizionalmente privilegiate; al contrario, l’attenzione è rivolta a singoli passi e frammenti, spesso marginali o poco indagati dalla critica, selezionati esclusivamente in base alla loro rilevanza ai fini della ricerca.
Il primo capitolo è dedicato a Omero. Dopo una breve introduzione, volta a delineare i principali termini del lessico regale nell’epica omerica e a chiarirne le differenze semantiche e funzionali, vengono analizzati i passi più significativi dell' "Iliade" e dell’ "Odissea". I due poemi sono esaminati separatamente e, per ciascuno, si distingue tra le ricorrenze in cui il lessico della regalità è impiegato metaforicamente in riferimento a entità fisiche e quelle in cui esso viene applicato a entità astratte. Il capitolo si conclude con una sezione dedicata agli "Inni". È interessante notare come già in Omero, accanto alle entità fisiche, emergano entità astratte che assumono la funzione di principi supremi e di ideali regolatori dell’agire umano. In tal senso, Κλέος e Τιμή, pur non essendo esplicitamente designati attraverso un lessico regale, occupano una posizione di effettiva autorità nel mondo omerico, poiché orientano in modo decisivo le scelte degli individui. Si delineano così le prime gerarchie di valori.
Il secondo capitolo prende in esame l’opera di Esiodo. La prima sezione è dedicata alla "Teogonia", la seconda a "Opere e Giorni". In questo contesto le entità astratte assumono un rilievo centrale e vengono sistematicamente presentate come divine e sovrane. In particolare, la riflessione sulla Giustizia conosce un significativo approfondimento: essa non si configura più soltanto come norma etica o principio comportamentale, ma come realtà ontologicamente fondata, pienamente divinizzata e inserita nell’ordine cosmico. La Giustizia esiodea agisce come forza regolatrice dell’universo e della comunità umana, è garante dell’equilibrio complessivo e criterio ultimo di valutazione dell’agire umano. In tale modo, Esiodo anticipa gli sviluppi fondamentali della successiva speculazione etica e politica. Da notare anche che con Esiodo avviene la prima grande rivendicazione di autorità da parte d poeta.
L’ultimo capitolo è dedicato al multiforme panorama della lirica arcaica. Esso è aperto da una breve introduzione che presenta la figura del tiranno e prosegue poi con due sezioni: la prima prende in esame elegia e giambo; la seconda la lirica melica. Non tutti gli autori vengono analizzati, ma soltanto quelli ritenuti maggiormente significativi ai fini dell’indagine. In questo capitolo il processo di astrazione delle entità regali raggiunge il suo apice.
In Callino e Tirteo la guerra assume una funzione propriamente sovrana, modellando doveri e valori secondo un’etica comunitaria che rielabora l’ideale eroico omerico.
Con Solone la riflessione circa la Giustizia si laicizza: essa diviene principio regolatore dell’agire umano, capace di produrre Eunomia o, in senso opposto, Dusnomia, e attribuisce all’uomo un ruolo attivo nella costruzione dell’ordine sociale.
Archiloco segna una netta rottura con la tradizione eroica, ridimensionando l’importanza di gloria e onore rispetto al valore assoluto della vita e rivendicando l’autonomia dell’ispirazione poetica. In lui emerge inoltre una lucida consapevolezza dell’impotenza umana di fronte alla sorte. Questa visione pessimistica trova ulteriori sviluppi in Teognide e in Semonide, nei quali dominano forze superiori e principi degenerati, quali la Ricchezza o l’Impudenza, che si impongono come nuovi sovrani dell’umanità.
Parallelamente, altri poeti elevano a principi regali ambiti diversi dell’esperienza umana: in Ione e in Alceo il vino e Dioniso si configurano come guide dell’uomo; in Alcmane e in Alceo il destino assume una funzione sovrana; in Saffo, Ibico, Mimnermo e Anacreonte l’ἔρος emerge come forza tirannica e totalizzante, anche se talvolta mitigata da una rappresentazione più lieve e conviviale.
Con Simonide riaffiorano gli ideali omerici di gloria, virtù e onore, temperati dalla consapevolezza del limite umano.
In Bacchilide e, soprattutto, in Pindaro il lessico della regalità raggiunge il massimo grado di astrazione: la poesia, le Muse e l’ispirazione poetica si caricano di un’aura regale, mentre la riflessione sulla giustizia trova pieno compimento nell’espressione νόμος βασιλεύς, in cui il Nomos appare come un principio supremo che governa uomini e dèi e ordina l’universo secondo una legge assoluta e imperscrutabile.
Da questa breve introduzione, appare evidente come la lirica arcaica si configuri come il luogo privilegiato della sperimentazione e della massima astrazione del lessico regale
In conclusione, l’indagine mette in luce come, nella produzione letteraria arcaica, il lessico della regalità venga progressivamente emancipato dalla sua originaria dimensione politico-istituzionale per affermarsi come uno strumento espressivo privilegiato della rappresentazione metaforica: dapprima applicato a entità e forze concrete, esso viene poi esteso a valori, ideali e principi di portata universale, divenendo veicolo fondamentale della riflessione etica, cosmica e antropologica.
Il primo capitolo è dedicato a Omero. Dopo una breve introduzione, volta a delineare i principali termini del lessico regale nell’epica omerica e a chiarirne le differenze semantiche e funzionali, vengono analizzati i passi più significativi dell' "Iliade" e dell’ "Odissea". I due poemi sono esaminati separatamente e, per ciascuno, si distingue tra le ricorrenze in cui il lessico della regalità è impiegato metaforicamente in riferimento a entità fisiche e quelle in cui esso viene applicato a entità astratte. Il capitolo si conclude con una sezione dedicata agli "Inni". È interessante notare come già in Omero, accanto alle entità fisiche, emergano entità astratte che assumono la funzione di principi supremi e di ideali regolatori dell’agire umano. In tal senso, Κλέος e Τιμή, pur non essendo esplicitamente designati attraverso un lessico regale, occupano una posizione di effettiva autorità nel mondo omerico, poiché orientano in modo decisivo le scelte degli individui. Si delineano così le prime gerarchie di valori.
Il secondo capitolo prende in esame l’opera di Esiodo. La prima sezione è dedicata alla "Teogonia", la seconda a "Opere e Giorni". In questo contesto le entità astratte assumono un rilievo centrale e vengono sistematicamente presentate come divine e sovrane. In particolare, la riflessione sulla Giustizia conosce un significativo approfondimento: essa non si configura più soltanto come norma etica o principio comportamentale, ma come realtà ontologicamente fondata, pienamente divinizzata e inserita nell’ordine cosmico. La Giustizia esiodea agisce come forza regolatrice dell’universo e della comunità umana, è garante dell’equilibrio complessivo e criterio ultimo di valutazione dell’agire umano. In tale modo, Esiodo anticipa gli sviluppi fondamentali della successiva speculazione etica e politica. Da notare anche che con Esiodo avviene la prima grande rivendicazione di autorità da parte d poeta.
L’ultimo capitolo è dedicato al multiforme panorama della lirica arcaica. Esso è aperto da una breve introduzione che presenta la figura del tiranno e prosegue poi con due sezioni: la prima prende in esame elegia e giambo; la seconda la lirica melica. Non tutti gli autori vengono analizzati, ma soltanto quelli ritenuti maggiormente significativi ai fini dell’indagine. In questo capitolo il processo di astrazione delle entità regali raggiunge il suo apice.
In Callino e Tirteo la guerra assume una funzione propriamente sovrana, modellando doveri e valori secondo un’etica comunitaria che rielabora l’ideale eroico omerico.
Con Solone la riflessione circa la Giustizia si laicizza: essa diviene principio regolatore dell’agire umano, capace di produrre Eunomia o, in senso opposto, Dusnomia, e attribuisce all’uomo un ruolo attivo nella costruzione dell’ordine sociale.
Archiloco segna una netta rottura con la tradizione eroica, ridimensionando l’importanza di gloria e onore rispetto al valore assoluto della vita e rivendicando l’autonomia dell’ispirazione poetica. In lui emerge inoltre una lucida consapevolezza dell’impotenza umana di fronte alla sorte. Questa visione pessimistica trova ulteriori sviluppi in Teognide e in Semonide, nei quali dominano forze superiori e principi degenerati, quali la Ricchezza o l’Impudenza, che si impongono come nuovi sovrani dell’umanità.
Parallelamente, altri poeti elevano a principi regali ambiti diversi dell’esperienza umana: in Ione e in Alceo il vino e Dioniso si configurano come guide dell’uomo; in Alcmane e in Alceo il destino assume una funzione sovrana; in Saffo, Ibico, Mimnermo e Anacreonte l’ἔρος emerge come forza tirannica e totalizzante, anche se talvolta mitigata da una rappresentazione più lieve e conviviale.
Con Simonide riaffiorano gli ideali omerici di gloria, virtù e onore, temperati dalla consapevolezza del limite umano.
In Bacchilide e, soprattutto, in Pindaro il lessico della regalità raggiunge il massimo grado di astrazione: la poesia, le Muse e l’ispirazione poetica si caricano di un’aura regale, mentre la riflessione sulla giustizia trova pieno compimento nell’espressione νόμος βασιλεύς, in cui il Nomos appare come un principio supremo che governa uomini e dèi e ordina l’universo secondo una legge assoluta e imperscrutabile.
Da questa breve introduzione, appare evidente come la lirica arcaica si configuri come il luogo privilegiato della sperimentazione e della massima astrazione del lessico regale
In conclusione, l’indagine mette in luce come, nella produzione letteraria arcaica, il lessico della regalità venga progressivamente emancipato dalla sua originaria dimensione politico-istituzionale per affermarsi come uno strumento espressivo privilegiato della rappresentazione metaforica: dapprima applicato a entità e forze concrete, esso viene poi esteso a valori, ideali e principi di portata universale, divenendo veicolo fondamentale della riflessione etica, cosmica e antropologica.
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