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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01062026-184553


Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (5 anni)
Autore
OLIVIERO, DOMENICO ALESSANDRO
URN
etd-01062026-184553
Titolo
Alterazioni ortopediche in pazienti pediatrici con infezione congenita da virus Zika: studio osservazionale su 29 casi in un centro di riferimento brasiliano
Dipartimento
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Corso di studi
PEDIATRIA
Relatori
relatore Prof. Peroni, Diego
correlatore Prof. Massart, Francesco
Parole chiave
  • alterazioni ortopediche
  • Artrogriposi multipla congenita
  • Sindrome Congenita da Zika Virus
Data inizio appello
27/01/2026
Consultabilità
Completa
Riassunto
L’infezione da virus Zika rappresenta una delle più rilevanti emergenze sanitarie degli ultimi decenni per l’impatto significativo sulla salute materno-infantile. Identificato per la prima volta nel 1947 in Uganda, il virus Zika è rimasto per molti anni confinato a regioni limitate dell’Africa e del Sud-Est asiatico, causando generalmente infezioni lievi e autolimitanti. Tuttavia, a partire dall’epidemia dell’isola di Yap nel 2007 e, soprattutto, dalla diffusione nel continente americano tra il 2015 e il 2016, il virus ha assunto un’importanza globale, in particolare per la sua associazione con gravi anomalie congenite.
In Brasile, uno dei Paesi maggiormente colpiti, l’aumento improvviso dei casi di microcefalia neonatale ha portato al riconoscimento di una relazione causale tra l’infezione materna da virus Zika in gravidanza e lo sviluppo di un complesso quadro clinico noto come Sindrome Congenita da Zika Virus (SCZV). Questa sindrome comprende un ampio spettro di manifestazioni neurologiche, sensoriali e muscoloscheletriche, che determinano importanti limitazioni funzionali e un significativo carico assistenziale per le famiglie e i sistemi sanitari.
Il virus Zika appartiene alla famiglia Flaviviridae e viene trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare del genere Aedes, in particolare Aedes aegypti e Aedes albopictus. Oltre alla trasmissione vettoriale, sono state documentate altre modalità di contagio, tra cui la trasmissione sessuale, la trasfusione di sangue e, di particolare rilevanza clinica, la trasmissione verticale dalla madre al feto durante la gravidanza. Quest’ultima rappresenta il meccanismo patogenetico alla base della SCZV.
Dal punto di vista biologico, il virus Zika presenta un marcato tropismo per il sistema nervoso centrale, in particolare per le cellule progenitrici neurali. Studi sperimentali e clinici hanno dimostrato che l’infezione interferisce con i processi di proliferazione, migrazione e differenziazione neuronale, inducendo apoptosi cellulare e alterazioni strutturali cerebrali. Il danno neurologico che ne deriva si manifesta clinicamente con microcefalia, calcificazioni intracraniche, anomalie corticali, ventricolomegalia e compromissione dello sviluppo neuromotorio.
Un aspetto di crescente interesse clinico e scientifico riguarda le alterazioni ortopediche associate alla SCZV, che rappresentano una componente frequente ma per lungo tempo sottovalutata della sindrome. Numerosi studi hanno evidenziato un’elevata prevalenza di artrogriposi multipla congenita, piede torto congenito e displasia dell’anca nei bambini affetti. Queste anomalie muscoloscheletriche sono considerate una conseguenza indiretta del danno neurologico prenatale, attraverso un meccanismo di riduzione dei movimenti fetali intrauterini, fondamentale per il corretto sviluppo articolare e muscolare.
L’artrogriposi multipla congenita è una delle manifestazioni ortopediche più caratteristiche della SCZV e si presenta con contratture articolari multiple, spesso bilaterali, che coinvolgono sia gli arti superiori che inferiori. Il piede torto congenito è un’altra deformità frequentemente osservata, con una prevalenza stimata tra il 40% e il 50% nei bambini con SCZV, spesso associata ad altre anomalie articolari. La displasia dell’anca, infine, risulta particolarmente frequente nei pazienti con maggiore compromissione neurologica e microcefalia severa, aumentando il rischio di lussazione e disabilità funzionale se non diagnosticata e trattata precocemente.
La gravità delle alterazioni ortopediche appare strettamente correlata al grado di danno neurologico centrale, confermando il ruolo chiave del sistema nervoso nello sviluppo muscoloscheletrico fetale. Questa relazione sottolinea l’importanza di una valutazione clinica integrata che consideri simultaneamente gli aspetti neurologici e ortopedici della SCZV.
La diagnosi della sindrome congenita da virus Zika si basa su un’attenta anamnesi materna, sull’identificazione di segni clinici suggestivi nel neonato e sull’utilizzo di indagini strumentali, quali ecografia, risonanza magnetica cerebrale e studi radiologici dell’apparato muscoloscheletrico. La valutazione ortopedica precoce è essenziale per individuare tempestivamente le deformità articolari e impostare un adeguato percorso terapeutico.
Dal punto di vista terapeutico, la gestione delle alterazioni ortopediche nella SCZV richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga pediatri, neurologi, ortopedici, fisioterapisti e terapisti occupazionali. La fisioterapia precoce riveste un ruolo centrale nel migliorare la mobilità articolare, prevenire il peggioramento delle contratture e favorire lo sviluppo motorio. L’utilizzo di ortesi e tutori, così come il ricorso a tecniche specifiche come il metodo Ponseti per il piede torto, rappresentano strumenti fondamentali nel trattamento conservativo. Nei casi più gravi o refrattari, può essere indicato l’intervento chirurgico.
Lo scopo di questa tesi è descrivere la prevalenza e le caratteristiche delle principali alterazioni ortopediche nei bambini con Sindrome Congenita da Zika Virus, analizzando la loro relazione con il danno neurologico e discutendo le implicazioni cliniche e riabilitative. Attraverso una revisione della letteratura e l’analisi dei dati clinici disponibili, il lavoro intende contribuire a una maggiore comprensione del quadro ortopedico della SCZV e a promuovere un approccio diagnostico e terapeutico precoce, con l’obiettivo finale di migliorare la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie
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