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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01072025-155944


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
MASCIOLI, GAIA
URN
etd-01072025-155944
Titolo
ll diritto internazionale umanitario vittima della guerra
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
SCIENZE PER LA PACE: TRASFORMAZIONE DEI CONFLITTI E COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
Relatori
relatore Consorti, Pierluigi
correlatore Baldetti, Simone
Parole chiave
  • diritto umanitario
  • guerra
  • Russia.
  • Ucraina
  • violazioni
Data inizio appello
07/02/2025
Consultabilità
Tesi non consultabile
Riassunto
Il Diritto Internazionale Umanitario (DIU) costituisce un elemento cardine della regolamentazione dei conflitti armati, mirato a limitare la sofferenza umana e a proteggere i civili, i prigionieri di guerra e altri soggetti vulnerabili. Basato su norme universali sancite da trattati come le Convenzioni di Ginevra, il DIU impone restrizioni sull’uso della forza militare, ma nei conflitti contemporanei la sua applicazione è spesso compromessa da limiti strutturali, interpretazioni ambigue e mancanza di enforcement. Attraverso il caso studio del conflitto russo-ucraino, questa tesi analizza le cause delle violazioni sistematiche delle norme umanitarie e propone soluzioni per rafforzarne l’efficacia in un panorama globale sempre più complesso e polarizzato.

Nel primo capitolo viene esplorata l’evoluzione storica del DIU, con particolare attenzione alle fonti normative fondamentali come le Convenzioni di Ginevra e i Protocolli Aggiuntivi, la consuetudine internazionale e i principi generali, tra cui la Clausola Martens. Viene discusso come il DIU sia stato concepito per mitigare le sofferenze nei conflitti armati tradizionali, regolando la condotta degli Stati e dei combattenti, ma incontri crescenti difficoltà nel rispondere alle dinamiche dei conflitti contemporanei. Questi, caratterizzati da attori non statali, guerre ibride e uso intensivo di nuove tecnologie, pongono sfide significative alla capacità delle norme di essere rispettate. L’analisi sottolinea anche la necessità di un equilibrio tra l’applicazione delle norme e le esigenze operative nei contesti bellici moderni, dove le ambiguità normative rischiano di favorire interpretazioni opportunistiche.

Il secondo capitolo approfondisce le violazioni del DIU documentate nel conflitto russo-ucraino, evidenziando come queste norme siano spesso ignorate o strumentalizzate per giustificare azioni illegali. L’uso di attacchi indiscriminati contro civili, torture, deportazioni forzate e sparizioni evidenzia l’inefficacia delle norme umanitarie nel garantire protezione e accountability. La guerra dell’informazione emerge come un elemento cruciale, con la manipolazione delle narrative giuridiche che non solo offusca la percezione della verità, ma delegittima anche gli strumenti di indagine e sanzione internazionali. Il capitolo discute come l’assenza di un enforcement coerente favorisca una cultura di impunità e aggravi le sofferenze umane, mostrando l’incapacità delle istituzioni internazionali di rispondere efficacemente alle violazioni. L’analisi si basa su rapporti di Amnesty International, Human Rights Watch e altre organizzazioni che documentano crimini di guerra come la distruzione della diga di Kakhovka, gli attacchi a Mariupol e le deportazioni di bambini, evidenziando il fallimento delle norme umanitarie nel prevenire tali atrocità.

Il terzo capitolo si concentra sulle cause strutturali e operative che favoriscono la sistematicità delle violazioni del DIU. Tra i problemi principali vi è la mancanza di meccanismi coercitivi internazionali, che impedisce alle istituzioni come la Corte Penale Internazionale (CPI) e le Nazioni Unite di imporre la responsabilità per i crimini di guerra. L’analisi sottolinea i limiti della CPI, in particolare l’incapacità di perseguire i crimini commessi da Stati potenti senza il loro consenso, e l’inefficacia del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, paralizzato dal diritto di veto delle grandi potenze. Un altro elemento cruciale è la strumentalizzazione delle ambiguità normative del DIU, con concetti come “necessità militare” e “proporzionalità” che vengono manipolati per giustificare attacchi indiscriminati e altre violazioni. Queste pratiche distorcono l’essenza stessa delle norme umanitarie, compromettendone la neutralità e l’efficacia.

Un ulteriore tema discusso nel terzo capitolo è l’impatto delle tecnologie digitali e della propaganda sulla documentazione e la percezione delle violazioni. Le nuove tecnologie, pur offrendo strumenti avanzati per raccogliere prove, amplificano anche le capacità di manipolare informazioni e offuscare la realtà. Questo fenomeno rende difficile non solo la verifica delle violazioni, ma anche la mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale, compromettendo gli sforzi per garantire giustizia. Ad esempio, la disinformazione generata da attori statali e non statali ha reso complessa l’identificazione della verità sulle violazioni commesse in Ucraina, aggravando la frammentazione delle narrative internazionali e alimentando la polarizzazione politica.

Il capitolo introduce anche il concetto di “paradosso del controllo”, che evidenzia l’impasse giuridica creata dal diniego di accesso alle zone di conflitto da parte di organizzazioni umanitarie come il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR). Questo diniego, pur avendo implicazioni gravi per la documentazione delle violazioni e la protezione delle vittime, non è qualificato come crimine di guerra nello Statuto della CPI, creando un vuoto normativo che favorisce l’impunità. Il diniego di accesso compromette ulteriormente la capacità del DIU di garantire il rispetto delle norme, poiché impedisce la verifica indipendente delle condizioni di detenzione e il monitoraggio degli abusi.

Le proposte avanzate nel capitolo finale includono il rafforzamento dei poteri delle istituzioni internazionali, come il CICR, e l’ampliamento del loro mandato per garantire un accesso automatico alle zone di conflitto, indipendentemente dal consenso delle autorità locali. Questo richiederebbe una riforma strutturale delle Nazioni Unite, volta a superare l’impasse del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza. Inoltre, viene sottolineata la necessità di un aggiornamento delle norme del DIU per affrontare le nuove realtà dei conflitti contemporanei, incluse le guerre ibride e l’uso delle tecnologie digitali. L’utilizzo di strumenti avanzati come l’intelligenza artificiale e le immagini satellitari potrebbe migliorare la raccolta di prove e rafforzare la responsabilità per le violazioni.

Nel complesso, questa tesi mette in luce come le violazioni del DIU non siano solo il risultato di comportamenti individuali o strategici, ma anche il sintomo di un sistema normativo che, pur avanzato, necessita di una profonda revisione per affrontare le sfide del XXI secolo. Il conflitto russo-ucraino rappresenta un banco di prova cruciale, rivelando le debolezze strutturali e normative che ostacolano la protezione delle vittime e la responsabilità per le violazioni. Attraverso un approccio normativo, empirico e teorico, questa ricerca offre spunti concreti per rendere il DIU uno strumento più efficace e per promuovere un ordine internazionale più giusto e capace di rispondere alle complessità dei conflitti moderni. Solo attraverso un impegno collettivo e una riforma strutturale sarà possibile preservare i principi fondamentali del DIU e garantire una protezione adeguata alle vittime dei conflitti armati.
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