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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-01022026-105223


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
ANDREONI, MARTINA
URN
etd-01022026-105223
Titolo
Mostri e Orchi. Archetipi necessari per attraversare la paura.
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA
Relatori
relatore Prof.ssa Falaschi, Elena
correlatore Dott. Ghezzani, Edoardo
Parole chiave
  • Mostri
  • Orchi
  • Paura
Data inizio appello
06/02/2026
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
06/02/2066
Riassunto
La tesi si fonda sull’idea che i mostri rappresentino una necessità antropologica e pedagogica.
I mostri accompagnano l’umanità fin dalle origini, si adattano alle epoche, alle culture e ai sistemi di pensiero che di volta in volta li plasmano. Attraverso un percorso storico che prende avvio dal mondo antico, la tesi evidenzia come il mostro nasca inizialmente come segno divino e presagio, incarnazione di un’alterità che interrompe l’ordine naturale e sociale. Nella Grecia e nella Roma antiche, così come nelle tradizioni mitologiche di molte culture, il mostruoso è strettamente legato all’ignoto, al caos e alla paura dell’incomprensibile. Nel Medioevo, la figura del mostro si carica di valenze allegoriche e morali, diventando parte integrante di un disegno divino e assumendo una funzione pedagogica e simbolica. Con l’età moderna e la progressiva affermazione del pensiero scientifico, il mostro viene progressivamente naturalizzato e studiato, ma non per questo perde la sua forza immaginativa e culturale: si trasforma, muta, ma non scompare.
Il cuore della riflessione si concentra sull’idea che il mostro sia una presenza necessaria, poiché permette all’uomo di proiettare all’esterno ciò che percepisce come minaccioso, deviante o inaccettabile. Il mostro segna il confine tra il noto e l’ignoto, tra il lecito e l’illecito, tra l’umano e il non-umano.
All’interno di questo quadro teorico, il lavoro concentra l’attenzione sulla figura dell’Orco, considerato uno dei mostri fiabeschi per eccellenza. Attraverso l’analisi delle sue origini mitiche e folkloriche, l’Orco emerge come incarnazione paradigmatica della mostruosità: cannibale, ferino, gigantesco, governato dall’istinto predatorio. La tesi ne segue le trasformazioni nelle fiabe di Giambattista Basile, Charles Perrault e Italo Calvino, mettendo in luce come ogni autore e contesto culturale modifichi la funzione e il volto dell’Orco, pur mantenendone alcuni tratti costanti. In particolare, l’analisi evidenzia come l’Orco venga sistematicamente sconfitto dall’astuzia umana, confermando il valore pedagogico della fiaba come spazio simbolico di superamento della paura.
Infine, il lavoro si interroga criticamente sulla rilettura contemporanea della figura dell’Orco, prendendo come caso emblematico il film Shrek, in cui il mostro viene demitizzato e reso vittima dello stigma sociale. Questa trasformazione consente di riflettere sulla tendenza attuale all’edulcorazione del male e all’eliminazione dell’elemento mostruoso e spaventoso dalle narrazioni per l’infanzia. La tesi sostiene che tale tendenza rischi di privare bambini e adulti di uno strumento fondamentale di maturazione psicologica: la possibilità di confrontarsi con la paura in uno spazio narrativo protetto. La fiaba tradizionale, con i suoi mostri, si configura infatti come una “palestra emotiva” indispensabile, in cui la paura non traumatizza ma educa, preparando simbolicamente l’individuo ad affrontare le sfide della realtà.
L’analisi condotta dimostra che la figura del mostro non rappresenta un semplice elemento tradizionale di narrazione terrorifica, ma si configura come un dispositivo fondamentale all’elaborazione di paure collettive ancestrali. Attraverso il confronto simbolico con il terrificante, l’individuo impara a decodificare e a superare le proprie angosce più profonde. Preservare la natura spaventosa dei mostri nelle narrazioni significa dunque garantire alle nuove generazioni un accesso sicuro al conflitto interiore, trasformando la paura in una risorsa conoscitiva necessaria per affrontare le complessità del reale.
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