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Tesi etd-06182017-113934


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
QUERCI, SILVIA
URN
etd-06182017-113934
Title
Studio delle caratteristiche isotopiche, magnetiche e microstratigrafiche di uno speleotema della grotta di Rio Martino (Cuneo)
Struttura
SCIENZE DELLA TERRA
Corso di studi
SCIENZE AMBIENTALI
Supervisors
relatore Prof. Zanchetta, Giovanni
correlatore Dott.ssa Zanella, Elena
correlatore Dott.ssa Regattieri, Eleonora
controrelatore Prof.ssa Morigi, Caterina
Parole chiave
  • MIS 6
  • paleoclima
  • flowstone
  • Rio Martino
  • paleoambiente
Data inizio appello
14/07/2017;
Consultabilità
Parziale
Data di rilascio
14/07/2020
Riassunto analitico
Il presente lavoro di tesi consiste in uno studio “multi-proxy” di uno speleotema, nello specifico una carota di flowstone, della grotta di Rio Martino (Valle Po, Cuneo) al fine di ottenere informazioni sul paleoclima e sul paleoambiente del momento della sua formazione. A tale scopo sono state analizzate le variazioni stratigrafiche della composizione isotopica dell’ossigeno e del carbonio, delle caratteristiche petrografiche e delle proprietà magnetiche della concrezione carbonatica. E’ stata determinata l’età dello speleotema e quindi la cronologia di tali record tramite la datazione radiometrica (metodo Uranio-Torio) di due subcampioni e la costruzione di un modello d’età lineare.
Dalle datazioni radiometriche è emerso che la concrezione carbonatica studiata si è accresciuta da circa 181,6 ka a 175,81 ka durante il primo interstadiale della penultima glaciazione, ovvero il Marine Isotope Stage (MIS) 6.5. Si ritiene che il clima in questo periodo fosse relativamente mite e che sull’area di alimentazione della grotta si fosse progressivamente sviluppato un suolo sui depositi morenici esposti all’alterazione superficiale dall’arretramento del fronte glaciale (condizioni tali da permettere il concrezionamento in grotta).
L’analisi delle variazioni stratigrafiche dei vari proxy ha permesso di indagare più in dettaglio le variazioni climatiche e ambientali che hanno avuto luogo durante il periodo di concrezionamento descritto. In particolare è stato ipotizzato che fra circa 181,4 e 177 ka (periodo caratterizzato da valori molto bassi di d18O e di d13C) si sia verificato il momento di massima umidità e probabilmente massima temperatura. Si ritiene che il flowstone di Rio Martino abbia registrato proprio la particolare fase climatica caratterizzata da elevata umidità sul Bacino del Mediterraneo che avrebbe causato la formazione del sapropel S6.
L’ultimo millennio di accrescimento dello speleotema (periodo con valori di d18O e di d13C variabili e mediamente più alti), invece, sembrerebbe essere stato contraddistinto da un clima fortemente instabile, complessivamente più arido e freddo.
Dall’analisi microstratigrafica sono state evidenziate laminazioni detritiche, a cui talvolta sono associati valori massimi di suscettività magnetica e di magnetizzazione rimanente naturale. Questi dati sono stati interpretati come degli eventi di alta deposizione di materiale detritico in grotta sia veicolato dalle acque di percolazione, sia tramite le alluvioni del torrente ipogeo Rio Martino. L’origine del detrito deposto durante la fase più umida e mite descritta è stata attribuita all’erosione e alla lisciviazione dei suoli sviluppati sull’area di alimentazione della grotta ad opera di periodi di grande disponibilità idrica superficiale. Mentre le numerose lamine detritiche deposte durante l’ultima fase di concrezionamento si ritiene che siano legate al progressivo smantellamento del suolo durante la fase climaticamente più instabile e complessivamente più fredda.
Questo studio, oltre ad aver offerto apprezzabili indicazioni sul paleoambiente e sul paleoclima, ha fornito molte informazioni sulle proprietà magnetiche degli speleotemi. In particolare il fabric magnetico è risultato essere di tipo magnetocristallino ed è stata individuata una magnetizzazione rimanente di tipo detritico (DRM), in linea con quanto solitamente riscontrato negli speleotemi. Mentre le serie temporali di variazione della direzione della magnetizzazione sono risultate troppo brevi per fornire una ricostruzione affidabile delle Variazioni Paleosecolari del campo geomagnetico.
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