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Tesi etd-06142018-160733


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
ALBERTI, PAOLA
URN
etd-06142018-160733
Titolo
TRA LETTERATURE E "GENERE": IL GIALLO ITALIANO
Struttura
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
ITALIANISTICA
Commissione
relatore Prof.ssa Benedetti, Carla
Parole chiave
  • giallo italiano
Data inizio appello
02/07/2018;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
E' mia intenzione fare una precisazione su che cosa si intenda per “giallo” e quali siano le regole del poliziesco. Procederò, poi, con un'analisi di un testo di Agatha Christie, considerata la regina del poliziesco classico.
Analizzerò la letteratura “di genere” e il giallo nelle letterature, dall'Amleto di Shakespeare a Dostojevski. Prenderò, quindi, in considerazione i romanzi di Friedrich Glauser, La promessa di Friedrich Dürenmatt e il testo del Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda, con lo scopo di mostrare come questi romanzi abbiano contribuito a sovvertire le regole del giallo, o per lo meno quello che si intendeva per poliziesco fino ad allora. Mi soffermerò, a conclusione di questa analisi, sul finale cosiddetto “aperto” di Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, che indubbiamente apre a scenari di carattere metafisico più che giallo.
Infine cercherò di rispondere alla domanda se con il nuovo giallo italiano ci sia stata una reale evoluzione del “genere” e forse anche un suo miglioramento.
Nel mio viaggio nel mondo della letteratura “di genere”, nello specifico del poliziesco, cercherò di rispondere ad alcune domande. Prima fra tutte: esistono veramente le “regole del poliziesco”? Ovvero hanno ragione di essere le 20 regole di Van Dine per scrivere un buon poliziesco e i “dieci comandamenti per il romanzo poliziesco” di Stefan Brockhoff?
Al di là di un certo numero di polizieschi e thriller che si attengono rigidamente ad uno schema, più o meno ripetitivo, il giallo italiano, nello specifico, è riuscito ad evolversi, a ritagliarsi un suo precipuo spazio letterario e ad essere letteratura e non “paraletteratura”?
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