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Tesi etd-09022017-191811


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
ANSELMO, GAIA
URN
etd-09022017-191811
Titolo
Schelling nel Novecento come snodo del nuovo pensiero: Heidegger e Rosenzweig. Nulla, tempo, evento, libertà: per una discussione del problema del nichilismo e della questione del senso
Struttura
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
FILOSOFIA E FORME DEL SAPERE
Commissione
relatore Prof. Fabris, Adriano
Parole chiave
  • idealism
  • freedom
  • ontological difference
  • nothing
  • filosofia esperiente
  • love
  • truth
  • revelation
  • eternity
  • time
  • meaning
  • existence
  • event
  • empirismo assoluto
  • filosofia negativa
  • filosofia positiva
  • filosofia narrante
  • nuovo pensiero
  • libertà
  • idealismo
  • amore
  • verità
  • rivelazione
  • eternità
  • tempo
  • senso
  • volontà
  • metafisica della soggettività
  • evento
  • esistenza
  • relazione
  • nichilismo
  • absolute empiricism
  • negative philosophy
  • positive philosophy
  • new thinking
  • nulla
  • differenza ontologica
  • essere
  • will
  • metaphysic of subjectivity
  • nihilism
  • relation
  • philosophy of experience.
  • narrative philosophy
  • being
Data inizio appello
25/09/2017;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
25/09/2020
Riassunto analitico
RIASSUNTO

In questa tesi, ci siamo proposti di approfondire la ricezione di Schelling in Heidegger e Rosenzweig. Questi ultimi pensano l’essere nella sua essenza relazionale, dinamica e temporale, assegnando una grande importanza al problema della fatticità. Di conseguenza, elaborano un “nuovo pensiero” che vuole presentarsi come una radicale svolta rispetto all’impostazione filosofica idealistica. Ma già Schelling, soprattutto con la sua ultima filosofia, critica la struttura del sapere idealistico di matrice hegeliana, sulla base di una più acuta consapevolezza del negativo e della fatticità dell’esistenza. Dunque, egli imposta in maniera teoreticamente innovativa il problema del nulla, del fondamento, della libertà, del tempo; in questo modo, può pensare l’essere nella sua intrinseca dinamicità relazionale e nel suo intimo legame con l’evento. Schelling anticipa sorprendentemente la riflessione filosofica tanto heideggeriana quanto rosenzweighiana. Per questo ci è sembrato opportuno vagliare, da un punto di vista storiografico e teoretico, la presenza del filosofo di Leonberg nei due autori novecenteschi.

Heidegger si confronta con Schelling a più riprese, analizzando accuratamente soprattutto lo scritto schellinghiano del 1809 sull’essenza della libertà umana. In un primo momento, il filosofo di Messkirch valorizza le intuizioni schellinghiane relative all’essenza abissale dell’essere e all’estaticità dell’esistenza e del tempo; in un secondo momento, però, riconduce la speculazione schellinghiana nel solco dell’idealismo metafisico, il quale identifica l’essere con la volontà di potenza di un soggetto assoluto. Anche Schelling perpetuerebbe l’essenziale nichilismo dell’ontoteologia. In realtà, abbiamo voluto mostrare come Heidegger, per salvare la differenza ontologica, non riesca ad uscire dall’orizzonte di indifferenza dell’essere che è come il nulla e che si destina come nichilismo del senso. Invece, Schelling, con il suo ripensamento radicale della libertà, del nulla, dell’evento e del tempo, intuirebbe la differenza dell’essere rispetto all’ente e, allo stesso modo, salvaguarderebbe la dimensione etica del senso, attraverso l’evento dell’amore di Dio.

Rosenzweig riprende Schelling per mettere in crisi il sistema idealistico, riconoscere l’eccedenza del reale rispetto al pensiero, prospettare un nuovo ideale del sapere e preservare, contro ogni minaccia nichilistica, la sensatezza morale della fatticità e del darsi dell’essere come tempo. Anche in Rosenzweig il nulla è il contrassegno della trascendenza della libertà, la quale conduce la conoscenza ad una positiva autolimitazione. Schelling e Rosenzweig intuiscono, come Heidegger, la relazionalità dell’essere e il manifestarsi di quest’ultimo come tempo estatico; tuttavia, pensano l’evento come verità dell’amore e, perciò, concepiscono come essenziale l’intreccio tra la temporalità e l’eternità. Solo pensando le dimensioni temporali nell’ottica della redenzione eterna, infatti, il tempo può “fare senso”.


ABSTRACT

In this thesis, we have intended to scrutinize the reception of Schelling in Heidegger and Rosenzweig. These latter conceive being in its relational, dynamic and temporal essence. They assign a great relevance to the problem of facticity. By consequence, they elaborate a “new thinking”, who aims to represent a radical turn compared to the speculative attitude of idealistic philosophy. But also Schelling, in particular with the project of his last thought, criticizes the structure of the traditional idealistic knowledge, especially in its hegelian form. This happens on the basis of a more acute consciousness of negativity and existential facticity. Thus, he prospects an innovative theoretical approach to the problem of nothing, ground, freedom and time. In so doing, he is able to think being in its intrinsic relational dynamics and in its deep bond with the conception of event. Schelling surprisingly anticipates both heideggerian and rosenzweighian philosophical reflection. For this reason, it has been appropriate to examine in depth, from a historiographic and theoretical point of view, the presence of the philosopher of Leonberg in the two twentieth century authors.

Heidegger confronts Schelling many times, accurately analyzing especially the schellinghian work of 1809 about the essence of human freedom. At first, the philosopher of Messkirch appreciates the schellinghian intuitions related to the abyssal essence of being and to the ecstatic character of existence and time. But subsequently he ascribes the schellinghian speculation to the domain of metaphysical idealism, which identifies being with the will to power of an absolute subject. Also Schelling would perpetuate the essential nihilism of ontotheology. Actually, we have wanted to show how Heidegger, in order to save the ontological difference, is not able to emerge from the horizon of indifference of being, which is assimilable to nothing and destines itself in the form of an inescapable nihilism of meaning. On the contrary, Schelling would be able to radically reconsider the concepts of freedom, nothing, event and time; and in so doing, he would grasp the difference of being (Sein) compared to beings (Seiende), preserving, on the other hand, the ethic dimension of meaning, thanks to the conception of event as divine love.

Rosenzweig confronts Schelling in order to criticize the idealistic system and recognize that reality existentially exceeds the capabilities of thought. Moreover, the philosopher of Kassel dialogues with schellinghian speculation with the aim to prospect a new ideal of knowledge and guard, against any nihilistic threat, the moral sense of facticity and of being, which reveals itself as time that happens. Also in Rosenzweig’s opinion, the nothing is the sign of the transcendence of freedom, which leads knowledge to a positive self-limitation. Schelling and Rosenzweig, as Heidegger, grasp the relational essence of being and its intrinsic attitude to manifest itself as ecstatic time; anyway, they conceive the event as truth of love and, by consequence, they recognize the essential tie between eternity and temporality. Only by thinking the temporal dimensions in the horizon of eternal redemption, time can realize itself as revelation of meaning.

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