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Tesi etd-10092012-205820


Thesis type
Tesi di laurea specialistica LC5
Author
FIDATI, CAMILLA
URN
etd-10092012-205820
Title
Anoressia nervosa: meccanismi molecolari
Struttura
FARMACIA
Corso di studi
FARMACIA
Commissione
relatore Prof. Lucacchini, Antonio
Parole chiave
  • disturbi alimentari
  • immagine distorta
  • soppressione del peso
Data inizio appello
14/11/2012;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
14/11/2052
Riassunto analitico
L’anoressia rappresenta il disagio psicologico più diffuso tra le donne di questi decenni. La manifestazione principale della malattia comporta perdite di peso catastrofiche; la terapia è difficile e la guarigione incerta. I meccanismi di formazione della disfunzione non sono ancora ben definiti; non si tratta semplicemente di perdita d’appetito, ma consiste in una disperata ricerca della magrezza estrema, nonostante la fame, i dolori e le conseguenze a volte letali. Per quanto riguarda l’età di esordio, è fra i 12 e i 25 anni, con il momento più critico fra i 15 e i 19 anni.La malattia quindi colpisce soprattutto gli adolescenti, anche se ultimamente si stanno registrando casi negli adulti e anche tra gli anziani. Altra caratteristica tipica dell’anoressia è quella di essere un disturbo prettamente femminile: circa il 90% dei casi, infatti, si sviluppa nelle donne. Nel sesso maschile è maggiormente espressa l’anoressia riversa o bigoressia, per cui l’ideale è quello di apparire il più muscolosi possibile.
L’aspetto più evidente è la perdita di peso e tutte le ragazze anoressiche sono terrorizzate dall’aumento ponderale, così controllano attentamente la quantità di cibo che ingeriscono facendo un calcolo accurato delle calorie preferendo frutta e verdura.
Molte controllano il peso almeno una volta al giorno con ossessione della bilancia, altre verificano continuamente la misura di pancia e fianchi.
Tutti questi rituali accrescono la paura di ingrassare e rendono difficile il ritorno a condizioni di sicurezza.
Altre caratteristiche importanti sono la dipendenza dell'autostima in base alla forma fisica, il perfezionismo e la necessità di compiere il proprio dovere.
Alcune sviluppano comportamenti ossessivi - compulsivi o rituali non solo per quanto riguarda il cibo ma anche in altri momenti della giornata.
È possibile individuare due sottotipi di anoressia nervosa, restrittivo e misto o “binge purge”. Il primo tipo è caratterizzato essenzialmente dal digiuno e intenso esercizio fisico, le pazienti non fanno abbuffate e non si procurano il vomito come invece accade nel secondo tipo in cui i soggetti fanno largo uso di lassativi e diuretici subito dopo aver assunto una quantità di cibo enorme. È stata descritta anche un’altra forma di anoressia, “anoressia cronica di Meyer”, che compare esclusivamente nell’infanzia ed è di tipo cronico, al punto da comportare un ritardo e un iposviluppo del corpo.
Manifestazioni cliniche più evidenti sono psichiatriche come depressione spesso accompagnata da ansia, inoltre abbiamo un alterata personalità e disturbi ossessivi - compulsivi.
Le complicazioni dell’anoressia prevedono problemi di varia natura reversibili se i pazienti riacquistano peso in tempi brevi come alterazioni cardiache, problemi gastrointestinali, renali ed elettrolitici, ormonali a pelle, ossa e capelli e problemi cerebrali.
Le cause ancora oggi, non sono del tutto chiare. La patologia può dipendere da fattori di origine biologica, psicologica, psichiatrica, genetica, sociale e culturale, ai quali si aggiungono dei fattori scatenanti che portano allo sviluppo della malattia.
Gli obiettivi della terapia sono normalizzare il peso corporeo e l’alimentazione per ridurre al minimo le conseguenze fisiche della patologia, attraverso una terapia ambulatoriale, nutrizionale e farmacologica.
Quando il trattamento ambulatoriale non dà i risultati sperati, va presa in considerazione l’idea del ricovero.
E’ stata fatta una ricerca sistematica nella bibliografia di Medicina e di Psicologia per studiare i fattori in relazione alla denutrizione, usando le parole chiave “anoressia nervosa”, “depressione”, “ansietà”, “disordine ossessivo-compulsivo” e “malnutrizione”prendendo in considerazione gli studi di Channon e deSilva,Meehan,Coulon,Zipfel,Pollice,Eckert Laessle, Kawai e Rolland-Cachera. Ogni protocollo ha usato un metodo incompleto e nessuno di loro ha cercato di valutare lo stato nutrizionale più “completamente” per esempio determinando la composizione corporea.
Rapidi incrementi di peso, potrebbero aumentare la probabilità che i pazienti raggiungano una forma fisica salutare durante la cura intensiva, il che è stato associato a un ridotto rischio di ricaduta; ma, al contrario, altre indagini documentano che riprendere peso velocemente può essere collegato a risultati più scarsi, inclusa una minor probabilità di raggiungere il target ponderale, un dimagrimento maggiore nel post trattamento ed elevate percentuali di aggravamento.
Con la scoperta dei segnali oressigenici e anoressici, è emersa una serie di nuovi bersagli molecolari per controllare il comportamento alimentare. I progressi verso l’identificazione di una potenziale terapia nell’AN sono dovuti alla scoperta di tre sistemi importanti, quali la leptina, la grelina, e gli endocannabinoidi. Ciascuno di questi potrebbe rappresentare un nuovo strumento terapeutico e quindi devono essere ulteriormente esaminati in sperimentazioni cliniche.
Una caratteristica dell’AN, che la distingue da molti altri disordini neuropsichiatrici, è che si sviluppa principalmente nelle giovani donne, nel periodo della pubertà.
Un’anormale risposta cerebrale alla crescita dei livelli di estrogeni nel plasma durante lo sviluppo potrebbe esserne una spiegazione; gli estrogeni ovarici potrebbero provocare una ridotta alimentazione a lungo termine nell’uomo.
Inoltre ci sono molti cambiamenti nelle adipocitochine circolanti, negli ormoni dell’intestino e nei fattori di crescita, che potrebbero dipendere dal tipo e dalla durata della malattia nonché dal grado di malnutrizione come l’adiponectina è che ha un importante ruolo nell’omeostasi energetica e nella sensibilità insulinica, la citochina-1 inibitore dei macrofagi implicata nella mediazione dell’anoressia causata da tumore, l’IGF-1 implicato nell’adattamento all’inedia cronica nell’AN. Uno dei primi studi sull’uomo, ha provato una significativa variazione della concentrazione di FGF21, non in relazione a sesso, età, BMI e glucosio, ma alla prolungata inedia.
Anche il BDNF influisce nel comportamento alimentare e nella regolazione del peso corporeo, infatti, la rialimentazione comporta un incremento di BDNF. Oltre alle citochine pro-infiammatorie, il lipopolisaccaride batterico e altre sostanze microbiche sono i principali mediatori endogeni del disordine anoressico acuto.
Come prima linea di difesa per il nostro organismo, il sistema immunitario prepara l’APR, un set integrato di reazioni fisiologiche e comportamentali, designate a combattere il microrganismo patogeno Fanno parte dell’APR anche fenomeni affettivi, cognitivi e comportamentali, come stanchezza, malessere, depressione, letargia, adipsia e anoressia.
Le citochine pro-infiammatorie, come l’interleuchina-1β (IL-1β), IL-6, il fattore-α della necrosi tumorale (TNF-α), e l’interferone γ, giocano ruoli chiave nell’induzione del disordine anoressico, inclusa la PGE2.
Parecchie prove suggeriscono che la PGE2 rilasciata in risposta al LPS possa agire sui neuroni serotoninergici e provocare l’anoressia.
Molti medicinali usati per trattare i disordini psichiatrici agiscono sui sistemi della serotonina (5-HT), della dopamina (DA), e della norepinefrina (NE), meccanismi complessi con molti recettori, transporters, enzimi e cascate intracellulari.
È stato ipotizzato che gli effetti ansiolitici dovuti alla malnutrizione siano dovuti proprio alla riduzione della neurotrasmissione di serotonina
Il sintomo più sconcertante nell’AN è la grave e intensa distorsione dell’immagine corporea, in cui individui emaciati percepiscono se stessi come grassi
Per chiarire le alterazioni funzionali dell’area cerebrale nei disordini psichiatrici si usa la neuroimaging funzionale.
Sono stati effettuati studi di tomografia computerizzata ad emissione di singolo fotone (SPECT), di tomografia ad emissione di positrone (PET) e di risonanza magnetica funzionale (fMRI) per capire il ruolo della corteccia parietale, della corteccia cingolata anteriore e subgenuale, della corteccia frontale e del lobo temporale alla luce dei principali sintomi dell’AN.
La ricerca clinica ha fatto molti progressi nel verificare le ipotesi sui meccanismi molecolari della patologia ma ciò non è bastato a trovare un trattamento che assicuri una guarigione prolungata quindi gli studi futuri devono approfondire nuovi dati, poiché il trattamento farmacologico è concentrato su una gamma ristretta di farmaci su cui sono stati condotti studi controllati di breve durata e con numero scarso di soggetti che risultano essere insufficienti a trattare la patologia in tutti i suoi aspetti.
Ingerire regolarmente porzioni normali di cibo è la medicina più potente e importante per il recupero della salute.



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