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Tesi etd-07032013-134825


Tipo di tesi
Tesi di laurea specialistica LC6
Autore
ANGELI, MARTINA
URN
etd-07032013-134825
Titolo
Carcinoma Papillare Variante Follicolare della Tiroide: andamento clinico e fattori prognostici
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Commissione
relatore Prof.ssa Elisei, Rossella
Parole chiave
  • carcinoma papillare variante follicolare della tir
Data inizio appello
23/07/2013;
Disponibilità
parziale
Data di rilascio
2053-07-23
Riassunto analitico
1. Riassunto
Introduzione: Il carcinoma papillare variante follicolare (FVPTC) rappresenta la seconda variante del carcinoma papillare della tiroide per incidenza dopo la variante classica, riscontrandosi nel 9% - 22.5% dei pazienti con PTC. Dagli anni ’70 ad oggi l’incidenza di FVPTC è andata aumentando (alcuni Autori riportano addirittura un incremento del 173% tra il 1973 e il 2003), dato in parte spiegabile dalla recente attenzione rivolta dagli anatomopatologi a questo istotipo.
Studi recenti concorderebbero sull’attribuzione a FVPTC di un profilo clinico-patologico più favorevole rispetto alla variante classica, nonostante un outcome a lungo termine sostanzialmente analogo.
FVPTC rappresenta una neoplasia eterogenea, composta in realtà da due distinte forme patologiche: una sottovariante con crescita infiltrativa o diffusa che corrisponde alla forma non capsulata e che presenta un atteggiamento molto simile a quello di PTC variante classica, con tendenza a dare metastasi linfonodali e alla crescita invasiva, ed un sottotipo capsulato molto simile all’adenoma e al carcinoma follicolare .
Queste due entità nosologiche sembrano distinguersi dal punto di vista clinico, genetico e prognostico, con potenziali notevoli implicazioni anche dal punto di vista terapeutico.
Mancano però attualmente studi condotti su un numero adeguato di pazienti con FVPTC, seguiti per un lungo periodo di follow-up e soprattutto, studi che correlino il comportamento biologico di FVPTC con l’aspetto istologico e la distinzione in sottovarianti (capsulato/non capsulato).

Scopo della tesi: Scopo primario del presente lavoro è stato quello di valutare, su una casistica di 221 pazienti, l’outcome a distanza di 10 anni dall’ intervento chirurgico di tiroidectomia totale o lobectomia, con esame istologico definitivo di carcinoma papillare variante follicolare (FVPTC).
Scopo secondario è stato quello di individuare se potevano esserci dei fattori clinici, epidemiologici o anatomopatologici in grado di predire l’outcome del gruppo di pazienti oggetto di studio.
Infine, terzo obiettivo è stato quello di verificare se la diagnosi citologica preintervento, eseguita mediante agoaspirato tiroideo, “Tyr3” (lesione follicolare, sospetta neoplasia follicolare, lesione di natura indeterminata) o “Tyr4/Tyr5” (“sospetto per malignità/maligno”), correlava con gli altri fattori, incluso l’outcome.

Pazienti e metodi: Abbiamo analizzato retrospettivamente i dati epidemiologici, anatomo-patologici e clinici di 221 pazienti sottoposti ad intervento chirurgico di tiroidectomia totale o lobectomia tra il 2000 e il 2002, risultati all’esame istologico definitivo affetti da carcinoma papillare variante follicolare della tiroide (FVPTC) e seguiti presso il Dipartimento di Endocrinologia di Pisa.
Il protocollo diagnostico che abbiamo utilizzato per ridefinire lo stato attuale di malattia dei pazienti comprendeva: la visita medica e l’ecografia del collo, il dosaggio dalla Tg in condizioni basali, Test di stimolo della Tg con rhTSH per definire l’eventuale remissione di malattia.
Risultati: i risultati mostrano che dei 221 pazienti arruolati in questo studio, 206 (93,18%) sono stati dichiarati in remissione di malattia, solo 15 (6,81%) sono in persistenza di malattia e per 10/15 (66%) pazienti si tratta soltanto di una persistenza biochimica di malattia, evidenza di valori dosabili di Tg dopo stimolo con rhTSH.
Dall’analisi statistica abbiamo potuto evincere che la persistenza di malattia ha una correlazione statisticamente significativa con la classe di rischio, con la classe secondo De Groot, con la stadiazione TNM, con i valori di Tg al momento dell’ablazione, con la presenza o assenza della capsula tumorale, con l’infiltrazione della capsula tiroidea, con l’estensione ai tessuti molli, con la presenza di metastasi linfonodali al momento dell’intervento.
Non abbiamo rilevato alcuna correlazione statisticamente significativa con: il sesso, l’età all’intervento, la bilateralità e la multifocalità della neoplasia, l’interessamento del parenchima tiroideo circostante il nodulo tumorale e l’infiltrazione della capsula tumorale nelle neoplasia capsulate.
Abbiamo quindi suddiviso i 197 pazienti di cui disponevamo del dato citologico preintervento ottenuto mediante agoaspirato nelle categorie diagnostiche proposte dalla British Thyroid Association (BTA).
Dall’analisi delle caratteristiche clinico-epidemiologiche ed anatomopatologiche del gruppo Tyr3 e del gruppo Tyr4/Tyr5 abbiamo potuto constatare che molti di quelli che erano stati identificati nella precedente analisi statistica come fattori prognostici negativi per la persistenza di malattia risultavano meno frequenti nel gruppo Tyr 3 rispetto al gruppo Tyr4/Tyr5.
Si evidenzia quindi una correlazione statisticamente significativa tra la diagnosi citologica preintervento Tyr3 o Tyr4/Tyr5 e fattori prognostici predittivi dell’outcome quali: classe secondo De Groot, classe di rischio, presenza/assenza della capsula tumorale, infiltrazione della capsula tiroidea, diffusione ai tessuti molli peritiroidei.
Una percentuale più elevata di pazienti in persistenza di malattia era presente nel gruppo Tyr4/Tyr5 rispetto al gruppo Tyr3 anche se la correlazione statistica tra la diagnosi citologica preintervento e l’outcome del paziente non risulta statisticamente significativa.

Conclusioni: In conclusione, i risultati del nostro studio confermano la prognosi molto favorevole di FVPTC, dal momento che soltanto il 6,81% dei pazienti è in persistenza di malattia dopo 10-13 anni di follow up.
Alcune delle caratteristiche cliniche, epidemiologiche ed anatomopatologiche della neoplasia, tra cui la presenza della capsula tumorale, si sono dimostrati essere fattori prognostici predittivi dell’outcome.
La diagnosi citologica pre-intervento, al contrario, non sembrerebbe correlare con l’outcome sebbene la diagnosi citologica “indeterminato/microfollicolare” si associ ad una minor percentuale di fattori prognostici negativi e una più bassa prevalenza di persistenza di malattia rispetto alla diagnosi citologica “sospetto per malignità/maligno”.


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