Tesi etd-01062026-173007 |
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Tipo di tesi
Tesi di specializzazione (5 anni)
Autore
D'ERARIO, MICHELE
URN
etd-01062026-173007
Titolo
Le vertigini in età pediatrica: casistica dei pazienti valutati in Pronto Soccorso e ricoverati presso la Clinica Pediatrica di Pisa nel periodo tra il 2020 ed il 2025 e confronto con la letteratura.
Dipartimento
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Corso di studi
PEDIATRIA
Relatori
relatore Prof. Peroni, Diego
correlatore Dott.ssa Bonuccelli, Alice
correlatore Dott.ssa Bonuccelli, Alice
Parole chiave
- emicrania vestibolare
- età pediatrica
- vertigine parossistica benigna
- vertigini
Data inizio appello
27/01/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
27/01/2066
Riassunto
La vertigine in età pediatrica è un sintomo clinicamente rilevante ma spesso difficile da definire e da inquadrare, soprattutto in Pronto Soccorso. In senso stretto, la vertigine è una sensazione illusoria di movimento o rotazione del soggetto o dell’ambiente; nei bambini, tuttavia, la descrizione del sintomo è frequentemente imprecisa per limiti cognitivi e linguistici, e può sovrapporsi a sensazioni più aspecifiche di instabilità o “capogiri”. Questo rende complessa la diagnosi differenziale e impone di distinguere le forme a possibile origine neurologica o vestibolare da quelle legate a cause infettive, cardiovascolari, post-traumatiche o funzionali/psicogene.Anche la gestione è resa impegnativa dall’elevata eterogeneità eziologica: il clinico deve bilanciare la necessità di identificare tempestivamente le rare condizioni gravi con il rischio di un eccesso di indagini. In questo contesto, la scelta degli esami strumentali (neuroimaging ,EEG, etc.) e il ricorso a consulenze specialistiche (in particolare ORL e oculistica) devono essere guidati dal quadro clinico, dai segni di allarme e dall’evoluzione dei sintomi. Ne deriva un approccio necessariamente multidisciplinare, che spesso prosegue oltre la fase acuta con ricovero e follow-up selettivo.
Obiettivi: Obiettivo primario: fornire una descrizione accurata e sistematica delle caratteristiche demografiche, epidemiologiche e del follow-up dei pazienti in età pediatrica afferenti per vertigine al Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (Presidio di Cisanello) e successivamente ricoverati presso la Clinica Pediatrica di Pisa, nel periodo 2020–2025.
Obiettivo secondario: valutare e confrontare i dati clinici ed epidemiologici emersi dalla casistica osservata con quelli riportati in letteratura, con particolare attenzione alla distribuzione delle diverse eziologie. In particolare, considerando che gli studi disponibili ad oggi indicano che, tra le forme a eziologia neurologica, prevalgono generalmente quadri benigni quali l’emicrania vestibolare e la vertigine parossistica benigna dell’infanzia, l’obiettivo è verificare se tale tendenza sia confermata anche nella nostra popolazione di studio, al fine di contribuire a una migliore definizione del profilo della vertigine in età pediatrica.
Materiali e metodi: La raccolta dei dati è stata eseguita in maniera retrospettiva mediante revisione dei verbali di Pronto Soccorso dei pazienti valutati presso il PS di Cisanello (Pisa) e delle cartelle cliniche dei pazienti ricoverati presso la U.O. di Pediatria Universitaria dell’AOU Pisana, nel periodo gennaio 2020–dicembre 2025. Per i pazienti sottoposti a follow-up ambulatoriale, è stato consultato anche lo storico clinico disponibile nel software gestionale dell’ambulatorio di Neuropediatria.
Nello presente studio sono stati inclusi pazienti pediatrici ( range di età 3–17 anni) con un quadro clinico compatibile con vertigine, all’ingresso in Pronto Soccorso.
Per ciascun paziente è stata valutata l’età e sesso, tipologia di vertigine (soggettiva /oggettiva), anamnesi personale e familiare ove possibile di cefalea/emicrania, eventuale ricovero e durata della degenza, gli esami strumentali effettuati (RM encefalo e tronco, TC encefalo, EEG, ECG), le consulenze specialistiche(ORL, oculistica, cardiologica, NPI), le diagnosi di dimissione (classificate per categorie eziologiche) ed infine i dati di follow-up ambulatoriale.
Risultati Nel periodo 2020–2025 sono stati inclusi 120 pazienti su 48.040 accessi pediatrici totali in Pronto Soccorso (incidenza 2,5/1000). L’età media è risultata 12,7 ± 3,2 anni (mediana 13; range 2–17), con maggiore concentrazione in età scolare avanzata e adolescenziale. È emersa una netta prevalenza femminile (70%, rapporto F/M ≈ 2,3:1).
Il 35% dei pazienti (42/120) ha necessitato ricovero presso la Clinica Pediatrica, con degenza mediana di 4 giorni (IQR 3–5; media 5,5 ± 7,9; range 2–54). La vertigine è risultata più spesso soggettiva (73,3%) rispetto alla forma oggettiva (26,7%). Un’anamnesi personale positiva per cefalea/emicrania era presente nel 26,7%, mentre una storia familiare positiva nel 20%, risultata significativamente associata alle forme emicraniche (p < 0,001).
Sul piano diagnostico, almeno un esame strumentale (escluso ECG) è stato eseguito nel 45% dei casi: RM encefalo nel 36,7%, EEG nel 30% e TC nel 9,2%, soprattutto in contesti acuti/traumatici. Le consulenze sono state richieste nel 77,5%, prevalentemente ORL (72,5%) e oculistica (35,8%).
Alla dimissione, le forme neurologiche hanno rappresentato il 30% (21,7% benigne emicraniche; 8,3% non benigne), mentre il 70% era non neurologico. La diagnosi più frequente è stata emicrania correlata a disturbi vestibolari (18,3%). Seguivano cause psicogene (15%), infettive aspecifiche (13,3%), ipotensione ortostatica (13,3%), post-traumatiche (10,8%) e otologiche (10,8%).
Nell’analisi a tre gruppi (neurologiche benigne, neurologiche non benigne e non neurologiche) è emerso che le forme neurologiche non benigne si caratterizzavano per una maggiore complessità clinico-gestionale, con tassi significativamente più elevati di ricovero (80%, p < 0,01), RM (90%, p < 0,001), EEG (70%, p < 0,01) e follow-up (90%, p < 0,001). Le forme neurologiche benigne mostravano invece una forte associazione con anamnesi personale di emicrania (84,6%, p < 0,001) e familiarità per emicrania (61,5%, p < 0,001), configurando un profilo intermedio tra complessità diagnostica e prognosi favorevole. Le forme non neurologiche presentavano il minor utilizzo di risorse diagnostiche e il più basso tasso di follow-up (27,4%, p < 0,001), coerente con un decorso più frequentemente autolimitante.
Il follow-up ambulatoriale è stato effettuato nel 41,7% dei pazienti (durata media 10,6 mesi): ≥70% ha mostrato miglioramento o risoluzione, mentre un follow-up prolungato (16–20%) è stato riservato a quadri neurologici complessi o emicranici persistenti.
Conclusioni I risultati di questo studio contribuiscono in modo significativo alla comprensione della vertigine in età pediatrica nel contesto dell’emergenza-urgenza e del ricovero ospedaliero, evidenziando come si tratti di un sintomo clinicamente rilevante, eterogeneo nelle cause ma prevalentemente a prognosi favorevole rispetto all’adulto. L’incidenza osservata (2,5/1000 accessi) conferma che, sebbene non frequente, la vertigine rappresenta una condizione che richiede un inquadramento strutturato e consapevole. La netta prevalenza di forme non neurologiche (70%), la prevalenza tra le forme neurologiche di quelle benigne (emicrania, vertigine parossistica) e il decorso generalmente autolimitante nella maggior parte dei casi suggeriscono la possibilità di una gestione più razionale e mirata delle risorse sanitarie; tuttavia, la presenza di una quota non trascurabile di forme neurologiche (30%), incluse quelle non benigne (8,3%), impone attenzione e rigore clinico.
L’associazione tra vertigine e anamnesi personale e familiare di emicrania emerge come elemento chiave per la stratificazione del rischio, rafforzando l’ipotesi di un continuum tra disturbi vestibolari e spettro emicranico in età pediatrica.
In prospettiva futura, sono auspicabili studi multicentrici, prospettici e con follow-up più prolungato, finalizzati a definire protocolli condivisi di valutazione e gestione, identificare biomarcatori clinici o strumentali predittivi di evoluzione e sviluppare percorsi personalizzati che integrino emergenza, reparto e ambulatorio, migliorando qualità delle cure, appropriatezza diagnostica e continuità assistenziale.
Obiettivi: Obiettivo primario: fornire una descrizione accurata e sistematica delle caratteristiche demografiche, epidemiologiche e del follow-up dei pazienti in età pediatrica afferenti per vertigine al Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (Presidio di Cisanello) e successivamente ricoverati presso la Clinica Pediatrica di Pisa, nel periodo 2020–2025.
Obiettivo secondario: valutare e confrontare i dati clinici ed epidemiologici emersi dalla casistica osservata con quelli riportati in letteratura, con particolare attenzione alla distribuzione delle diverse eziologie. In particolare, considerando che gli studi disponibili ad oggi indicano che, tra le forme a eziologia neurologica, prevalgono generalmente quadri benigni quali l’emicrania vestibolare e la vertigine parossistica benigna dell’infanzia, l’obiettivo è verificare se tale tendenza sia confermata anche nella nostra popolazione di studio, al fine di contribuire a una migliore definizione del profilo della vertigine in età pediatrica.
Materiali e metodi: La raccolta dei dati è stata eseguita in maniera retrospettiva mediante revisione dei verbali di Pronto Soccorso dei pazienti valutati presso il PS di Cisanello (Pisa) e delle cartelle cliniche dei pazienti ricoverati presso la U.O. di Pediatria Universitaria dell’AOU Pisana, nel periodo gennaio 2020–dicembre 2025. Per i pazienti sottoposti a follow-up ambulatoriale, è stato consultato anche lo storico clinico disponibile nel software gestionale dell’ambulatorio di Neuropediatria.
Nello presente studio sono stati inclusi pazienti pediatrici ( range di età 3–17 anni) con un quadro clinico compatibile con vertigine, all’ingresso in Pronto Soccorso.
Per ciascun paziente è stata valutata l’età e sesso, tipologia di vertigine (soggettiva /oggettiva), anamnesi personale e familiare ove possibile di cefalea/emicrania, eventuale ricovero e durata della degenza, gli esami strumentali effettuati (RM encefalo e tronco, TC encefalo, EEG, ECG), le consulenze specialistiche(ORL, oculistica, cardiologica, NPI), le diagnosi di dimissione (classificate per categorie eziologiche) ed infine i dati di follow-up ambulatoriale.
Risultati Nel periodo 2020–2025 sono stati inclusi 120 pazienti su 48.040 accessi pediatrici totali in Pronto Soccorso (incidenza 2,5/1000). L’età media è risultata 12,7 ± 3,2 anni (mediana 13; range 2–17), con maggiore concentrazione in età scolare avanzata e adolescenziale. È emersa una netta prevalenza femminile (70%, rapporto F/M ≈ 2,3:1).
Il 35% dei pazienti (42/120) ha necessitato ricovero presso la Clinica Pediatrica, con degenza mediana di 4 giorni (IQR 3–5; media 5,5 ± 7,9; range 2–54). La vertigine è risultata più spesso soggettiva (73,3%) rispetto alla forma oggettiva (26,7%). Un’anamnesi personale positiva per cefalea/emicrania era presente nel 26,7%, mentre una storia familiare positiva nel 20%, risultata significativamente associata alle forme emicraniche (p < 0,001).
Sul piano diagnostico, almeno un esame strumentale (escluso ECG) è stato eseguito nel 45% dei casi: RM encefalo nel 36,7%, EEG nel 30% e TC nel 9,2%, soprattutto in contesti acuti/traumatici. Le consulenze sono state richieste nel 77,5%, prevalentemente ORL (72,5%) e oculistica (35,8%).
Alla dimissione, le forme neurologiche hanno rappresentato il 30% (21,7% benigne emicraniche; 8,3% non benigne), mentre il 70% era non neurologico. La diagnosi più frequente è stata emicrania correlata a disturbi vestibolari (18,3%). Seguivano cause psicogene (15%), infettive aspecifiche (13,3%), ipotensione ortostatica (13,3%), post-traumatiche (10,8%) e otologiche (10,8%).
Nell’analisi a tre gruppi (neurologiche benigne, neurologiche non benigne e non neurologiche) è emerso che le forme neurologiche non benigne si caratterizzavano per una maggiore complessità clinico-gestionale, con tassi significativamente più elevati di ricovero (80%, p < 0,01), RM (90%, p < 0,001), EEG (70%, p < 0,01) e follow-up (90%, p < 0,001). Le forme neurologiche benigne mostravano invece una forte associazione con anamnesi personale di emicrania (84,6%, p < 0,001) e familiarità per emicrania (61,5%, p < 0,001), configurando un profilo intermedio tra complessità diagnostica e prognosi favorevole. Le forme non neurologiche presentavano il minor utilizzo di risorse diagnostiche e il più basso tasso di follow-up (27,4%, p < 0,001), coerente con un decorso più frequentemente autolimitante.
Il follow-up ambulatoriale è stato effettuato nel 41,7% dei pazienti (durata media 10,6 mesi): ≥70% ha mostrato miglioramento o risoluzione, mentre un follow-up prolungato (16–20%) è stato riservato a quadri neurologici complessi o emicranici persistenti.
Conclusioni I risultati di questo studio contribuiscono in modo significativo alla comprensione della vertigine in età pediatrica nel contesto dell’emergenza-urgenza e del ricovero ospedaliero, evidenziando come si tratti di un sintomo clinicamente rilevante, eterogeneo nelle cause ma prevalentemente a prognosi favorevole rispetto all’adulto. L’incidenza osservata (2,5/1000 accessi) conferma che, sebbene non frequente, la vertigine rappresenta una condizione che richiede un inquadramento strutturato e consapevole. La netta prevalenza di forme non neurologiche (70%), la prevalenza tra le forme neurologiche di quelle benigne (emicrania, vertigine parossistica) e il decorso generalmente autolimitante nella maggior parte dei casi suggeriscono la possibilità di una gestione più razionale e mirata delle risorse sanitarie; tuttavia, la presenza di una quota non trascurabile di forme neurologiche (30%), incluse quelle non benigne (8,3%), impone attenzione e rigore clinico.
L’associazione tra vertigine e anamnesi personale e familiare di emicrania emerge come elemento chiave per la stratificazione del rischio, rafforzando l’ipotesi di un continuum tra disturbi vestibolari e spettro emicranico in età pediatrica.
In prospettiva futura, sono auspicabili studi multicentrici, prospettici e con follow-up più prolungato, finalizzati a definire protocolli condivisi di valutazione e gestione, identificare biomarcatori clinici o strumentali predittivi di evoluzione e sviluppare percorsi personalizzati che integrino emergenza, reparto e ambulatorio, migliorando qualità delle cure, appropriatezza diagnostica e continuità assistenziale.
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