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Tesi etd-06122016-193324


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
ARDILIO, MICHELE
URN
etd-06122016-193324
Titolo
Dalla Microfinanza nel contesto europeo al Progetto Jeremie FSE di Banca Popolare Etica. Il caso Jeremie FSE Sicilia.
Struttura
ECONOMIA E MANAGEMENT
Corso di studi
BANCA, FINANZA AZIENDALE E MERCATI FINANZIARI
Commissione
relatore Prof.ssa Quirici, Maria Cristina
Parole chiave
  • JEREMIE FSE
  • MFIs
  • inclusione finanziaria
  • EMN
  • finanza etica
  • banche tradizionali
  • Banca Popolare Etica
  • ALI Coop Sociale
  • microfinanza
Data inizio appello
04/07/2016;
Disponibilità
completa
Riassunto analitico
La Microfinanza vuole rappresentare l'offerta di prodotti e servizi finanziari a clienti che, per la loro condizione economica e sociale, hanno difficoltà di accesso al settore finanziario tradizionale per mancanza di sufficienti garanzie richieste dall'istituto creditore.
La Microfinanza aiuta le persone che vivono in povertà ad aumentare il loro reddito, a creare imprese sostenibili, a migliorare la loro condizione di vita.

E' importante considerare la Microfinanza come uno strumento che permette a tali soggetti, generalmente esclusi dai sistemi finanziari tradizionali, di accedere al credito, al risparmio e ad una serie di prodotti finanziari.

Più che di diritto al credito dobbiamo, in questo caso, parlare di diritto allo sviluppo e di diritto all'iniziativa economica, la quale deve poter essere equamente accessibile a tutti. Una iniziativa per essere “equa e sostenibile”, non puo' essere a priori garantita nel risultato, ma deve avvenire sulla base di impegni precisi da parte di chi accede a un credito.

La Microfinanza è stata resa nota da M. Yunus (Premio Nobel per la Pace - 2006), conosciuto come “il banchiere dei poveri”, che ha fondato da GrameenBank in Bangladesh (primissimo caso di microfinanziamento nel Mondo).
Il focus stà nello sviluppo di un approccio che individua l'identità della Microfinanza, ossia il suo <<fare banca>> ponendo al centro le relazioni e riconoscere proprio nelle relazioni banca-cliente il principale asset della banca stessa.
C'è da riconoscere che oggi la Microfinanza vive una fase di trasformazione cruciale e molteplici sono i possibili sentieri di sviluppo futuro. Essa, in particolare, ha saputo sfidare quella “facile tendenza del mondo ricco a colpevolizzare il povero”, dimostrando inoltre come la frequente sfiducia nelle capacità e nelle potenzialità dello stesso sia un pregiudizio del tutto immotivato, sottolineando come dalla povertà non si esce da soli ma è necessario <<essere in relazione>>.

La complessa crisi economica degli ultimi anni ha generato rilevanti instabilità nei mercati finanziari e negli scenari socioeconomici di molti Paesi. Il fallimento del colosso bancario statunitense Lehman Brothers e la successiva crisi dell’area Euro hanno generato pesanti ripercussioni sulla crescita economica, sullo sviluppo e sul welfare di ogni Stato. I tassi di disoccupazione, soprattutto quella giovanile, crescono vertiginosamente mese dopo mese e, sulla stessa lunghezza d’onda, si muovono i tassi di povertà e di esclusione sociale e finanziaria, che implicano difficoltà nel ricorso al tradizionale credito al consumo. Ampie fasce di popolazione sia del Sud del Mondo sia dei paesi più industrializzati, infatti, non hanno la possibilità di accedere ai circuiti bancari per ottenere prestiti, in quanto prive di garanzie reali.
In questo aspro contesto, in cui gli istituti bancari e finanziari “non sono interessati” ai soggetti inaffidabili dal punto di vista creditizio o, quantomeno, poveri, si affermano forme di Microfinanza.
Sono molteplici, oggi, le iniziative e le istituzioni nel mondo che vogliono dare una risposta concreta alle necessità e ai bisogni che l'economia e la finanza tradizionale hanno messo in luce, in particolare dall'inizio della crisi recente, promuovendo azioni, iniziative e progetti volti a riscrivere l'economia secondo una “prospettiva nuova”, scevra dalle sole logiche del mero profitto ad ogni costo e rivolgendo lo sguardo alla persona umana: l'individuo e i suoi bisogni, in primis.

Questo elaborato si prefigge lo scopo, in prima battuta, di descrivere in maniera esaustiva l'evoluzione storico-economica della Microfinanza ed, in particolare, la sua importanza nel contesto europeo “in rapporto” con le istituzioni finanziarie e creditizie.
Nel proseguo del lavoro, grazie soprattutto alla fondamentale e stretta collaborazione con i responsabili nazionali (che ringrazio) del Progetto JEREMIE FSE di Banca Popolare Etica e della preziosa attenzione concessami da Microfinanza srla nel circoscrivere, attraverso la loro attività di networking, in modo puntuale il concetto di Microfinanza nel consteno nostrano, vedremo che attraverso la spiegazione tecnico-pratica del Progetto JEREMIE, attraverso l’analisi dei Report trimestrali della Situazione JEREMIE FSE delle concessioni alle PMI Siciliane, e riportando un caso pratico di microfinanziamento attraverso di esso, sarà possibile avere una percezione concreta di Microfinanza attraverso uno degli strumenti più innovativi oggi a disposizione delle PMI Italiane, che garantisce l'accesso a forme di finanziamento basate su logiche e garanzie alternative a quelle puramente economico-patrimonali.
Tale strumento, grazie soprattutto alla mission perseguita da Banca Popolare Etica attraverso l'utilizzo dei Fondi Strutturali Europei 2007-2013 all'interno di un Programma di Inclusione Sociale e grazie alla stretta collaborazione che definirei “innovativa” tra una pluralità di soggetti coinvolti quali Banche, FEI e le Regioni, vuole rappresentare una seria risposta alla necessità, sempre più evidente, di poter aver accesso a forme di credito con requisiti diversi da quelli normalmente richiesti dal circuito finanziario tradizionale.
Sono forme di garanzia nuove, basate sulla responsabilità sociale di impresa che sta alla base della definizione stessa di Microfinanza, poiché quest'ultima sembra in grado di poter di dare solvibiltà ad una comunità di imprese composta, molto spesso, da individui comunemente non solvibili, ma che avendo a disposizione i mezzi, la fiducia da parte del loro creditore-garante, e un concetto nuovo di fare impresa, possono trasformarsi in solvibili o potenziali tali.



CAPITOLO 1


I CARATTERI DELLA MICROFINANZA IN EUROPA


1.1 Excursus storico-economico della Microfinanza

1.1.1 Profili definitori

“La Microfinanza1 rappresenta una rivoluzione culturale più che economica”.

Alla base di essa di colloca un sistema finanziario di supporto al processo di sviluppo sociale ed economico, che prende le mosse da presupposti molto differenti rispetto a quelli tradizionali, insistendo su un processo di coinvolgimento che parte dal basso.
Solo nella reciprocità una relazione di sostegno può promuovere una fioritura di potenzialità e non sopprimere la dignità dei beneficiari.
La sfida della Microfinanza si gioca sulla capacità di guardare al creditore come un “partner potenziale”, e non come uno sfortunato da aiutare. Una sfida, questa, che riconosce nel credito e nei servizi finanziari dei potenti moltiplicatori di opportunità, nonché come strumenti di inclusione sociale ed economica.

Il fenomeno della globalizzazione è stato determinante, non solo per l’evoluzione del sistema socioeconomico mondiale ma, anche, per la sempre più forte interdipendenza tra le aree del pianeta. I problemi un tempo singoli per ogni paese, si sono trasformati in problemi globali, rappresentando a volte vere e proprie minacce al benessere della popolazione. Non a caso, gli elevati tassi di povertà dei paesi del Sud del Mondo sono diventati un “male globale” da combattere con la massima determinazione. Grazie alla maggior connessione tra i paesi in via di sviluppo e quelli più industrializzati, sono stati definiti molteplici meccanismi e strumenti, con caratteristiche di solidarietà e mutualismo, per combattere la povertà e l’esclusione finanziaria e sociale. Uno fra questi, noto come strumento di lotta alla povertà, è la Microfinanza.

Definiamo col termine Microfinanza l'utilizzazione e la gestione di molte attività (microcredito, microrisparmio, microassicurazione, ricerca e dazione di garanzie, partecipazioni sociali, formazione e consulenza) a favore di categorie di potenziali clienti con basso o bassissimo profilo socio-economico, escluse a vario titolo dai circuiti finanziari tradizionali, finalizzate alla creazione o allo sviluppo d'attività produttive e commerciali.
Essa ingloba anche servizi di Microcredito, in cui quest'ultimo può essere considerato come quella forma di prestito (in forma ridotta) concesso da banche, cooperative o consorzi finanziari, a favore di persone singole o organizzate in gruppi, per lo sviluppo di un'economia vitale e che non posseggono i normali requisiti economico- patrimoniali per accedere alle concessioni previste dalle linee di credito tradizionali.
La Microfinanza comprende tutti quei prodotti e servizi finanziari (concessione di crediti, gestione dei risparmi, dei pagamenti, l’utilizzo di carte di credito, assicurazioni e anche servizi di sviluppo aziendale e alfabetizzazione finanziaria) offerti da istituzioni finanziarie specializzate, comunemente dette “istituzioni di microfinanza”, a soggetti reputati non solvibili.

Le istituzioni di Microfinanza sono associazioni senza scopo di lucro o Organizzazioni Non Governative che mettono a disposizione della propria clientela servizi di credito, assistenza tecnica e formazione per le piccole e le microimprese. Il microcredito è, invece, lo strumento con cui le istituzioni di Microfinanza forniscono importi di basso ammontare a chi ne fa richiesta.
La Microfinanza, quindi, nasce e si sviluppa come l'offerta di servizi finanziari di “modesta entità” a favore di clientela a basso reddito e a microimprese. I finanziamenti concessi hanno lo scopo di favorire lo sviluppo sia locale e collettivo. La Microfinanza comprende, al suo interno, sia servizi di credito che di raccolta del risparmio.
L'idea della Microfinanza, così come quella del Microcredito, nasce nel 1974 a seguito di una terribile carestia in Bangladesh, su iniziativa del professore Muhammad Yunus2 (Premio Nobel per la Pace - 2006).
Egli, convinto che l'elemosina inneschi un circolo virtuoso rivelandosi quindi dannosa per chi la riceve, voleva invece “educare all'uso del denaro” gli strati più poveri della popolazione. Basandosi sulle teorie elaborate da Amartya Kumar Sen (economista e Nobel per l'Economia -1998) decise di trovare un rimedio al problema della povertà basandosi sui suoi studi di economia.

Dr Yunus in 1976 at Jobra, Chittagong where he had first experimented with and firmed up the idea of micro-credit as a means of a alleviating poverty..


Yunus maturò la consapevolezza che: “la povertà non era dovuta all'ignoranza o alla pigrizia della gente, ma al carente sostegno da parte delle istituzioni finanziarie del paese.”
Lo stesso Yunus afferma: “Quando oggi qualcuno mi chiede: ‘Come le sono venute tutte quelle idee innovative? Lei non ha una formazione specifica, come ha fatto a inventare Grameen?’, io rispondo: ‘Abbiamo guardato come funzionano le altre banche e abbiamo fatto il contrario' 3.”

E’ proprio da questa espressione che, a mio avviso, è possibile evincere il principio sul quale si fonda l’intero sistema della Grameen Bank: non devono essere i clienti ad andare in banca, ma la banca ad andare dai clienti, perché per un povero, e per giunta analfabeta, un ufficio si presta come un luogo terrificante che porta ad aumentare la distanza “sociale” tra il cliente stesso e l’istituto di credito.
Secondo Yunus, la mera condizione di “povero” non è incompatibile con quella di “destinatario del prestito”. Questa affermazione è giustificata dal fatto che un “povero di beni economici”, se possiede spiccate capacità tecniche e imprenditoriali ed ha tutte le carte in regola per accedere al credito, almeno da un punto di vista di solvibilità può essere più meritevole di credito di un “non povero”.
L’attività di concessione di microfinanziamenti e microcrediti, quindi, favorisce l’avvio di un processo di trasformazione e crescita economica, aiuta le persone a cambiare se stesse e a investire in un futuro migliore, privo dell’attuale stato di povertà e di esclusione finanziaria e sociale in cui si trovano.
Si inventa, così, un modo nuovo di concepire il credito, attraverso il prestito di “somme ridotte” ad alcuni abitanti del posto interessati a dar vita ad una piccola attività ma che, per motivi di carenza di garanzie economico-patrimoniali valide, erano considerati esclusi dai circuti bancari tradizionali.
A garantire la restituzione del prestito/finanziamento furono gli stessi abitanti del villaggio del Bangladesh, riunendosi in gruppi di solidarietà formati da almeno 5 persone, sostenendosi a vicenda negli sforzi di avanzamento economico.
Da fonti confermate, l'ammontare del “primissimo prestito” fu infatti di 27 dollari concesso a donne del villaggio di Jobra (in Bangladesh), finalizzato all produzione di mobili in bambù. Queste donne infatti, erano costrette in precedenza a vendere i prodotti a coloro dai quali avevano preso le materie prime in prestito (una sorta di usura) ad un prezzo stabilito da quest'ultimi. Il margine di guadagno delle donne in oggetto era infatti molto modesto e, a causa di questa forma di usura loro imposta, erano condannate ad uno stato di povetà permenente.
Ovviemente le banche tradizionali del paese non erano interessate in alcun modo a finanziare clienti così piccoli e così poco garanti, con margini di potenziale profitto molto ridotti rispetto agli altrettanto potenziale di maggior rischi che tali attività compotavano.
Il punto di svolta da tale situzione di povetà, fu la creazione da parte dello stesso M. Yunus della Grameen Bank (“banca del villaggio”) nel 1976, proprio per tentare di uscire da questa grave situazione e ridare una speranza alle tante piccole iniziative imprenditoriali che, man mano, andavano nascendo nel paese, dovute soprattutto al diffondersi di questa sua iniziativa.

La Grameen Bank (banca del villaggio), ad oggi, è diffusa in più di 80 mila villaggi, conta circa 2565 filiali ed ha più di 8 milioni di clienti, il 97% dei quali donne4. Questa realtà è senza dubbio il punto di riferimento per lo sviluppo della Microfinanza moderna, anche se le radici di questo importante strumento affondano in altre iniziative più lontane nel tempo.
Molte sono ad oggi le istituzioni di Microfinanza che praticano il microcredito. Queste operano a livello internazionale per promuovere congiuntamente la coesione sociale, l’accesso al credito da parte di individui privi di garanzie patrimoniali e la crescita all’interno dei mercati globali. Al 31 dicembre 2010, le Istituzioni di Microfinanza (MFIs) sono in tutto il mondo 3652 e raggiungono circa 205 milioni di clienti. Di questi, più di 137 milioni (+ 1710% rispetto al 1997) si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta5, vivendo con meno di un dollaro al giorno, e circa l’82,3% di questi soggetti poveri è di sesso femminile.
Se consideriamo la distribuzione geografica delle 3652 istituzioni, possiamo notare che 3493 si trovano nei paesi in via di sviluppo (1009 nell’Africa Sub-Sahariana, 1746 in Asia e nel Pacifico, 647 in America Latina e nei Caraibi, 91 in Medio Oriente e in Nord Africa), mentre le restanti 159 sono dislocate fra i paesi industrializzati (86 in Nord America ed Europa occidentale, 73 in Europa orientale e Asia centrale)6.

Tabella 1: Evoluzione della Microfinanza nel mondo dal 1997 al 2010.

Fonte: State on Microcredit Summit Compaign, Report, 2012

Yunus, per tale progetto, verrà nel 2006 insignito del Nobel per la Pace, pronunciando queste parole:
“La pace duratura può essere ottenuta a meno che larghe fasce della popolazione non trovino modi per uscire dalla povertà”.

Sull'esempio della Grameen Bank, oggi diverse ONG Internazionali (Organizzazioni Non Governative) hanno adottato, nel corso dell'ultimo ventennio, programmi propri di Microfinanza al fine di integrare progetti di intervento a sostegno dell'economia locale nei paesi in via di sviluppo.


1.1.2 I soggetti e i servizi della Microfinanza

L'esclusione dal sistema finanziario tradizionale, intesa come incapacità di accedere ai servizi finanziari di base riguarda milioni di persone, residenti sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli più evoluti. Si sono ormai generate nuove categorie di poveri.
In tale contesto, la Microfinanza si trova a dover estendere il proprio target dai poveri a coloro che sono vittime di una forma di esclusione finanziaria, inteso come incapacità di accedere ai servizi finanziari più comuni.
L'esclusione finanziaria può derivare da varie ragioni7:
una prima forma è l'autoesclusione, che deriva da una percezione di inadeguatezza del singolo individuo rispetto alle condizioni richieste dall'intermediario. La mancanza di requisiti di affidabilità economica dei clienti è causa della conseguenza ultima, nota come esclusione dall'accesso al credito (access exclusion), ovvero esclusione motivata a seguito di un processo di valutazione del rischio condotta dall'intermediario sul cliente.
Una seconda forma di esclusione finanziaria è rivolta ai clienti considerati marginali (in particolare i piccoli imprenditori), poiché rappresentano un target a basso valore aggiunto, secondo i modelli di valutazione tradizionali.

Questi “non censiti”, questi “marginali”, rappresentano i nuovi potenziali clienti della Microfinanza moderna, localizzati ormai in Paesi considerati evoluti, dunque anche in Europa.
I servizi offerti dalla Microfinanza si dividono convenzionalmente in cinque categorie:

1) prodotti di credito alternativi ai prestiti;
2) servizi di risparmio;
3) prodotti assicurativi;
4) servizi di finanza strutturata;
5) servizi di assistenza tecnica.

La presenza di beneficiari organizzati in cooperative o in altre forme associative, spesso abbinata ad una maggior autonomia operativa degli stessi, determina la necessità di ricorrere ad ulteriori forme di assistenza. Tale assistenza può anche riguardare la gestione amministrativa e finanziaria, ma puo' riguardare anche l'offerta di servizi di carattere non finanziario.

Le istituzioni attive nel settore della microfinanza e del microcredito possono essere distinte anche in base alle categorie di beneficiari. Le banche sono principalmente impegnate nella concessione di microfinanziamenti alle microimprese, essendo più elevati gli importi richiesti; gli istituti non bancari, invece, erogano piccoli prestiti alle persone socialmente ed economicamente escluse.
Per poter svolgere delle attività di natura simile a quelle bancarie, le istituzioni, banche o meno, devono essere registrate presso un’autorità di vigilanza bancaria e ogni operazione da loro eseguita deve essere conforme alla normativa del paese in cui si trovano.
La Microfinanza prevede la partecipazione di una pluralità di Intermediari finanziari.
Negli ultimi anni infatti essi hanno prestato sempre maggior attenzione alla Microfinanza, in particolare quelli operanti nei Paesi industrializzati. Il tale ottica operano quattro categorie di intermediari8:

1) i microfinance financial intermediaries
2) le microfinance banks in senso stretto
3) le microfinance-oriented banks
4) le microfinance-sensitive banks.

I microfinance financial intermediaries sono composti al loro interno sia da donatori privati e istituzionali sia da un gran numero di organizzazioni non governative le quali operano offrendo credito nell'ambito di progetti di cooperazione allo sviluppo. In questo settore si trovano sia le cosiddette informal institutions, cioè operatori non soggetti a regolamentazione e che agiscono su base volontaristica, sia le semiformal institutions, cioè soggette a forme di regolamentazione più leggera, come le ONG.

Nell'ambito delle formal institutions, cioè istituzioni regolamentate, si collocano le banche di microfinanza (microfinance banks in senso stretto). Esse sono bance o istituzioni finanziarie, spesso di emanazione pubblica o originate da processi di trasformazione di ex ONG, che hanno nella gestione di fondi destinati alla microfinanza il loro scopo esclusivo o principale.
Sono di solito intermediari che gestiscono risorse significative e che non risultano condizionate da forti vincoli di territorialità.
Le microfinance-oriented banks rientrano tutte le banche o le istituzioni finanziarie specializzate nel finanziamento alla piccola e media impresa e che, per vocazione, sono “orientate” a prender parte attiva in programmi di microfinanza. Sono per lo più banche locali di piccole dimensioni, con forte attaccamento al territorio e le istituzioni finanziarie di diretta emanazione degli enti territoriali.

Infine, nelle microfinance-sensitive banks si collocano tutti gli intermediari bancari e finanziari che, per ragioni economiche e di immagine, individuano nella microfinanza una opportunità molto attraente. Sono, in questo caso, banche commerciali e gruppi bancari di grandi dimensioni che decidono di entrare, seppure in modo marginale rispetto al loro core business, nel segmento della microfinanza costituendo al loro interno specifiche società dedicate.
Vi sono quindi diverse aree di business definite dalla combinazione beneficiari-servizi, ognuna delle quali risulta appannaggio di specifiche categorie di intermediari.
Si evidenzia comunque che al crescere del grado di bancabilità dei beneficiari, l'offerta dei servizi finanziari che accompagna un programma di microfinanza risulta essere via via più strutturato.
Qui, il coinvolgimento delle ONG e delle microfinance banks è sempre più supportato dagli intermediari finanziari tradizionali.
Al contrario, le microfinance-oriented banks e le microfinance-sensitive banks trovano il loro target nei beneficiari penalizzati e nei marginali, essendo coinvolte in programmi con strutture finanziarie più complesse e articolate.



1.2 Soggetti ed Istituzioni Europee che si occupano di Microfinanza

1.2.1 L’ European Microfinance Network (EMN)

Tra i principali contributi della Commissione Europea alla diffusione della Microfinanza è da citare il supporto alla costituzione della “European Microfinance Network”, di seguito indicata come EMN. Si tratta di un’Organizzazione Non Governativa, nata nell’Aprile del 2003, che vede uniti 93 partner tra Istituzioni di Microfinanza, centri di ricerca e professionisti del settore, provenienti da 21 Paesi membri dell’Unione Europea.

Oggi, la European Microfinance Network è uno dei principali attori nel contesto della Microfinanza in Europa. L’Associazione pone come suoi principali obiettivi:

- il sostegno ai lavoratori autonomi e alle piccole imprese;
- la diffusione dei servizi offerti dalle istituzioni di microfinanza;
- lo sviluppo ed il consolidamento di attività di formazione e di assistenza rivolte sia alle realtà che operano nel settore sia ai destinatari dei “micro servizi”;
- l’espansione delle istituzioni e dei loro programmi.

Per perseguire tali finalità, la EMN organizza nei Paesi membri dell’Unione Europea, nei Paesi candidati e presso la Commissione e il Parlamento Europeo, una serie di attività (seminari, workshop, ricerche, analisi, ecc.) per favorire la cooperazione e la diffusione della cultura microfinanziaria.
La EMN pubblica periodicamente dei rapporti che fotografano il panorama europeo in base a specifiche tematiche analizzate. A tal proposito, nel Gennaio 2010, la “Fundación Nantik Lum”9 si è occupata della stesura, per conto della EMN, del working paper “Overview of the Microcredit Sector in the European Union”, concentrandosi sulla diffusione del microcredito e sulle attività svolte dai membri del network nel periodo di riferimento 2008-2009.
Da questo rapporto emerge che, nonostante il rallentamento e la crisi dell’economia e della finanza, molti sono stati i servizi offerti e in continua evoluzione che hanno fatto del microcredito lo strumento più utilizzato per la creazione di nuovi posti di lavoro e per la promozione di microimprese.
Un’importante novità della corrente indagine è stata l’introduzione nel contesto europeo del “personal microcredit”: un prestito di dimensioni ridotte destinato alle persone aventi difficoltà nel soddisfare i bisogni di base, come il pagamento dell’affitto, le spese per l’istruzione, le spese sanitarie ed altri costi.
In Europa orientale il settore della Microfinanza è molto più maturo rispetto all’Europa Occidentale.
Circa il 50% delle istituzioni dell’Est Europa, infatti, ha erogato i primi microcrediti nel nostro continente tra il 1980 e il 1996; mentre, solo il 15% delle istituzioni occidentali, nello stesso periodo, si è preoccupato di distribuire e diffondere questo nuovo strumento nelle aree di appartenenza. Il mercato della Microfinanza in Europa è dominato dalle ONG e dalle fondazioni, seguite dalle altre istituzioni finanziare non bancarie, dalle credit union e, infine, dalle banche tradizionali.
Nel 2009, le 170 istituzioni hanno erogato un totale di 84.523 microcrediti (-7% rispetto al 2008), per un ammontare complessivo di 828 milioni di Euro (+3% rispetto al 2008). In conformità a questi dati, l’Est Europa (Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania e Croazia) rappresenta il 26% del totale dei prestiti erogati e il 40% dell’ammontare complessivo, mentre l’Europa occidentale (Italia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Norvegia, Finlandia, Regno Unito e Irlanda) rappresenta il 74% del numero totale dei prestiti e il 60% del valore erogato.

Tabella 2: Numero di clienti attivi nel 2009

Fonte: EMN, 2009

Tabella 3: Numero di clienti attivi nel 2009

Fonte: EMN 2009


Tabella 4: Importo medio

Fonte: EMN, 2009

Tabella 5: Numero crediti erogati nel 2009

Fonte: EMN, 2009





1.2.2 L’ European Financial Inclusion Network (EFIN)

La European Microfinance Network non è la sola protagonista nel processo di diffusione e promozione della microfinanza in Europa. Un altro network di uguale importanza è lo European Financial Inclusion Network (EFIN).

EFIN è un’associazione non profit, riconosciuta a livello internazionale, fondata a Novembre 2009 e gestita da “Réseau Financement Alternatif”.
È il risultato di una coalizione tra 36 diversi attori europei operanti nel contesto microfinanziario e impegnati costantemente nella lotta all’esclusione finanziaria in 18 paesi dell’Unione Europea.
A questo network aderiscono non solo le banche, le istituzioni finanziarie, le ONG e le istituzioni pubbliche, ma anche università e istituti di ricerca, esperti e professionisti nel settore finanziario e associazioni di consumatori.
L’obiettivo condiviso consiste nello sviluppo e nella promozione di misure ad hoc per favorire l’inclusione finanziaria delle fasce più svantaggiate della popolazione europea. Il raggiungimento di tale fine è reso possibile grazie a differenti attività (dibattiti, ricerche, workshop) organizzate dal network e volte alla diffusione dei risultati ottenuti e delle informazioni raccolte presso le varie esperienze studiate.
Le motivazioni che hanno portato alla creazione di European Financial Inclusion Network sono essenzialmente tre:

1) ampliare le conoscenze possedute circa il concetto di inclusione finanziaria;
2) coinvolgere le istituzioni politiche a livello nazionale e regionale, per garantire un migliore sviluppo locale degli adeguati strumenti di inclusione finanziaria;
3) creare un “luogo” dove sia possibile incontrare tutti i soggetti interessati al problema dell’esclusione finanziaria, favorendo il reciproco apprendimento in merito alle politiche in materia.

Per incontrare le esigenze dei cittadini europei colpiti dalla povertà ed esclusi dai tradizionali circuiti bancari, EFIN partecipa alle iniziative intraprese dall’Unione Europea in ambito microfinanziario. Il network, infatti, supporta la diffusione dello strumento del microcredito e delle attività di educazione finanziaria. Garantisce la trasparenza delle operazioni bancarie e l’applicazione di tassi di interesse ragionevoli. Favorisce, inoltre, l’introduzione di strumenti finanziari idonei alle precarie condizioni di vita delle persone con basso reddito, che potranno così accedere al sistema bancario grazie ad una serie di agevolazioni.

L’azione dell’EFIN è fondamentale per lo sviluppo della Microfinanza nel nostro continente. Grazie al suo contributo, infatti, si affermano nuovi servizi e strumenti studiati appositamente per contrastare l’esclusione finanziaria. I soggetti coinvolti possono ampliare le loro competenze in materia e conoscere nuovi attori presenti nel panorama europeo. Insieme con European Microfinance Network, inoltre, partecipa alla diffusione della cultura microfinanziara e sostiene l’integrazione tra i soggetti aderenti ai due network.


1.2.3 La Rete Italiana di Microfinanza (RITMI)

La Rete Italiana di Microfinanza10 (RITMI), creata nel febbraio 2008, raccoglie soggetti del territorio nazionale che, a vario titolo, sono impegnati nell’ambito della microfinanza e che partendo da diverse motivazioni e origini, intendano costituirsi in una rete aperta anche ad altri soggetti.
RITMI è impegnata su due livelli. A livello politico: dialogo con società e istituzioni, con azioni volte ad incidere sulla legislazione specifica in materia di microfinanza; fund raising a diversi livelli territoriali; dialogo con le banche e le istituzioni finanziarie per lo sviluppo, ampliamento e innovazione dei prodotti finanziari; studio, riflessioni e ricerca sulle povertà, l’esclusione finanziaria e la domanda di microfinanza; valorizzazione della Rete ed organizzazione di attività e di eventi promozionali. A livello operativo: confronto e messa in comune di buone pratiche; condivisione di formazione e professionalizzazione degli operatori; costruzione di banche dati comuni; costruzione e condivisione di servizi (formazione, ricerca, comunicazione, partecipazione a bandi per la raccolta fondi, strumenti informatici e tecnologici); sviluppo di nuove iniziative di micro finanza. Inoltre, la Rete aderisce all'European Microfinance Network.
Aderiscono a RITMI: Compagnia di San Paolo, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Fondazione Don Mario Operti Onlus, Fondazione Giordano Dell'Amore, Fondazione Il Raggio di Luce, Fondazione Pangea Onlus, Forum per la Finanza Sostenibile, Mag Verona, Micro Progress, Microfinanza Srl, PerMicro, Planet Finance Italia, SL Micro, Etimos Foundation Onlus, Microdanisma.


1.2.4 Microfinanza Srl

Microfinanza Srl è una primaria società di consulenza sulla Microfinanza italiana e pioniere, con più di un decennio di esperienza nella fornitura di una vasta gamma di servizi in diversi campi:

- Microfinanza e campagna
- Finanza per lo Sviluppo
- Micro, piccole e medie imprese Finanza
- Finanza etica
- Gap Analysis su Registro di credito

Tutti esperti gli hanno maturato una significativa esperienza nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo e nelle economie in transizione. Grazie a questa esperienza abbiamo acquisito una conoscenza approfondita di Microfinanza Networks e Istituzioni di Microfinanza (IMF) sia a livello nazionale e internazionale, tra cui lo sforzo in cui operano tali entità.
Microfinanza Srl ha sviluppato e implementato più di 200 progetti in un gran numero di paesi dell'Africa sub-sahariana, in Asia centrale e nel Caucaso, i Balcani e l'Europa orientale, America Latina e Caraibi, Asia, paesi MENA e dell'Europa occidentale.
I clienti sono principalmente organizzazioni multilaterali e bilaterali, istituzioni di microfinanza (MFI), enti pubblici, banche, cooperative e altre istituzioni finanziarie, fondazioni, investitori, organizzazioni non governative, associazioni e società private.



1.3 L'importanza della Finanza Etica nell'ottica di una "Nuova Economia di Mercato"

Negli ultimi decenni, in Europa, la Microfinanza si è notevolmente diffusa.
Nonostante la sua eterogeneità interna, dovuta ai differenti sistemi giuridici ed istituzionali degli Stati membri dell’Unione Europea e alla diversa natura dei principali enti erogatori di microcredito, il contesto microfinanziario ha portato allo sviluppo del sempre più dinamico di tale strumento.

Le attività a sostegno delle fasce sociali più disagiate trovarono origine nella seconda metà dell’800 con le piccole banche di villaggio create da Raiffeisen in Germania, le Lending Charities inglesi, le casse rurali e le banche cooperative popolari in Italia. Sebbene la microfinanza e il microcredito abbiano radici ben più profonde e antiche di quanto si possa pensare, rimangono esperienze piuttosto recenti nel continente europeo, dove hanno trovato terreno fertile a partire dagli anni ‘80.

Il credito “micro” è approdato prima nei paesi dell’Est Europa, negli anni della crisi e del dissolvimento del sistema sovietico, favorendo, soprattutto, lo sviluppo delle microimprese. Solo successivamente ha raggiunto le regioni occidentali del Vecchio Continente impegnandosi a garantire la crescita economica e la coesione sociale.
“European Anti-Poverty Network”11 riconduce le numerose definizioni di povertà all’interno di due concetti: la povertà assoluta e la povertà relativa. La povertà assoluta si riferisce all’impossibilità per una persona di procurarsi un dato paniere di beni e servizi primari il cui consumo è necessario per vivere in modo decoroso. La povertà relativa, invece, considera povero chi possiede risorse significativamente inferiori a quelle possedute, in media, dagli altri membri della società in cui vive.
Nell’Unione Europea tutte le persone che possiedono un reddito inferiore al 60% del valore della mediana dei redditi del proprio paese sono da considerare a rischio di povertà12.

La povertà è strettamente correlata al concetto di “esclusione sociale”. L’una può essere causa e, allo stesso tempo, conseguenza dell’altra. L’esclusione sociale è un fenomeno complesso, multidimensionale e multilivello. È multidimensionale poiché può essere generata da situazioni caratterizzate da bassi redditi, disoccupazione, mancato accesso alle strutture educative e informative, difficoltà nell’ottenere servizi socio-sanitari adeguati, ecc.

Benché l’esclusione sociale in Europa sia difficile da quantificare, vari sono gli indicatori utilizzati che permettono di avere una panoramica sull’estensione di tale problema. Alcuni fra questi sono il tasso di disoccupazione, il livello d’istruzione dei cittadini europei, il livello di soddisfazione delle cure e dei controlli medici e il tasso delle persone che non utilizzano Internet. A tal proposito, “l’esclusione da Internet” comporta l’allontanamento dai contatti sociali e da uno stock crescente di informazioni.
L’esclusione sociale, a sua volta, è sia una causa sia una conseguenza dell’esclusione finanziaria. Un soggetto è escluso dal circuito finanziario quando non ha alcun accesso (o accesso parziale) ai servizi offerti dagli istituti finanziari nel suo paese di residenza. L’accesso ai tradizionali circuiti bancari e finanziari è, infatti, una condizione necessaria affinché ogni cittadino possa essere economicamente e socialmente integrato nella società in cui vive. In Europa, l’esclusione finanziaria può dipendere anche da altre caratteristiche, come l’età dei soggetti, il sesso, il livello d’istruzione, la loro posizione lavorativa e il reddito famigliare, e colpisce, con maggior probabilità, i seguenti soggetti:

- le famiglie mono-genitoriali;
- i nuclei familiari privi di una fissa retribuzione;
- le donne;
- i disabili;
- i giovani dai 18 ai 25 anni in Europa occidentale e persone di età superiore ai 65 anni nell’Europa orientale;
- i disoccupati;
- le persone con bassi livelli di istruzione;
- gli immigrati e i soggetti appartenenti a comunità etniche;
- chi vive nelle zone rurali.

Quindi, il settore della Microfinanza nei paesi dell’Unione Europea, oltre a delineare uno strumento molto utile quale è il microcredito, tenta di migliorare le condizioni socioeconomiche dei soggetti più svantaggiati e stimola una rete di sinergie tra istituzioni pubbliche e private, entità profit e non profit.
I Paesi in via di sviluppo rimangono l'obiettivo principale delle istituzioni di Microfinanza, ma anche le grandi economie di mercato hanno visto fiorire un discreto numero di imprese grazie a questi strumenti. Uno strumento molto importante, in questo contesto, è sicuramente la Finanza Etica (o finanza sostenibile o inclusiva).
La Finanza Etica13 è un modo di fare finanza rispettoso dell'ambiente e dei diritti umani, che nasce dall'esigenza di investire nei mercati finanziari in modo da non considerare esclusivamente il rendimento atteso, ma anche altri valori di carattere sociale e ambientale.
Si tratta di una nuova visione della finanza che cerca di ottenere un interesse diverso da quello unicamente economico e che pone al centro dell'attenzione la persona nella sua dimensione economica e soprattutto sociale, come espressione dei bisogni e insieme di opportunità.
Un valido metodo per definire la Finanza Etica in Italia può, certamente, essere il “Manifesto della finanza etica” (1998 – Associazione Finanza Etica (AFE), che raccoglie la maggior parte degli attori che costituiscono il panorama della finanza etica in Italia, con lo scopo principale di creare un luogo di dibattito su questi temi.
Secondo tale Manifesto, i requisiti della finanza sostenibile sono:

- il credito in tutte le sue forme è un diritto umano;
- l'efficienza è concepita come un elemento della responsabilità etica;
- non è legittimo l'arricchimento che si basa sul solo possesso del denaro o su operazioni meramente speculative;
- la finanza è trasparente;
- alle scelte importanti dell'impresa devono partecipare non solo i soci ma anche i risparmiatori;
- i criteri di riferimento per gli impieghi sono ambientali e sociali oltre che economici;
- il gestore che orienta tutta l'attività della finanza deve aderire in maniera globale e coerente.

Questo approccio di investimento non considera solamente l'aspetto del guadagno monetario, ma tiene conto anche di altri valori come il rispetto della natura e della società ponendo al centro l'attenzione per l'uomo, per le sue capacità economiche e per il suo valore sociale.
Sono due le strategie etiche portate aventi negli approcci alla Finanza Etica:

la prima strategia etica è quella dell'exclusion, ovvero di non investire in società ed imprese che producono armi, che finanziano la guerra, che commerciano tabacco, nucleare, etc...
Quindi non investire in settori socialmente dannosi. E' quindi una strategia “negativa” - non investo,
Successivamente si svilupparono anche strategie “positive”, ovvero quelle di investire in settori green o sostenibili e in generale in società socialmente utili.

Oggi questo tipo di finanza si sta diffondendo passando da un mercato di nicchia ad uno più ampio (è spesso un motivo di vanto investire o gestire un fondo etico).
Essa non rappresenta affatto una forma di beneficienza, ma è un investimento socialmente utile.
Da sottolineare che, soprattutto nei Paesi Scandinavi, lo SRI è più evoluto.
La Francia, ad esempio, come tradizione è uno dei paesi europei più avanzati in materia di Finanza Etica. Lo sono anche Germania e Svizzera. Mentre non lo sono ancora Spagna, Polonia e Belgio.



“L'etica in finanza, allora, non è solo un qualcosa di bello ma di conveniente”.

L'impatto della crisi finanziaria 2007 è una conseguenza della perdita da parte della società dell'etica e della morale. Quello che è stato poco etico è che le conseguenze della crisi sono state subite dal mercato e non dai soggetti, i quali, hanno innalzato il rischio sistemico (accollandosi rischi eccessivi e poi passandoli al mercato tramite le cartolarizzazioni). Non c'è stata quindi una corretta gestione del livello del rischio, da parte soprattutto della vigilanza (in particolare statunitense) la quale aveva compiuto operazioni dannose per il mercato.
Deve, allora, essere visto con favore un nuovo approccio alla finanza, la Finanza Etica appunto, intesa come un modello di finanza che deve comunque perseguire un profitto utilizzando gli strumenti della finanza tradizionali, ma in modo etico.

La principale istituzione finanziaria (in Italia) a livello etico è Banca Popolare Etica che, attraverso Etica Sgr (facente parte del Gruppo Banca Etica), gestisce i Fondi Etici, cioè fondi che investono in base ad una ottica etica e socialmente responsabile.
Sono fondi che a livello di rendimento hanno ottenuto alte performance, rispetto ai fondi tradizionali definiti “non etici”. Tale sistema di investimento è meno aggressivo rispetto ad un approccio tradizionale, nonostante l'obiettivo sia sempre quello del rendimento (investono, infatti, meno in azioni).



1.4 Lo sviluppo della Microfinanza nel contesto europeo

Nell'attuale contesto europeo possiamo notare la diffusione di un approccio sostanzialmente diverso rispetto a quello adottato nei paesi in via di sviluppo, che tiene conto di aspetti-economici più caratteristici del vecchio continente. In questi anni sono stati sperimentati diversi programmi, a seconda delle caratteristiche del contesto locale dove cultura, economia e dimensione della società hanno influito in modo consistente sulla vita del paese.
Un esempio tipico è quello del modello Norvegese, nazione economicamente florida, dove gli strumenti di Microfinanza e Microcredito sono stati usati per frenare lo spopolamento delle Isole Lofoten.
Differenze significative sono riscontabili fra paesi dell'est e dell'ovest europeo, ove nell'Est Europa e in quella Centrale tali iniziative iniziarono a prender corpo solo dopo il crollo del comunismo, quando il desiderio di rinnovamento ha funzionato come trampolino di lancio per la Microfinanza.
Fu solo nei primissimi anni '90 che gli Istituti di Microfinanza (Imf) hanno riscontrato in tali aree una crescita annua media di circa il 30%.
Attualmente in questa area la Microfinanza continua ad avere un successo discreto, dal momento che accanto agli Istituti di Microfinanza e alla ONG, adesso anche commercial banks iniziano ad avere un notevole interesse sempre più crescente nel proporre microfinanziamenti a persone in condizioni svantaggiate, anche se c'è da notare che questo andamento generale non è distribuito in modo omogeneo all'interno dello stesso territorio, come vediamo nel caso della Polonia.

Nel contesto dell'Europa Occidentale, invece, la Microfinanza ha iniziato una espensione del tutto nuova, com obiettivo primario la “coesione sociale”.
L'assunto di base è che l'Europa Occidentale poggi su di un sistema formato a PMI (di cui circa il 99% da piccole e medie industri con numero di dipendenti variabile tra 0-9) con la necessità di supporto alle iniziative a livello locale.
In linea di massima gli organismi di Microfinanza/Microcredito nascono qui in ambito associativo con collaborazione di grandi gruppi bancari e assicurativi.
Nel Regno Unito è previsto un supporto economico per gli organismi che, in diversi modi, offrono servizi alle persone escluse dal circuito finanziario. Esiste, infatti, un programma di “prestiti di garanzia per PMI” al fine di garantire condizioni vantaggiose alle banche che non possono fornire garanzie per l'accesso al credito.

Il caso Francese, invece, per il tramite dell'Associazione per il Diritto all'Iniziativa Economica ha contribuito, a partire dal 1989, alla creazione di imprese che hanno agevolato la creazione di un numero elevato di posti di lavoro.

L'Unione Europea ha fatto ricorso a questo sistema nel 2007 con un'iniziativa della Commissione per lo sviluppo del Microcredito (inizialmente prima ancora di Microfinanza) e con la creazione di una Rete Europea di Microfinanza.
Infatti, per il periodo 2007-2013 è stata promossa, dalla stessa Commissione, con la collaborazione del FEI (Fondo Europeo di Investimento), l'iniziativa chiamata JEREMIE (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises) che permetterà di trasformare una parte dei fondi regionali (vd. CAP.2 - La Mission perseguita da Banca Popolare Etica, atrraverso il Fondo Jeremie) in capitali per prestiti.


1.4.1 Il Caso Italiano14

Il Italia , e in generale in Europa Centrale, le esperienze di Microfinanza nascono da quelle di Microcredito e in particolare da quelle delle Mag (Mutue Auto Gestione) che si occupano di raccogliere il risparmio dai soci per utilizzarlo a favore di progetti in ambito economico-solidale e di cooperazione internzionali. Motore delle varie iniziative è la Finaza Etica (o Finanza Inclusiva) che fissa i principi e definisce un modo diverso du concepire la finanza, improntata sulle persone e sulle loro esigenze più prossime, scevra da pure logiche di mero profitto.
A far da apri strada alcune esperienze, come quelle delle Mag.

La Mag 6 di Reggio Emilia (tanto per citare una delle primissime) attraverso il centro sociale “Il Pozzo”, ha concesso prestiti a persone o a progetti legati al quartiere fiorentino “Le Piagge” per una cifra di 260.000 euro, zona periferica questa e problematica. Nessun tasso d'interesse è stato loro applicato (solo 1,5% previsto a copertura dei costi dell'operazione). Qui, per ogni prestito due fideiussioni che condividono il rischio ed un referente. Nello spcifico, sono stati concessi fino a 2600 euro per il mutuo soccorso e fino a 7000 euro per la microimprenditorialità. Si risconta che su 89 erogazioni è stato segnato un tasso di insolvenza del solo 1,5-2%.

Altro significativo esempio fiorentino, il caso del Fondo Esse.
Qui, a fronte della richiesta di un prestito fino a 25.000 euro non sono state richieste garanzie patrimoniali o di reddito, ma una rete fiduciaria di soggetti che fungevano da “garanti”. Si segnala anche la partecipazioni di Enti Pubblici, nel palcoscenico della Microfinanza. La Regione Lazio, ad esempio, ha promosso un fondo dedicato inoltrando anche domanda alle banche (nel 2008).
La Regione Toscana, ha invece fatto nascere Smoat che ha come obiettivo lo start-up d'impresa.
La Microfinanza figura oggi tra le più grandi innovazioni sociali della nostra epoca. A livello internazionale, in contesti sociali e culturali molto differenti, essa si è rivelata una risposta efficace e sostenibile nell'azione di contrasto alla povertà e all'esclusione,
La Microfiananza, come accennato, affonda le radici nel mutualismo europeo e nella finanza popolare.
Negli ultimi anni, di fronte alle crescenti insufficienze della finanza tradizionale (mainstream), i progetti e le organizzazioni più avanzate hanno aperto le frontiere proprie alla finanza sociale ed etica, parti integranti e indissolubili di una strategia di finanza inclusiva.

Mappa degli attori italiani della Microfinanza:

Nella mappatura vengono censite le istituzioni che si occupano di microfinanza a livello internazionale, nazionale o locale.

Le istituzioni sono inoltre classificate in:
• Istituzioni che erogano prodotti e/o servizi di Microfinanza direttamente ai clienti/beneficiari
• Istituzioni che finanziano attività di Microfinanza
• Istituzioni che offrono assistenza tecnica al settore della Microfinanza

(La mappatura completa è consultabile direttamente del sito:
http://www.microfinanza-italia.org/microfinanza_mappa.php)

La Microfinanza è per sua stessa natura votata all'eticità: i programmi di Microfinanza sono per lo più dedicati alla lotta all'esclusione finanziaria, alla povertà, alla tutela dell'ambiente. Gli operatori che si occupano di essa si condensano in associazioni di volontariato, ONG, grandi donatori istituzionali che portano avanti un grado esplicito di eticità comportamentale.

Occorre però valutare due aspetti:

- aspetto del consolidamento
- aspetto del costo dell'intermediazione.

Questi fattori assumono rilievo in un'ottica che vede sempre una maggiore iterazione tra operatori non-profit e intermediari finanziari. In un futuro non lontano è possibile prevedere uno scenario in cui banche e intermediari finanziari non bancari saranno sempre più presenti sul mercato della Microfinanza con strutture societarie proprie create ad hoc o attraverso legami partecipativi con realtà del non-profit.

Tale tendenza però potrebbe accentuare l'attitudine ad applicare un costo dell'intermediazione più elevato rispetto ai termini di riferimento di operazioni tradizionali equiparabili.
La presenza di intermediari orientati al profitto può generare un percorso di allontanamento dall'eticità di consolidamento e di costo dell'intermediazione.
La Finanza Etica e la Microfinanza moderna offrono agli intermediari e agli investitori una nuova alternativa per proporsi sui mercati e verso i clienti. Questa alternativa poggia le sue basi sull'idea di una valorizzazione degli obiettivi etici e dei comportamenti rispettosi di norme, come anche la rinuncia ai tassi di profitto di mercato in ragione quindi di un'etica distribuzione della ricchezza creata dalle attività finanziarie.
Dunque, fondamentalmente, la scelta si pone tra finanza commerciale e finanza etica.
La finanza commerciale è mossa da obiettivi di sostenibilità e performance e a quelli di profitto. La necessità di uno “spostamento” verso ha finanza etica, invece, deriva dalla necessità di non sacrficare l'iterazione con fasce di clientela più emarginate e con i progetti di minor valore aggiunto, ma potenziandoli evitando di applicare loro condizioni penalizzanti non etiche.

Nella finanza commerciale sostenibilità e performance sono duqnue gli obiettivi e l'etica figura come vincolo.
Nella finanza etica, invece, l'eticità è il vero obiettivo mentre la sostenibilità e le performance sono i vincoli irrinunciabili.
In tale scenario, un sistema finanziario efficiente deve assicurare agli operatori la necessità di comunicare con trasparenza l'ambito di appartenenza - commerciale o etico – per propri programmi operativi. Solo la sinergia tra profit e non-profit potrà consentire di conciliare il carattere commerciale con quello etico, cioè realizzare un livello di eticità nell'intermediazione finanziaria molto più alto, compatibile con il vincolo di sostenibilità e degli obiettivi di performance.
Declinare con precisione assoluta i criteri della finanza etica non è semplice. Essa si pone come obiettivo quello di perseguire una maggiore equità nella distribuzione della ricchezza e delle opportunità di sviluppon sociale e umanitario.
Intermediari e mercati finanziari sono stati chiamati ad un'azione di responsabilità sociale: a loro spetta il compito di “trasferire” ricchezza da chi ne ha in abbondanza a chi ne ha in difetto, rispetto alle proprie necessità di consumo e di investimento.

Ma ci chiediamo: “Come possiamo definire etica l'attività di intermediazione finanziaria?”

La finanza etica può essere ricondotta a tre basilari linee di azione:

- la finanza che sostiene la lotta alla povertà e all'esclusione finanziaria;
- la finanza che sostiene settori considerati etici dalla coscienza collettiva;
- la finanza che rispetti le leggi e i codici aziendali, che regolamentano le tematiche riferite alla diligenza, alla correttezza e alla trasparenza dei comportamenti adottati e dei processi produttivi attuali.

Considerando la prima tipologia, rientriamo nella finanza che sostiene principalmente obiettivi sociali e umanitari, spesso on Paesi in via di sviluppo, con il sostegno di iniziative utili a migliorare le condizioni di vita sia di singoli individui che i intere popolazioni. I questa attività rientrano a pieno titoli i programmi di Microfinanza. La promozione di tali prodotti si ricollega al settore del non-profit mentre il sostegno finanziario di questo tipo di interventi è portato avanti da donatori nazionali e internazionali, banche di sviluppo, enti territoriali nazionali, ONG, e solo in misura ridotta da parte di intermediari finanziari tradizionali.



Le tipologie di sostegno finanziario concesso assume la forma di:

- finanziamenti agevolati
- finanziamenti a fondo perduto
- credito ordinario.
E' quindi la finanza tipica del terzo settore.

Nella seconda tipologia può essere ricondotto il sostegno finanziario assicurato solo da alcuni comparti economici ritenuti etici dal finanziatore. Secondo tale approccio non vengono finanziati settori come quello degli armamenti, dell'alcol, del tabacco, del gioco d'azzardo, della pornografia, mentre vengono sostenuti investimenti nei settori dell'ambiente, della cultura, dell'arte e del sociale.
Gli investitori che sostengono e adottano tale approccio sono Fondi di Investimento Etici e Fondi Pensione Etici, dove i Fondi sono costituiti secondo criteri di eticità soggettiva.
Da tale esempio, da alcuni anni, anche alcuni intermediari bancari tradizionali hanno iniziato a “selezionare” il proprio portfolio crediti in base a tali criteri.

Riguardo, infine, alla terza tipologia, l'eticità è ricondotta all'osservanza di norme e l'adozione di comportamenti che riducono i rischi di conflitti di interesse nell'azienda, o tra l'azienda e l'ambiente esterni, e in certi casi minimizzano pure i rischi ambientali e di violazione dei diritti umani.
Il rispetto delle norme si riferisce al concetto di “compliance”, mentre l'attenzione verso comportamenti etici fa riferimento a quelli tipi della Responsabilità Sociale d'Impresa (CSR – Corporate Social Responsability).
La Compliance acquista importanza per il fatto che la gestione aziendale è sempre più condizionata dalle numerose norme esistenti sia a livello nazionale sia internazionale, che le imprese sono tenute a rispettare. Sono norme tipiche di questo caso quelle inerenti la tutela ambientale, la sicurezza sul lavoro o, in campo finanziario quelle che interessano la gestione dei rischi, della trasparenza, della responsabilità amministrativa, degli abusi di mercato, della governance aziendale, antiriciclaggio e antiusura.
La Responsabilità Sociale d'Impresa (CSR) sposa un orientamento gestionale che va oltre il rispetto delle normative e definisce una funzione-obiettivo molto più ampia del mero profitto, dove non sono solo proprietà e management a definire il valore creato dall'impresa, ma tutti i soggetti interessati: gli stakeholders. Essi posso riguardare sia figure interne all'azienda (dipendenti) o esterni (clienti).

La CSR mette al centro della funzione-obiettivo dell'impresa gli interessi dei diversi stakeholders coinvolti nella sua attività.
Quindi, mentre la Compliance si esplica nell'osservanza di specifiche norme, la CSR trova uno spirito applicativo più profondo nell'adozione, da parte delle imprese, di forme di autoregolamentazione spontanea espresse secondo codici etici. E' in tali codici che si definisce lo stile di condotta etico-morale dell'impresa.
Per rendere etica la finanza occorrono altre condizioni che possono essere ricondotte alla profondità dell'attività etica e all'eticità dell'intermediazione finanziaria.
Riguardo alla profondità della finanza etica, occorre evidenziare 3 livelli:
l'astensione, trasversalità, consolidamento.
Ovvero, occorre capire quali siano i limiti operativi entro i quali estendere i criteri di eticità adottati affinché l'intermediario finanziario possa fregiarsi della qualifica di etico.
L'estensione riguarda i confini dell'integrazione verticale dell'eticità di obiettivi e comportamenti, ovvero ocorre capire che tale eticità debba essere estesa a tutti a tutte le attività del core business.
La trasversalità indica i confini dell'integrazione orizzontale dell'eticità di obiettivi e comportamenti. Ovvero occorre stabilire se debbano essere etiche anche le attività collaterali al core business.
Il consolidamento segnala il grado di eticità dei confini partecipativi dell'intermediario: occorre, qui, chiarire se i rapporti partecipativi debbano essere considerati nella valutazione dell'eticità o se ogni singolo intermediario debba essere valutato in autonomia.







1.5 Il rapporto tra MFIs e Sistema bancario nei Paesi in via di sviluppo

1.5.1 Caratteri Introduttivi

I governi e le istituzioni finanziarie internazionali di tutto il mondo hanno sempre più riconosciuto che l'accesso ai servizi finanziari può svolgere un ruolo fondamentale nella riduzione della povertà diminuendo la vulnerabilità dei poveri.
Il problema dell' inclusione finanziaria si è spostato dalle priorità dei Paesi emergenti a quelli in via di sviluppo. Circa 2,5 miliardi di persone rimangono finanziariamente esclusi. Nella maggior parte dei Paesi in via di sviluppo, più di due terzi della popolazione adulta non ha accesso ai servizi finanziari formali e in quelli sottosviluppati, in particolare l' Africa sub-sahariana, il tasso di esclusione finanziaria è alto, circa il 76 per cento. L'esclusione è più alta tra le donne, i giovani e i segmenti più poveri della società.
Le banche nazionali ed internazionali hanno lottato per trovare un business per raggiungere le persone più povere del mondo, date le aspettative dei loro azionisti e il desiderio di margini di profitto sufficienti.
I poveri, quindi, hanno sempre utilizzato lo sfruttamento da parte degli usurai.

Il boom del microcredito del 1990 ha cercato di coinvolgere le persone povere nel semi-formale settore finanziario. C'è stato anche una maggiore necessità dei poveri hanno bisogno di una gamma dei servizi finanziari non solo di credito, dato che i loro redditi sono 'bassi, imprevedibili e irregulari.
Tuttavia, l'esclusione finanziaria ha portato allo sviluppo di risorse delle comunità, tra cui i gruppi di risparmio. Salvando piccole quantità (inizialmente non più di 10-50 centesimi a settimana), i gruppi a poco a poco cominciarono a salvare, e successivamente accedere ai prestiti dal proprio capitale.

Infatti ci fu una sorta di “rivoluzione del risparmio” che si svolse in tutto il mondo, con milioni di risparmiatori membri del gruppo. Una volta che una cultura del risparmio si instaurò, alcune persone andarono a costituire piccole. La certezza del denaro può diventare una sfida e la necessità per la sicurezza di un istituto finanziario tradizionale diventa più forte. Il risparmio offre quindi un trampolino di lancio stabile da cui iniziare il percorso formale inclusione finanziaria.
La maggior parte del risparmio viene dal settore delle famiglie in surplus, e il deficit dai settori aziendali e pubblico-privati.
Tale valutazione sottolinea chiaramente l'uso potenzialmente positivo del risparmio, tra cui il risparmio dei poveri, al supporto della crescita economica.
La sfida è che i tradizionali istituti finanziari, i governi e le autorità di regolamentazione sono ancora alle prese con le potenzialità offerte dai risparmiatori poveri. In risposta a questa sfida, negli ultimi tre anni, Barclays, CARE e Plan hanno sviluppato una partnership innovativa per estendere i servizi finanziari ai poveri membri della società (la maggioranza dei membri del gruppo di risparmio vive con meno di 2 dollari al giorno).
Molti ostacoli rimangono e le banche, sui cambiamenti attraverso le partnership, sono in continua evoluzione.
La presente relazione illustra come la partnership abbia cercato di affrontare alcune delle barriere finanziarie di inclusione. La sfida è tra i governi, il settore privato, le ONG, i datori di lavoro tutti insieme per rompere più in basso queste barriere, e aprire la porta ai servizi formali.

Le raccomandazioni chiave sono:

1) Assicurarsi che l'inclusione finanziaria sia parte del nuovo quadro per lo sviluppo delle Nazioni Unite: l'alto livello delle Nazioni Unite e gli Stati dovrebbero considerarla come un maggiore accesso che inclusione finanziaria potrebbe dare come misura del progresso verso una crescita economica più equa e solidale,

2) Riconoscere gruppo bancario come un trampolino di lancio per l'inclusione finanziaria: le istituzioni finanziarie formali e le autorità di regolamentazione dovrebbero riconoscere formalmente gruppi di risparmio di comunità e di fornire prodotti adeguati,

3) Costruire ponti tra settori finanziari informali e formali: per raggiungere le persone unbanked, le banche hanno bisogno di investire in questo segmento di clientela,

4) investire, ed espandere l'accesso, all'alfabetizzazione finanziaria: gli stati dovrebbero includere l'alfabetizzazione finanziaria come parte del loro piano nazionale e comprendere le informazioni finanziarie con qualsiasi tipo di assistenza sociale,

5) Sviluppare controlli forti e contrappesi per proteggere poveri e le persone vulnerabili: i donatori e i governi dovrebbero progettare e applicare policy di protezione dei consumatori per proteggere i soldi dei poveri.

La “sfida” lanciata all' esclusione finanziaria:

“... Più di 2,5 miliardi di persone non hanno conti bancari o assicurativi. Sono servizi che possono fare la differenza tra sopravvivere e prosperare.
Le piccole imprese rappresentano oltre il 45 per cento dei posti di lavoro nei Paesi in via di sviluppo. Loro la crescita è di vitale importanza per la creazione di posti di lavoro e prosperità crescente; ancora sono in genere ostacolati da difficoltà di ottenere finanziamenti...”
(DFID, 'il motore dello sviluppo: il settore privato e la prosperità per i poveri')

E mentre gli ostacoli e le ragioni variano tra paesi e regioni, in un certo numero di comunità emergono barriere che in genere rappresentano un mix tra l'offerta e la domanda. I fattori sono:

• La mancanza di comprensione o informazioni finanziarie tra fornitori e consumatori,
• sesso ed età discriminazione: la ricerca mostra che le donne e i giovani sono con più probabilità esclusi,
• basso reddito dei poveri e irregolare flusso di cassa,
• La mancanza di prodotti adatti e dei processi di fornitori di servizi finanziari formali che si rivolgono ai bisogni delle persone povere,
• distanze geografiche e di alta transazione: i costi per le banche di operare in località remote così come l'alto costo di trasporto e opportunità dei costi per le persone con la banca con istituzioni finanziarie tradizionali,
• politiche internazionali che inibiscono l' inclusione finanziaria del mondo più poveri.

È importante riconoscere che queste barriere sono, infatti, si autoalimentano.
I poveri sono nel complesso non considerati “clienti vitali” per i fornitori dei servizi finanziari formali. Così, la maggior parte dei processi e dei prodotti bancari che vediamo oggi sono stati progettati appositamente per il medio reddito o segmento ad alto reddito. Questo ha poi portato le banche concentrarsi sulle aree ad alto reddito, lasciando remote le aree a basso reddito, che a sua volta porta alla Barriera della distanza geografica che vediamo oggi.
Questo isolamento delle persone povere provenienti dal sistema bancario formale, significa che essi non hanno la possibilità per capire come le banche operano. Questo a sua volta alimenta equivoci tra poveri sui sistemi finanziari, che ha l'effetto di esclude loro dai servizi bancari.
C'è chiaramente la necessità di ulteriori investimenti in un approccio che può semplificare i processi bancari, investire nella capacità delle comunità e riconoscere i punti di forza delle istituzioni locali, pur sviluppando un sostenibile modello di business per l'offerta di servizi finanziari ai poveri.


1.5.2 “Il Banking on Change Approch” per l’Inclusione Finanziaria (Barcalys, CARE, Plan)

- Banking on Change Approach23 è una iniziativa di Barclays, CARE e Plan per affrontare l'esclusione finanziaria prevedendo un nuovo approccio.
E 'stato implementato in 11 Paesi, principalmente in Africa, e le sfide sono orientate alle bancarie tradizionali, così come alle banche individuali con metodi tradizionali di acquisizione clienti. Essa si concentra sulla combinazione di attenzione e conoscenza della strategia e la comprensione della comunità, con le competenze finanziarie di Barclays per lo sviluppo di soluzioni innovative:


Tabella 6: Banking on Change Approch to Financial Inclusion
Fonte: Barclays, Plane, Care, 2014, Banking on Change: Breaking the Barriers to Financial Inclusion, www.european-microfinance.org, pag. 7.

Lo sforzo principale si stà espandendo verso l'accesso ai servizi di risparmio piuttosto che di credito. Questo si basa sulla cura e di convinzione di Plan secondo cui:
“per le persone molto povere, il giusto approccio è quello di iniziare a costruire le loro attività e le competenze finanziarie attraverso il risparmio, piuttosto che di debito.”

Il Banking on Change Approch opera attraverso organizzazioni locali e membri delle comunità per coinvolgere e formare le persone povere. Essa si basa sulla metodologia testata da Vizslas. Secondo Vizslas le banche hanno una capacità unica di supportare sia il sociale che le esigenze delle comunità (i gruppi si impegnano a salvare un certo ammontare collettivo per un “fondo sociale” che agisce come un tipo di assicurazione, come costru
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