Tesi etd-01022026-153600 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
MARINO, EMANUELE
URN
etd-01022026-153600
Titolo
Analisi dello sviluppo capacitivo della Componente Subacquea, in relazione all’Approccio Strategico Nazionale per la sicurezza marittima nel Mediterraneo.
Dipartimento
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
SCIENZE MARITTIME E NAVALI
Relatori
relatore Prof. Lesti, Saverio
Parole chiave
- Nazionale
- sicurezza
Data inizio appello
15/01/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
15/01/2096
Riassunto
Il presente lavoro di tesi si propone di analizzare l'evoluzione storica, lo stato dell'arte e le prospettive future della Componente Subacquea della Marina Militare, valutandone la coerenza e l'efficacia rispetto all'Approccio Strategico Nazionale per la sicurezza marittima. In uno scenario globale sempre più caratterizzato dalla centralità del dominio marittimo, definito "Secolo Blu", la sicurezza delle linee di comunicazione, l'approvvigionamento energetico e la tutela delle infrastrutture critiche sottomarine divengono priorità assolute per la sopravvivenza economica e politica del Paese. L'elaborato parte dall'assunto che il Mar Mediterraneo, lungi dall'essere un semplice confine geografico, rappresenti un "Medio Oceano" complesso e conteso, dove la capacità di esercitare controllo, deterrenza e proiezione di potenza passa inevitabilmente per il dominio della dimensione subacquea (Underwater Domain).
La trattazione si apre con un'analisi geopolitica e dottrinale nel primo capitolo, dove viene esaminata l'importanza strategica del Mediterraneo allargato come snodo cruciale per gli equilibri mondiali. In questa sezione si approfondisce l'Approccio Strategico Nazionale, evidenziando come l'Italia debba necessariamente trascendere una visione puramente difensiva per abbracciare una postura di "sicurezza avanzata". Viene qui delineata la natura del dominio subacqueo non solo come ambiente operativo, ma come vero e proprio spazio di manovra strategica, caratterizzato da opacità e asimmetria, ideale per contrastare le sempre più diffuse strategie di interdizione d'area messe in atto da potenze rivali.
Il secondo capitolo sposta il focus sulla dimensione capacitiva nazionale, ripercorrendo la genesi e lo sviluppo della Forza Subacquea italiana. Attraverso una ricostruzione storica che parte dalle prime audaci sperimentazioni e attraversa il secondo conflitto mondiale, si evidenzia il patrimonio di eccellenza tecnica e operativa che costituisce il DNA della Componente. L'analisi prosegue esaminando l'evoluzione post-bellica fino all'attuale configurazione, incentrata sui sottomarini U212A. Sebbene tali mezzi rappresentino l'eccellenza mondiale nella propulsione convenzionale AIP (Air Independent Propulsion), garantendo silenziosità e letalità in acque ristrette, il capitolo pone le basi per una riflessione critica sui limiti intrinseci di tale tecnologia in termini di autonomia e raggio d'azione, specialmente se rapportati a scenari che esulano dal "cortile di casa" mediterraneo.
Per contestualizzare adeguatamente tali limiti, il terzo capitolo allarga l'orizzonte all'analisi comparata. Vengono presi in esame i principali player e competitor rivieraschi, come Turchia, Algeria e Israele, osservando come il riarmo navale nel Mediterraneo stia portando a una pericolosa saturazione del bacino con mezzi subacquei sempre più performanti. L'indagine si spinge poi oltre, analizzando i competitor del sud-est asiatico e le marine globali che stanno definendo i nuovi standard tecnologici. Questo confronto evidenzia un gap capacitivo crescente: mentre le grandi potenze virano decisamente verso la propulsione nucleare per garantire persistenza illimitata, l'Italia rischia di vedere erosa la propria rilevanza strategica se non adeguerà i propri strumenti alle nuove sfide oceaniche.
Il quarto capitolo, cuore propositivo della tesi, affronta le prospettive future e l'imperativo dell'innovazione. Partendo dal programma U212 NFS (Near Future Submarine), giudicato essenziale per il breve termine, l'analisi si proietta verso il paradigma del Next Generation Submarine (NGS) e programmi di ricerca avanzata come "Minerva". La tesi argomenta con forza che l'Italia si trova a un bivio storico: continuare a perfezionare la sola propulsione convenzionale, relegandosi a un ruolo tattico regionale, o avere l'audacia di investire nella tecnologia nucleare (o nelle sue precondizioni industriali). Tale salto tecnologico non è presentato come una velleità di potenza, ma come una "polizza assicurativa sulla sovranità nazionale".
In conclusione, l'elaborato sostiene che solo dotandosi di capacità che garantiscano un controllo persistente, illimitato e silenzioso delle profondità marine — caratteristiche proprie dei sottomarini d'attacco a propulsione nucleare (SSN) — l'Italia potrà tutelare efficacemente i propri interessi vitali ben oltre Suez, agire da deterrente credibile contro competitor globali e stimolare un ecosistema industriale nazionale di altissimo profilo.
La trattazione si apre con un'analisi geopolitica e dottrinale nel primo capitolo, dove viene esaminata l'importanza strategica del Mediterraneo allargato come snodo cruciale per gli equilibri mondiali. In questa sezione si approfondisce l'Approccio Strategico Nazionale, evidenziando come l'Italia debba necessariamente trascendere una visione puramente difensiva per abbracciare una postura di "sicurezza avanzata". Viene qui delineata la natura del dominio subacqueo non solo come ambiente operativo, ma come vero e proprio spazio di manovra strategica, caratterizzato da opacità e asimmetria, ideale per contrastare le sempre più diffuse strategie di interdizione d'area messe in atto da potenze rivali.
Il secondo capitolo sposta il focus sulla dimensione capacitiva nazionale, ripercorrendo la genesi e lo sviluppo della Forza Subacquea italiana. Attraverso una ricostruzione storica che parte dalle prime audaci sperimentazioni e attraversa il secondo conflitto mondiale, si evidenzia il patrimonio di eccellenza tecnica e operativa che costituisce il DNA della Componente. L'analisi prosegue esaminando l'evoluzione post-bellica fino all'attuale configurazione, incentrata sui sottomarini U212A. Sebbene tali mezzi rappresentino l'eccellenza mondiale nella propulsione convenzionale AIP (Air Independent Propulsion), garantendo silenziosità e letalità in acque ristrette, il capitolo pone le basi per una riflessione critica sui limiti intrinseci di tale tecnologia in termini di autonomia e raggio d'azione, specialmente se rapportati a scenari che esulano dal "cortile di casa" mediterraneo.
Per contestualizzare adeguatamente tali limiti, il terzo capitolo allarga l'orizzonte all'analisi comparata. Vengono presi in esame i principali player e competitor rivieraschi, come Turchia, Algeria e Israele, osservando come il riarmo navale nel Mediterraneo stia portando a una pericolosa saturazione del bacino con mezzi subacquei sempre più performanti. L'indagine si spinge poi oltre, analizzando i competitor del sud-est asiatico e le marine globali che stanno definendo i nuovi standard tecnologici. Questo confronto evidenzia un gap capacitivo crescente: mentre le grandi potenze virano decisamente verso la propulsione nucleare per garantire persistenza illimitata, l'Italia rischia di vedere erosa la propria rilevanza strategica se non adeguerà i propri strumenti alle nuove sfide oceaniche.
Il quarto capitolo, cuore propositivo della tesi, affronta le prospettive future e l'imperativo dell'innovazione. Partendo dal programma U212 NFS (Near Future Submarine), giudicato essenziale per il breve termine, l'analisi si proietta verso il paradigma del Next Generation Submarine (NGS) e programmi di ricerca avanzata come "Minerva". La tesi argomenta con forza che l'Italia si trova a un bivio storico: continuare a perfezionare la sola propulsione convenzionale, relegandosi a un ruolo tattico regionale, o avere l'audacia di investire nella tecnologia nucleare (o nelle sue precondizioni industriali). Tale salto tecnologico non è presentato come una velleità di potenza, ma come una "polizza assicurativa sulla sovranità nazionale".
In conclusione, l'elaborato sostiene che solo dotandosi di capacità che garantiscano un controllo persistente, illimitato e silenzioso delle profondità marine — caratteristiche proprie dei sottomarini d'attacco a propulsione nucleare (SSN) — l'Italia potrà tutelare efficacemente i propri interessi vitali ben oltre Suez, agire da deterrente credibile contro competitor globali e stimolare un ecosistema industriale nazionale di altissimo profilo.
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